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Il Manifesto - L'Osservatore Romano Rassegna Stampa
16.09.2020 Pace a Washington 6: ecco chi disinforma
Manifesto e OR sempre in prima fila

Testata:Il Manifesto - L'Osservatore Romano
Autore: Michele Giorgio
Titolo: «Accordo di Abramo, il nuovo ordine regionale di Trump - La firma degli accordi a Washington»
Riprendiamo dal MANIFESTO, oggi 16/09/2020, a pag. 8, con il titolo "Accordo di Abramo, il nuovo ordine regionale di Trump", il commento di Michele Giorgio; dall' OSSERVATORE ROMANO, a pag. 1, la breve "La firma degli accordi a Washington".

Manifesto e OR sono ancora una volta uniti nella disinformazione contro Israele. Entrambi adottano un tono ostile allo Stato ebraico, che si evidenzia nella scelta dei termini con cui viene descritta la pace raggiunta con Emirati e Bahrein. Le poche righe riservate da OR alla notizia, che su tutti gli altri quotidiani è in evidenza in prima pagina, dimostra quanto interessi la pace alla testata cattolica. Nessuna analisi compare inoltre sul Foglio, che esce solo con l'ottima "Andrea's Version" pubblicata da IC oggi in altra pagina.

Ecco gli articoli:

Risultati immagini per Due pesi e due misure

IL MANIFESTO - Michele Giorgio: "Israele bombarda Gaza, Gantz pronto alla guerra"

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Michele Giorgio

Il 13 settembre 1993 Yitzhak Rabin e Yasser Arafat si strinsero la mano durante la cerimonia alla Casa Bianca per la firma degli Accordi di pace di Oslo. Quel gesto fece immaginare ai più ottimisti un futuro in cui i palestinesi avrebbero ottenuto la libertà e la fine dell'occupazione militare israeliana.

IERI 15 SETTEMBRE 2020, 27 anni dopo quel gesto tra il premier israeliano e il leader palestinese, la firma dell'«Accordo di Abramo», che normalizza i rapporti tra Israele, gli Emirati e il Bahrain, ha dimostrato definitivamente quanto fossero ingannevoli le intese raggiunte in segreto in Norvegia. In questi 27 anni i palestinesi hanno ottenuto riconoscimenti sulla carta, sono stati accolti in tante agenzie e organizzazioni internazionali e all'Onu ufficialmente esiste lo Stato di Palestina. Ma ancora oggi restano prigionieri nella loro terra, chiusi in città e villaggi che ricordano i Bantustan, senza alcun prospettiva realistica di ottenere sovranità.

IN QUESTE ORE PRESUNTI ESPERTI si affannano a spiegare su media-megafoni che i palestinesi «stanno perdendo un altro treno. Ma ai palestinesi è stato sempre offerto, da Oslo in poi, lo stesso o poco più di quanto Donald Trump propone nel suo piano: uno staterello-fantoccio sotto il controllo di Israele in qualche porzione di Cisgiordania. Con Gaza isolata, prigione per gli islamisti di Hamas e i suoi 2 milioni di abitanti. Prendere o lasciare. Evocava, non a caso, un nuovo Medio Oriente ieri Donald Trump. «E l'alba di un nuovo Medio Oriente... Siamo qui per cambiare il corso della storia», ha detto sotto lo sguardo compiaciuto del premier israeliano Netanyahu e i sorrisi stampati sul volto del ministro degli esteri emiratino Abdullah bin Zayed Al Nahyan e di quello del Bahrein Abdullatif bin Rashid Al-Zayan. Ed è vero, sta nascendo un nuovo ordine regionale.

NON E' STATA FATTA LA PACE, come si è detto banalmente, tra Israele, Emirati e Bahrain. Abu Dhabi e Manama non sono mai state in guerra con lo Stato ebraico, hanno sempre avuto con esso, specialmente negli ultimi anni, relazione strette e una ampia collaborazione, specie nell'intelligence. Solo che si è svolta dietro le quinte. Più concretamente sta sorgendo un sistema regionale in cui le monarchie arabe sunnite riconoscono la superiorità economica, militare e strategica di Israele che ne diventa di fatto il difensore davanti al nemico comune, l'Iran. Israele sgraverà, in parte, Washington della responsabilità avuta per decenni di proteggere i ricchi alleati nel Golfo.

