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Perché non esiste ancora uno 'stato arabo palestinese'? La risposta è semplice (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


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Informazione Corretta - Il Giornale - L'Opinione Rassegna Stampa
27.01.2011 Memoria: ricordare la Shoà significa anche difendere Israele
Commenti di Ugo Volli, Fiamma Nirenstein, Dimitri Buffa

Testata:Informazione Corretta - Il Giornale - L'Opinione
Autore: Ugo Volli - Fiamma Nirenstein - Dimitri Buffa -
Titolo: «Solo a queste condizioni, la Giornata della Memoria - Gli ebrei rischiano ancora il genocidio - Giornata della Memoria. Se la ricordano soprattutto gli antisemiti»

Riportiamo dal quotidiano web IL SUSSIDIARIO l'articolo di Ugo Volli dal titolo " Solo a queste condizioni, la Giornata della Memoria ". Dal GIORNALE, a pag. 27, l'articolo di Fiamma Nirenstein dal titolo " Gli ebrei rischiano ancora il genocidio ", seguito dal suo comunicato dal titolo "Iniziative nel Giorno della Memoria ". Dall'OPINIONE, l'articolo di Dimitri Buffa dal titolo "Giornata della Memoria. Se la ricordano soprattutto gli antisemiti ".
Sulla Giornata della Memoria, trattandosi di ebrei morti, sono sostanzialmente corretti Unità e MANIFESTO, che quindi non riportiamo (fatta eccezione per il pezzo di Angelo D'Orsi, criticato in altra pagina della rassegna).
Ecco i pezzi:

Il SUSSIDIARIO - Ugo Volli : " Solo a queste condizioni, la Giornata della Memoria "


Ugo Volli

Il 27 gennaio 1945 le recinzioni del gigantesco campo di concentramento di Auschwitz si aprivano all'arrivo delle prime truppe alleate, senza resistenza. I tedeschi se n'erano andati qualche ora prima, dopo aver distrutto tutte le prove che potevano dei loro crimini e portandosi dietro quanti più deportati riuscivano, per avviarli alle spaventose "marce della morte", ultimo atto dello sterminio: cortei di persone debolissime, malate, denutrite, seminude, dirette verso il niente nel gelo del gennaio polacco. Gli alleati trovarono fosse di cadaveri, quel che restava delle camere a gas e dei i forni crematori smantellati in fretta, una folla di detenuti così deboli e percossi nella loro stessa identità da non poter neanche lontanamente accogliere i carri armati liberatori col giubilo che abbiamo visto alla fine del film di Benigni. La strada per il ritorno a casa del resto era ancora lunga e dolorosa, come ha raccontato Primo Levi. Alcuni, un anno dopo, arrivati in vista di Israele, furono di nuovo internati e perfino riportati in Germania dall'esercito britannico.
Quel giorno in cui, se non la fine dei tormenti, era arrivata per i deportati di Auschwitz la sottrazione alla bestiale violenza nazista, è stato scelto dall'Europa e anche dal nostro Paese per celebrare la memoria del genocidio. E' una scelta importante, non certo per "dare soddisfazione" agli ebrei, che in buona parte d'Europa sono stati sostanzialmente eliminati (in questo il progetto nazista è stato in buona parte realizzato) e che comunque non possono trovare in cerimonie pubbliche sollievo al loro lutto; ma per l'anima stessa dell'Europa, che con questa giornata deve non celebrare ma interrogarsi sulla propria identità, sulla spinta genocida che l'ha dominata, sulle ragioni che l'hanno portata alla distruzione gratuita di un popolo (e anche, accanto ad esso, di quelli che erano considerati "disadattati sociali", omosessuali, zingari, portatori di handicap fisico o mentale).
