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Informazione Corretta - Il Giornale - Libero - Il Foglio Rassegna Stampa
24.05.2013 Attentato di Londra: i commenti
di Mordechai Kedar, Fiamma Nirenstein, Andrea Morigi, Daniele Raineri, Giulio Meotti

Testata:Informazione Corretta - Il Giornale - Libero - Il Foglio
Autore: Mordechai Kedar - Fiamma Nirenstein - Andrea Morigi - Daniele Raineri - Giulio Meotti
Titolo: «Perché tagliano la gola alle loro vittime ? - Tocca all’islam isolare i killer nel nome di Allah - Jihad horror show - I figli prediletti del multiculturalismo»

Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 24/05/2013, a pag. 14, l'articolo di Fiamma Nirenstein dal titolo " Tocca all’islam isolare i killer nel nome di Allah ". Da LIBERO, a pag. 1-14, l'articolo di Andrea Morigi dal titolo " Jihad horror show" . Dal FOGLIO, a pag. 1-4, gli articoli di Daniele Raineri e Giulio Meotti titolati " I convertiti dei servizi  " e " I figli prediletti del multiculturalismo ".

a destra, Il terrorista Michael Adebolajo con le mani ancora insanguinate

Ecco i pezzi, preceduti dall'analisi di Mordechai Kedar dal titolo " Perché tagliano la gola alle loro vittime ? ", pubblicata ieri su IC:

INFORMAZIONE CORRETTA - Mordechai Kedar : " Perché tagliano la gola alle loro vittime ? "


Mordechai Kedar    Islam, religione di pace: decapitate chi insulta l'islam
 
Che cosa hanno in comune Daniel Pearl, Nick Berg, il soldato inglese decapitato in strada a Londra, gli ebrei di Hebron trucidati nel 1929 e la famiglia Fogel a Itamar ? A tutti hanno tagliato la gola.
Non li hanno solo uccisi, ma lo hanno fatto con un atto che mirava a dissanguarli con il taglio della carotide. Gli assassini erano tutti musulmani. Si deve poi aggiungere un elenco senza fine  di donne uccise nello stesso modo, dai loro padri o fratelli per avere "infangato l'onore della famiglia". Viene spontanea una domanda: qual'è origine di questa macellazione umana ?
 
La risposta è immediata, macellare le vittime è una pratica abituale, praticata in molte famiglie musulmane. Fin da piccoli i bambini vedono i loro padri quando macellano le pecore nelle feste comandate, eventi importanti, nei quali tutta la famiglia è riunita durante la Eid al-Adha, la "Festa del Sacrificio", che vede nella macellazione un aspetto del rituale festivo.
 
Oggi, nelle società moderne, la macellazione degli animali avviene nei mattatoi, luoghi lonfani dalla vista della gente, che si limita poi a mangiarne la carne una volta dissanguata, e pronta per essere cucinata. In questo modo non è visibile la morte dell'animale, il sangue che scorre insieme alle grida dell'animale. In Occidente, molti addetti alla macellazione nei mattatoi diventano vegetariani.
 
Nelle socità islamiche invece, la macellazione avviene nella case private, davanti ai bambini, in quanto fa parte della vita quotidiana. Non desta problemi la vista del macellaio nè il sangue che fuoriesce dal collo dell'animale, nessuno prova orrore per le urla e le sofferenze. In molti casi i bambini immobilizzano la pecora mentre le viene tagliata la gola, assistono con partecipazione mentre il coltello entra con dolore nel suo corpo. L'essere presenti e partecipare li immunizza da qual che vedono. Quando saranno grandi, condurranno loro il rito del sacrificio, avranno nelle loro mani il coltello e tutto si svolgerà davanti ad altri bambini.
 
L'assenza di emozioni durante la macellazione consente a un musulmano di praticarla in qualunque momento lo ritenga opportuno, non solo verso gli animali. L'uccisione della pecora durante la "Festa del Sacrificio" è accompagnata dalla preghiera " nel nome di Allah, misericoloso e compassionevole", come quella delle donne accusate di condotta immorale avviene in una sorta di cerimonia-esecuzione. Il macellaio si sente investito da un comportamento importante e significativo, agisce seguendo un esempio che ha ricevuto sin dalla infanzia.
 
