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Perché non esiste ancora uno 'stato arabo palestinese'? La risposta è semplice (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


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Informazione Corretta - La Stampa - L'Unità Rassegna Stampa
09.10.2012 Elezioni Usa, Mitt Romney chiarisce quale sarà la sua politica in Medio Oriente
commento di Piera Prister, cronaca di Maurizio Molinari. L'Unità contro Romney

Testata:Informazione Corretta - La Stampa - L'Unità
Autore: Piera Prister - Maurizio Molinari - Rachele Gonnelli
Titolo: «Romney anticipa la sua piattaforma di politica estera in vista del suo secondo dibattito presidenziale - Obama passivo in Medio Oriente - 'Romney incita all’odio razziale, Obama è come Eisenhower'»

Riportiamo dalla STAMPA di oggi, 09/10/2012, a pag. 16,l'articolo di Maurizio Molinari dal titolo " Obama passivo in Medio Oriente ". Dall'UNITA', a pag. 13, l'intervista di Rachele Gonnelli alla giornalista JoAnn Wypijewski dal titolo "  «Romney incita all’odio razziale, Obama è come Eisenhower»", preceduta dal nostro commento.
Pubblichiamo il commento di Piera Prister dal titolo "Romney anticipa la sua piattaforma di politica estera in vista del suo secondo dibattito presidenziale".
Ecco i pezzi:

INFORMAZIONE CORRETTA - Piera Prister : " Romney anticipa la sua piattaforma di politica estera in vista del suo secondo dibattito presidenziale"


Piera Prister            Mitt Romney

Oggi 8 ottobre 2012, Mitt Romney continuando la sua campagna elettorale, ha parlato agli studenti di Virginia Military Institute, esponendo dettagliatamente tutti i punti della sua politica estera. Non a caso ha citato il Capo di Stato Maggiore dell’esercito George Marshall, come lo studente piu’ illustre che si sia mai diplomato in quella scuola, che contribui’ alla sconfitta del nazifascismo e poi risollevo’ l’Europa dalla fame e dalla disperazione con il piano di aiuti che prese il nome da lui. “The only way human beings can win a war is to prevent it”. Si vincono le guerre prevenendole. Le sue parole sono quanto mai attuali, perche’ come tutta l’Europa era caduta sotto il dispotismo hitleriano, ora si vive sotto la minaccia dell’atomica dei mullah iraniani, che sara’ pronta per l’uso fra qualche mese. Non per caso Romney ha citato abbondantemente sir Winston Churchill nel suo discorso per evidenziare il parallelismo tra l’Iran e la Germania nazista. Giustappunto noi ricordiamo che il presidente Obama appena arrivato alla Casa Bianca ha rimandato indietro il busto di Churchill, come non gradito, regalato non a lui ma al popolo americano dall’allora Primo Ministro laburista Tony Blair. Mitt Romney ha detto che l’America e’ sotto attacco della jihad islamica soprattutto in Medio Oriente, ma anche in Nord Africa e in Asia. Le ambasciate e le scuole americane sono state attaccate il giorno dell’anniversario dell’11 settembre e a Bengasi e’ stato barbaramente assassinato l’ambasciatore cui e’ toccata una cruda sorte, insieme ad altri tre suoi collaboratori. Ora l’America si chiede come sia potuto accadere. Aggiunge che per una settimana intera l’amministrazione ha voluto far credere che l’attacco fosse stato scatenato dal video irriverente su Maometto, invece si preparava da tempo. Ma si e’ stupito che proprio a Bengasi fuori del consolato c’era una folla di oltre diecimila manifestanti disarmati, intervenuti dopo l’eccidio per dissociarsi dagli estremisti. Mitt Romney ha posto l’accento sulla battaglia che si svolge su tutti i fronti tra Freedom and Tyranny, fra liberta’ e tirannide con l’impegno di aiutare con generosita’ amici e alleati che condividano i valori occidentali di democrazia, di rispetto dei diritti di tutti i loro cittadini, incluse le donne e le minoranze “TO ENSURE SPACE FOR CIVIL SOCIETY, A FREE MEDIA, POLITICAL PARTIES, AND AN INDIPENDENT JUDICIARY” Per garantire spazio per una societa’ civile basata su stampa libera, partiti politici e potere giudiziario indipendente. Ha promesso che impedira’ all’Iran di ultimare la sua corsa all’atomica con l’imposizione di nuove sanzioni basate su fatti, non su parole e che lavorera’ con Israele per incrementare l’assistenza ed il coordinamento militare. Riaffermera’ i legami storici che gli Stati Uniti hanno con Israele e ha promesso di mantenere l’impegno per la sua sicurezza. I WILL REAFFIRM OUR HISTORIC TIES TO ISRAEL AND OUR ABIDING COMMITMENT TO ITS SECURITY. Rafforzera’ la NATO e modifichera’ le modalita’ di assistenza internazionale incentivando il buon governo, la libera impresa e il commercio nel Medio Oriente ed oltre. Anche dopo la morte di Bin Laden, Al-Qaeda non e’ stata debellata, rimane ancora forte in Yemen, Libia, Somalia e Nord Africa e ora in Siria dove il regime di Assad ha massacrato piu’ di 30.000 uomini, donne e bambini in 20 mesi. Di fatto e’ chiaro ormai che il rischio di un conflitto nella regione e' maggiore ora di quanto non lo fosse quando il presidente Obama si e’ insediato nella Casa Bianca. Infine Romney si e’ impegnato a promuovere uno stato palestinese democratico e prospero che viva fianco a fianco con lo stato di Israele in pace e sicurezza. Ha dichiarato che anche su questo punto vitale il presidente Obama e’ fallito, infatti il processo di negoziazione si e’ ridotto ad una serie di dispute accese all’ONU. Ha terminato il suo discorso ricordando le figure di Marshall e di Churchill che hanno condotto l’Occidente alla vittoria e che non si sono arresi, dichiarando che se l’America rinuncia al suo ruolo di guida nel mondo le forze avverse ne prenderanno il posto.

