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Zvi Mazel/Michelle Mazel
Diplomazia/Europa e medioriente
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La Francia madre delle armi… 14/01/2022
La Francia madre delle armi…
Analisi di Michelle Mazel

(traduzione di Yehudit Weisz)


Il mercato mondiale delle armi non è mai andato così bene per la gioia delle aziende francesi che hanno visto la loro quota di questo mercato aumentare del 44% in cinque anni. Già nel 2020 i media riportavano un'espansione senza precedenti, dovuta in particolare alle vendite in Egitto, Qatar e India. Ovviamente ci sono anche le vendite di armi all'Arabia Saudita, già stimate in mezzo miliardo di euro ai tempi del Presidente Hollande. Un motivo di grande orgoglio per la Francia, orgogliosa di classificarsi al terzo posto nelle vendite mondiali dietro a Stati Uniti e Russia. Il futuro sembra ancora più luminoso. Il 9 dicembre le Figaro scriveva: “ In Francia la voce export delle armi dovrebbe superare i 30 miliardi di euro nel periodo 2021-2022, un importo ben al di sopra della media degli anni precedenti, grazie in particolare al mega contratto per 80 aerei da combattimento Rafale firmato con gli Emirati, ha affermato giovedì il Ministero delle Forze armate.” Certo, i Paesi che spendono ingenti somme per armarsi fanno credere, con la mano sul cuore, che sia puramente per legittima difesa, ma è difficile immaginare che i venditori non abbiano qualche dubbio. La verità obbliga ad ammettere che alcuni di questi Paesi non siano proprio dei chierichetti, il che dovrebbe suscitare ai leader dei dolorosi casi di coscienza. La Francia non punta forse il dito contro l'Egitto per le sue violazioni dei diritti umani? Ancora più grave è il caso dell'Arabia Saudita. Non solo il suo principe ereditario è accusato di aver ordinato l'assassinio dell'oppositore Khashoggi e di aver represso duramente le donne che aspirano a una maggiore uguaglianza, ma si dice anche che questo Paese stia usando armi francesi per bombardare i ribelli Houthi nello Yemen e nel colpire loro, causa la morte di migliaia di civili.

I suoi alleati emiratini lo avrebbero aiutato in questa missione. Si dice anche che le armi vendute dalla Francia a Muammar Gheddafi vengano ancora utilizzate da fazioni rivali in Libia. I tempi sono duri e dobbiamo essere pragmatici. E’ fuori questione che si possa danneggiare un'industria che rappresenta circa 200.000 posti di lavoro in Francia, vale a dire quanto l'automobile e più dell'industria farmaceutica. Per questo il governo fa orecchie da mercante alle rimostranze delle istituzioni della società civile come Amnesty International mentre il Centro europeo per i Diritti costituzionali e i Diritti umani, stanno ben attenti a non sottolineare che questi armamenti contestati sono utilizzati principalmente per i conflitti nella sfera arabo-islamica. Per una strana coincidenza, le vendite di armi stanno aumentando anche all'interno della Francia, poiché sempre più cittadini cercano di proteggersi dalla crescente insicurezza in alcune parti del territorio. Questo nonostante la creazione di 10.000 posti di lavoro tra polizia e gendarmeria, prevista entro fine anno. Il Presidente francese vuole il "raddoppio delle forze di polizia in azione sul terreno per la sicurezza entro il 2030". Questa ridistribuzione, che mira ad avere " più blu sul campo ", dovrebbe consentire di combattere quotidianamente la violenza e l'insicurezza. Si tratta di garantire “il diritto a una vita tranquilla” ma il Presidente ha riconosciuto che “la strada è ancora lunga."

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Michelle Mazel
scrittrice israeliana nata in Francia. Ha vissuto otto anni al Cairo quando il marito era Ambasciatore d’Israele in Egitto. Profonda conoscitrice del Medio Oriente, ha scritto “La Prostituée de Jericho”, “Le Kabyle de Jérusalem” non ancora tradotti in italiano. E' in uscita il nuovo volume della trilogia/spionaggio: “Le Cheikh de Hébron".

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