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Simone Somekh - Grandangolo - 20/11/2017 -


Simone Somekh
Grandangolo
Giuntina

“…Io amavo la fotografia. Quando prendevo tra le mani la mia macchina fotografica, mi sentivo potente. La mia passione non era una semplice forma di ribellione; era ciò che volevo fare nella vita”. Non ha dubbi Ezra Kramer, giovane ebreo cresciuto nella comunità ultraortodossa di Brighton: il suo sogno è diventare fotografo e dare così spazio alla creatività che sente esplodere dentro di sé. Un sogno di difficile realizzazione per un ebreo che vive in una comunità rigida che impone regole estreme come la separazione fra i sessi e tarpa le ali a chi, come Ezra, aspira ad un futuro diverso da quello scelto dai genitori. Il protagonista di “Grandangolo”, brillante esordio narrativo di Simone Somekh, è una figura straordinaria che l’autore ritrae in modo magistrale per raccontare il percorso di quei ragazzi che devono allontanarsi dalle loro famiglie d’origine per costruirsi una vita autonoma con un proprio sistema di valori.

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“C’è qualcosa di folle e liberatorio a scrivere un romanzo a ventuno anni” – dice Simone Somekh che ora vive a New York dove lavora come giornalista e frequenta la scuola di giornalismo della New York University. L’autore che ha sempre scritto fin dagli anni delle scuole elementari ci racconta la storia immaginaria, con frammenti autobiografici, di un adolescente, Ezra Kramer, che cresce in una famiglia avvicinatasi solo in età adulta alla comunità ultraortodossa e ora, non riconoscendosi in quei valori, si ribella per inseguire le sue passioni, scoprire se stesso e affrontare con coraggio le paure di ogni adolescente. Dopo essere stato espulso dalla Yeshiva High School per aver fotografato una compagna di scuola, Ezra può contare sull’appoggio della zia Suzie, sorella della madre e lontana dal mondo ultraortodosso, che lo aiuta economicamente per consentirgli di superare il SAT, l’esame di logica e capacità d’apprendimento, indispensabile per entrare nelle migliori università. Zia Suzie rimarrà una figura centrale nella vita di Ezra anche negli anni a seguire e solo alla sua morte il giovane Kramer capirà il valore immenso di quella donna piena di voglia di vivere che non lo aveva mai abbandonato nei momenti di difficoltà e si rammaricherà per non averle testimoniato, pur provandola, la sua immensa gratitudine. In quel piccolo microcosmo che è la comunità ultraortodossa di Brighton si muove una galleria di personaggi indimenticabili: il rabbino Hirsch che cerca di conciliare il rispetto delle regole religiose con le esigenze più disparate degli esseri umani che compongono la sua comunità; i coniugi Fischer che, invitati dai Kramer per il séder di Pesach, non nascondono l’ostracismo nei confronti delle idee eclettiche e delle riflessioni critiche di Ezra; il giovane Carmi, una delle figure più intense e commoventi del romanzo, che a causa dell’incapacità del padre di seguire in modo adeguato i sette figli dopo la morte della moglie viene dato in affido ai genitori di Ezra. Fra i due ragazzi che dormono nella stessa camera si crea un legame forte e indissolubile, fatto di complicità e di rispetto reciproco: Ezra si sente responsabile di Carmi di cui avverte una profonda sofferenza interiore che lo porterà a un gesto drammatico. Prima però Carmi confida all’ amico, l’unica persona di cui si fidi, il segreto che lo attanaglia: è omosessuale, una condizione inaccettabile per la comunità ultraortodossa di Brighton dove è impossibile persino pronunciare la parola. “..Si chiedeva continuamente che ne sarebbe stato di lui; voleva dimenticare, nascondere per sempre la sua identità, condurre una vita normale, ma poi ripiombava nelle sue crisi di panico e si accorgeva che nulla sarebbe mai stato normale per lui”. Dopo essere stato accettato da ben due università e aver assistito impotente alla scomparsa di Carmi, oltre che all’atteggiamento imperturbabile della comunità di Brighton, Ezra taglia i ponti con il mondo ultraortodosso e sbarca a New York. Un mondo nuovo, frenetico, moderno si apre agli occhi del giovane Ezra che, determinato a sfondare come fotografo, accetta i lavori più disparati, di notte fa il barman in un locale e di giorno si trasforma nell’assistente di Viviana Scarpinelli, una delle fotografe più richieste nel mondo della moda. Ezra Kramer ha talento e dopo alcuni anni di duro lavoro, di umiliazioni, di tenace determinazione viene notato dall’editor di una prestigiosa rivista di moda e finalmente vede riconosciuto, in un mondo insidioso e difficile, l’impegno che ha profuso nella fotografia sin dall’adolescenza. Tuttavia Ezra non è un uomo sereno. Il passato che si è lasciato alle spalle, i ricordi amari della sua famiglia con cui non ha più rapporti da tempo fanno spesso capolino nelle notti insonni e la nostalgia per un mondo che ha sempre giudicato severamente, ma al quale si sente legato, insieme al dolore per non aver saputo più nulla dell’unico amico che abbia amato gli procurano una sofferenza lacerante. La svolta salvifica e inaspettata arriva con un viaggio nel Barhein al quale Ezra partecipa per svolgere un servizio fotografico - per conto della rivista di moda Dope - con una modella di origini arabe che indosserà “una versione molto creativa (e molto poco casta!) di un hijab”. Ezra che a New York non ha mai dovuto celare la propria identità religiosa di ebreo si trova ora costretto a fare i conti con un paese che nega i più elementari diritti umani (“un regime che amava la censura e andava a braccetto con l’austera, miliardaria Arabia Saudita”), come dimostrano le proteste di piazza in Pearl Roundabout a Manama di uomini e donne che chiedono al governo più democrazia. Dopo anni di distacco Ezra avverte forte il legame con la sua religione, il suo mondo e nel contempo il bisogno di proteggere e conservare la propria identità. Costretto a interrompere il servizio fotografico per l’intensificarsi delle proteste, Ezra non torna a New York ma vola in Israele, “l’unico paese al mondo nato per gli ebrei”, dove lo attende “senza vergogna né rancore” l’abbraccio di una Tel Aviv “calda, generosa e rumorosa, disordinata e meravigliosamente accogliente”. Dopo anni di conflitti e lacerazioni interiori, di nostalgia e di rabbia, di solitudine e di speranze Ezra vivrà - in questa città “meravigliosamente accogliente” - una epifania che lo riconcilierà con se stesso e con la propria identità religiosa. Grandangolo è un romanzo dalla prosa scorrevole che appassiona grazie a uno stile fresco e immediato in cui l’autore dispiega una scrittura estremamente visiva. Nulla sfugge all’attenzione di Simone Somekh che scruta i suoi personaggi con la benevolenza e la sensibilità di chi sa che la vita si compone di frammenti, tutti taglienti, tutti preziosi. Un romanzo da non perdere!

Giorgia Greco

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