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Informazione Corretta - FiammaNirenstein.com Rassegna Stampa
28.09.2010 Perché una maratona oratoria per Israele
di Fiamma Nirenstein

Testata:Informazione Corretta - FiammaNirenstein.com
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Perché una maratona oratoria per Israele»

Perché una maratona oratoria per Israele
di Fiamma Nirenstein


Fiamma Nirenstein

La nostra iniziativa nasce da un’emergenza pratica e dal sentimento, poi confermato dalla grande risposta a questo sasso lanciato nello stagno dell’abitudine e dell’indifferenza, che qualcosa di molto grave stia accadendo, qualcosa che riguarda tutti noi.
Abbiamo cercato di costruire un evento diverso da tutti gli altri, perché è europeo e perché non propone una piattaforma politica, ma morale, dunque bipartisan. E infatti tale è risultata l’adesione alla nostra manifestazione del 7 di ottobre: da Giuliano Ferrara a Roberto Saviano, da Cicchitto a Veltroni, a Paolo Mieli, a Vittorio Sgarbi e Alain Elkan.
Vi abbiamo presentato una lunga lista di persone che hanno promesso di partecipare alla nostra maratona. Essa verrà aperta da José Maria Aznar: l’ex primo ministro spagnolo non ricopre oggi cariche politiche, ma ha da poco fondato i Friends of Israel di cui anche io faccio parte, in risposta a un’esigenza simile alla nostra quella di porre fine a una mistificazione che rende alieno a odioso un Paese dalla vibrante vita civile e culturale, una democrazia uguale alle nostre, ma circondato da nemici.
La lista vi mostra una fitta partecipazione europea di membri dei parlamenti, come John Man, e di intellettuali come Nicolai Lilin o Bruce Bawer. Questo è particolarmente importante: io ho misurato parecchie volte personalmente l’abitudinaria inconsapevolezza con cui le istanze europee più importanti, come il consiglio d’Europa, usano formule inconsulte parlando di Israele, accusandola di crudeltà e crimini di guerra senza nemmeno chiedersi bene che cosa sia successo.  
Da anni ormai infatti una rete di falsificazioni ha avvolto lo Stato d’Israele fino a rendere letteralmente impossibile l’informazione e il giudizio, e soprattutto in maniera così pervasiva da mettere in pericolo la vita di Israele stesso, e con essa anche l’intera sfera della moralità internazionale, e della nostra in particolare.
La vita di un paria, di un essere crudele e asociale, di un prepotente fuorilegge non vale niente. Egli non ha diritto a difendersi, non ha diritto alla considerazione umana che si deve a ciascuno, non ha più storia né affetti: insomma è già socialmente morto. La religione dei nostri tempi è quella dei diritti umani, e chi se ne è fatto custode dopo gli orrori della seconda guerra mondiale è l’ONU. Capite bene che quando queste organizzazione dedica l’80 per cento delle sue risoluzioni di condanna, compreso il consiglio per i diritti umani, all’unica scheggia di democrazia in mezzo a un mare di paesi autoritari e autocratici, qualcosa si è rotto, e si è rotto dentro di noi, non solo per Israele. Quando si parla di razzismo e di apartheid per un Paese che attribuisce diritti pieni e identici a tutti i suoi cittadini, con tutte le imperfezioni che possono esistere, mentre tanti Paesi, mai condannati per questo, perseguitano cristiani e omosessuali; quando tramite il boicottaggio, la messa al bando, le continue parole di odio si escludono come appestati gli scienziati, gli agronomi, i medici che hanno migliorato tanto la nostra vita, gli scrittori, gli sportivi, gli artisti persino i sindacalisti che normalmente partecipano delle varie indispensabili occasioni di vita civile a livello internazionale, quello che si sta facendo è cercare di impedire a questo Paese di vivere.
Di fatto questa delegittimazione si accompagna a continue minacce molto esplicite da parte dell’Iran, degli Hezbollah, di Hamas, di altri gruppi terroristi. Minacce armate, raduni in stile nazista con passo dell’oca e bambini inquadrati in milizie di piccoli martiri, veri missili, veri attentati terroristici, vera preparazione di bombe atomiche, e accanto a questo la ripetizione ossessiva della delegittimazione di Israele. Israele vi viene disegnato come un orribile intruso,  non un Paese la cui nascita segna la vittoria sulla morte, il ritorno degli ebrei a una terra la cui partizione non è stata certo negata da loro.
L’ultima vicenda della Mavi Marmara è stata significativa, un quarto d’ora dopo la vicenda tutti correvano a condannare Israele per poi rimangiarsi le conclusioni iniziali. Salvo la commissione per i diritti umani dell’ONU, fedele al mandato di condannare Israele comunque.
 
In questi giorni in cui tutti speriamo che nonostante le difficoltà il processo di pace possa andare avanti, abbiamo lanciato l’idea di porre fine alla delegittimazione di Israele a partire da una manifestazione che sia un punto fermo. Lo facciamo per ristabilire giustizia nel giudizio internazionale, ma anche perché ne giovi e si accresca sempre la moralità e la politica nel nostro Paese, che nutre sincera amicizia verso lo Stato Ebraico.
Abbiamo scelto la forma della maratona perché la riteniamo la più aperta, la più popolare, abbiamo fermato noi il flusso delle iscrizioni a parlare perché tante persone di buona volontà capiscano che questo infinito fiume di odio, di disprezzo, questa ombra di morte che viene continuamente allungata su Israele, di fatto si allunga su di noi, sulla nostra intelligenza, la nostra conoscenza della storia, la nostra moralità. Mentire sulla storia fa si che i bugiardi vincano, per esempio Ahmadinejad quando nega la Shoah o quando dice che gli americani si sono fatti da soli l’attentato delle Twin Towers, così propaga l’idea che Israele attacchi la Mavi Marmara mossa da un istinto sanguinario verso pacifisti inermi. Sorvegliare la verità è un compito che salva la comprensione  dei contemporanei e dei nostri figli di ciò che accade, e quindi un corretto senso del buono e del giusto.
Ultimamente l’escalation della menzogna è diventato parossistico. Noi ve ne abbiamo fornito pochissimi esempi nel nostro dossier. Ma tutti i giorni si mente su Israele e lo si vilifica rovesciando la morale prescelta dalla nostra civiltà, quella del rispetto dei diritti umani, della libertà, della giustizia, della legalità internazionale.
Speriamo che ci aiutiate in questo compito, l’informazione è fondamentale in questa impresa che noi qui con audacia e con un po’ di incoscienza abbiamo intrapreso.


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