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2 Lettere
1.
Salve Dame Devorah.
Vorrei intanto ringraziare la Gent.ma Sig./Dott.ssa Laura Ferrentino, per le parole spese in mio favore, come anche Dame Devorah. La richiesta non è passata inosservata, pertanto mi son messo a cercare tra i tanti documenti dematerializzati, la presenza di articoli inerenti ad Abramo Giuseppe Roques, Z”L. Ricordo che il caro Prof. Di Porto, Z”L, della Comunità di Pisa, la cui mancanza la avverto di molto, scrisse su un suo periodico: “Hazman Veharion - Il Tempo e l’Idea” - Una finestra ebraica sul mondo. Attualità e cultura. “Chi spregia il giorno delle piccole cose?”, un ampio articolo documentativo e storico, circa la vita e la tragica morte, di quel fulgido esempio di ebreo, Abramo Giuseppe Roques. Non ho ancora trovato l’articolo, ma la ricerca continua e se riesco, tramite Dame Devorah, farò averlo alla Gent.ma Sig.ra/Dott.ssa Laura Ferrentino.
Nel frattempo ho trovato un annuncio riferito alla commemorazione, del povero Roques. Segue sotto: Hazman Veharion - Il Tempo è l’idea. Una finestra ebraica sul mondo. Attualità e cultura. “Chi spregia il giorno delle piccole cose?” A n n o X X I n° 1 - 12 G e n n a i o - G i u g n o 2 0 1 3
“Il 25 e 26 aprile il presidente ed il segretario hanno partecipato, in Milano Marittima, al Moked, per l’interesse degli argomenti trattati e con l’obiettivo di vedere ratificata dal Consiglio UCEI la delibera della Giunta della stessa UCEI relativa alla partecipazione delle comunità di Pisa e di Livorno alla ripartizione del ricavato della vendita dell’immobile di via S. Andrea (eredità Pardo Roques), rispetto ad una precedente delibera, che le aveva tenute in minor conto. Il consigliere UCEI Anselmo Calò, che rappresenta in quel Consiglio la comunità di Pisa ed il presidente Cava hanno ricostruito le vicende dell’eredità Pardo Roques nello scenario naturale e storico della comunità stessa. Lo stesso Piero Nissim è intervenuto con musica e canti in due eventi successivi: la presentazione della nuova edizione ETS del libro “Il Parnas” di Silvano Arieti, svoltasi al Centro Coop il 20 giugno. La presentazione del libro Il Parnas è stata organizzata e moderata dal coordinatore Aldo Baiocchi.”
Relazionato ciò, ho trovato, mentre rovistavo, un mio breve articolo pubblicato dal caro Prof. Di Porto, sempre sul medesimo periodico “Hazman Veharion”. Siamo nel 2006 e come si può leggere, le tematiche sono sempre le stesse, oggi peggiorate, ma il tema rimane invariato, a testimoniare che il tempo è passato e nulla è cambiato… ahinoi. "Il Tempo e l'Idea" Hazman Veharion - Agosto 2006 Pagina 112 YOSEF, DENUNCIA CENSURE E IPOCRISIE DI UNA CERTA INFORMAZIONE
“Il controllo delle coscienze spaventa, osservando gli strumenti messi in atto per obnubilare la realtà. Il linciaggio di un presunto collaborazionista, avvenuto nei territori palestinesi, ne è l'esempio. RAI 1 ha tiepidamente dato l'informazione, mentre RAI 3 ha omesso la notizia, apparsa invece sulle reti Mediaset. La visione impietosa di queste gesta di disumana inciviltà avrebbe danneggiato l'immagine della causa palestinese. La morte dell'attivista comunista, avvenuta a Gerusalemme per mano palestinese, è stata artatamente manipolata prima dai compagni "correligionari" che lo accompagnavano, poi dal Sottosegretario agli Esteri; stantio ologramma di sessantottina memoria. "Non è stato un atto terrorista" è la versione riveduta e corretta dalla nomenclatura. La polizia israeliana ha poi saputo identificare l'aggressore come vero terrorista, che voleva uccidere un ebreo, cosa che si era capita fin dall'inizio, perché gli ebrei sono spesso accoltellati. La tanto sbandierata discontinuità con chi li ha preceduti al governo italiano, si quantifica con il grado di malafede in salsa ipocrita. Un ufficiale italiano dell'UNIFIL ha addotto l'impossibilità di vedere dagli elicotteri le attività belliche dei miliziani libanesi, mentre preparavano l'attacco che ha dato inizio alle ostilità. La vista però improvvisamente si riacutizzava mentre osservava gli sconfinamenti dell'aviazione israeliana. Mi domando se il “diligente” Ufficiale italiano, "armato" di binocolo, non si sia mai accorto da cinque anni a questa parte, dell'attività degli hezbollah nel Sud e dal Sud del Libano. Le forme cambiano ma i risultati sono sempre gli stessi. La strisciante campagna anti- israeliana, subdolamente instaurata, pone in evidenza ciò che si vuole rimarcare, mentre omette tutto il resto. Non si parla più di sicurezza d'Israele. E' di moda il retrò, le politiche di Craxi e Andreotti tornano in auge. L'appoggio incondizionato alla causa palestinese è l'attuale realtà. I compagni del ragazzo morto a Gerusalemme parlano della mancanza di libertà esistente in Palestina (non pronunciano mai il nome Israele), giustificando così l'atto omicida. Implicitamente si parla d'Israele solo per denunciare che l'ambulanza è arrivata dopo mezz'ora. Haifa è un esempio di coesistenza pacifica, ma questo messaggio non è politicamente vantaggioso. La tregua violata dall'uccisione di un miliziano libanese fa più effetto. Le parole hanno un peso e un valore, lo sanno bene coloro che attraverso i media orientano le coscienze. Le retrovie del fronte sono qui, dove noi viviamo. La logistica degli hezbollah, è tra noi, parla la nostra stessa lingua, è spavalda, sempre attiva e mai nascosta, definisce il sionismo “cancro dei popoli”.
