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Avvenire - L'Osservatore Romano Rassegna Stampa
19.05.2020 Ecco le sfide del governo Netanyahu-Gantz
Commento di Fiammetta Martegani, breve di OR

Testata:Avvenire - L'Osservatore Romano
Autore: Fiammetta Martegani
Titolo: «Se il governo più strano di Israele può riportare il Paese alla normalità - Il nuovo governo israeliano ottiene la fiducia»
Riprendiamo da AVVENIRE di oggi, 19/04/2020, a pag.19 con il titolo "Se il governo più strano di Israele può riportare il Paese alla normalità" l'analisi di Fiammetta Martegani; dall' OSSERVATORE ROMANO, a pag. 3, l'articolo "Il nuovo governo israeliano ottiene la fiducia".

A destra, Dry Bones, di Yaakov Kirshen:
La signora Storia si prepara a scrivere una nuova pagina il 1° luglio, quando Israele restaurerà la sovranità su Giudea e Samaria

Ecco gli articoli:

AVVENIRE - Fiammetta Martegani: "Se il governo più strano di Israele può riportare il Paese alla normalità"

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Fiammetta Martegani

Dopo 509 giorni di gestazione, il 35esimo governo della storia di Israele è nato in mezzo a un'emergenza nazionale - il coronavirus - e non proprio sotto i migliori auspici. Il giuramento è avvenuto domenica tra mille polemiche. Non piace quel (fragilissimo) meccanismo di rotazione tra il premier Benjamin Netanyahu, che guiderà per i prossimi 18 mesi, e l'ex rivale Benny Gantz, per ora ministro della Difesa e premier "vicario': Non piace l'ingombrante richiamo ai tre processi (per corruzione, frode e abuso d'ufficio) a cui si dovrà sottoporre il primo ministro a partire dal prossimo 24 maggio (salvo i soliti imprevisti). Non piace il numero record di ministri: 36- «più ministri che contagiati», la battuta che girava ieri -, prodotto di una negoziazione da Manuale Cencelli tra i due partiti principali, il Likud di Bibi, e Blu Bianco di Benny. Non piace, infine, la subordinazione, mai così tanto esplicitamente dichiarata, al sostegno e agli obiettivi americani. Eppure, proprio questa coalizione così stranamente assortita potrebbe tirare fuori il Paese da uno stallo che si è protratto per un anno e mezzo (con tre tornate elettorali andate a vuoto). E persino mostrare un suo equilibrio. Un primo (incoraggiante) segnale di ponderatezza c'è. E riguarda proprio una delle questioni più delicate sul tavolo negoziale: le annessioni di parte della Cisgiordania e della Valle del Giordano così come viene prefigurato nell’ "Accordo del Secolo" per il Medio Oriente proposto in gennaio dal presidente americano Trump. In questo nuovo governo ibrido c'è un'ala, quella più vicina a Bibi Netanyahu, che spinge per una definizione dei confini da attuarsi al più presto. Nei giorni scorsi lo stesso premier, indubbiamente rafforzato dal risultato elettorale, ha ribadito senza tentennamenti che «è tempo di estendere la legge israeliana agli insediamenti». Ma il neo-alleato Gantz, che non ha dimenticato i suoi quarant'anni di carriera militare (fino alla carica più alta di ramatkal), non sembra per nulla intenzionato ad aprire un fronte con la comunità internazionale e con i Paesi confinanti già sul piede di guerra (Egitto e Giordania hanno definito le possibili annessioni una «catastrofe»). E ha fatto capire, Gantz, che qualsiasi decisione sulle annessioni deve essere prima sottoposta alle Forze Armate. La stessa Casa Bianca ha mostrato una certa cautela: «Pensiamo che queste decisioni debbano essere il risultato delle discussioni fra israeliani e palestinesi», è stato suggerito. Così la prudenza sembra aver guidato i primi passi del neonato esecutivo. E ieri il ministro degli Esteri (a sua volta ex capo dell'esercito) Gabi Ashkenazi ha sottolineato che il piano «verrà portato avanti con responsabilità e in coordinamento con gli Usa, tutelando i trattati di pace e gli interessi strategici di Israele». Chiaro riferimento agli accordi con Giordania ed Egitto. Parlano di saggezza, poi, due nomine che spiccano: quelle delle ministre che rappresentano due importanti minoranze del Paese. A Pnina Tamano-Shata, esponente della comunità etiope, è andato il ministero dell'Immigrazione. All'ultraortodossa Omer Yankelevich il dicastero della Diaspora. Entrambe sono scese in campo grazie alla pressione di Gantz. Tira le novità, infine, c'è l'uscita di scena di Avigdor Lieberman, leader della formazione nazionalista Israel Beitenu che per tre elezioni è stato considerato l'ago della bilancia politica israeliana. Proprio lui è stato escluso dai giochi, schiacciato dall'inaspettata alleanza Bibi-Benny. Almeno fino alla prossima mossa.

L'OSSERVATORE ROMANO: "Il nuovo governo israeliano ottiene la fiducia"

the Dry Bones Blog: A New Government
Dry Bones, di Yaakov Kirshen:
Il governo israeliano pieno di ministri, imperfetto, razzaffonato si prepara a fronteggiare il Coronavirus, sconfiggere i nostri numerosi nemici, rimettere in sesto l'economia e affrontare le sorprese... speriamo in bene!

Sanità, economia e sicurezza. Queste le tre priorità con le quali, ieri, ha iniziato il suo corso il nuovo esecutivo israeliano, presieduto dal premier Benjamin Netanyahu. La Knesset (il parlamento israeliano) ha dato la fiducia al governo con 73 voti a favore, 46 contrari e un astenuto. Finisce così una lunga crisi politica. Il governo si fonda sull'alleanza tra il partito di Netanyahu, il Likud, e il partito di Benny Gantz, Blu e Bianco. L'accordo prevede l'alternanza dei due leader alla guida dell'esecutivo: si cambierà ogni i8 mesi. «Gli israeliani — ha detto Netanyahu — vogliono un governo di unità: oggi lo hanno». «Credo che un quarto voto — ha aggiunto Gantz — avrebbe fatto di Israele un paese caotico, sia dal punto di vista sociale che economico».

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