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Perché non esiste ancora uno 'stato arabo palestinese'? La risposta è semplice (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


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Il Foglio - Informazione Corretta Rassegna Stampa
27.04.2010 Perchè la strategia di Obama in Medio Oriente non funziona
Commenti di Piera Prister, David Braha, Redazione del Foglio

Testata:Il Foglio - Informazione Corretta
Autore: La redazione del Foglio - Piera Prister - David Braha
Titolo: «Obama e l’assedio di Israele - Per Obama il nucleare, come la ricchezza, dovrebbe essere universalmente ridistribuito - La miopia di Obama»

Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 27/04/2010, a pag. 3, l'editoriale dal titolo "Obama e l’assedio di Israele". Pubblichiamo il commento di Piera Prister dal titolo " Per Obama  il nucleare, come la ricchezza, dovrebbe essere universalmente ridistribuito ", l'analisi di David Braha dal titolo " La miopia di Obama ". Ecco gli articoli:

Il FOGLIO  - " Obama e l’assedio di Israele "

Nel video di Hamas si vede il mite Noam Shalit, invecchiato e col bastone, che vaga sconsolato per le strade d’Israele stringendo una foto del figlio in cattività. Verso la fine del filmato appare una scritta che dice: “Gli sforzi del governo israeliano hanno avuto successo. Dopo uno scambio di prigionieri, Noam finalmente incontra il figlio Gilad”. A quel punto si vede l’anziano padre che siede in attesa al valico di Erez finché non gli viene consegnata una bara coperta dalla bandiera israeliana. Ha accusato duramente il colpo Israele dopo questo spietato documento della propaganda islamista. Hanno sempre tormentato Israele le immagini dei suoi soldati rapiti e usati, spesso da morti, come merce di scambio. Ma l’ultima trovata sul caporale Shalit tormenta particolarmente l’inconscio collettivo di Israele perché arriva in un momento di grave isolamento internazionale. Da quando c’è Obama, Netanyahu ha impegnato la sua coalizione ad accettare uno stato palestinese, ha tolto posti di blocco per facilitare la vita ai palestinesi, ha aiutato lo sviluppo economico della Cisgiordania e ha accettato di varare una moratoria delle costruzioni ebraiche in Cisgiordania. Eppure la Casa Bianca sta da mesi stringendo la morsa attorno al suo unico alleato democratico in medio oriente. L’Amministrazione Obama vuole ottenere rapidi progressi, di cui possa attribuirsi il merito, verso la pace; nelle sue intenzioni, questi rpogressi dovrebbero aiutare l’America in Afghanistan, in Iraq e nel fronteggiare l’Iran. La strategia di spingere Israele a concessioni preventive e di metterlo in un angolo rischia però di rinfocolare il caos in medio oriente, dove già si parla di una nuova “guerra d’estate”, con Hezbollah che preme da nord e Hamas da sud in una doppia tenaglia ordita dagli ayatollah. Gli Stati Uniti sbagliano quando lavorano per l’isolamento di Israele: così facendo incoraggiano lo spirito bellicista arabo e anche l’inflessibilità israeliana, e gettano Fatah nelle fauci dei movimenti islamisti. Per questo commentatori israeliani hanno eloquentemente parlato del “1967 di Obama”. Allora erano i tank del dittatore egiziano Nasser, oggi è l’atomica dei turbanti sciiti. Spetta all’America garantire che Israele non sia messo mai più in una situazione come quella che dovette affrontare in quell’anno fatale.

