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Corriere della Sera - Il Manifesto Rassegna Stampa
24.05.2020 Soltanto due cronache sul processo a Benjamin Netanyahu sui giornali italiani
L'antipatia di Davide Frattini ma soprattutto l'odio disperato di Michele Giorgio

Testata:Corriere della Sera - Il Manifesto
Autore: Davide Frattini - Michele Giorgio
Titolo: «Via al processo, Bibi 'costretto' ad andare in aula - L'altro record di re Bibi. Un premier a processo, mai accaduto in Israele»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 24/05/2020, a pag.20 con il titolo "Via al processo, Bibi 'costretto' ad andare in aula", la cronaca di Davide Frattini; dal MANIFESTO, a pag. 8, l'articolo di Michele Giorgio dal titolo "L'altro record di re Bibi. Un premier a processo, mai accaduto in Israele".

Davide Frattini, scrivendo dei processi a Netanyahu che si aprono oggi, non si risparmia la battuta secondo cui quella del leader del Likud sarebbe stata "
un'ascensione piena di strapiombi e passaggi delicati per arrivare ai vertici del potere".

Molto peggio, in ogni caso, fa Michele Giorgio, che approfitta dell'occasione per demonizzare Netanyahu e con lui tutta Israele. Nel suo pezzo viene data per scontata la colpevolezza dell'imputato prima del processo, nello stile del peggiore giustizialismo. Secondo Giorgio, infine, Netanyahu si comporterebbe "come un sovrano": peccato che il giornalista del quotidiano comunista non cerchi di argomentare spiegando i motivi di questo giudizio. Assenti gli altri media, rimandiamo al commento di Deborah Fait in home page.
Ecco gli articoli:

Netanyahu incriminato per corruzione: “Un golpe contro di me ...
Benjamin Netanyahu

CORRIERE della SERA - Davide Frattini: "Via al processo, Bibi 'costretto' ad andare in aula"

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Davide Frattini

Arriverà in tribunale accompagnato dalle guardie del corpo. Fino a pochi giorni fa i suoi avvocati hanno cercato di convincere i giudici che le misure di sicurezza sarebbero costate troppo, che bastavano loro per ascoltare l'elenco delle accuse di corruzione, frode, abuso d'ufficio contro Benjamin Netanyahu, le stesse che gli israeliani sentono ripetere da quasi quattro anni, da quando la polizia ha cominciato le indagini. Gli investigatori hanno chiamato i casi 1000, 2000, 4000, un'ascensione piena di strapiombi e passaggi delicati per arrivare ai vertici del potere. Il processo che inizia questa mattina (con 45 giorni di ritardo sulla data prevista causa emergenza Covid19) non segna la fine della scalata: il dibattimento — prevedono gli analisti — andrà avanti per anni, i documenti da analizzare sono migliaia, i testimoni da chiamare centinaia. E' la prima volta nella Storia di Israele che un primo ministro in carica finisce davanti ai giudici: Ehud Olmert, condannato per corruzione, era stato costretto a dimettersi dopo l'incriminazione. Da capo dell'opposizione Netanyahu aveva allora proclamato che un premier «immerso fino al collo nei problemi legali» non potesse guidare la nazione. Una settimana fa si è insediato il suo quarto governo, il quinto in totale nella carriera politica. Si è rifiutato di lasciare la carica come invocava per il rivale e ha condotto tre campagne elettorali di fila. I fedelissimi nel Likud sono convinti che sia tutto un complotto per rimuovere il leader della destra, al potere senza interruzioni dal 2009, sostengono che i mandati popolari ripetuti dovrebbero garantirgli l'immunità. La battaglia legale si svolgerà tra i due palazzi uno di fronte all'altro su via Salah A-Din a Gerusalemme: la Corte distrettuale dove Netanyahu entra oggi e il ministero della Giustizia, che il premier e i suoi consiglieri considerano la roccaforte da smantellare.

