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Perché non esiste ancora uno 'stato arabo palestinese'? La risposta è semplice (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


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Lisistrata Rassegna Stampa
19.12.2007 Bat Ye'or racconta la sua storia e quella degli ebrei egiziani
che riguarda da vicino l'Europa e il suo futuro

Testata:Lisistrata
Autore: Bat Ye’or
Titolo: «Bat Ye'or di racconta per gli amici di Lisistrata»

Riportiamo dal sito web LISISTRATA

Abbiamo incontrato Bat Ye’or per farle un’intervista in esclusiva da pubblicare su Lisistrata E offriirla integralmente ai nostri lettori ed invece, abbiamo finito per fermarci a " chiacchiere con lei " nel senso che il discorso è confluito su un altro tema, che abbiamo ritenuto molto interessante, forse prioritario, poiché affonda le proprie radici in un lontano passato di tragedie non ancora completamente superate e che fanno crescere all’orizzonte le ombre cupe di una disfatta totale della nostra civiltà, di una distruzione che né il nazismo né il comunismo sono riuscite a portare a compimento, ma che l’islamismo sembra pronto a realizzare.
Abbiamo perciò deciso di rimandare l’intervista ad altro momento, che non mancherà certamente di ripresentarsi.

Lasciamo la parola a Bat Ye’or che vi accompagnerà in un percorso storico di cui è stata testimone e vittima. Un percorso che riguarda il popolo d’Israele e tutti gli ebrei al mondo, ma che in egual misura riguarda noi e il nostro futuro che potrebbe anche non corrispondere ai nostri ideali e metterci di fronte a una realtà che sembra uscita dai peggiori incubi.

Vi ricordo che questo "racconto" è un’esclusiva per i navigatori e lettori di Lisistrata, ma ha bisogno di essere divulgato e ci auguriamo che voi sappiate dare voce a quanto Bat Ye’or ci ha testimoniato e ci scusiamo se la traduzione non è perfetta, ma ciò che conta è perfettamente comprensibile, inoltre pubblichiamo il testo anche la lingua originale.

Adriana Bolchini Gaigher


Sono nata da una famiglia ebrea italiana che da lunga data si è trasferita a Il Cairo, in Egitto. Mia madre era francese, di padre francese e di madre inglese. Sono cresciuta in queste tre culture. In seguito alle leggi razziste di Mussolini, mio padre chiese la nazionalità egiziana che era stata istituita dopo la dissoluzione dell'impero ottomano e l'indipendenza dell'Egitto nel 1922. Poté ottenerla poiché l'ultimo sultano ottomano aveva conferito a mio nonno il titolo di Bey.
Diventato egiziano mio padre era decaduto della sua nazionalità italiana, come sua moglie e i suoi bambini. Mia madre tolse perciò i bambini dalla scuola italiana e li iscrisse in una scuola francese.
Le condizioni di partenza erano draconiane. I miei genitori perdevano la loro nazionalità egiziana, la mia mi era stata già ritirata nel 1955 su denuncia di sionismo. Eravamo costretti a firmare la rinuncia a tutti i nostri beni in Egitto, certificare che non vi saremmo mai più ritornati e portare ciascuno soltanto due borse e 50 sterline egiziane. Ogni testo scritto sarebbe stato controllato dalla polizia. Fui costretta a bruciare tutto ciò che avevo scritto nella mia infanzia. Era come morire, la fine definitiva di un’esistenza che presto non sarebbe esistita più. Liquidammo l'appartamento e partimmo una sera su un carretto per la paura di subire un arresto.  All'aeroporto, svuotarono le nostre borse al suolo e distrussero tutti i nostri vestiti. Fummo interamente perquisiti e mi furono sequestrate le mie 50 sterline.  La polizia ci prese in considerazione due ore prima di lasciarci partire.

Arrivammo a Londra dove avevo una sorella il cui marito inglese era stato espulso. Vivevamo in grande precarietà, praticamente senza beni di sostegno. Eravamo come falliti in una città di 10 milioni di abitanti, apolidi e rovinati non conoscevamo nessuno. Mio padre era molto malato e per sovrappiù, mia madre si era rotta un piede.