Nelle società occidentali queste uccisioni vengono giudicate atti di barbarie, ma in quelle musulmane sono viste come corrette e degne di lode se avvengono nel giusto contesto. Per questo, sgozzare un ebreo, un cristiano o chiunque venga visto come un nemico non è considerato una anomalia nelle società tradizionali islamiche. Nel gergo contemporaneo tutto questo viene definito " differenza culturale".

Il GIORNALE - Fiamma Nirenstein : " Tocca all’islam isolare i killer nel nome di Allah"


Fiamma Nirenstein        Lee Rigby

I t’s cool it's cool ,è fico,dice l'as­sassino con le mani piene di san­gue, stringendo il machete con cui ha appena tagliato la testa a un giovane soldato in borghese, è fico, ripete, non vada via, e fer­ma un tizio terrorizzato con un te­lefonino e per mezzora prima che arrivi la polizia dà una bella intervista-video sul cadavere smembrato. Finisce l'intervista, si aggira, temporeggia, la polizia non arriva, vari giornalisti benefi­ciano di questo perverso metafi­sico intervallo in cui il male galleg­gia nell'aria mefitica di questa ex­Londra, come una bolla pestilen­ziale. C'è tutta la sventata, perver­sa capitale inglese odierna in que­sta storia, la fine che si può fare a Londonistan.
Certo, non vogliamo dir niente di male di una delle tre grandi reli­gioni monoteiste, ma qui c'è un soldato fatto a pezzi da due ragaz­zi nati nel Regno Unito ma con­vertito all’islam, due del milione di musulmani che vivono a Lon­dra sui 2milioni e 75-0mila che se­condo gli elenchi ufficiali risiedo­no
legalmente in Inghilterra. Non vogliamo certo prendercela con tutti noi, e nessuno si provi a parlare di islamofobia, ma il mes­saggio lo spiega lui al tizio che lo intervista: in nome del Corano, e lo dice chiaro, ha appena ucciso un uomo. Lo ha fatto alla stessa maniera in cui è stato ucciso Da­niel Pearl e altri innocenti, stac­candogli la testa dal busto con un coltellaccio, in segno di totale, cannibalico disprezzo: Pearl, a suo tempo, perché era ebreo, questa vittima perché «lo dice il Corano, noi dobbiamo fare a lo­ro quello che loro fanno a noi». Un pensiero sconnesso, da idio­ta, un miserabile indottrinato in chissà quale delle centinaia di moschee che hanno invaso Lon­dra, vogliamo credere la peggio­re di tutte, anche se i precedenti dell'attacco del 2005 ci fanno pen­sare che ce ne siano diverse che eccitano al peggiore jihadismo. L'assassino aggiunge, tanto non sa che fare perché la polizia non arriva, che gli dispiace che le don­ne (le donne!) debbano vedere quellospettacolo, mad'altrapar­te, recita il solito pappagallo dagli unghielli insaguinati, «le nostre, nei nostri Paesi» sono costrette a vedere tante scene del genere. Perché? Perché l'imperialismo è accanito, crudele, assassino. E l'assassino vero è sicuro, mentre uccide come i terroristi suicidi che fanno saltare gli aerei, gli au­tobus, i bar, di essere lui la vera vit­tima del nostro tempo. L'arma­mentario e il ragionamento sono identici a quelli di molti altri attac­chi islamisti alla civiltà democra­tica. E quindi è opportuno chie­dere ai nostri compagni di strada musulmani, nostri simili, nostri amici, (come dice Eliot) che ora, o mai più, facciano un gesto defi­nitivo di condanna dei metodi e dei contenuti della violenza jiha­dista. Lo vorremmo sentire da tut­ti e due quei milioni e mezzo di cit­tadini britannici. La questione dell'integrazione non è fatta di sa­lamelecchi. È vitale. Non va co­perta di menzogne. A Londra la parte British bianca è diventata (al dicembre 2012) una minoran­za, mentre fra il 2001 e il 2011 la parte islamica è cresciuta da 1 mi­lione e mezzo a 2 milioni e 700mi­la. Molte politiche sono fallite, per esempio i governi che si sono succeduti hanno speso in tradu­zioni più che nell'insegnamento dell'inglese, e oggi tre milioni di persone vivono in case dove nep­pure un adulto parla inglese. In­tanto, a Tower Hamlets oltre la Ci­ty, ci sono 46 moschee e 13 chiese cattoliche, nel 2001 87mila resi­denti erano musulmani e 60mila cristiani, a Newham il sorpasso è in arrivo con 123mila cristiani e 98mila musulmani. Anche in centro sta accadendo lo stesso: a Westminster ci sono 40mila mu­sulmani contro 97mila cristiani, a Kensington 15mila contro 86mila. Tutto ciò non è di per sé un male: lo diventa quando que­sti num­eri si trasformano in con­flitto sociale, in disprezzo, in sen­so di superiorità religiosa e sopra a tutto in violenza, che sfocia nel terrorismo. Gang musulmane occupano le strade dei loro quar­tieri obbli­gando i passanti a con­formarsi alla Sharia, la legge isla­mica. Impediscono con la forza di bere alcol e di vestirsi come si vuole, attaccano donne e omo­sessuali. Urlano ai non musulma­ni «questa è un'area musulma­na », un uomo è stato picchiato per aver fumato durante il Rama­dan, alle donne vestite all'occi­dentale che rispondono «questa e Gran Bretagna» loro urlano «No, questa è un'area musulma­na ». La ripetizione udita e regi­strata: «Noi siamo qui, l'islam è qui vi piaccia o no... noi comande­remo il bene e proibiremo il ma­le. Potete andare all'inferno, que­sta non è una società cristiana» suona come l'affermazione del terrorista di ieri «Non sarete mai al sicuro». Certo, lui e i violenti delle «Ronde musulmane» sono una minoranza, l'islam non inse­gna questo, certo, un milione di islamici a Londra sono una ric­chezza culturale e politica, ma che ce lo dicano loro, perbacco, che escano dalle case e dalle mo­schee e tutti in piazza protestino contro l'assassinio e i suoi insop­portabili argomenti.
www.fiammanirenstein.com