La Repubblica Sovietica italiana, ieri come oggi, appoggia i palestinesi, senza se e senza ma, mentre è avversa agli ebrei e al loro diritto inalienabile di esistere e vivere in pace… meglio dire: sopravvivere in una interminabile guerra.
Un caro saluto e Shabbat Shalom
Yosef ben Hektor
Grazie Yosef, La Dott. Laura Ferrentino sarà contenta della sua gentile e repentina risposta. E sono contenta anch'io perchè vedo che questa rubrica delle lettere è molto seguita e, siccome si parla sempre e solo di Israele, questo è estremamente importante per informare, per conoscere e soprattutto per scambiarci informazioni in amicizia. Questa pagina è un angolo di serenità, un rifugio contro tutte le cattiverie. Shabat shalom Deborah Fait
2.
Segue la traduzione. Creative Community For Peace
Hi, Creative Community for Peace (CCFP), a global network of cultural leaders committed to artistic freedom and coexistence, denounces the Venice Biennale jury’s discriminatory decision to exclude Israeli artists from eligibility for the Biennale’s top prizes. The Venice Biennale has long presented itself as a forum for artistic exchange, dialogue, and cultural openness, annually including national pavilions from countries across the political spectrum, even amid conflict. The jury’s decision directly undermines this mission. Artists should never be judged on the basis of their nationality, identity, or religion, but solely on the quality of their work. By maintaining participation from a wide range of countries, many with serious human rights issues, while in effect selectively penalizing Israeli artists, the jury’s decision introduces a double standard that undermines the Biennale’s own stated commitment to openness and artistic exchange. Applying standards to the world’s only Jewish state raises serious concerns of antisemitism. Globally, we are seeing coordinated efforts by activist groups to politicize cultural events, which seek to blacklist Israeli artists, silence Jewish voices, and impose ideological litmus tests on participation in public life. These campaigns do nothing to advance peace or coexistence. They simply normalize discrimination. The global arts community is diminished when artists are treated as proxies for governments and when cultural spaces are transformed into arenas of collective punishment. CCFP urges the Venice Biennale jury to reverse this decision immediately and calls on cultural institutions around the world to reject boycotts, blacklists, and discriminatory exclusions of Israeli and Jewish artists. Art should build bridges, not barriers. Cloe Sesar Traduzione: Creative Community for Peace (CCFP), una rete globale di leader culturali impegnati nella libertà artistica e nella coesistenza, denuncia la decisione discriminatoria della giuria della Biennale di Venezia di escludere gli artisti israeliani dalla partecipazione ai premi principali della Biennale. La Biennale di Venezia si è a lungo presentata come un forum per lo scambio artistico, il dialogo e l'apertura culturale, includendo ogni anno padiglioni nazionali di paesi di tutto lo spettro politico, anche in contesti di conflitto. La decisione della giuria mina direttamente questa missione. Gli artisti non dovrebbero mai essere giudicati in base alla loro nazionalità, identità o religione, ma unicamente in base alla qualità del loro lavoro. Mantenendo la partecipazione di un'ampia gamma di paesi, molti dei quali con gravi problemi in materia di diritti umani, e al contempo penalizzando selettivamente gli artisti israeliani, la decisione della giuria introduce un doppio standard che mina l'impegno dichiarato della Biennale per l'apertura e lo scambio artistico. Applicare tali standard all'unico Stato ebraico al mondo solleva serie preoccupazioni in merito all'antisemitismo. A livello globale, assistiamo a sforzi coordinati da parte di gruppi di attivisti per politicizzare eventi culturali, con l'obiettivo di mettere al bando artisti israeliani, mettere a tacere le voci ebraiche e imporre criteri ideologici per la partecipazione alla vita pubblica. Queste campagne non contribuiscono in alcun modo alla pace o alla convivenza, ma si limitano a normalizzare la discriminazione. La comunità artistica globale si impoverisce quando gli artisti vengono trattati come strumenti dei governi e quando gli spazi culturali si trasformano in arene di punizione collettiva. Il CCFP esorta la giuria della Biennale di Venezia a revocare immediatamente questa decisione e invita le istituzioni culturali di tutto il mondo a respingere boicottaggi, liste nere ed esclusioni discriminatorie di artisti israeliani ed ebrei. L'arte dovrebbe costruire ponti, non barriere. Cloe Sesar
Cara Cloe, ringrazie te e la tua Comunity for Peace per aver preso a cuore la vergognosa esclusione di Israele dalla Biennale di Venezia. Questo avviene per il clima tossico che si respira in Italia a causa dell'odio antisemita che dal 7 Ottobre è rinato in tutta la sua virulenza, senza più vergogna. Mi auguro che la giuria della Biennale ritrovi un po' di buon senso e di civiltà e revochi questa indegna decisione. Shalom Deborah Fait |
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