La Comunità ebrea di Londra aveva organizzato una cellula di sostegno ai profughi ebrei provenienti dall'Egitto. Così un giorno degli sconosciuti si offrirono di aiutarci disinteressatamente. In quel momento compresi con orgoglio e gratitudine qual’era il mio posto: appartenevo al popolo ebreo, ad Israele, a quel popolo costituito da profughi che come noi erano stati perseguitati, cacciati, spogliati ed umiliati. Finalmente sapevo chi ero: avevo un'identità di cui comprendevo il peso ed il significato. Appartenevo a quel popolo che mi aveva aiutato quando non avevo nulla.
I miei genitori erano riusciti a risparmiare un po'di denaro e consigliati da queste persone potemmo metterci in affari. Quanto a me, una volta che i miei genitori si sarebbero installati, intendevo partire per Israele, un paese di cui avevo sempre sostenuto la lotta.

I due anni passati a Londra prima del mio matrimonio mi portarono esperienze straordinarie. Apolide, studente senza denaro, che fa l'esperienza di una povertà assoluta, scoprii la libertà pur vivendo al di sotto dello stretto necessario con i miei simili, degli studenti e degli intellettuali. Scrissi allora alcune novelle e iniziai un romanzo.
 
Credo di essere nata autore. Ma non ho mai voluto scrivere i libri che avevo scritto. Volevo soltanto descrivere una situazione storica che avevo vissuto: la morte tragica della Comunità ebrea d’Egitto, il suo esodo drammatico in pochi anni, la confisca e la sottrazione dei suoi beni, le sofferenze dell'esilio e della rovina. Più tardi scoprii che questa storia fu quella di tutte le Comunità ebree dei paesi arabi. Era l’épilogo di secoli di persecuzioni che leggevo nelle biblioteche europee, di Israele e degli Stati Uniti. Questa storia seppellita nell’oblìo conteneva un messaggio che avrebbe permesso la pace.
 
Durante la guerra del Libano negli anni 1970, mi sono ricordato dei miei amici cristiani d'Egitto che erano venuti a trovarmi quando ero cacciata da tutte le parti. L'opinione pubblica europea sosteneva i loro nemici palestinesi. Ho voluto difendere questi cristiani e fare conoscere le persecuzioni di cui avevano sofferto sotto l'islam. Li vedevo fuggire dai paesi arabi e mi ricordavo della mia esperienza. Per soddisfare le loro domande pubblicavo le mie ricerche sulla storia dei paesi cristiani che furono islamizzati.

La guerra del 1939-45 ci separò dai nostri nonni e della nostra famiglia materna francese che viveva a Parigi. Più tardi, alla morte di mia nonna, in occasione della liquidazione del suo appartamento, scoprii le stelle gialle che avevano dovuto cucire sui loro abiti. I miei nonni avevano passato tutto il periodo della guerra a Parigi, mentre i miei zii erano fuggiti in zona libera.

Ci trovavamo in un quartiere borghese molto tranquillo. Vivevamo al Cairo in un grande appartamento con la mia nonna paterna, sua figlia (mia zia), il marito, i suoi figli ed i nostri domestici, in una abitazione costruita dalla famiglia.
La deportazione ed i massacri degli ebrei europei erano noti in Egitto, sentivo i miei genitori ed i nostri amici iugoslavi parlarne. L'arrivo degli eserciti tedeschi ci faceva correre ogni notte nei ripari. Gli ebrei di Alessandria dovettero venire a rifugiarsi a Il Cairo, e quindi fu il nostro turno doverli nascondere, con domestici e autista nella campagna egiziana.  
La collaborazione degli ambienti politici egiziani e degli Arabi della Palestina con le forze dell'asse lasciava prevedere un massacro generale.

Nel 1945 l'Europa infine conobbe la pace, ma le sommosse anti-ebree con massacri, violazioni, incendi e distruzioni si moltiplicarono in Medio Oriente. In Egitto il fanatismo ideologico dei fratelli Musulmani e del Mufti di Gerusalemme nutriva la violenza antisemita.
Durante la guerra d'indipendenza di Israele, ebrei furono fermati, imprigionati, espulsi, o pugnalati nelle vie e sui mezzi pubblici. Molti persero la loro occupazione. Un grande numero fuggì clandestinamente in Israele o all'estero. Le zone ebree ed i beni comunitari furono attaccati, saccheggiati, incendiati. L'insicurezza regnava sullo sfondo di pogroms e tuttora i beni di mio padre risultano ancora requisiti dal governo egiziano.