LIBERO - Andrea Morigi : " Jihad horror show "


Andrea Morigi           I due terroristi

C’è solo da stupirsi che i tagliagole abbiano atteso tanto a colpire e che finora lo abbiano fatto in una sola occasione. Tutto il Regno Unito è ormai divenuto Londonistan. Con l’obiettivo di deradicalizzare la comunità islamica britannica, le istituzioni hanno lasciato campo libero ai fondamentalisti. Ed ecco l’atteso gesto esemplare: la chiamata alle armi rivolta ai musulmani e l’avvertimento agli «infedeli». È la prima volta in assoluto che la guerra santa si mostra a volto scoperto e con le mani insanguinate per rivendicare il massacro direttamente sul luogo dove è stato compiuto. Con una mossa ben studiata, i due assassini scelgono di esibire a tutti il proprio coraggio tribale. Uno di loro si è perfino aggiunto il nome di Mujahid, «combattente». Con spavalderia rimangono lì, accanto al trofeo, il cadavere decapitato della loro vittima, per intrattenere i passanti. Spiegano di aver ucciso il ragazzo 25enne, padre di un bimbo di due, proprio per odio verso un soldato britannico, automaticamente indicato come responsabile della morte di donne e bambini musulmani in Iraq e in Afghanistan. Sono in guerra, spiegano, e se arriva la polizia sparano. Così avviene anche nella realtà, più orrida di un film. E per di più la tragedia si consuma in Occidente, in una nazione formalmente ancora cristiana. I protagonisti sono due giovani di origine nigeriana convertiti da un decennio dal cristianesimo all’islam. Ma nell’azione dello sgozzamento del militare del secondo Battaglione del Reggimento Reale dei Fucilieri, Lee Rigby, si possono riconoscere due precisi obiettivi propagandistici, entrambi centrati in pieno grazie all’esposizione mediatica. Ormai tutto il mondo conosce Michael Adebolajo, il tagliagole 28enne che si è fatto filmare per poter andare in onda da un capo all’altro del pianeta dopo aver compiuto l’assassinio. Avrà raccolto odio e consenso allo stesso tempo. Anzi, avrà suscitato ammirazione e un desiderio di emulazione in alcuni ancora indecisi, lanciando un selvaggio grido di guerra anche nel continente africano, dove prospera Al Qaeda.
GRIDO DI GUERRA
Benché finora siano stati esclusi collegamenti fra gli autori dell’assassinio di Londra con i terroristi di Boko Haram, è naturale il riferimento agli scontri fra cristiani e musulmani in Nigeria, agli attentati contro le chiese cristiane e alle violenze che negli ultimi anni hanno causato circa duemila morti. Nel novembre scorso, Amnesty international ha accusato le forze nigeriane di violazioni dei diritti umani ai danni dei civili durante le operazioni militari contro Boko Haram. Ben più rare, invece, le voci in difesa dei cristiani perseguitati. Del resto, se l’Occi - dente non si dimostra in grado di difendere la libertà religiosa, è quasi naturale che sorgano dalle sue periferie urbane coloro che intendono vendicare i presunti abomini dei «crociati» nel mondo islamico. Così, quando dall’ospedale dove sono ricoverati i due finiranno in carcere, rischiano