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Tre lettere
1. Cara Deborah, Ti scrivo con la consapevolezza e la solitudine che accompagnano ogni riflessione profonda sul destino di Israele. Dal 7 ottobre ci troviamo immersi in un incubo che credevamo consegnato alla storia, di fronte a un attacco che ha scosso le fondamenta stesse dello Stato e la percezione della sua sicurezza. Proprio come nel 1948, quando all'indomani della dichiarazione di indipendenza la nazione dovette imbracciare le armi per difendere il proprio diritto ad esistere, oggi Israele si è visto costretto a combattere su molteplici fronti per proteggere la sua terra e la sua gente. La risposta militare è stata inevitabile, implacabile, necessaria per la sopravvivenza. Israele ha colpito duro i nemici ai suoi confini, muovendosi con decisione contro Hamas a Gaza, ridimensionando Hezbollah lungo il fronte nord e neutralizzando minacce imminenti in Siria. Eppure, nonostante questi successi tattici e il sacrificio di tanti dei nostri soldati, la Sensazione profonda è che la radice del problema rimanga intatta. Abbiamo combattuto i tentacoli, ma la testa della piovra continua a muoversi e a orchestrare il terrore. Il vero nemico esistenziale di Israele è a Teheran. L'Iran dei mullah rappresenta la forza trainante, l'ideologo e il finanziatore di tutto ciò che minaccia l'esistenza stessa dello Stato ebraico. L'illusione che si potesse contenere la minaccia iraniana colpendo soltanto le sue milizie per procura si è infranta contro la realtà. Nemmeno le azioni più dirette sembrano aver sortito l'effetto sperato. L'operazione congiunta tra Israele e Stati Uniti condotta a marzo, pensata per destabilizzare la leadership di Teheran e recidere la capacità offensiva del regime, ha generato una dinamica inaspettata e paradossale. Invece di indebolire l'apparato statale o favorire una crepa nel sistema, l'azione militare ha provocato un ulteriore irrigidimento del potere interno. A prendere le redini del Paese è stata l'ala più oltranzista, radicale e intransigente del regime. I mullah più estremisti si sono insediati ai vertici, determinati a reindirizzare ogni risorsa dell'Iran verso la paranoia difensiva e l'escalation ideologica. Ci ritroviamo così di fronte a un paradosso drammatico: le vittorie sul campo di battaglia contro i gruppi terrore operativi non bastano a garantire la pace finché al potere a Teheran siede un regime la cui ragione d'essere è la distruzione di Israele. La sfida che ci attende non è solo militare, ma richiede una visione strategica e politica di lungo periodo, capace di coinvolgere la comunità internazionale di fronte al pericolo che l'Iran rappresenta per l'intero Medio Oriente e per l'Occidente. Cara Deborah, le tue analisi e la tua voce appassionata sono oggi più che mai preziose per non cedere alla rassegnazione e per guardare in faccia la realtà senza infingimenti. La lotta per la sopravvivenza di Israele continua, ma la consapevolezza della natura del nemico è il primo passo per poterne uscire vincitori. Shalom Luca Ablondi Caro Luca, Durante la guerra dei 12 giorni Israele aveva ottenuto un successo formidabile. Teste importanti, o se vuoi, alcuni dei tentacoli più pericolosi erano stati eliminati, basi missilistiche distrutte. Poi, sul più bello, è arrivato lo stop americano. Come sempre quando Israele sta vincendo le guerre, viene fermato da chi dovrebbe invece darci una mano o almeno lasciarci in pace a finire il lavoro. E' così dal 1948. Sempre la stessa storia! Certo che va tagliata la testa, o più teste, e se ci avessero lasciato fare forse oggi l'Iran avrebbe un'altra leadership e il popolo persiano sarebbe libero. Purtroppo il mondo occidentale invece di sostenere Israele, almeno moralmente, sta dalla parte dei demoni iraniani. "Guerra illegale all'Iran" hanno scritto i media, hanno detto i politici della sinistra. Illegale, capisci? Dopo che le Guardie della Rivoluzione avevano ammazzato 40.000 persone in 48 ore. I mostri sono protetti, Israele viene demonizzato. L'ideologia nazi-comunista dell'Europa non è morta e sepolta, anzi, il contrario, vive benone ed è sempre nostalgica della Shoah. Questa è la verità. Israele è la preda da ammazzare. Non hanno capito che noi non vogliamo solo cercare di sopravvivere. Noi vogliamo vivere e vogliamo essere anche rispettati quando difendiamo il nostro paese dalla mostruosità islamica. Un affettuoso shalom Deborah Fait
2. Buongiorno Deborah, leggendo lo sconvolgente articolo sul metodo di insegnamento della matematica in alcune (o nelle scuole) ai bambini palestinesi, credo che lo stesso debba essere indirizzato alle principali testate giornalistiche, non crede? Diversamente il mainstream dei palestinesi brutalizzati in ogni modo e in ogni dove andrà avanti ad oltranza. Caro Giovanni, Ci credo, eccome! Purtroppo ho perso la speranza che il giornalismo italiano si dia una regolata e incominci a dare notizie invece di essere strumento di propaganda per i terroristi palestinesi. Credo che andrà avanti ad oltranza. il Qatar è molto presente in Italia, si è impossessato anche del Festival di Venezia. "Lasciate ogni speranza o voi che entrate"… Purtroppo! Cordialmente, shalom Deborah Fait
3. Carissimi, ci mancava il Festival del cinema di Venezia. Una mediocre attricetta, nemmeno così avvenente, che qualificano regista (come De Sica, Scorsese…), si è esibita sulla spiaggia del Lido inalberando un ventaglio a forma di cocomero che porta i colori dell'amata Palestina. Anche il Festival di Venezia è stato comprato e ha costei -la quale non saprà nemmeno che è successo il 7 Ottobre 2023- quale madrina. Come Cannes del 2025 allorché l'attrice Cate Blanchette si esibì con un abito, dai colori della Palestina, che metteva in mostra tutti i segni dell'età di costei. Ma, tornando all'Italia, nessuno si vergogna? Il danaro compra davvero tutto. Mara Marantonio
Cara Mara, Il Qatar ha già comprato mezza Europa ( se non tutta) e gli USA. Il Festival di Venezia è nelle loro mani, come molti politici, imprenditori e scribacchini. Chi non si fa compare dai soldi, si fa coinvolgere dalla propaganda antisionista e antisemita fatta sempre con le risorse economiche inestimabili di quel paese. Nessuna vergogna, nessun timore perché conoscono l'infinita pazienza di Israele nel sopportare, sbagliando, ogni offesa, menzogna e umiliazione. Un cordiale shalom Deborah Fait
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