INFORMAZIONE CORRETTA - Piera Prister: " Per Obama  il nucleare, come la ricchezza, dovrebbe essere universalmente ridistribuito "


Piera ed Emanuela Prister

 Se Israele in exstremis, dovesse decidere di sferrare un attacco militare per distruggere i siti atomici iraniani, difenderebbe non solo se stesso ma tutta la comunita´ internazionale, erigendosi ad unico ed ultimo bastione del mondo libero e democratico  e si sostituirebbe agli Stati Uniti che, sotto l´amministrazione Obama e´ ormai una nazione che sembra aver abdicato a quegli ideali di liberta´ e di esportazione della democrazia che da sempre l´hanno caratterizzata fin dalla sua fondazione,  perche´ e´ certo che gli Stati Uniti hanno abbandonato la linea del tradizionale pragmatismo americano, e hanno scelto quella dell´attesa e dell´inettitudine verso i nemici mostrando indecisione e debolezza. Parlando a Il Cairo Obama aveva riconosciuto  all´Iran il diritto al nucleare infischiandosene del diritto di Israele all´esistenza, dato che da anni e  a tamburo battente i negazionisti Ahmadinejad e Khamenei  continuano nel loro logorroico antisemitismo - di cui solo il finto tonto Obama sembra non accorgersene- nel dire  di voler incenerire Israele e nel frattempo riforniscono d´armi  Hamas e  Hezbollah, i Fratelli Musulmani e i Pasradan, tutti  nemici sputati di Israele e degli Stati Uniti. E´ chiaro che Obama non ha alcuna intenzione di ostacolare l´arricchimento dell´uranio nelle centrifughe dei vari siti nucleari iraniani, perche´ ogni stato secondo lui avrebbe diritto al nucleare e cosi´ anche l´Iran anche se e´  il principale sponsor del terrore.  E dopotutto quando era senatore non aveva straripetuto ai quattro venti che l´Iran e´ un paese piccolo e in quanto tale non pone nessuna seria minaccia agli Stati Uniti!  

 L´Occidente purtroppo consuma petrolio e benzina fino ad esserne dipendente o -oil-addict- come ebbe a dire George Bush- e che proprio per questo e´ esposto al ricatto dei paesi musulmani produttori di petrolio e di gas che sono capaci di mettere in ginocchio l´economia dei paesi liberi che ancora non sanno decidersi persino se boicottare o non boicottare economicamente l´Iran visto che dipendendono dal suo petrolio.

  Israele invece sta valutando l´attacco ponderandone i pro e i contro, d´altronde la scelta e´ oltremodo difficile, resa ancora piu´ ardua dal fatto che la comunita´ internazionale nella sua irrisolutezza e  pavidita´ con Obama in testa, l´ha lasciato solo abbandonandolo a se stesso.  

Per Israele e´ una scelta inevitabile per la sua sopravvivenza, e´ una questione di vita e di morte per se´ e per tutto l´Occidente, dato che  e´ lo stato ebraico e non piu´ l´America che si identifica nei valori della democrazia, del libero mercato, del rispetto delle donne e dei diritti umani. Israele scenderebbe in campo per tutta la sopravvivenza della civilta´ dell´ Occidente, visto che ieri il Dipartimento di Stato americano ha diffuso la notizia da brivido che missili ballistici iraniani potrebbero colpire le citta´ americane nel giro di cinque anni e che anche prima potrebbero colpire l´Italia, la Polonia e la Francia che gli sono piu´ vicine e l´ha ripetuta in modo martellante per tutta la giornata con importanti interventi di personalita´ che hanno commentato la notizia come David Horowitz e John Bolton.

Inoltre si legge sul Jerusalem Post del 22 aprile 2010 " Iran begins war games in Gulf" e che L´Iran ha iniziato le esercitazioni di guerra su larga scala per tre giorni nel golfo Persico per esibire come un pavone la sua capacita´ bellica. Il ministro della Difesa iraniano Gen. Ahmad Vahidi ha annunciato che nuove armi saranno testate.

Vahidi, lo ricordiamo e´ considerato dai giudici argentini la mastermind dei due attacchi antisemiti e assassini a Buenos Aires e su cui pende un mandato di arresto dell´Interpol.  L´amministrazione Obama  lo prende alla leggera anche se  i vertici militari americani si rendono conto del pericolo ma devono a denti stretti ubbidirgli.