Ero ancora una bambina ma sentivo il clima di paura e di preoccupazione generale. Vivevamo facendo attenzione a ciò che si diceva, sapevamo di essere spiati ed  esposti a denunce anonime. La situazione peggiorò con l'arrivo di Nasser e l'afflusso in Egitto di quadri e di ufficiali tedeschi nazisti. Leggi discriminatorie anti-ebree ed una propaganda antisemita d'ispirazione nazista, uniti ad una campagna di diffamazione e di minacce forzarono la Comunità ad un esodo massiccio.

All'epoca ignoravo tutti questi fatti a causa della censura e della sfiducia nella quale vivevamo e che ci impediva di comunicare. Ero una scolara ribelle che respingeva il suo giudaismo. Divoravo i libri, particolarmente gli autori russi che mi rivelava anche la miseria rivoltante del popolo egiziano. Appassionata di archéologia e dell'Egitto faraonico, ero indifferente alla nostra rovina, all'antisemitismo ambientale poiché vivevo nella letteratura, la filosofia e riempivo libri di scrittura.
Più avanti si verificò la guerra del 1956 e tutto vacillò. Mia madre, ex-francese, fu messa in una residenza sorvegliata ed i suoi beni confiscati. Fu vietato agli ebrei frequentare luoghi pubblici, i club, i cinema. I loro telefoni furono tagliati e furono sottoposti ad una campagna di arresti, d'imprigionamento, di espulsioni e di minacce anonime. Fu il nostro turno di decidere l'esodo, due mie sorelle erano già partite, una per L’Inghilterra, l'altra per il Belgio.

In quegli anni avevo assistito al crollo di una Comunità millenaria. Le nostre possibilità familiari e sociali frutto di una borghesia europeizzata, coltivata, con il suo snobismo, le sue concezioni, i suoi riti, i suoi pregiudizi, i suoi modi di vita dove si conservavano le abitudini domestiche di generazione in generazione, svanire sotto i miei occhi.  Il mondo ebreo che avevo respinto, si era disperso ai quattro angoli del mondo. Anche i vecchi ed i pazienti erano stati strappati dai loro focolari, venivano abbandonate alla predazione dei barbari, le sinagoghe centenarie, i beni della Comunità e le tombe dei loro cari. Io stessa presto dovetti partire. Il presente sapeva di cenere, di provvisorio e di eterno transitorio che scioglieva tutte le mie certezze e le basi della mia esistenza. Il solo mezzo per superare la solitudine, l'abbandono e la distruzione del mio universo, fu di scrivere. La descrizione di quest'eventi con la scrittura mi permetteva di distaccarmene oggettivamente.
Non ero più io ad essere in gioco, ma i fenomeni sociali che analizzavo dall'esterno, testimone di un mondo che crollava.

È stato a quell’epoca che amici musulmani, copti e cristiani libanesi vennero a trovarmi per testimoniarmi la loro amicizia. Da loro venni a sapere la discriminazione di cui soffrivano i cristiani. Persone che conoscevo poco, anche dei diplomatici, mi offrirono il loro aiuto. Nell'ambiente dell'alta borghesia a cui prendevo parte nessuno manifesto dell’ostilità. Del resto le leggi nasseriane di nazionalizzazione rovinarono le classi dirigenti.

Le condizioni di partenza erano draconiane. I miei genitori perdevano la loro nazionalità egiziana, la mia mi era stata già ritirata nel 1955 su denuncia di sionismo. Eravamo costretti a firmare la rinuncia a tutti i nostri beni in Egitto, certificare che non vi saremmo mai più ritornati e portare ciascuno soltanto due borse e 50 sterline egiziane. Ogni testo scritto sarebbe stato controllato dalla polizia. Fui costretta a bruciare tutto ciò che avevo scritto nella mia infanzia. Era come morire, la fine definitiva di un’esistenza che presto non sarebbe esistita più. Liquidammo l'appartamento e partimmo una sera su un carretto per la paura di subire un arresto.  All'aeroporto, svuotarono le nostre borse al suolo e distrussero tutti i nostri vestiti. Fummo interamente perquisiti e mi furono sequestrate le mie 50 sterline.  La polizia ci prese in considerazione due ore prima di lasciarci partire.

Arrivammo a Londra dove avevo una sorella il cui marito inglese era stato espulso. Vivevamo in grande precarietà, praticamente senza beni di sostegno. Eravamo come falliti in una città di 10 milioni di abitanti, apolidi e rovinati non conoscevamo nessuno. Mio padre era molto malato e per sovrappiù, mia madre si era rotta un piede.