La STAMPA - Maurizio Molinari : " Obama passivo in Medio Oriente "


Maurizio Molinari

«Basta con la passività di Obama, gli Stati Uniti devono tornare a guidare la politica internazionale». Il candidato repubblicano Mitt Romney sceglie la platea dell’Istituto militare della Virginia a Lexington per aprire un fronte di attacco a Obama che va ad aggiungersi all’economia. Confortato dai sondaggi post-dibattito di Denver che lo danno appaiato a Obama al 47 per cento, e in recupero in tutti gli Stati in bilico, l’ex governatore del Massachusetts pronuncia un discorso nel quale accusa il presidente di dilapidare la credibilità degli Stati Uniti. Confezionato grazie a idee e suggerimenti di un ristretto gruppo di consiglieri che include Robert Zoellick, Alex Wong, Eliot Cohen e Dan Senor, il discorso mette in contrasto Obama con l’eredità di George Marshall, l’ex capo di Stato Maggiore, Segretario di Stato e ministro della Difesa che diede il nome al piano per risollevare l’Europa dopo il 1945 e studiò proprio all’Istituto militare di Lexington.

Se Marshall rappresenta l’America che «guida», Obama ha abdicato a tale responsabilità scegliendo di «guidare da dietro» con il risultato di «rafforzare i nemici e indebolire gli alleati». Romney prende ad esempio l’attacco al Consolato Usa di Bengasi, dove è stato ucciso l’ambasciatore Chris Stevens, per evidenziare gli errori di Obama: «Non è stato un incidente isolato dovuto alle proteste contro un video anti-islamico, come l’amministrazione ha a lungo sostenuto, bensì di un attacco perpetrato dagli stessi nemici che ci aggredirono l’11 settembre 2001». Ciò significa imputare a Obama di non aver saputo prevenire l’attentato «realizzato da gruppi affiliati ad Al Qaeda» a causa di un approccio «che ci fa essere in balìa degli eventi». Da qui il «J’accuse» contro il presidente: ha incrinato i rapporti con l’alleato israeliano, non ha sostenuto la rivolta di piazza iraniana del 2009, non è riuscito a mantenere una minima presenza di truppe in Iraq, non sa fermare la repressione in Siria che ha già causato 30 mila vittime e ha subito il rafforzamento di Al Qaeda in Yemen, Somalia e Nordafrica. «L’eliminazione di Bin Laden è motivo d’orgoglio ma i droni non sostituiscono una strategia di sicurezza nazionale» osserva Romney che promette di archiviare in fretta tale approccio.