 Ad Obama gli hanno affibbiato il nomigliolo di "Obambi", forse per la sua faccia da bambino, ma sbaglia chi crede che sia un ingenuo, in verita´ la sa lunga molto di piu´ di quanto non si creda.  Sempre a Il Cairo aveva detto che avrebbe difeso il diritto delle donne musulmane a portare il velo, e che avrebbe punito per legge chi l´avesse impedito. E chi ha scelto come consigliere per il mondo arabo? Proprio una donna che indossa il hijab  e che e´ favorevole alla shariah law, si chiama Dalia Mogahed, "executive director of Center for Muslim Studies" e  rappresenta il lato piu´ radicale dell´Islam. Non ha scelto certo una donna come Hirsi Ali' che difende da sempre le donne e che e´ sparita dalla circolazione per sfuggire ai tagliateste e tagliagole, ma Dalia Mogahed che vorrebbe assimilare tutte le donne musulmane alla sua immagine e somiglianza di donna ubbidiente e sottomessa.  Che cosa altro ne possiamo pensare se non che Eurabia e´ approdata alla Casa Bianca!?

Si aggiunge cosi´ un altro tassello che fa luce sulla vera personalita´ di Obama. A noi, come a moltissimi altri non resta che fare opposizione aspettando la cartina al tornasole delle elezioni di novembre. Nel frattempo Obama e l´ex presidente Clinton attaccano il dissenso interno a cui vorrebbero mettere il bavaglio, criminalizzando le radio libere e accusando di terrorismo Rush Limbaugh, il piu´ popolare conduttore radiofonico che ha milioni e milioni di ascoltatori in tutta l´America, intorno al quale si raccoglie tutta l´opposizione.  

 Ma paradossalmente non accusano l´Iran d´essere il  primo sponsor del terrore, l´Iran che e´ un paese che sfida le libere democrazie e che potrebbe diventare un califfato in grado di opporsi all´Occidente. Fino a ieri arretrato,  e senza tecnologia -con i proventi del petrolio affluenti nelle sue casse, con i quali ha potuto comprare la migliore e la piu´ sofisticata assistenza tecnica che esista sul mercato- si sta delineando nello scacchiere internazionale come una potenza armata fino ai denti capace d´essere la nazione guida dell´Islam sotto la cui egida nazionalista dominare  tutti i paesi musulmani. Inoltre il nazionalismo e´ un´ attraente lusinga per le masse indottrinate ed ignoranti che non hanno lavoro e che conducono una vita grama; come anche per quelle donne che -avvolte nel burqua nero che nega loro una personalita´ autonoma  e una dignitosa esistenza- si prostituiscono in verita´ per un tozzo di pane. Il regime le vuole cosi´, dietro il burqua goffe ombre nella notte, apparentemente tutte caste e rinunciatarie, salvo seppellirle fino al collo e lapidarle come animali sacrificali propiziatori.

Ed ora con questo presidente, il hijab e´ legalizzato alla Casa Bianca come nelle universita´ americane dove le ragazze che l´indossano spuntano come funghi.

Barack Obama sembra voler e poter convivere con un Iran atomico, per quell´idea che come la ridistribuzione della ricchezza, anche le armi atomiche dovrebbero essere equamente ridistribuite. Per ora il presidente americano rimane fedele a quello che -in nome del concetto di  parita´ e di eguaglianza senza distinzione- disse nel suo discorso dell´anno scorso a  Il Cairo, diretto alla grande nazione islamica, e cioe´ che bisogna riconoscere ad ogni stato il diritto di produrre per se´ energia atomica. Che cosa ci sia dietro lo vedremo prossimamente, ma nel frattempo ancora per molti americani e per la  maggioranza degli ebrei americani, Obama e´ sempre il presidente anche se e´ sceso nell´indice di gradimento.  

E´ chiaro che sta affiorando alla luce il suo lato oscuro o meglio oscurantista, cioe´ una volonta´presente e non del tutto rimossa di risentimento verso l´America per i presunti errori della quale, si sente in dovere di chiedere sempre scusa; e verso Israele che solo perche´ esiste sarebbe d´ostacolo alla formazione dello stato palestinese.