La Comunità ebrea di Londra aveva organizzato una cellula di sostegno ai profughi ebrei provenienti dall'Egitto. Così un giorno degli sconosciuti si offrirono di aiutarci disinteressatamente. In quel momento compresi con orgoglio e gratitudine qual’era il mio posto: appartenevo al popolo ebreo, ad Israele, a quel popolo costituito da profughi che come noi erano stati perseguitati, cacciati, spogliati ed umiliati. Finalmente sapevo chi ero: avevo un'identità di cui comprendevo il peso ed il significato. Appartenevo a quel popolo che mi aveva aiutato quando non avevo nulla.
I miei genitori erano riusciti a risparmiare un po'di denaro e consigliati da queste persone potemmo metterci in affari. Quanto a me, una volta che i miei genitori si sarebbero installati, intendevo partire per Israele, un paese di cui avevo sempre sostenuto la lotta.

I due anni passati a Londra prima del mio matrimonio mi portarono esperienze straordinarie. Apolide, studente senza denaro, che fa l'esperienza di una povertà assoluta, scoprii la libertà pur vivendo al di sotto dello stretto necessario con i miei simili, degli studenti e degli intellettuali. Scrissi allora alcune novelle e iniziai un romanzo.
 
Credo di essere nata autore. Ma non ho mai voluto scrivere i libri che avevo scritto. Volevo soltanto descrivere una situazione storica che avevo vissuto: la morte tragica della Comunità ebrea d’Egitto, il suo esodo drammatico in pochi anni, la confisca e la sottrazione dei suoi beni, le sofferenze dell'esilio e della rovina. Più tardi scoprii che questa storia fu quella di tutte le Comunità ebree dei paesi arabi. Era l’épilogo di secoli di persecuzioni che leggevo nelle biblioteche europee, di Israele e degli Stati Uniti. Questa storia seppellita nell’oblìo conteneva un messaggio che avrebbe permesso la pace.
 
Durante la guerra del Libano negli anni 1970, mi sono ricordato dei miei amici cristiani d'Egitto che erano venuti a trovarmi quando ero cacciata da tutte le parti. L'opinione pubblica europea sosteneva i loro nemici palestinesi. Ho voluto difendere questi cristiani e fare conoscere le persecuzioni di cui avevano sofferto sotto l'islam. Li vedevo fuggire dai paesi arabi e mi ricordavo della mia esperienza. Per soddisfare le loro domande pubblicavo le mie ricerche sulla storia dei paesi cristiani che furono islamizzati.

Nel corso di queste ricerche mi apparve chiaro già che dagli anni 1980, che i processi storici di islamizzazione dei paesi cristiani si ripetevano sotto i nostri occhi. I miei libri erano generalmente boicottati ed ignorati del grande pubblico, così il contesto storico mancava in Europa per comprendere gli eventi attuali. La conoscenza del Jihad e della dhimmitudine era stata sostituita dall’amnésia del politicamente corretto e dalle elucubrazioni pro-palestinesi antioccidentali dell'Egiziano Edward Saïd.  Mi sembrava che l'Europa si tarpasse volontariamente e ne non comprendevo la ragione. Un giorno mio marito si mostra un vecchio opuscolo del 1975, intitolato “Eurabia. Le mie ricerche su quest'argomento mi permisero di scrivere un articolo, che passò su Internet e fu tradotto in molte lingue
Avevo appena pubblicato un libro negli Stati Uniti, “Islam and Dhimmitude (2002)” e non volevo ricominciarne
Avevo il presentimento che in Eurabia si nascondesse un argomento enorme, un mistero che riguardava tutta l'Europa, le sue relazioni con i paesi musulmani, l'America ed Israele. Cedevo finalmente alle domande di un amico americano e mi sono messa a redigere Eurabia in inglese per l'America. L'Europa mi sembrava un continente irrimediabilmente perso. Prima della pubblicazione del libro, scrissi molti articoli e feci molte interviste negli Stati Uniti per far familiarizzare il pubblico con le nozioni del Jihad, della dhimmitudine e finalmente di Eurabia. Quest'ultimo rappresenta una politica moderna su scala continentale d'offerta al terrorismo islamico e di autodistruzione che si basa su sostegni istituzionali, culturali e finanziari che emanano dall'Unione europea e dai governi dei suoi Stati membri.
La diffusione dei miei articoli con Internet, ed il loro successo soprattutto in Italia, causò, in particolare in Francia, promotrice di questa politica, insulti diffamatori e razzisti contro me provenienti da ambienti di sinistra antisemiti e pro-palestinesi.