Ecco come: aumento della pressione militare sull’Iran per far abbandonare il nucleare con l’invio di task force del Mediterraneo orientale nel Golfo, azzeramento dei tagli al bilancio del Pentagono, costruzione annua di 15 nuove unità dell’Us Navy, armi ai ribelli anti-Assad, ritiro dall’Afghanistan entro il 2014 «ascoltando i comandi militari», aiuti all’Egitto condizionati a riforme democratiche e al rispetto del trattato di Camp David, «nessuna flessibilità Putin né con Pechino», sostegno ai «nostri alleati in America Latina che voglio resistere a Chavez e ai fratelli Castro» e perseguimento in Medio Oriente dell’«obiettivo di un prospero e democratico Stato palestinese in pace e sicurezza con lo Stato ebraico di Israele». Ciò che conta è che «il mondo deve sapere da che parte sta l’America». Anche per questo Romney fa sapere agli alleati della Nato: «Vi chiederà di destinare il 2% alla difesa, per ora solo 3 su 28 lo fanno».

L'UNITA' - Rachele Gonnelli : "«Romney incita all’odio razziale, Obama è come Eisenhower» "


JoAnn Wypijewski

E' sufficiente leggere il titolo dell'intervista per comprendere quale sia la posizione di Unità, Gonnelli e Wypijewski per quanto riguarda Mitt Romney.
Il candidato repubblicano viene bollato come razzista, Obama definito grande statista. Il tutto condito da immeritati elogi per Obama e la sua politica interna ed estera.
Ecco l'intervista