di trasformarsi negli eroi dei loro correligionari detenuti. Nessuno più di loro sembra adatto a guidare la preghiera del venerdì in quei luoghi di culto gentilmente concessi dall’ammi - nistrazione penitenziaria. Fingono di non sapere, le autorità, che per la legge coranica lo spazio dove i musulmani pregano diventa da quel momento e per tutta l’eternità extraterritoriale, non più soggetto nemmeno alla sovranità di Sua Maestà la Regina Elisabetta II. Dietro le sbarre s’indottrina, si radicalizza e si recluta. Il classico processo di formazione di un terrorista islamico seguito anche da Richard Colvin Reid, che il 22 dicembre 2001 aveva tentato di far saltare in aria, con l’ esplosivo nascosto nelle scarpe, un aereo partito da Parigi e diretto a Miami. E il fenomeno non ha certo subito battute d’arresto da dodici anni a questa parte. Dunque, se i due terroristi di mercoledì sera si sono presi la libertà di agire in pubblico, in fondo, è perché anche il territorio di Woolwich rientra nel dar-al-islam, la «casa della sottomissione » ad Allah, dove non si tollera alcun controllo politico di uno Stato straniero. Glielo hanno insegnato nel movimento Al Muhajiroun e hanno ottimi motivi per sostenerlo, perché il multiculturalismo, sebbene dichiarato fallito dal premier David Cameron, ha condotto al trasferimento graduale del potere alle moschee. È stato costituito perfino un corpo di polizia ausiliario, composto esclusivamente da musulmani che dovrebbe svolgere compiti di mediazione fra le istituzioni e la comunità islamica. Se si reclutassero soltanto bobby cristiani si griderebbe alla violazione dei diritti umani. Attualmente, invece, sono i musulmani in divisa a impedire l’attività dei missionari cristiani all’interno della «loro» giurisdizione. Passo dopo passo, il ghetto si chiude dall’interno, per non fare entrare i nemici di Allah. Ormai accade anche nelle piscine pubbliche, che impediscono l’accesso ai non musulmani in alcune giornate riservate all’islam. Solo immaginarsi una dinamica uguale e contraria, con l’esclusione di una minoranza religiosa da qualsiasi ambito, è considerato indice di razzismo. Quando a deciderlo è la sharia, tuttavia, lo si accetta senza discutere.
STRATEGIA PERDENTE
Si riassume così il frutto di una strategia iniziata già prima degli attentati del luglio 2005 alla metropolitana di Londra. Il governo laburista e la polizia cercavano partner non violenti per instaurare il «dialogo» e affrontare l’emergenza legata alla sicurezza. Sullo sfondo c’era una premessa: la disponibilità implicita della Gran Bretagna a dichiararsi colpevole di islamofobia. A otto anni di distanza, il risultato è che i servizi di sicurezza britannici hanno individuato un esercito di 10mila jihadisti e non li hanno ancora fermati. Finché andavano a combattere in Iraq o in Afghanistan, ci si preoccupava relativamente. Ora il campo di battaglia è la capitale inglese, ma anche Boston, Marsiglia, Madrid. Poi, se non si correrà ai ripari, verrà il turno di altre città, in Europa e negli Stati Uniti.