Le discussioni negli Stati Uniti su Eurabia e sul ritorno in Europa dell’antisemitismo virulento di Stato e sull'anti-americanismo stimolarono in alcuni ambienti europei, una riflessione salubre ed una presa di coscienza. Politiche d'opposizione e di resistenza si misero in moto, sostenute da musulmani che difendevano i diritti democratici e le libertà individuali. La gente si accorgeva che la disintegrazione sociale e l'indebolimento delle libertà derivavano dai tabù, della disinformazione dei mass media, e dalla collusione ideologica dell'Ue con il terrorismo islamico. Questi mali non erano il frutto dell'occasione, di fenomeni superficiali momentanei, ma emergevano da un'ideologia europea geostrategica di alleanze e di fusioni con il mondo musulmano, fondata su due pilastri: l’antiamericanismo e l’antisionismo.

La conoscenza di questa politica poteva modificare questa situazione con pressioni sugli organi europei che condizionavano l’islamizzazione demografica, culturale e giuridica con l'inclusione in Europa dei principi e delle leggi della chari'ha. La vigilanza ed un'opposizione rispettosa dei valori democratici potevano combattere il totalitarismo politico, culturale ed ideologico della Ue mascherato da pacifismo umanitario che promuove la vittimologia dei movimenti terroristici e jihdaisti.  
Per uscire dall’Eurabia, occorrerebbero smontare tutte le menzogne e le inversioni della verità sulla quale è stata costruita.
L'elemento essenziale dell’Eurabia è la palestinizzazione del cristianesimo, della politica, della storia e della cultura dell'Europa. Quest'evoluzione si innescò nel 1973 quando la Comunità europea si sottopose con gioia al terrorismo palestinese e giustificò con entusiasmo l'ideologia jihaidista contro Israele. Entrò allora in un processo intellettuale di assoggettamento ai valori ed ai riferimenti islamici, che santificano la sottomissione  dei popoli non musulmani, vale a dire la stessa cosa.
Tutta la politica della Ue è stata costruita all'interno del prisma perverso del palestinismo che trasferiva agli Arabi della Palestina la storia ed i diritti del popolo ebreo allo scopo di perseguire ciò che Hitler aveva iniziato in Europa.

Secondo la visione islamica che nega la storia biblica ebrea e cristiana, Israele è un occupante di terre arabe. Le guerre e l'insicurezza gli sono attribuite mentre il Jihad mondiale è esonerato; i palestinesi sono vittime di Israele e non l'inverso. Per fare di Israele il male assoluto e giustificare così la sua distruzione, l'Europa traspose ai palestinesi un ricalco falsificato della storia ebrea. Questo permetteva di sostituire le radici ebree del cristianesimo con la sua palestinizzazione, come il nazismo voleva dejudeizzare la chiesa per arianizzarla. Il palestinismo che ha fatto ricadere l'Europa nell’odio verso Israele è la rivalsa di Hitler. 
Eurabia pone la questione delle relazioni della morale e della politica. Dimostra che nessuna civilizzazione può sopravvivere con la negazione dei suoi valori ed il cinismo assoluto della sua politica. Nella sua guerra larvale contro Israele, contro la sua legittima sovranità, l'Europa si è ancora una volta distrutta infliggendosi da sola questa stessa politica di sottomissione per proteggersi del terrorismo che prevede  per Israele. Per me, la pace non dipende dallo smantellamento di Israele ma dall'abolizione della dottrina jihaidista della conquista del mondo e dalla dhimmitudine dei non musulmani, dottrina incarnata per il palestinismo. È per questo che dubito dei risultati di Annapolis.

La  pace avrebbe potuto esistere da tempo, ma soltanto se gli Arabi avessero accettato l'esistenza di Israele nel 1948, quando il problema di Gerusalemme e dei territori non si poneva. I palestinesi possono fare la pace oggi se rinunciano all'ideologia jihaidista poiché la Palestina esiste già. È la Giordania creata fin dal 1922 (Transjordanie) sul 78% del territorio palestinese da parte dell'Inghilterra. Ma cosa fecero i palestinesi appena ebbero la possibilità di avere elezioni libere? Votarono per Hamas, cioè una politica génocidiaria contro lo Stato di Israele.
I palestinesi sono dunque responsabili della loro situazione e non sono le vittime. In realtà, occorrerebbe creare una federazione jordano-palestinese, poiché è impossibile stabilire due stati realizzabili con Israele ed i territori soltanto, escludendo la Giordania.