Concentrarsi sull'atto finale del genocidio, sul campo di Auschwitz, è riduttivo. Oltre ad Auschwitz ci furono decine di campi di sterminio (uno anche in Italia, alla Risiera di Trieste), tutto l'apparato logistico per alimentarli (i campi di transito, da noi i più terribili a Fossoli e Bolzano; le ferrovie; le polizie che rastrellavano le vittima - più o meno segrete e irregolari, ma in molti paesi come la Francia e l'Olanda anche i poliziotti regolari). Ci furono centinaia di migliaia, forse milioni di vittime anche fuori dai campi, soprattutto a Est: abbattuti per strada, bruciati vivi nelle loro case, ammazzati in tutti i modi. Ci fu la collaborazione di popoli interi, che denunciarono, arrestarono, in certi casi, come in Lituania, in Polonia, in Ucraina, in Romania, furono parte attiva dello sterminio. Ci fu il silenzio dei governi, degli intellettuali, di buona parte degli uomini di Chiesa. Un silenzio su cui vale la pena di interrogarsi: senza concentrarsi necessariamente su questo o quel personaggio.
Era possibile fare altrimenti. A Yad Vashem, il museo della Shoà che sorge a Gerusalemme, c'è un bosco con 23 mila alberi, ognuno dedicato a un "giusto delle nazioni", che in maniera disinteressata e spesso molto rischiosa salvò una vittima, una famiglia, decine o centinaia di persone. Eroi come Perlasca o Schindler, il vescovo metropolita di Sofia in Bulgaria che riuscì a indurre il governo alleato dei nazisti a bloccare i rastrellamenti, o il re di Danimarca, che minacciò di mettersi lui stesso il segno giallo dei deportati. Era possibile fermare la macchina dello sterminio, prestare assistenza e conforto alle vittime. Qualche volta, molte volte fu fatto – e la gratitudine degli ebrei per chi salvò i loro parenti in difficoltà non ha limiti. Molte più volte, la grande maggioranza delle volte non fu fatto. L'Europa deve usare la giornata della Memoria per chiedersene la ragione. Ce ne sono diverse, la fragilità umana, la vigliaccheria, l'adesione acritica all'autorità, la paura dei nemici in guerra. Ma la ragione principale è l'antisemitismo, quella pratica secolare che ha disumanizzato gli ebrei, li ha trasformati agli occhi della maggior parte degli europei in non persone, insetti da eliminare.
Ma l'Europa deve anche interrogarsi sul rischio che questa terribile serie di eventi possa ripetersi, come del resto già il genocidio nazista era la ripetizione industriale di una serie di stragi che si erano ripetute per secoli, in Germania come in Spagna, in Marocco come in Polonia, in Tunisia come in Russia. L'origine di questi crimini era sempre la demonizzazione del popolo ebraico, che continua ancora oggi, per bocca degli islamisti, del governo iraniano, di Al Queida, di chi progetta la soluzione della questione palestinese "ricacciando a mare gli ebrei", e di chi li fiancheggia.
Se la Giornata della Memoria non sarà un'innocua collaborazione delle vittime, magari di tutte le vittime di tutte le stragi della storia umana, ma servirà a interrogarsi sulle responsabilità di questo genocidio che ha devastato il cuore del nostro continente due generazioni fa, e sul modo di rompere una catena di crimini analoghi che dura da mille anni, allora la Giornata non sarà un appuntamento formale e magari un po' retorico, ma continuerà ad avere un senso essenziale per tutti noi