IL MANIFESTO - Michele Giorgio: "L'altro record di re Bibi. Un premier a processo, mai accaduto in Israele"

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Michele Giorgio

Nel 2008, a capo dell'opposizione di destra, Benyamin Netanyahu guidò l'offensiva affinché l'allora primo ministro Ehud Olmert lasciasse l'incarico perché sotto inchiesta. Davanti alle telecamere urlava che un leader «immerso fino al collo» in guai giudiziari non può governare un paese. Oggi, 12 anni dopo, Netanyahu entrerà da imputato nell'aula del Tribunale di Gerusalemme per la prima udienza del processo in cui è chiamato a difendersi dalle accuse di corruzione, frode e abuso di potere. Dopo quello di premier più longevo - è al potere da oltre dieci anni - Netanyahu stabilirà un altro record: sarà il primo capo di governo israeliano in carica a essere processato.

PRIMA DI LUI sono finiti davanti ai giudici Olmert e il capo dello stato Moshe Katsav ma entrambi diedero le dimissioni in modo da affrontare il processo da semplici cittadini. Invece Re Bibi, come molti chiamano il premier che si comporta come un sovrano, non si è dimesso dopo l'incriminazione subita lo scorso novembre. E punta il dito verso il procuratore generale Avishai Mandelblit, i giudici, la polizia, le opposizioni politiche. Da oltre due anni ripete di essere vittima di una manovra politico-giudiziaria finalizzata a rimuoverlo dal potere poiché le urne continuano a premiarlo. Meno di tre mesi fa, il 2 marzo, gli elettori israeliani hanno dato di nuovo al suo partito, il Likud, la maggioranza relativa dei voti.

L'ANALISTA YOSSI VERTER scriveva ieri su Haaretz che oggi Netanyahu comincerà a fare i conti con la realtà: dovrà vedersela con giudici decisi ad applicare la legge e non con i politici che lo circondano pronti a dirgli sempre di si e a vendersi per una poltrona. Un riferimento evidente al centrista Benny Gantz, il leader del partito Blu Bianco che appena qualche settimana fa giurava di voler mettere fine al regno di Re Bibi, corrotto e diventato un «pericolo per la democrazia». Poi è arrivato il coronavirus, l'emergenza sanitaria e, più di tutto, la gustosa pietanza dell'annessione unilaterale a Israele di una porzione di Cisgiordania palestinese destinata a scolpire nella storia del paese i nomi dei suoi fautori. E Gantz non intende rinunciare alla sua fetta di storia nazionale. Dopo il clamoroso accordo con Netanyahu siglato lo scorso marzo e dopo aver spaccato il suo partito, l'ex capo di stato maggiore sarà protagonista del piano di annessione da ministro della difesa. L'alleanza con Gantz e la maggioranza schiacciante che il governo ha alla Knesset (oltre 70 deputati su 120) garantiscono a Netanyahu l'assenza di pressioni politiche significative durante le fasi del processo che durerà almeno un anno. Certo non mancheranno le voci critiche, come quelle dei suoi nemici Yair Lapid e Avigdor Lieberman e le proteste della Lista unita araba. Haaretz e altri media lo criticheranno. Ma saranno poca cosa rispetto al coro già pronto ad alzare la voce contro la magistratura. E forse non solo quello. Alla pubblica accusa rappresentata da Liat Ben Ari è stata assegnata la scorta. Un ministro, David Amsalem, accusa il procuratore Mandelblit di «comportamento criminale» e dall'entourage di Netanyahu si risente parlare di «giustizia politicizzata». Un clima rovente che ha oscurato i reati di cui dovrà rispondere in aula Netanyahu.

Non SONO COSE di poco conto. Il premier nel cosiddetto Caso 1000 è accusato di aver ricevuto regali per un valore di 180mila euro da imprenditori in cambio di favori. Nel Caso 2000 avrebbe preso accordi con Arnon Mozes, editore del quotidiano Yediot Ahronot, per avere una copertura informativa benevola. Il Caso 4000, quello più grave, riguarda i rapporti tra Netanyahu e l'imprenditore Shaul Elovitch, proprietario di Walla, il sito di informazione più letto in Israele.

IN CAMBIO DI LEGGI favorevoli agli interessi di Elovitch nel settore delle telecomunicazioni, Netanyahu si sarebbe assicurato una campagna giornalista positiva nei confronti della sua famiglia.

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