Le vittime ebree dimenticate
di Giulio Meotti
(Traduzione di Yehudit Weisz)

http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-4220585,00.html


Giulio Meotti
a destra, le 11 vittime israeliane alle Olimpiadi di Monaco

L’assassinio degli 11 atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco svanito dalla memoria internazionale.

Prima di andare alle Olimpiadi, ogni atleta israeliano si reca a rendere omaggio alle tombe degli 11 compatrioti uccisi da terroristi palestinesi a Monaco nel 1972. Quell’anno, la vergognosa decisione di non interrompere i Giochi Olimpici segnò un crollo dei valori morali, e diede il via a successivi massacri di ebrei innocenti.
Le celebrazioni olimpiche furono interrotte, ma le gare continuarono ad andare avanti. E’ una vergogna che il Comitato Olimpico Internazionale (IOC), per opportunismo politico, ora abbia scelto di dimenticare il massacro degli israeliani. Proprio ora il Comitato ha rifiutato la richiesta, da parte delle famiglie degli atleti israeliani, di organizzare una commemorazione ufficiale in loro ricordo. Non c’è nulla come i Giochi Olimpici che possa suscitare sentimenti collettivi di pace, lealtà e correttezza e la memoria degli israeliani sarebbe potuta essere onorata l’estate prossima in occasione delle Olimpiadi di Londra 2012.  Il Comitato Olimpico invece  ha ceduto, di nuovo, al ricatto arabo.
Nel 2000, il Comitato Olimpico palestinese si oppose a una commemorazione a Sidney in ricordo del massacro di Monaco. Le vedove coraggiose di due delle vittime si erano a lungo prodigate al fine di organizzare una commemorazione, o con un momento di silenzio o con una menzione del Presidente del Comitato durante il discorso d’apertura dei Giochi.
“Noi vogliamo che il Comitato Olimpico, davanti a tutti i 10.000 atleti, dica:  ‘Non dimentichiamo cosa è successo a Monaco’.  Vogliamo questo per una sola ragione, così non succederà mai più” ha detto di recente Ankie Spitzer, il cui marito, Andre, era uno degli israeliani uccisi.
Se si volesse identificare l’inizio del massacro dei civili israeliani, si deve tornare indietro a quella maledetta mattina, al numero 31 di Connolly Strasse nel Villaggio Olimpico di Monaco. Dato che le Olimpiadi dovrebbero essere apolitiche, la visione di atleti ebrei, con una benda sugli occhi e in manette, che trascinano i piedi verso il loro destino su suolo tedesco, ha suscitato una profonda repulsione a livello internazionale.

Infamia e vergogna

Alcuni degli atleti israeliani assassinati dalle squadre della morte di Arafat, erano sopravvissuti alla Shoah, mentre altri erano “sabra” nati in Israele. Ognuna delle loro storie rievoca pianto e preghiera. Ognuno di loro era un membro del grande corpo di Israele.
Come Amitzur Shapira, padre di quattro bellissimi bambini e insegnante a Herzliya. Come Shaul Ladani, che aveva contratto la febbre tifoidea nel campo di concentramento di Bergen-Belsen. Come Yosef Romano, che il giorno prima di essere ucciso, aveva detto: “Questa sarà la mia ultima gara; non ho abbastanza tempo per i miei bambini”
Come David Berger, un ebreo idealista e pacifista di Cleveland, che avrebbe dovuto sposarsi di ritorno dalle Olimpiadi. Come Mark Slavin, che baciò il suolo ebraico al suo arrivo in Israele da Minsk, dove aveva lottato contro i comunisti che avevano tenuto in prigione migliaia di ebrei per il solo motivo di aver voluto, come lui, raggiungere Gerusalemme. Come Ze’ev Friedman, che parlava una splendida mescolanza di Yiddish e Russo, e che era rimasto l’unico maschio sopravvissuto della sua famiglia, ridotta in cenere nelle camere a gas. Come Kehat Schorr, che aveva combattuto contro le truppe naziste sui Monti Carpazi. Come Yacov Springer, che insegnava nella scuola di Bat Yam e che fu uno dei pochi sopravvissuti della rivolta armata nel Ghetto di Varsavia. Come Eliezer Halfin, che perse tutti i suoi parenti nella Shoah. Come Yosef Gutfreund, che passò dei mesi in carcere in Romania per l’accusa di “propaganda sionista”.
L’edificio che ospitava gli atleti israeliani era a meno di 10 miglia dal campo di concentramento di Dachau. Essi furono i primi ebrei uccisi in Germania dopo il 1945, uccisi per il solo fatto di essere ebrei . Da allora il loro assassinio è svanito dalla memoria internazionale. I parenti delle vittime avevano chiesto soltanto “30 secondi” di silenzio. Il Comitato Olimpico gliel’ha rifiutato. La prossima distribuzione di medaglie d’argento e d’oro sarà macchiata d’ignominia e vergogna. Gli 11 israeliani sono morti una seconda volta.

Giulio Meotti è l'autore di " Non smetteremo di danzare " (Lindau Ed.) pubblicato in inglese con il titolo " A New Shoah", scrive per Yediot Aharonot, Wall Street Journal, Il Foglio. E' in preparazione il suo nuovo libro su Israele e Vaticano.