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Perché non esiste ancora uno 'stato arabo palestinese'? La risposta è semplice (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


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L'Opinione - Informazione Corretta Rassegna Stampa
10.04.2009 Quella fotografia di Obama al cospetto di re Abdullah
Le analisi di Piera e Giuditta Prister, Stefano Magni

Testata:L'Opinione - Informazione Corretta
Autore: Piera e Giuditta Prister - Stefano Magni
Titolo: «Obama cambia politica: l’Asse non è più 'del Male' - Quella fotografia di Obama al cospetto di re Abdullah»

Riportiamo dall'OPINIONE di oggi, 10/04/2009, l'articolo di Stefano Magni dal titolo " Obama cambia politica: l’Asse non è più 'del Male' ". Pubblichiamo, inoltre, l'analisi di Piera e Giuditta Prister dal titolo " Quella fotografia di Obama al cospetto di re Abdullah ". Ecco gli articoli:

Piera e Giuditta Prister: " Quella fotografia di Obama al cospetto di re Abdullah "


Obama si inchina al satrapo saudita, pubblicata due giorni fa su IC e oggi ripresa dal CORRIERE della SERA.

E´ un´ istantanea in anteprima, quella pubblicata su Informazione Corretta che immortala Barack Hussein Obama che, durante il vertice dei 20 del 2 Aprile a Londra, profondamente si inchina alla maesta´ del re Abdullah d´Arabia come l´imperatore Enrico IV a Canossa! E´ una fotografia che qui non e´ circolata, interdetta al gran pubblico dai media che l´hanno censurata perche´ si son passati la velina della sua proibizione non volendo mostrare agli Americani il loro presidente che fa i salam-lecchi al re dell´Arabia Saudita, il gran potentato del petrolio! Ma la notizia era comunque trapelata e non poteva essere ignorata. Infatti questa sera 8 aprile dopo tanti tentennamenti quel video e´ stato finalmente trasmesso su ABC con il giornalista Terry Moran che ha cercato di sdrammatizzare quell´imbarazzante inchino. "Che cos´e´ dopotutto un inchino?" Si´, ma perche´ farlo solo di fronte al sovrano saudita e non di fronte alla graziosa maesta´ della regina Elisabetta II d´Inghilterra? Che incoerenza, forse perche´ il re saudita, come custode delle due sacre moschee esercita su Obama un fascino tutto sherazadiano da mille e una notte? Ma invece le televisioni e i giornali di tutto il mondo non erano stati altrettanto zitti quando avevano diffuso a profusione e a tutte le ore, il video della disinvolta modernita´ della coppia presidenziale americana che sembrava a suo agio nell´infrangere la rigida ed antiquata etichetta di corte dei re d´Inghilterra quando Michelle aveva osato maldestramente persino dare pacche "spontanee" -cosi´hanno riportato i giornali -sulle spalle della regina Elisabetta II, immagini che avevano fatto in un baleno il giro del mondo. I media non si sono lasciati sfuggire poi neanche l´occasione per imperversare contro il primo ministro italiano, Silvio Berlusconi che avrebbe ferito le auguste orecchie della regina per aver chiamato ad alta voce "Mr. Obama, Mr. Obama!" non certo perche´ volesse fare il caciarone, ma solo per quel bel vezzo, tutto italiano, di parlare con voce articolata e stentorea. E invece tutti i telegiornali americani ed italiani giu´ a non finire ad infierire contro il nostro primo ministro mentre invece non hanno proferito parola ne´ trasmesso immagini sulla deferente troppo deferente e solenne devozione di Obama verso Abdullah. Ma quest´ istantanea non ha fatto subito come le altre il giro del mondo, nessuno l´ha vista. Ce la siamo solo immaginata, ma la realta´, perbacco, supera qualsiasi immaginazione: Obama e´ del tutto piegato a meta´ busto! Ora lo sappiamo che la regina ormai non conta piu´ niente, niente inchini quindi; sappiamo anche d´essere sempre piu´ dipendenti dal petrolio arabo, ma che volete, almeno un po´ di dignita´...

L'OPINIONE - Stefano Magni : " Obama cambia politica: l’Asse non è più 'del Male' "

Sono molti i nemici degli Stati Uniti con cui il presidente Barack Obama vuole riallacciare rapporti diplomatici. E la lista continua ad allungarsi. Per l’Iran si sapeva già in tempi di campagna elettorale: sia durante le primarie democratiche che nella corsa contro il candidato repubblicano John McCain, Obama si era distinto per la sua proposta di “contatti diretti e senza precondizioni” con il regime di Teheran. Nonostante il dossier nucleare e il sostegno esplicito a organizzazioni terroristiche come Hamas ed Hezbollah, Obama vuole il dialogo con la Repubblica Islamica. Si è appellato ai suoi leader pubblicamente in occasione del capodanno persiano, li ha invitati alla conferenza dell’Aja sull’Afghanistan e in questa settimana ha formulato una nuova proposta sul dossier nucleare, assieme al gruppo negoziale 5+1 (i membri del Consiglio di Sicurezza Onu più la Germania), già accolta con favore da Teheran. I vertici iraniani sono sicuramente soddisfatti... perché è la politica occidentale che sta cambiando, non la loro. Da parte sua, infatti, il regime khomeinista prosegue con il programma atomico. Proprio ieri Ahmadinejad inaugurava un nuovo impianto a Isfahan e dichiarava al mondo di aver raggiunto la capacità tecnica (grazie a nuove centrifughe supersoniche) di arricchire l’uranio con un ritmo ancora maggiore. Per farne una bomba o altro, non è dato saperlo. Sul regime cubano, Obama era stato meno chiaro, negando di voler revocare l’embargo, ma proponendo comunque un alleggerimento delle sanzioni. Benché manchi un contatto diretto, in vista del prossimo vertice dell’Organizzazione Stati Americani (a cui Cuba non partecipa), il Black Caucus (che riunisce i membri del Congresso afro-americani) ha incontrato il ministro degli Esteri dell’Avana, Bruno Rodriguez e l’ex “lìder maximo” Fidel Castro, promettendo un maggior impegno per la revoca dell’embargo. Eppure, anche in questo caso, Cuba non mostra affatto di voler cambiare la propria politica, tantomeno di aprirsi alla democrazia. Il vero “colpo di scena”, però, è giunto ieri e riguarda il Sudan. Proprio mentre il dittatore Omar Bashir è ricercato dal Tribunale Penale Internazionale per i crimini di guerra e contro l’umanità commessi in Darfur, l’inviato di Obama a Khartoum, Scott Gration, ieri dichiarava che Usa e Sudan hanno “...una nuova opportunità di costruire un rapporto di fiducia in presenza della nuova amministrazione statunitense”. E auspicava di ristabilire con Khartoum “buoni rapporti basati sull’amicizia e sul rispetto reciproco”. Inutile dire che anche il Sudan contribuisce in modo notevole al terrorismo. Nell’ultimo conflitto a Gaza, è ormai quasi certo che gli aiuti iraniani a Hamas passassero proprio dal suo territorio. In Egitto hanno arrestato l’altro ieri 49 uomini accusati di essere membri di Hezbollah e di pianificare attentati al Cairo: stando alla magistratura egiziana le loro armi, fornite dall’Iran, venivano sempre dal Sudan. E’ difficile capire il senso della nuova politica estera americana. A parte la voglia di smantellare o invertire tutte le scelte prese dalla precedente amministrazione Bush...

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