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Corriere della Sera - Informazione Corretta Rassegna Stampa
06.11.2009 Fort Hood: l'attentato di ieri è terroristico e antiamericano
Analisi di Ugo Volli, cronaca di Guido Olimpio

Testata:Corriere della Sera - Informazione Corretta
Autore: Ugo Volli - Guido Olimpio
Titolo: «Fort Hood, attentato antiamericano - Strage nella base di Fort Hood. Spara sui compagni, 12 morti»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 06/11/2009, a pag. 19, l'articolo di Guido Olimpio dal titolo " Strage nella base di Fort Hood. Spara sui compagni, 12 morti " preceduto dal commento di Ugo Volli dal titolo " Fort Hood, attentato antiamericano ". Ecco gli articoli:

INFORMAZIONE CORRETTA - Ugo Volli : " Fort Hood, attentato antiamericano "

 Ugo Volli

I giornali on line sulla strage dei soldati in Texas sono politically correttissimi: né il "Corriere" né  "Repubblica" né "La Stampa" mettono nel titolo che si trattava di un islamico e di un palestinese (per "Repubblica" risulta addirittura "di origini giordane"); mentre tutti sottolineano che era "uno psichiatra" ( e i commenti dei lettori sugli psichiatri pazzi si sprecano) che "ha agito da solo" (dunque niente complotto) e che, poverino, "non voleva partire per l'Iraq (e anche qui, nelle rubriche delle lettere abbondano gli inviti a Obama per chiudere la guerra). Si tratterebbe comunque di una "tragedia della follia" ("La Stampa"), le cui motivazioni sono "ancora da chiarire". ("Repubblica"). Per chiarirle, viene bene un messaggio pubblicato dall'attentatore su un sito molto noto di libri e altri testi, "Scribd". Il messaggio è stato trovato da Marco Reis, il curatore di "Malainformazione". Potete leggerlo qui: http://www.scribd.com/NidalHasan . Dopo aver illustrato quanto sia nobile quel soldato che per salvare i suoi compagni si butti sopra una granata caduta fra le loro file, Hasan aggiunge: "sarebbe inappropriato dire che il soldato si sia suicidato. Meglio dire che è un eroe coraggioso che ha sacrificato la sua vita per una causa più nobile. Gli studiosi hanno paragonato questa situazione a quella degli attentatori suicidi la cui intenzione è, sacrificando la loro vita, di aiutare a salvare i musulmani uccidendo i soldati nemici. Se un attentatore suicida riesce a uccidere 100 nemici, cogliendoli in un momento di disattenzione, bisognerebbe considerare ciò una vittoria strategica.  [...] pootete dire che sono pazzi, se volete, ma il loro non è stato un suicidio, che è proibito dall'Islam".Così gli studiosi spiegano che "sembra che l'intenzione sia il punto principale" e Allah solo la conosce.
Insomma, le motivazioni dell'attentato di Hasan non sono affatto "oscure", non hanno nulla a che fare né col suo mestiere di psichiatra (chissà come esercitato) né con la partenza per l'Iraq. Si tratta di un attentato antiamericano e antioccidentale, portato dentro l'esercito, un tentativo di "vittoria strategica". Che i giornali italiani non ne parlino, testimonia del grado di autocensura ormai molto generale della nostra informazione più affermata.

CORRIERE della SERA - Guido Olimpio : " Strage nella base di Fort Hood. Spara sui compagni, 12 morti "

  Malik Ha­san

WASHINGTON — Malik Ha­san, maggiore medico dell’Us Army, si occupava dei problemi mentali dei soldati. Cittadino americano di origine giordana, 39 anni, doveva partire per l’Iraq. Invece ha deciso diversa­mente. Ha impugnato due pisto­le ed ha compiuto una stra­ge nella sua base, Fort Ho­od, in Texas: 11 i morti, 30 i feriti. Il killer è sta­to poi abbattuto in un conflitto a fuoco con la polizia. Due altri militari, ferma­ti con il sospetto che potessero esse­re legati all’omici­da, sono stati rila­sciati nel giro di qual­che ora. Alcuni uffi­ciali non escludono «un attacco premedita­to e ben organizzato».
Il primo atto di questa lun­ga giornata si consuma alle 13.30 ora locale. Malik entra nel Development Center, un edificio dove i soldati eseguono i test prima di partire per le mis­sioni all’estero. L’Afghanistan o l’Iraq, teatro quest’ultimo al quale è stato assegnato lo psi­chiatra. Dopo aver lavorato al­l’ospedale Walter Reed di Bethe­sda (Maryland) — centro dove si assistono i feriti con gravi me­nomazioni —, è stato trasferito a Fort Hood dove segue i solda­ti con problemi mentali. Ma questa volta Malik ha altre in­tenzioni. Impugna due pistole e apre il fuoco falciando numero­si militari. Poi sembra che si sposti vicino al teatro dove è in­tercettato dalla polizia e ucciso nel conflitto a fuoco. Ma l’inci­dente non è certo chiuso.
Lo scambio di colpi, le sire­ne, le urla dei feriti, i corpi in­sanguinati provocano il panico. Nella base scatta l’allarme, si muovono i team Swat — teste di cuoio —, gli altoparlanti invi­tano le persone a barricarsi ne­gli edifici. C’è molta confusio­ne, si pensa che lo sparatore non abbia agito da solo. All’ini­ziale segnalazione se ne sono aggiunte altre che parlano, in modo vago, di «incidenti» nei pressi dell’ingresso principale e in una terza zona della base. I testimoni, poi, forniscono dati contrastanti. Sostengono che gli assalitori erano diversi e be­ne armati, «portavano i fucili M16 d’ordinanza». E questo fa pensare che possano colpire an­cora, con effetti devastanti. Le tv di tutta America aprono diret­te su Fort Hood. Ci si lancia in speculazioni sugli autori: Posso­no essere dei terroristi? O è un soldato «fuori di testa»? Le ipo­tesi si incrociano con dati im­precisi. Fonti militari non esclu­dono similitudini con il «caso Akbar», un soldato di fede mu­sulmana responsabile di un at­tacco nel 2003.
Le forze di sicurezza, intan­to, fanno affluire altri rinforzi. Arrivano le unità cinofile, sono schierati piccoli mezzi blindati, un elicottero sorvola l’area alla ricerca di possibili sospetti, af­fluiscono i funzionari dell’Fbi. Gli investigatori mettono sotto torchio i due fermati. Una mobi­­litazione
dovuta non solo all’en­tità della strage ma a anche allo scenario: la più grande base americana nel mondo. Gli uffi­ciali mantengono aperto un ca­nale diretto con la Casa Bianca. Poi nel tardo pomeriggio è lo stesso presidente Obama a in­tervenire per denunciare «l’or­rendo gesto di violenza». Si pro­nunciano anche i responsabili della comunità musulmana d’America che hanno parole di condanna. L’Us Army mette in stato d’allerta tutte le basi. Quel­lo di Hasan è un gesto isolato ma meglio prendere le dovute precauzioni.

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