Il GIORNALE - Fiamma Nirenstein : "Gli ebrei rischiano ancora il genocidio"


Fiamma Nirenstein

Non possiamo più celebrare il Giorno della Memoria semplicemente ricordando sia pure con tutto il cuore e la migliore buona volontà. Questo è un Giorno della Memoria di battaglia. L’illusione che la storia del mondo marci progredendo, ci ha illuso che “mai più” non fosse un auspicio, ma una constatazione. Invece, è una battaglia durissima. L’Onu, nato sulle ceneri della Shoah, è stato innanzitutto costruito per garantire che la politica o l’incitamento per il genocidio siano proibiti secondo la legge internazionale. Le convenzioni dell’Onu contro il genocidio lo prevedono. Ma nella realtà, abbiamo visto cos’è accaduto in Cambogia, in Darfur, in Rwanda, abbiamo visto i tentativi di genocidio in Tibet e in Bosnia... Quanto all’incitamento, ormai è cibo quotidiano, e basterebbe un tribunale internazionale per giudicarlo come di dovere, ma nessuno lo fa.
Due volte durante il mio lavoro di giornalista in Medio Oriente ho ritirato come tutti negli appositi centri la maschera antigas. Nel ’91 mi sono rifugiata in una camere di sicurezza approntata in casa, nel 2003 l’ho preparata nel ripostiglio di casa mia con teli di nailon e scotch lungo la porta. Mio marito e io ci siamo attrezzati con tute di plastica adatte a uscire resistendo a un eventuale attacco chimico o biologico, per andare a coprire le notizie. Di fatto nel 1991 Israele fu attaccata dai missili di Saddam che fecero morti e feriti; nel 2003 l’attacco americano a Saddam non gli dette il tempo di rispondere. Ma le maschere, poi distribuite di nuovo per paura di attacchi sterminatori col gas inodore e incolore che brucia la pelle e distrugge i polmoni col botulino o con l’antrace, si aggiungono all’impegno continuo nel costruire rifugi per ogni casa, ogni scuola, ogni ospedale. Israele brevetta senza sosta nuovi servizi di pronto soccorso e di evacuazione di massa, sperimenta catene mediche e paramediche veloci, dota gli ospedali di grandi sotterranei antiatomici. La popolazione compie esercitazioni per il caso, unico al mondo, che come minacciato a chiare lettere in televisione, sui giornali, su Internet, all’assemblea generale dell’Onu che nemmeno ha pigolato una risposta, di una distruzione di massa, ovvero di un nuovo sterminio degli ebrei. Ogni famiglia nello Stato ebraico riceve dal postino come normale posta brochure aggiornate su cui - illustrate con pacifiche immagini di papà, mamma e bambini - si descrive l’eventualità di attacchi missilistici e atomico. Il Paese degli Ebrei è divorato dalle spese di difesa militare, di scudi spaziali. È orribile scriverlo nel Giorno della Memoria, dopo che già molti ne sono trascorsi da quando la minaccia all’esistenza stessa di Israele è diventata quasi un luogo comune: «Israele è un albero ammarcito da sradicare» «gli ebrei sono un popolo puzzolente»; «Come ha detto l’Imam, Israele deve essere cancellata dalla carta geografica»; «Dopo la seconda guerra mondiale gli ebrei stabilirono uno stato artificiale, falso, fittizio»; «Devono sapere che si sta avvicinando l’ultimo giorno della loro vita»; «Fra gli ebrei ci sono sempre stati coloro che hanno trucidato i profeti di Dio e che si sono opposti alla giustizia e alla rettitudine. In tutta la storia questo gruppo religioso ha inflitto i peggiori danni alla razza umana, e si è organizzato per complottare contro le altre nazioni e gli altri gruppi etnici per causare crudeltà, malizia e malvagità»; «E se un ebreo si nasconderà dietro un albero o una pietra, essi chiameranno “o figlio dell’Islam vieni e uccidi l’ebreo che si è nascosto qui dietro”». Queste oscene esternazioni, spesso uniti ad affermazioni che negano la stessa esistenza della Shoah, potete scegliere, sono uscite dalla bocca di leader, imam, militanti del terrorismo, che in Iran percorrono sicuri la strada verso la bomba atomica e si sono dotati di missili Shahab del raggio fra i 1300 e i 2000 chilometri; che come gli Hezbollah libanesi hanno una potenza balistica di 60mila missili di ogni gittata che gli sono stati consegnati dalla Siria e dall’Iran; che, come Hamas a Gaza oltre a schiere di terroristi suicidi assemblano armi balistiche sempre più perfezionate capaci di raggiungere Tel Aviv. Noi cerchiamo, tramite la sacrosanta conservazione della memoria dei sopravvissuti, di ricordare che all’origine dello sterminio degli ebrei c’è una struttura psicologica e propagandistica che delegittima la stessa esistenza degli ebrei, l’attacco a Israele è sempre più strutturato con gli stessi elementi, le stesse accuse di complottiamo, di sete di sangue, di vorace passione per il potere e per il danaro che hanno consentito e promosso il genocidio degli ebrei descrivendoli come esseri subumani, indegni di vivere. È ormai semplicemente impossibile sostenere che l’attacco a Israele sia legato alla critica alla sua politica quando si verifica che l’anno scorso gli attacchi agli ebrei europei hanno superato quelli immediatamente precedenti alla Seconda guerra mondiale. L’antisemitismo non è cresciuto a causa della critica allo Stato d’Israele, è la delegittimazione dello Stato di Israele che è cresciuta a causa, e di concerto, con l’antisemitismo, sempre più nutrito dall’integralismo islamico. Anche questo ci è difficile denunciare. Ma è questo il compito di chi ha negli occhi le immagini del bambino del Ghetto di Varsavia con le mani in alto. Volete che non succeda “mai più”? Dovete guadagnarvelo.
www.fiammanirenstein.com

Fiamma Nirenstein : " Iniziative nel Giorno della Memoria"


Fiamma Nirenstein

Si comunica che in occasione del Giorno della Memoria, l’On. Fiamma Nirenstein, Vicepresidente della Commissione Esteri della Camera, promuove i seguenti eventi:

In occasione del Giorno della memoria, domani, 27 gennaio, alle ore 9:00 presso la Commissione Esteri, il Ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini terrà un’audizione di fronte al Comitato di Indagine Conoscitiva sull’antisemitismo. Il Comitato di indagine, presieduto dall’On. Fiamma Nirenstein, ha inaugurato i propri lavori l’anno scorso nella medesima ricorrenza con un’audizione del Ministro Frattini. Ha svolto numerose audizioni di esperti, conducendo un lavoro di ricerca accurato, finalizzato a individuare le attuali dimensioni del fenomeno dell’antisemitismo, sia a livello nazionale che internazionale, e a intercettare le possibile lacune d’intervento, normativo e non, che il Parlamento deve contribuire a colmare. Una particolare attenzione è stata riservata al dilagare del fenomeno su internet.