Il FOGLIO - Daniele Raineri : "I convertiti dei servizi "


Daniele Raineri           MI5

Roma. Ieri fonti del governo britannico hanno confermato al Times di Londra che i due arrestati per l’uccisione in strada del soldato Lee Rigby erano conosciuti ai servizi segreti che si occupano della sicurezza interna (MI5). Uno dei due è stato identificato dai suoi ex compagni di scuola come Michael Adebolajo, 28 anni, con passaporto britannico e origini nigeriane, grazie al video in cui rivendica l’uccisione davanti al telefonino di un passante. Il secondo assassino è anche lui inglese con origini nigeriane secondo fonti di polizia, ma la sua identità non è ancora conosciuta. I nomi di entrambi compaiono in diverse “operazioni antiterrorismo del MI5 ma nessuno dei due era considerato una figura chiave nei piani di attentati indagati”. Il Times aggiunge che almeno uno dei due, Adebolajo, ha provato di recente a viaggiare all’estero per andare a combattere il jihad, ma non specifica la destinazione. Il ministro dell’Interno, Theresa May, per ora non ha commentato. Il Daily Telegraph aggiunge che “uno degli aggressori è stato bloccato o arrestato l’anno scorso mentre era in viaggio per unirsi ad al Shabaab, in Somalia”. Simon Israel, giornalista di Channel 4 News, scrive su Twitter che secondo “fonti nella sicurezza” entrambi sono stati coinvolti in indagini negli ultimi otto anni (quindi a partire dal 2005, anno dell’ultimo grande attacco terroristico a Londra). Il Guardian dice che uno dei due stava per andare in Somalia, ma poi ha ricevuto una toccatina sulla spalla dai servizi, come a dire: “Sappiamo quello che hai in mente, non farlo”. Come Mohammed Merah, lo stragista di Tolosa in Francia, e come i fratelli Tsarnaev, gli attentatori della maratona di Boston, anche i due di Woolwich erano già presenti nei file dei servizi di sicurezza ma erano considerati non pericolosi, e la somiglianza tra i casi fa pensare che questo tipo di classificazione non sia più affidabile. Seconda similitudine: in entrambi i dossier citati, Merah in Francia e i Tsarnaev in America, l’impressione iniziale di avere a che fare con cosiddetti “lupi solitari” – individui che combattono il jihad per scelta autonoma, senza appartenere a una rete – è stata poi smentita. Ieri Scotland Yard, che ha perquisito sei abitazioni a Londra e una a Lincoln ha annunciato l’arresto di due altre persone, un uomo e una donna, entrambi di 29 anni ed entrambi accusati di essere complici degli assassini. Adebolajo era vicino a un gruppo islamista poi messo fuorilegge, al Muhajiroun, guidato dal predicatore Anjem Choudary, che approva pubblicamente gli attacchi dell’11 settembre e critica la politica estera britannica in Iraq e Afghanistan come un’aggressione militare all’islam a cui è legittimo rispondere. Già soltanto questa vicinanza può aver fatto finire Adebolajo in una lista di soggetti a rischio terrorismo compilata dalla polizia e dal MI5 in stretta collaborazione prima delle Olimpiadi del 2012. Secondo il Guardian, la lista contiene tra i 2.000 