INFORMAZIONE CORRETTA - David Braha : " La miopia di Obama "


David Braha

È fresca di stampa la notizia secondo la quale i negoziati indiretti tra Israele e i Palestinesi potrebbero iniziare a breve sotto l’egida dell’Amministrazione Obama. Entro breve il Presidente USA riceverà a Washington il collega dell’ANP Abu Mazen; poi sarà il turno del Premier israeliano Netanyahu. Ma ci si può aspettare qualcosa di nuovo da questo timido tentativo di riavviare i negoziati di pace tra le due parti? Paradossalmente molto dipenderà non tanto da ciò che diranno israeliani e palestinesi, le cui posizioni sono ormai note da tempo, quanto da ciò che proporrà la stessa Casa Bianca. Ecco il perché.

Se, come è avvenuto dal suo insediamento fino ad oggi, Obama riproporrà la solita questione degli insediamenti come cardine per la soluzione della questione israelo-palestinese, allora tanto Abu Mazen quanto Netanyahu potrebbero risparmiarsi la fatica del viaggio oltreoceano senza temere di perdersi nulla. Quando il mese scorso il governo israeliano ha annunciato la costruzione di 1600 nuove abitazioni a Gerusalemme Est nel corso della visita del Vice Presidente USA Joe Biden, l’Amministrazione ha alzato la voce, ma ugualmente non è riuscita ad ottenere nulla da nessuna delle parti: gli israeliani hanno dichiarato, nonostante le scuse da parte di Netanyahu, che la costruzione non si sarebbe interrotta, e gruppi di giovani palestinesi hanno ugualmente messo a ferro e fuoco alcuni quartieri della città. Ciò sta ad indicare il fatto che per quanto la questione degli insediamenti sia importante in chiave di una futura soluzione del conflitto, questi rappresentano solo una dimensione secondaria di un problema che ha radici molto più profonde: considerarli una questione prioritaria non aiuterà di certo a portare Israele e palestinesi ad un tavolo di pace, ma non farà altro che spingerli ancora più lontani gli uni dagli altri. E soprattutto, se la strategia di Obama e del suo team fino ad ora non ha ripagato, per quale motivo improvvisamente, dopo un anno e mezzo, dovrebbe iniziare a farlo?

Piuttosto il problema serio che dovrebbero porsi a Washington è il fatto che, a queste condizioni, nessuna delle due parti sembra essere interessata alla ripresa dei negoziati. Da una parte Israele chiede un ritorno al tavolo senza alcun tipo di precondizione; dall’altra i palestinesi, che non possono chiedere di meno di ciò che fino ad ora gli Stati Uniti hanno preteso, si sono allineati alle richieste di Obama che, così facendo, ha fornito loro una scusa per evitare trattative dirette con Israele. La conseguenza di tutto ciò è reciproca frustrazione, e tanto pessimismo riguardo al futuro. Nonostante infatti una netta maggioranza sia di israeliani che di palestinesi appoggi la soluzione dei “due popoli, due stati”, i sondaggi rivelano che sono in pochi ormai quelli che, da entrambi i lati, vedono una luce alla fine del tunnel.

Come si può uscire quindi da questo circolo vizioso? È difficile da dire, ma un primo passo potrebbe venire proprio da parte di Obama. Invece di continuare ad insistere sull’obiettivo limitato e minoritario del congelamento delle costruzioni negli insediamenti, e se si rendesse conto che non sono questi il vero ostacolo per la pace, potrebbe risolvere il primo di una lunga lista di problemi che forse, in un futuro che ora appare quanto mai lontano, porterebbe ad un riavvicinamento tra israeliani e palestinesi: la sua stessa politica miope, la politica di uno che vede solo ciò che gli sta più vicino ed ignora, o si perde, l’immagine nel suo aspetto complessivo.

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