giovedi` 29 ottobre 2020
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
--int(0)
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Perché non esiste ancora uno 'stato arabo palestinese'? La risposta è semplice (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


Clicca qui






Informazione Corretta - Corriere della Sera Rassegna Stampa
23.11.2010 Vertice Nato a Lisbona: il teatrino dei sorrisi che ignora i problemi reali
Commenti di Giovanni Sartori, David Braha

Testata:Informazione Corretta - Corriere della Sera
Autore: Giovanni Sartori - David Braha
Titolo: «Nato, Iran e la Turchia che ci sta lasciando - Lisbona: il teatrino dei sorrisi che ignora i problemi reali»

NATO in primo piano.
Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 23/11/2010, a pag. 1-46, l'articolo di Giovanni Sartori dal titolo " Nato, Iran e la Turchia che ci sta lasciando ". Pubblichiamo il commento di David Braha dal titolo " Lisbona: il teatrino dei sorrisi che ignora i problemi reali ".
Ecco i pezzi:

CORRIERE della SERA - Giovanni Sartori : " Nato, Iran e la Turchia che ci sta lasciando "


Giovanni Sartori

La Turchia, ormai, sembra guardare all’Islam: il premier turco Erdogan, al vertice Nato di Lisbona, è riuscito a ottenere che l’Iran venisse escluso dagli Stati che minacciano l’Occidente, per l’appunto protetto dai militari dell’Alleanza Atlantica. Così abbiamo perso la Turchia e al tempo stesso rinforzato la mano del nostro più pericoloso nemico, l’Iran degli ayatollah. Davvero un bell’insuccesso. Al vertice Nato di Lisbona Berlusconi è arrivato in ritardo e, forse, pensando alla Carfagna e alle bizze delle donne. Temo che gli sia sfuggito, così, che a Lisbona è esplosa una grana immensamente più importante delle «pari opportunità», e cioè che la Turchia ha cambiato campo, uscendo di fatto dall’alleanza militare dell’occidente.

Come si sa, o si dovrebbe sapere, l’Unione Europea discute da decenni sulla inclusione della Turchia nell’Unione Europea. La ragione vera, e valida, di chi si opponeva, Germania in testa, era che l’inclusione avrebbe aperto le porte dell’Europa a una massiccia e forse incontenibile immigrazione islamica. La ragione vera, e anch’essa valida, di chi favoriva l’inclusione della Turchia è che era l’unico caso, e quindi un caso esemplare, di connubio di uno Stato laico-democratico con una popolazione islamica.

Tutti gli esperti sapevano, peraltro, che la democrazia turca era sin dal 1923, una «democrazia protetta», protetta e anche imposta dai militari. Eppure, nella sua immensa ingenuità, e anche stupidità, l’Occidente chiedeva alla Turchia, come condizione di ammissione all’Europa, di eliminare la «balia» militare.

Il premier turco, Erdogan, è così riuscito, un piccolo passo dopo l’altro, a islamizzare lo Stato turco. E così Erdogan a Lisbona ha ottenuto che l’Iran venisse escluso dagli Stati che minacciano l’Occidente protetto dalla Nato. Così abbiamo perso la Turchia e al tempo stesso rinforzato la mano del nostro più pericoloso nemico, dell’Iran degli ayatollah.

Davvero un bell’insuccesso.

INFORMAZIONE CORRETTA - David Braha : " Lisbona: il teatrino dei sorrisi che ignora i problemi reali "


David Braha

Prima ancora del suo inizio è stato definito un vertice "storico". Barack Obama ha affermato che da esso la NATO ne sarebbe uscita "rivitalizzata" e, secondo il Segretatio Generale Rasmussen, sarebbe dovuto essere il summit più importante dalla nascita dell'Alleanza Atlantica. A giudicare dai sorrisi, dalle lodi, e dalle frasi di entusiasmo, sembrerebbe che le aspettative non sono state tradite e che effettivamente Lisbona abbia significato un passo in avanti rispetto al passato. Ma invece di analizzare e di esaltare gli esiti del vertice, qualcuno si è soffermato a riflettere sui suoi contenuti, sui temi di cui si è effettivamente discusso, su quali siano le prospettive future dell'Alleanza, ma soprattutto sulle implicazioni di tutto ciò? Sembrerebbe proprio di no: e allora, procediamo con ordine.

 La notizia che probabilmente ha fatto più scalpore e' stata indubbiamente la scelta di avviare a breve la fase di transizione in Afghanistan, finalizzata ad un ritiro progressivo da concludere entro il 2014. Tuttavia, nonostante l'entusiasmo con cui la decisione è stata accolta, vi sono aspetti controversi dell'intera questione che sono passati (quasi completamente) inosservati. Innanzitutto il problema dei Talebani. Dallo scorso mese di Giugno infatti il presidente Hamid Karzai ha avviato delle trattative con lo scopo di negoziare un eventuale rientro dei "fratelli arrabbiati" nel sistema politico Afghano. In altre parole, dal momento che l'ipotesi di una vittoria militare appare sempre più remota - per motivi tanto strategici quanto di costi, economici e non solo - si sta vagliando la possibilità di intraprendere altre strade, e in primo luogo quella dell'appeasement. Iniziativa indubbiamente degna di lode, se non fosse per il fatto che i Talebani rappresentano probabilmente la frangia più radicale dell'estremismo islamico. Sono quelli che nel 2001 hanno distrutto nell'incuranza più totale i Buddha di Bamiyan, le due monumentali statue intagliate nella roccia di una montagna risalenti al VI secolo, in quanto "simboli di idolatria" contrari ai dettami dell'Islam; sono quelli che hanno fatto regredire la frizzante società afghana di quarant'anni fa trascinandola in un abisso medioevale nel quale gli uomini erano tenuti a tenere la barba lunga, e le donne che mostravano anche per sbaglio una caviglia da sotto il burqa venivano fustigate; e, dulcis in fundo, sono stati la rampa di lancio per gli attentati dell'11 Settembre. Un'eventuale riappacificazione con i Talebani richiederà quindi che vengano fatte delle concessioni, che vengano raggiunti dei compromessi. E allora, siamo veramente sicuri che farli rientrare nei ranghi del potere ufficiale e legittimo sia una buona idea? Chi o che cosa sarà sacrificato nel nome della pace con i “fratelli arrabbiati”, chi ne pagherà il prezzo? Le donne? La democrazia? La libertà? Non si rischia in questa maniera la creazione un surrogato dell'Iran?