e i 3.000 nomi, “troppi per seguirli tutti”. Il direttore fresco di nomina del MI5, Andrew Parker, comparirà davanti alla Commissione per Intelligence e sicurezza per spiegare se c’è stato un fallimento dei servizi. All’indomani degli attentati del 7 luglio 2005 l’intelligence britannica fu criticata con asprezza perché si venne a sapere che alcuni terroristi erano stati messi sotto sorveglianza, ma che in seguito l’operazione era stata abbandonata perché non sembravano rappresentare una minaccia seria. Per non ripetere il disastro ci fu un processo di revisione interna molto profondo, del MI5 e della Special Branch: furono aperti uffici regionali per espandere le operazioni di sorveglianza e furono stabilite nuove procedure per favorire gli scambi di informazioni tra le varie agenzie di sicurezza. Da allora quando un sospetto sembra non abbastanza importante per essere sorvegliato dal MI5 non è abbandonato del tutto, ma è passato alle attenzioni della Special Branch. Il meccanismo, però, sembra non avere funzionato di nuovo. In generale, nonostante l’allarme semipermanente sul cosidetto Londonistan, l’enclave islamista che risiede su suolo inglese, da due anni l’allarme terrorismo è stato abbassato da “severe” a “substantial”. E’ vero che c’è preoccupazione per quell’ambiente – nel 2009 uscì la notizia che il 40 per cento delle operazioni di sorveglianza della Cia è in Inghilterra, un impegno massiccio dovuto soprattutto alla presenza della comunità musulmana asiatica e specialmente del Pakistan. Ed è vero che i genitori di Adebolajo hanno cambiato residenza, quando lui era adolescente, nella speranza di sottrarlo all’influenza negativa della zona est di Londra, dove lui si era convertito all’islam radicale. Ma secondo i dati del 2012 dell’ufficio statistiche dell’Home Office il numero delle persone arrestate per reati legati al terrorismo è in calo. 121 nel 2010/2011 dai 178 dell’anno precente, e contro la media annuale di 206 registrata dal 2002. Alla fine – secondo i dati del 2012 – 45 arrestati sono stati condannati e di questi 19 per terrorismo. Un rapporto del think tank Rusi, tuttavia, segnala due tendenze che alzeranno il rischio terrorismo nei prossimi anni. La prima è il ritorno dei volontari del jihad da teatri di guerra che ormai sono troppo numerosi e lontani per essere sorvegliati tutti. E’ possibile filtrare chi arriva dal Pakistan, ma anche chi arriva da Somalia, Yemen e Nigeria? Secondo i dati del Rusi, un quarto dei volontari stranieri che combattono in Somalia a fianco del gruppo al Shabaab, legato ad al Qaida, ha passaporto britannico. Il ritorno a casa di questi individui, secondo il report, coinciderà con la prossima liberazione dei detenuti per terrorismo dell’ultima decade. Le sentenze non sono state pesanti: meno del 20 per cento dei condannati per terrorismo sta scontando l’ergastolo e soltanto un altro venti per cento ha preso più di dieci anni. La parte più ampia di loro – il 32 per cento – sta scontando o ha scontato condanne comprese tra gli otto mesi e i quattro anni.