I giorni scattano a ritmo crescente nel calendario delle presidenziali americane e a pocopiù di tre settimane dal fatidico 6 novembre nessuno si aspettapiùqualche«titanico evento» mediatico che capovolga letendenze elettorali.Afare la differenza, cioè a decidere dove penderà l’ago della bilancia tra due candidati sostanzialmente alla pari,saranno poche centinaia di migliaia di elettori ancoraindecisi negli «Stati chiave» o swingstates: Florida, Colorado, Virginia,NewMexico,Nevada,Pennsylvania e il più grande e determinante di tutti, l’Ohio.«Unpugno di elettori vecchi, bianchi e maschi, saranno loro a decidere alla fine il presidente della nazione più potente del mondo». Così sintetizza JoAnn Wypijewski, giornalista di The Nation, il più radical dei giornali statunitensi, un tempiodella sinistra-sinistraastelle estrisce. È spettato a lei il ruolo più pungente nel dibattito sulle elezioniUsachehachiuso il Festival di Internazionale a Ferrara domenicasera,afianco diDavidCarr, storicafirma delNewYorkTimesePhilipGourevitch della rivista NewYorker. E a lei abbiamo chiesto di spiegare meglio la sua urticante opinione che la porta a paragonare Barak Obama a «Ike» Eisenhower, l’inquilino della Casa Bianca degli anni Cinquanta, ex braccio destro del generale Marshall, quello del famoso Piano per ricostruire l’Europa dopo la guerra. Lei dice che Obama somiglia a Eisenhower, maEisenhowerera repubblicano. Vuoldirecheperlei democraticie repubblicani fanno la stessa politica? «Di fatto sì, ad esempio sulla social security Obama non ha invertito la rotta verso la privatizzazione e i tagli impressa dal suo predecessore Bush, anzi ha alzato l’età per accedere agli assegni. I repubblicani non fanno che dipingerlo come un socialista, addirittura un comunista, ma ha solo applicato una politica repubblicana illuminata inun grave momentodi crisieconomica. Laricettakeynesianamoderata. Non ha certo intaccato le lobbies, o i profitti delle corporations, non ha cambiato Wall Street.Anche la progressività della tassazione è scritta nella Costituzione. Medicare è una conquista degli anni Settanta. OggiEisenhowersarebbedemocratico, l’asse della politica statunitense è notevolmente scivolata a destra dopo Clinton. Romneyper forza di cosenonpuòessere seguireObamae quindinonha argomenti per aggredirlo, può solo far appello all’ideanostalgica diun’Americapiùgrande, più forte, ad un passato idealizzato. O evocare spettri paurosi, dipingendo Obama come un pericoloso Black Panther. Ma non funziona, anzi è ridicolo. Obama si è benguardato anche solo dal rivolgersi direttamente all’elettorato nero, anzi i neri lihaproprio ignoratitranneperricordare di “tirarsisuipantaloni” cioè redarguirli. Tutto il contrario di un blackangryman, il nero incazzato che fa tanta paura.E si è accreditato fortemente nell’elettorato bianco». Però esiste un’altra prospettiva economica: il keynesismo bellico, alla Bush. Romney potrebbe rappresentare questa via, no? «Sì potrebbe,maè un modello molto vecchio e per quello che abbiamo vissuto ormai insopportabile, non gestibile. Troppi soldati morti e tutte quelle risorse investite sul militarechehannosottratto ricchezza e lavoro dall’economia civile senza aver contribuito a sviluppare il Paese. I droninonproduconocibonéveraoccupazione. Oltre che immorale l’industria della guerra è uno spreco di soldi e per di più è destabilizzante. Non possiamo permettercelo con una disoccupazione intorno all’8percento. InfattiaRomneynonresta che rimpiangere, come ha fatto alla convention, lo sbarco sulla Luna, quella prima impronta vista una sera bevendo un bicchiere di latte caldo. Scordando o facendo finta di dimenticare in quel 1969 il Vietnam, gli scontri razziali, la morte dei Kennedy, il pericolo atomico, la disoccupazione ». Sono tanti i delusi da Obama come lei? E andranno a votare? «Obamaeffettivamente ha depresso molte aspettative dei giovani, della sinistra, degli anti-guerra edi quelliche speravano inunteameconomico più progressista allaCasaBianca. Tutti questi,chehannofatto la differenza nel 2009, ora potrebbero non votare. Il più grande alleato di Obamada questo punto di vista è Romney.La campagna dei repubblicani ha preso un’impronta decisamente razzista. Negli spot sulle radio, sui manifesti, in tv, l’associazione prevalente è welfare uguale black people, quando invece le statistiche dicono che la maggior parte degli assistiti per esempio per i food stamps, i buoni alimentari, sono bianchi a bassissimo reddito. Oppureusanola parolamusulmanicome sinonimo di terroristi. E diffondono unvideo in cui si dice cheObamavuole gli Stati Uniti dell’Islam, contrabbandandolo tra l’altro come musulmano. Anch’io, che non sono certo entusiasta di questi primi quattro anni, voterò per Obama come segno di resistenza. Credo che anche molti elettori moderati, che pure sono anche moderatamente razzisti, non vogliono identificarsi con un razzismo così esplicito del nuovoestablishment repubblicano. Uno come Mitch McConnell, del Kentucky, top-ranking dei senatori repubblicani, non appena Obama è stato eletto ha subito detto che la priorità era non consentirgli un secondo mandato. Non era mai stata detta una cosa così. Lo odiano perchè è nero, è un sentimento viscerale ». Ci sarà dunque una reazione di distacco da questa propaganda a base di odio e paura? «C’è un pezzo del partito repubblicano che è attaccata a idee di libertà anche se basate sull’individualismo, persone che non accettano ad esempio che si interferisca su cosa fanno in camera da letto. Certo, la gentecome mio padre, che ha 89 anniepuòviverebeneeavereassistenza senza bisogno diMedicare voterà in ogni caso Romney solo perché è contro l’aborto, le coppie gay.Maaltri sono più libertari. C’è anche un terzo partito che li rappresenta: il Libertarian Party di Gary Johnson che solitamenteappoggiai candidati repubblicani alle presidenziali,maquesta volta no. Epoi c’èRonPaul, lui li rappresenta.Erail più credibile, un volto nuovo, il migliore, magli è stato preferito il miliardario mormone, l’uomo con i soldi, e ora molti suoi seguaci nelle piccole città degli Stati-chiave potrebbero astenersi dal voto».

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