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Ugo Volli
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Riccardo Pacifici, votare per lui è votare per Israele 08/04/2011

Riccardo Pacifici, votare per lui è votare per Israele


Riccardo Pacifici

Cari amici,
sapete quella vecchia storiella del Robinson Crusoe ebreo? Naufrago da vent'anni, finalmente salvato, fa visitare ai suoi soccorritori la sua isola: "questi sono i campi, questa la cucina con i piatti per il latte e quelli per la carne, questo il laboratorio di fisica che mi sono costruito, questo il forno per il pane azzimo... e queste sono le mie due sinagoghe." Perché due, scusi, lei è sempre stato qui da solo, che se ne fa di due sinagoghe? "Mah, una è quella dove vado a pregare, l'altra quella coi riti sbagliati cui non parteciperei per nessuna ragione al mondo!" Da sempre gli ebrei sono così, un popolo piccolissimo che ha la passione di discutere, anche a costo di dividersi: Giuseppe e i fratelli, Mosé e Korach, il regno di Israele e quello di Giuda, il talmud (che di per sé è il verbale di una interminabile e accanita discussione virtuale) di Gerusalemme e quello di Babilonia, Askenaziti e Sefarditi....

Bene, questa passione si registra anche nella gestione delle comunità, che dall'antichità sono rette da assemblee e organi democratici.  La politica comunitaria desta grandi passioni, e vive anche nell'ebraismo italiano. Domenica si vota, per esempio, nella comunità di Roma, la più grande d'Italia, anche se ha la dimensione di un paese medio, qualcosa fra i dieci e i ventimila iscritti. Ci sono naturalmente tre liste, in lotta fra di loro, e chi vincerà e anche come vincerà avrà importanza per l'ebraismo italiano nel prossimo periodo, cruciale anche per le sfide molto gravi che lo sviluppo della situazione mediorientali e la nuova "intifada diplomatica" dell'AP, appoggiata da molti paesi occidentali porranno a Israele.

Io non voto a Roma, ma secondo una tradizione delle democrazie anglosassoni voglio fare un pubblico endorsement: appoggiare pubblicamente un candidato, che ritengo il migliore e il più adatto, chiedere a chi mi segue e può farlo di votare per lui. Mi perdoneranno i concorrenti, ma anch'io esercito il diritto del Robinson Crosue ebreo: il candidato per cui voterei e quelli per cui non voterei mai.

Il mio candidato è il presidente uscente della comunità di Roma, Riccardo Pacifici. Leader storico della comunità ebraica fin dai tempi in cui ne era solo portavoce; dotato di un carisma  naturale straordinario, che ne ha fatto la persona più nota dell'ebraismo italiano; profondamente impegnato nelle vicende della comunità romana; profondamente, emotivamente interessato alle persone dei suoi iscritti; genuinamente consapevole di quella funzione di famiglia allargata prima che di entità politica che le comunità ebraiche sono sempre state; uomo passionale ma saggio, fermamente convinto dei suoi principi ma aperto al dialogo, persona coraggiosa e attiva. E soprattutto innamorato di Israele e del suo popolo, partecipe della sua vicenda, capace di segnalare in tutti i modi la vicinanza dell'ebraismo italiano allo Stato di Israele. Non voglio dire che sia senza difetti, è per esempio una persona impetuosa, che suscita anche forti opposizioni da quelli che non ne condividono le idee. Ma votare per lui è votare per Israele, senza se e senza ma. Se vivessi nell'isoletta della Roma ebraica, non avrei dubbi a fare di lui il mio candidato. Spero che i miei lettori la pensino come me.

Ugo Volli


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