Il FOGLIO - Giulio Meotti : " I figli prediletti del multiculturalismo  "

Giulio Meotti

Roma. L’Independent, giornale mai incline alle generalizzazioni sull’islam, un anno fa ha pubblicato un dossier choc: “L’islamizzazione della Gran Bretagna”. Vi si raccontava il fenomeno impressionante dei convertiti alla religione coranica. Stando alle ricostruzioni, uno di loro, Michael Adebolajo, due giorni fa ha assassinato un soldato a Woolwich, Londra. Dopo la conversione, Michael si fa chiamare “Mujaheed”. Un mese fa un raid coordinato tra polizia e servizi segreti a Stratford, nella zona est di Londra, ha portato all’arresto di Richard Dart, un altro convertito all’islam figlio di due insegnanti. Il giovane è stato convertito da Anjem Choudary, celebre imam noto per un filmato pubblicato dal Sun. Il giornale britannico ha mandato una squadra di reporter in incognito a una riunione di islamisti nell’East London, in occasione dell’anniversario dell’11 settembre. Choudary sostiene che un’esplosione demografica permetterà ai musulmani di prendere il controllo del paese e che questo sarà finalmente governato in base alla sharia. “L’islam è superiore e non sarà mai sorpassato. La bandiera dell’islam sarà issata a Downing Street”. L’imam è anche noto per le minacce di morte a Martin Rynja, l’editore di “The Jewel of Medina”, il saggio della giornalista americana Sherry Jones sulla vita della terza moglie di Maometto. Un sondaggio del gruppo interreligioso Faith Matters ha rivelato che il numero di britannici convertiti all’islam ha superato la soglia delle centomila unità, e che ci sono fino a cinquemila nuove conversioni ogni anno. Iniziò il musicista londinese Cat Stevens, alias Yousuf Islam, e proseguì Richard Reid, il terrorista che voleva far saltare in aria il volo 63 Parigi-Miami dell’American Airlines con l’esplosivo nelle scarpe e che si è convertito all’islam in una prigione inglese. Ma anche negli attentati del 7 luglio 2005 c’era un convertito, Germaine Lindsay, “un padre e un marito amorevole”. Quando si fece saltare in aria a King’s Cross, sua moglie aspettava il secondo figlio. Germaine aveva appena comprato un seggiolino auto per il bimbo. Anche la moglie di Lindsay, Samantha Lewthwaite, si è convertita all’islam e si batte con gli Shahab somali. Per il 70 per cento questi “novizi dell’islam” sono bianchi e fra i motivi addotti per la conversione molti citano “la mancanza di moralità” e “il permissivismo sessuale” della società inglese. In una trasmissione della Bbc, Dart viene filmato mentre denuncia la cultura britannica che sta diventando “più omosessuale” con “uomini che si vestono come le donne”.Le conversioni all’islam in Inghilterra sono aumentate di molto negli ultimi dieci anni. Prima dell’attacco alle Torri gemelle, i convertiti erano 60 mila. Da allora sono raddoppiati. Da questo grande bacino vengono spesso i terroristi della porta accanto che sfuggono al setaccio del “profiling”: non si distinguono dai milioni di teenager che popolano il paese, se non per la barba che si lasciano crescere o il salwar kamiz, il caffettano tipico dei musulmani asiatici. Gli studi hanno rilevato che la grande maggioranza delle donne convertite ha adottato l’hijab (il velo islamico) dopo la conversione. E’ un mondo che sembra volersi separare e isolare. Micidiali complotti terroristici contro obiettivi inglesi hanno visto spesso come protagonisti i convertiti all’islam. Come quello di Trevor Brooks, alias Abu Izzadeen, figlio di cristiani giamaicani, che tre anni fa aveva istigato il “gruppo di Birmingham” a rapire, torturare e filmare la decapitazione di un soldato inglese. Nel 2004 l’imam aveva tenuto un sermone alla moschea di Regent Park: “Colui che entra nell’esercito britannico e americano è kaffir e l’unica punizione è il taglio della testa”. Il 2 luglio 2005, cinque giorni prima che venisse sferrato l’attacco al cuore di Londra con i kamikaze, Izzadeen aveva detto: “Instillate il terrore nei cuori dei kuffar” (i non musulmani). Altri celebri convertiti hanno pianificato attacchi contro obiettivi inglesi, soprattutto il complotto di attacchi suicidi su aerei diretti dalla Gran Bretagna negli Stati Uniti nell’estate del 2006. Nel gruppo c’era anche Don Stewart-Shite, che avrebbe adottato il nome Abdul Waheed dopo essersi convertito al Corano, figlio di un funzionario del Partito conservatore e di una fervente cristiana metodista, mentre la sorella faceva la pubblicità per Gucci. Oppure Brian Young, ventotto anni, di origine indiana, cresciuto in una famiglia cristiana e che si converte all’islam per amore di una ragazza musulmana che aveva sposato e che gli aveva dato un figlio. I vicini lo descrivono come “un ragazzo riservato, una persona gradevole”. Il libretto rosso di questi convertiti si intitola “Edarat al-Wahsh”, governare in un mondo selvaggio. Auspica la creazione in Europa di “società parallele” accanto a quelle già esistenti, “sotto gli stessi occhi delle autorità, come società segrete con le proprie regole, valori e forze”. Devono costituirsi robuste minoranze musulmane, iniziando a “dare alle zone dove i musulmani vivono un’apparenza chiaramente islamica”, imponendo speciali stili di abbigliamento alle donne e barbe agli uomini e la costruzione di minareti. Poi si comincierà a imporre la sharia, come già avviene con ottanta corti. Queste “zone selvagge”, come le chiama l’opuscolo, offriranno la copertura per il jihad. L’obiettivo è far sì che l’“infedele” esca di casa ogni mattina con la paura di non rientrarci più. I non musulmani alla fine si sottometteranno: “L’occidente non ha lo stomaco per una lunga battaglia”.

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