 Altro tema, altra domanda. Lo scudo anti-missile: ce n'è davvero bisogno? Sono anni che se ne discute, che si tratta (soprattutto con la Russia), e che si prova a spingere avanti il progetto tanto ambizioso quanto costoso di creare un sistema di difesa contro possibili attacchi balistici ai danni di Europa e USA. In pochi però sembrano chiedersi se ne valga veramente la pena. Il Segretario Generale della NATO Rasmussen ha presentato il vertice di Lisbona come un summit finalizzato a "rispondere alle sfide del XXI secolo": ma a dire il vero la minaccia di attacchi missilistici ai danni dell'Occidente sembra più una prospettiva da Guerra Fredda che da Terzo Millennio. Ci si dimentica che le sfide più importanti con cui l'Occidente - e in particolar modo l'Europa - hanno a che fare al giorno d'oggi sono altre. Da una parte c'e' il terrorismo, il cui impatto mediatico, politico e sociale è maggiore di quanto si creda. Qualcuno si ricorda per esempio quali sono state le conseguenze degli attentati di Madrid nel 2004? Semplice: la vittoria alle urne da parte di Zapatero, che fino a tre giorni prima delle elezioni - ovvero il giorno dell'attentato - era dato come perdente. E qual è stata la prima decisione di Zapatero una volta al potere? Il ritiro delle truppe iberiche dall'Iraq. Traduzione: i terroristi hanno ottenuto esattamente ciò che volevano. Ma ovviamente il terrorismo non è l'unico problema di USA ed Europa. E quindi, in un Occidente scosso dalla crisi economica, minacciato dal terrorismo, e impegnato a combattere contro cupe previsioni demografiche ed ambientali, uno scudo anti-missile e' davvero da considerare una questione prioritaria?

 Al contrario di quanto ha affermato il Presidente USA quindi, sembrerebbe che la NATO sia uscita da Lisbona tutt'altro che "rivitalizzata", bensì pronta a scavarsi da sola la fossa. E questo è dovuto a diversi fattori. L'exit strategy dall'Afghanistan per il 2014, tanto per iniziare, è una bufala. Barack Obama, che si era presentato alla vigilia delle Presidenziali del 2008 come l'uomo del cambiamento, dello "Yes, we can", sta di fatto lasciando la patata bollente dell'Afghanistan in eredità al proprio successore. E se nel 2012 Obama dovesse succedere a se stesso, il suo operato non potrà essere sottoposto a nessun esame da parte del popolo in quanto non potrà più candidarsi  per la rielezione. In altre parole, sarà libero di permettersi qualunque errore senza poi doverne pagare le conseguenze. Per quanto riguarda lo scudo missilistico invece, a Lisbona hanno tutti evitato di nominare l'Iran come la reale - e per il momento anche unica - minaccia balistica contemporanea. Tutto ciò per via del veto imposto dalla Turchia la quale, rigettata dall'UE, sembra avvicinarsi sempre più all'asse Damasco-Teheran. Non solo, ma la sensazione latente è che tramite lo scudo anti-missile l'Europa si stia lavando le mani dell’intera questione iraniana. Creando un ombrello di difesa all'avanguardia si potrebbe infatti garantire all’Iran la possibilità di realizzare le proprie ambizioni nucleari, lasciando allo stesso tempo che l’Occidente dorma sonni tranquilli riparato dal suo scudo. Peccato soltanto che, in questa maniera, tutto il resto del mondo resterebbe fuori dalla porta alla mercé degli Ayatollah.

 Siamo sicuri, quindi, che a Lisbona siano stati veramente fatti passi in avanti verso il XXI secolo? Nonostante il teatrino dei sorrisi, delle pacche sulle spalle e delle strette di mano, sembrerebbe proprio di no. Il problema è che nonostante il nuovo millennio stia ponendo l'umanità di fronte a sfide completamente nuove, gli approcci adottati per risolvere tali problemi sembrano ancora cristallizzati nei metodi e nelle idee del secolo scorso. In altre parole: soluzioni vecchie, per problemi nuovi. Funzioneranno? Ancora nessuno può dirlo, ma la storia ci insegna che, per esempio, il vero passaggio dal XIX al XX secolo non avvenne alla mezzanotte del 1° Gennaio 1900, bensì con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. E allora: quando inizierà il Terzo Millennio?

Per inviare la propria opinione al Corriere della Sera, cliccare sull'e-mail sottostante


http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90
lettere@corriere.it

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT