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il Popolo di Israele vive! 12/05/2026

2 Lettere

 

1.

Carissima Deborah,  

Purtroppo hai ragione! Che tristezza!

Lo fanno apposta a cercare ebrei che odiano Israele, non so più cosa dire!

Vorrei solo scrivere la bellissima frase che usate e che, purtroppo, non ricordo!

Ma sono con te, con voi, ora è sempre!

Con tutto il cuore!

Renata Noyb

Cara Renata,

Ti ringrazio come sempre per le tue parole di amore per Israele. Fortunatamente gli ebrei che odiano Israele sono pochi e tutti, guarda caso, di sinistra. I traditori purtroppo esistono da sempre e non solo tra il popolo ebraico. Forse la frase che non ricordi è Am Israel Chai, il Popolo di Israele vive! 

Un affettuoso shalom

Deborah Fait

 

2.

Cara Debora Fait,

ti scrivo queste righe con il cuore colmo di riflessioni, spinto dal desiderio di condividere con te una prospettiva su quanto accaduto in Israele a partire dal quel tragico 7 ottobre. Sono stati mesi di dolore immenso, di sgomento e di una ferita che ha colpito non solo lo Stato ebraico, ma l’essenza stessa della dignità umana. Tuttavia, osservando la dinamica degli eventi, è impossibile non rimanere colpiti dalla straordinaria, quasi ancestrale, capacità di resistenza di questo popolo.

Ciò a cui stiamo assistendo, ancora una volta, è la riaffermazione di una volontà di esistere che sfida ogni logica di annientamento. Israele si è ritrovato, come in troppi momenti della sua storia tormentata, con le spalle al muro, accerchiato da minacce che non mirano soltanto a colpire un confine politico, ma a cancellare una presenza storica. Eppure, in ogni guerra di difesa, da quella d'indipendenza fino a oggi, il popolo israeliano ha mostrato una resilienza che definire eccezionale è riduttivo. Non è solo resistenza militare, è una forma profonda di affermazione della vita.

Credo che la radice di questa forza risieda in una consapevolezza che è mutata drasticamente dopo l’orrore della Shoah. Per secoli, il popolo ebraico è stato vittima di persecuzioni, pogrom e del tentativo sistematico di cancellazione totale durante il buio più profondo del ventesimo secolo. Quell'esperienza ha segnato una linea di demarcazione indelebile nella storia dell'umanità. La differenza fondamentale, oggi, è che dopo il 1948 gli ebrei non sono più un popolo disperso, vulnerabile e senza rifugio, costretto a implorare protezione o a subire passivamente il destino imposto da altri. Oggi hanno una casa.

Quella terra, Israele, non è solo un pezzo di territorio o un progetto geopolitico; è la concretizzazione del giuramento "mai più". È il luogo in cui la sopravvivenza non è più un atto di fortuna, ma un diritto garantito dalla propria sovranità. Questa consapevolezza cambia radicalmente il rapporto tra il cittadino e lo Stato. Difendere Israele significa difendere quel lembo di terra dove la libertà è possibile, dove la propria identità non deve essere celata per paura di subire angherie, dove la dignità non è un dono concesso da terzi, ma un diritto conquistato e custodito.

Il 7 ottobre ha rappresentato un attacco brutale, un trauma che ha risvegliato ferite antiche. Molti speravano – o temevano – che la società israeliana potesse sgretolarsi sotto il peso di tale violenza, ma la reazione è stata di segno opposto: una coesione inaspettata. È il riflesso di un popolo che sa bene cosa significhi l'assenza di una casa e, per questo, la protegge con ogni fibra del proprio essere. La resistenza che vediamo non è spinta dal desiderio di offendere, ma dalla lucida necessità di garantire che i propri figli possano crescere in un luogo che li riconosca come padroni del proprio destino.

Ti scrivo questo perché so che, nelle tue riflessioni, cerchi sempre di andare al nocciolo della verità storica e umana. La storia di Israele dopo il 7 ottobre è la storia di una resilienza che si nutre della memoria. È la prova vivente che il "mai più" non è uno slogan retorico, ma una realtà che si costruisce ogni giorno, con coraggio, fatica e un desiderio incrollabile di pace e continuità.

Shalom

Luca

Caro Luca,

Il 7 Ottobre è stato una disperazione assoluta, una voragine che ci ha inghiottiti tutti e che ha creato una guerra che noi vogliamo finisca solamente con la resa totale dei terroristi. Fino ad allora non ci sarà pace perché la storia di Israele insegna che con i palestinesi questa è impossibile finchè saranno soggiogati da Hamas, OLP, al Fatah e l'Iran. Il popolo di Israele è emerso da quella voragine di dolore ancora più unito, forte e compassionevole. Nessuno di noi è solo, nessun sopravvissuto è stato abbandonato a sé stesso. Questi sono i sentimenti che ci hanno fatto sopravvivere nonostante le persecuzioni, le Inquisizioni, i pogrom, la Shoah e poi le guerre per distruggere Israele e il terrorismo sempre contro i civili. Abbiamo superato tutto, Abbiamo vinto Torquemada, Hitler e Amaleq  e siamo qui, più uniti e coraggiosi di sempre. In nome di quel MAI PIU' che per molti è solo uno slogan ipocrita da dire il 27 gennaio e che per noi è un giuramento assoluto. Il mondo ci condanna? Ho sentito un Onorevole dell'ex DC dire che Israele porterà sempre il senso di colpa per quello che ha fatto. Ehh no, Onorevole, nessun senso di colpa per un'autodifesa verso dei cannibali tagliagole. Il senso di colpa dovrebbero sentirlo tutti coloro che il 7 Ottobre si sono messi a sghignazzare, a negare, a insultare le vittime e glorificare gli assassini.

Un cordiale shalom

Deborah Fait    

 

 


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