Nel pomeriggio della stessa giornata, alle ore 17 presso la Sala delle Colonne della Camera dei Deputati, l’On. Nirenstein promuove e coordina un convegno dal titolo “Mai più? Chi progetta lo sterminio degli ebrei oggi”. Interverranno: Dan Diker, Segretario Generale del World Jewish Congress, i giornalisti Piero Ostellino e Carlo Panella, il professore Giorgio Israel, il Presidente della Comunità Ebraica di Roma Riccardo Pacifici, gli onorevoli Emanuele Fiano e Gianni Vernetti, il Vicepresidente Vicario Gruppo PDL al Senato Gaetano Quagliariello.

Milano, una poesia per ricordare:

"UNA POESIA PER RICORDARE"
nel corso della quale verranno lette poesie tratte dalla raccolta
“La notte tace. La Shoah nella poesia ebraica”
Edizioni Salomone Belforte & C., 2009

Oggi, 27 gennaio 2011, Giornata della Memoria,
la Comunità Ebraica di Milano e l'Unione dei Giovani Ebrei Italiani,
con il patrocinio del Comune di Milano, organizzano l'iniziativa

"Una poesia per ricordare"

in Piazza Duomo
(piazza Duomo, lato Camposanto -dietro al Camper brand Milano-) .

Dalle ore 11.00 sino alle ore 17.00 verranno lette poesie
per commemorare i 6.000.000 di morti
uccisi nei campi di sterminio nazisti.
Chiunque voglia potrà leggere una poesia.

Attorno alle ore 12.30 ca -13.00 si alterneranno alla lettura le Autorità cittadine
e le rappresentanze istituzionali della Comunità Ebraica.

L'OPINIONE - Dimitri Buffa : " Giornata della Memoria. Se la ricordano soprattutto gli antisemiti "