È stata la Francia seguita dalla Germania e dalla CEE che nel 1973 hanno invertito la realtà, sostenendo che non era ilJihad palestinese che minacciava la pace, ma l'esistenza di Israele. Sarebbe stato sufficiente creare condizioni favorevoli alla sua scomparsa per ottenere la pace. La Francia e l'Europa hanno reso il conflitto Israeliano-arabo insolubile adottando la posizione araba nel 1973. Hanno sovvertito la risoluzione 242 del Consiglio di sicurezza. Questa richiedeva una correzione delle linee di tregua del 1948, non citava il popolo palestinese che non esisteva all'epoca e non richiedevano la creazione di un secondo Stato palestinese in territori che la Giordania si era illegalmente adattata in Judea e Samaria durante la guerra del 1947-48. Non parlava di territori arabi poiché non lo sono. Inoltre questa risoluzione metteva sullo stesso piano il problema dei profughi arabi della Palestina ed i profughi ebrei dei paesi arabi, che erano praticamente in numero uguale.

È l'Europa che ha creato il mito nazionale palestinese per opporlo alla legittimità storica di Israele, per creare un focolaio di guerra e di odio che avrebbe condotto alla sua distruzione, e proteggersi del terrorismo palestinese pur aprendosi ai mercati arabi. Sono stati i suoi intellettuali ed i suoi politici a mettere sullo stesso piano la nakhba e la shoah e ad occultare l'esodo forzato degli ebrei dai paesi arabi, l'equivalente della nakhba benché un certo numero di profughi arabi avesse potuto tornare nel proprio paese d’origine, il Libano, la Siria, l'Egitto ed il Iraq da cui avevano emigrato nel XIX° e XX° secolo.
Fu sempre l'Europa che fece del palestinismo una storia simile a quella degli ebrei e che costruì Eurabia, una politica di fusione euro-araba già iniziata dai nazisti negli anni 1930-40. Per adottare questa politica, l'Europa negò la realtà dei movimenti jihaidisti e fu incapace di difendersi. È troppo presto per giudicare il bilancio della presidenza di Bush, ma il suo merito essenziale è di avere obbligato l'occidente a vedere malgrato lui, ciò che nascondeva con furbizia la guerra jihaidista.

È chiaro che non esistono soluzioni miracolose che possano risolvere il conflitto Israeliano-arabo poiché quest'ultimo appartiene ad un insieme globale di strategie jihaidiste geopolitiche, economiche, culturali e religiose che riguardano tutto l'occidente, il Libano, e la sorte tragica delle nazioni cristiane dei paesi musulmani dell’est e dell'Africa, come pure delle popolazioni berbère dell'Africa del Nord.
Questo problema è anche un problema interno al mondo musulmano. La pace sarà impossibile finché la umma, la Comunità islamica mondiale, non avrà respinto l'ideologia del Jihad, della conquista e della sottomissione delle popolazioni non musulmane, sia con la guerra, il terrorismo, o con metodi pacifici d'immigrazione e di controllo culturale dei mass media e delle università.

La umma deve accettare i popoli non musulmani, la loro storia e la loro legittimità e la coesistenza pacifica con loro. La rinuncia al Jihad non può essere realizzata che dalla pace con Israele. Molti musulmani aderiscono già a questa linea. Dobbiamo aiutarli e sostenerli.

Noi Indeboliremo il campo della democrazia, della giustizia e della libertà se taglieremo a pezzi Israele con la creazione di una seconda Palestina. I popoli occidentali devono difendere la loro sicurezza, le loro istituzioni democratiche e la loro sovranità non mediante il pagamento di un tributo al terrorismo jihaidista e alla sua sottomissione.  È la palestinizzazione della loro politica che ha mascherato loro la realtà del Jihad globale, le discriminazioni islamiche contro i cristiani e li ha condotti sul bordo del precipizio.

Mi auguro che gli europei capiscano che non salveranno la loro libertà ed i loro valori con la distruzione di Israele, ma che al contrario, affonderanno nella barbarie palestino-nazista che li distruggerà.


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