NELLA PAX AMERICANA i palestinesi non contano nulla, sono un tassello che non appartiene al mosaico. Perché hanno il torto di reclamare ancora i loro diritti sanciti da una infinità di risoluzioni internazionali. «Gli accordi ci permetteranno di stare a fianco del popolo palestinese e di aiutarlo nel loro sogno di uno stato indipendente... grazie per aver deciso di mettere fine all'annessione (a Israele) dei territori palestinesi», ha proclamato solenne Abdullah bin Zayed Al Nahyan rivolgendosi a Netanyahu.

PER L'ANALISTA ED ESPERTA di diritto internazionale Diana Buttu «rinunciando alla condizione del ritiro di Israele dai territori palestinesi occupati (nel 1967), Emirati, Bahrain e i paesi che si uniranno a loro, si adeguano alla linea dell'Unione europea: faranno affari e tanti programmi insieme a Israele e ogni tanto ci ricorderanno che i palestinesi hanno dei diritti». «Molte nazioni sono pronte» a fare la pace con Israele, «almeno cinque o sei si uniranno molto in fretta», ha annunciato Trump: «Sono nazioni in guerra ma stanche di combattere», ha detto, senza nominare alcun paese. Ha aggiunto che «Grandi cose accadranno» con l'Arabia Saudita, regno che Trump vuole portare alla normalizzazione con Israele prima delle presidenziali Usa. «Vedrete grande attività. Ci sarà pace in Medio Oriente... Persino Bibi è stanco di guerra», ha proseguito con una risata, riferendosi a Netanyahu. Il premier israeliano cogliendo l'imbeccata ha replicato: «Il popolo d'Israele conosce il prezzo della guerra, conosco il prezzo della guerra. Sono stato ferito in battaglia. Un soldato è morto tra le mie braccia. Mio fratello Yoni ha perso la vita salvando un ostaggio». Siamo qui, ha aggiunto Netanyahu, «per l'alba della pace, per dare speranza ai figli di Abramo. Questa pace porterà alla fine del conflitto arabo- israeliano una volta per sempre».

SUL PALCOSCENICO della firma dell'Accordo di Abramo i rappresentanti di Emirati e Bahrain sono stati solo delle comparse accanto ai protagonisti Trump e Netanyahu. Prima della firma degli accordi, il presidente Usa aveva offerto la chiave d'oro della Casa bianca al leader israeliano. Netanyahu ha ringraziato e forse avrà pensato: l'ho sempre avuta.

L'OSSERVATORE ROMANO: "La firma degli accordi a Washington"

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I ministri degli Esteri di Emirati Arabi Uniti e Bahrain e il primo ministro di Israele firmano oggi a Washington i rispettivi accordi di pace che prevedono la normalizzazione delle relazioni tra Israele e i due Paesi arabi. Alla cerimonia della firma, che avrà luogo alla Casa Bianca, prende parte il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Sarà anche presente il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó. I testi delle intese non sono ancora noti del tutto, ma la normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Israele e i Paesi arabi è destinata senza dubbio a cambiare il quadro politico del Medio oriente, come hanno rivendicato i protagonisti degli accordi. Risale al 13 agosto l'annuncio di Trump del trattato per la normalizzazione dei rapporti tra Israele ed Emirati Arabi Uniti, mentre il "capitolo Bahrein" si è aperto venerdì scorso con la conferma della firma odierna. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha rivendicato l'importanza di «due accordi di pace in un mese». I palestinesi — nonostante le intese abbiano al momento sospeso l'annessione di Israele di parti della Cisgiordania — hanno dal canto loro ribadito la totale opposizione agli accordi, definendoli «una coltellata alla schiena».

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