Dimitri Buffa

Non se ne fanno scappare una, specie a Roma dove è presente la più numerosa comunità ebraica d’Italia. Oramai la “giornata della memoria”, che si celebra oggi, sessantaseiesimo anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz da parte dell’Armata rossa di Stalin, è diventata un’occasione per gli anti semiti di mezza Italia per provocazioni, scritte vergognose sui muri e in genere ricerca della visibilità, che poi è la loro unica ragione di vita. Per il resto dell’anno se ne stanno nelle famigerate “fogne”, limitandosi a uscirne di quando in quando per un aggressione a un cittadino di religione ebraica o per una manifestazione di “no global”, di destra o di sinistra, a favore di hamas, o si esprimono, diciamo così, solo sul web. Ma quando arrivano i giorni dell’ultima settimana di gennaio si può scommettere lo stipendio, e persino la tredicesima, sul loro atto di provocazione. Specie nella capitale, come si diceva. Tanto che in molti si stanno chiedendo se questa commemorazione non sia diventata un vero e proprio boomerang, al di là del fatto che è inevitabile e giusto ricordare e soprattutto non dimenticare. Quest’anno gli imbecilli (e infami) di turno hanno colpito tra via Cavour e il quartiere Monti. In via Leonina sono comparse la frasi “27/01 la memoria non esiste” e “Pacifici continui a meritare il fosforo bianco”. Pacifici è ovviamente Riccardo, il presidente della comunità ebraica romana. Altre scritte sono comparse in due diversi punti di via Cavour, dove si legge “Niente memoria e bugie” e “Israele non esiste”. Portano la firma di “Militia”, formazione di estrema destra. Sulla vicenda indagano gli inquirenti, ovviamente. E va detto che il tono delle scritte fa pensare più a militanti dell’estrema sinistra filo hamas che spesso si travestono dietro le sigle di destra. Per la cronaca oggi è l’undicesimo anno che si commemora questo giorno della memoria. La Rai ricorderà i giorni dell'Olocausto con un'ampia copertura informativa all'interno dei telegiornali nazionali e regionali e dei notiziari radiofonici. Anche la programmazione per i giovanissimi, prevede ampio spazio nel Tg Ragazzi su Rai3. Un impegno che percorre i palinsesti di reti generaliste, digitali, radiofonia e siti internet con dirette, film, testimonianze, servizi, inchieste e approfondimenti. Inoltre, uno spot “interrete”, trasmesso più volte nell'arco della programmazione, sta già ricordando l'evento. Addirittura i lanci di agenzia per il palinsesto televisivo della Memoria ieri erano ben undici. A fronte di ciò però, ci sono anche coloro che vivono del “lato B” di questa giornata, quelli che aspettano al varco la data per imbrattare muri ordir provocazioni, promuovere paralleli impossibili con presunti olocausti del ppolo palestinese, fare convegni revisionisti ecc. Insomma gente che vive di luce riflessa dell’evento. Tra questi ultimi spiccano alcuni esponenti de “la Destra” che hanno pensato bene di utilizzare la giornata per ricordare Giorgio Almirante, che in verità non fu mai né anti semita né nemico di Israele, anche se alcuni esponenti politici, e gli attacchini di manifesti, del partito di Storace non se lo ricordano più. Sia come sia, anche su questo convegno è esplosa un’inevitabile polemica, stavolta con il Pd romano. Enzo Foschi, consigliere del Pd della Regione Lazio ha detto che “l'Eur spa, ente pubblico, avrebbe dovuto negare una delle sue sale più prestigiose per questo evento , ma, forse, non si è voluto far mancare l'occasione, vista la sua provenienza politica, di dar lustro a uno come Giorgio Almirante, noto anche per essere collaboratore dei nazisti, un fascista, razzista e fucilatore di partigiani.” Poi ha aggiunto: “Cosa ne pensa Alemanno? Crediamo sia opportuno che chieda all'ente, tra le aziende in quota del comune, di revocare questa becera iniziativa, altrimenti sarebbe facile supporre che mentre da una parte il centrodestra sostiene a parole le manifestazioni in ricordo della Shoah, dall'altra organizza revival in salsa fascista, e questo Roma, medaglia d'oro alla Resistenza non lo tollera..” Come si vede, più che altro, l’improvvida e provocatoria iniziativa ha sortito l’unico effetto di fare sommergere di contumelie la memoria di Almirante, che forse non merita i sostenitori interessati che si ritrova attualmente. Per il resto, la giornata, guastata dagli episodi delle scritte e dai fraintendimenti e le provocazioni del suddetto convegno, si è risolta in una serie di iniziative e di deprecazioni che però hanno sempre il torto di arrivare dopo la fuga dei buoi (o altri animali cornuti) dalla stalla. Forse la maniera migliore di commemorare i sei milioni di ebrei morti non risiede nel cogitare altre leggi che puniscano chi nega l’esistenza della Shoà ( e lo fa magari per finire in qualche tg), ma per manifestare “senza se e senza ma” la solidarietà ai sette milioni di ebrei ancora vivi che risiedono in Israele e che si trovano da sessantatre anni sotto la costante minaccia dei paesi arabo-islamici del Medio Oriente per i quali quel paese è sempre stato considerato “un’entità” da cancellare. Certo è bello sapere che in occasione del Giorno internazionale della Memoria il museo dell'Olocausto Yad Vashem di Gerusalemme e la filiale israeliana di Google hanno presentato un'iniziativa congiunta che consente di rintracciare sul web 130 mila fotografie relative alla Shoah, che erano finora custodite negli archivi dell'Istituto. Ed è consolante constatare che ogni anno 11 milioni di persone visitano il sito web di Yad Vashem. Forse però, andrebbe anche spiegato in questi giorni, più che con le visite ad Auschwitz o il riempimento di cinema e palinsesti con film sull’Olocausto (non sempre tutti artisticamente convincenti), il valore della cultura ebraica con lezioni di storia sullo stato di Israele e sul suo indiscutibile diritto ad esistere. Ma per le autorità cittadine romane, e per i politici nazionali, che si chiamino Alemanno o Veltroni, Zingaretti o Polverini, Fini o Frattini, D’Alema, Fassino o Rutelli, è probabilmente molto più comodo presenziare a infinite “photo oppurtunities” e se del caso consegnare ai comunicati stampa l’indignazione di repertorio. Specie quando si ripetono, con una costanza da orologio a cucù, episodi di anti semitismo, scritte ignobili, profanazioni di cimiteri ebraici e quant’altro sembrano suscitare queste ricorrenze nell’immaginario dell’anti semita medio made in Italy.

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