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La Stampa - La Repubblica Rassegna Stampa
08.11.2019 Scorta a Liliana Segre, una sconfitta per l'Italia. Ed ecco la galassia antisemita sul web
Cronaca di Fabio Poletti, analisi di Paolo Berizzi

Testata:La Stampa - La Repubblica
Autore: Fabio Poletti - Paolo Berizzi
Titolo: «Segre, primo giorno con la scorta: 'Pagina vergognosa per l'Italia' - La caccia agli ebrei»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 08/11/2019, a pag. 16, con il titolo "Segre, primo giorno con la scorta: 'Pagina vergognosa per l'Italia' ", la cronaca di Fabio Poletti; da REPUBBLICA, a pag. 4, il commento di Paolo Berizzi dal titolo "La caccia agli ebrei".

Ecco gli articoli:

LA STAMPA - Fabio Poletti: "Segre, primo giorno con la scorta: 'Pagina vergognosa per l'Italia' "

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Liliana Segre in Senato

Sottobraccio a uno dei due carabinieri di scorta, la senatrice a vita Liliana Segre si infila nel Teatro alla Scala per l'anteprima della mostra Nei palchi della Scala, sui milanesi illustri che qui sono stati di casa. «Non voglio rilasciare nessuna dichiarazione, voglio solo guardare la mostra», vola alto mentre il mondo le parla addosso. La decisione di affidarle la tutela è arrivata dopo gli oltre 200 messaggi sul web contro di lei, «colpevole» di essere ebrea e di esser sopravvissuta a 14 anni ad Auschwitz. Tanto odio provoca la reazione indignata del Centro Wiesenthal di Gerusalemme: «Vergogna per l'Italia che una sopravvissuta alla Shoah di 89 anni sia attaccata in questo modo su Internet». Tecnicamente è una tutela quella adottata dal prefetto Renato Saccone, ma i due carabinieri sono inflessibili. Rispondono per lei al telefonino, fanno muro al telefono di casa: «La signora Segre sta riposando e non intende rilasciare dichiarazioni». Il figlio Luciano parla con sollievo della scorta alla madre: «Gli odiatori parleranno di un nuovo spreco di soldi. Ma ora siamo più tranquilli». Scatena polemiche la prima uscita dell'ex ministro dell'Interno Matteo Salvini che azzarda il paragone: «Le minacce contro Segre, contro Salvini, contro chiunque sono gravissime. Anch'io ricevo minacce quotidianamente». Qualcuno lo interpreta come un maldestro tentativo di riavvicinamento, dopo le polemiche innescate dall'astensione in Parlamento di tutto il centrodestra alla commissione Segre che deve monitorare gli episodi di razzismo nel Paese. Le parole di Matteo Salvini che ammicca pure su un contatto diretto con Liliana Segre, non piacciono allo scrittore Roberto Saviano: «Salvini minimizza. I sovranisti usano l'odio antisemita come carburante». Quando è sera il segretario della Lega corregge il tiro: «Non è una bella giornata quella in cui il Paese Italia è costretto a dare la scorta a Liliana Segre che ha tutta la mia vicinanza e la mia comprensione. Negare l'olocausto o dirsi antisemiti nel 2019 è da ricovero urgente». Se il segretario detta la linea, la Lega a Pescara fa sapere attraverso il suo capogruppo che Liliana Segre non merita la cittadinanza perchè «non ha legami col territorio». Fratelli d'Italia proporrebbe come merce di scambio di conferire la cittadinanza anche ai parenti delle vittime delle foibe. Da Milano dove risiede la senatrice a vita arrivano sostegni bipartisan. Il sindaco Giuseppe Sala si schiera: «Le sono vicino, tutto il possibile per sostenerla». Il Governatore Attilio Fontana non è da meno: «Giusto che abbia avuto la scorta, inconcepibile e inaccettabile che sia stata necessaria». Compatta la Comunità ebraica. Il presidente milanese Milo hasbani è amareggiato: «Triste che serva la scorta». Davide Romano, ex assessore alla Cultura, invita a non sottovalutare: «Non dimentichiamo gli insulti alla Brigata Ebraica il 25 aprile o il corteo di arabi che due anni fa urlava morte agli ebrei». Andrè Ruth Shammah, esponente della cultura milanese, si chiede a chi tocchi il dovere della memoria: «Triste segnale la scorta a Liliana Segre, testimone di quello che è successo. Quando toccherebbe a tutti ricordare».

LA REPUBBLICA - Paolo Berizzi: "La caccia agli ebrei"

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Paolo Berizzi

Sono tornate le "zecche". "Zecca" è la senatrice a vita Liliana Segre, sono "zecche" il deputato Lele Fiano e il giornalista Gad Lerner. Il finanziere miliardario George Soros è "zecca", e anche Bruno Sed, presidente dell'ospedale Israelitico, proprietario a Roma dello storico caffè Greco, un tempo ritrovo di artisti e intellettuali e oggi nel mirino degli hooligan antisemiti. Per i gruppi neonazisti italiani, per gli odiatori (seriali o occasionali) che infestano social, blog e forum coi loro insulti razzisti e le vignette sui "nasi adunchi", le zecche non sono più soltanto "rosse". Sono zecche e basta. Senza aggettivi. Dai lager a oggi "Zecca" è la parola con cui i nazisti chiamavano gli ebrei mentre li smistavano nei lager. O quando li ingannavano dicendo «siete liberi», e loro muovevano qualche passo oltre la recinzione spinata e i cecchini di Hitler sparavano come alle lepri. "Zecche" erano i bambini ebrei. «I nazisti ce li facevano tirare in aria e si divertivano a ucciderli, come nel tiro al piattello», raccontava Alberto Sed. "Zecca", la peggiore atrocità lessicale: paragonare esseri umani che stai sterminando, e oggi, la loro memoria, ai parassiti che per completare il ciclo vitale si cibano di sangue. Italia 2019: è tornato l'antisemitismo. Ottantuno anni dopo le leggi razziali con cui il regime di Mussolini, alleato coi nazisti, iniziò a perseguitarli, loro, le "zecche", sono di nuovo nel mirino. Gli addetti ai lavori lo chiamano "antisemitismo 2.0": il suffisso numerico indica il vasto campo del web dove proliferano post antisionisti, complottisti e negazionisti. Un flusso di immondizia che degenera in odio puro. Ma la recrudescenza rimbalza anche nelle piazze fisiche, dove i gruppi dell'ultradestra rialzano la testa. Insulti, minacce, aggressioni, atti vandalici: sono 190 gli episodi di antisemitismo censiti negli ultimi nove mesi dall'Osservatorio del Centro di documentazione ebraica. L'anno non è ancora finito e la media parziale — se paragonata ai 130 casi o giù di li del 2017 e del 2018 — segna un forte aumento. Nel 70% delle storie il bollitore dell'odio è la rete. «Dio li ha sempre maledetti e li punirà sempre ovunque andranno. Hanno crocifisso Gesù Cristo». «Sporche zecche, sempre loro». «Rastrelliamo? Li bruciamo e facciamo un bel falò», digita su Fb il giovane neonazi Giuseppe Gobbelli. Mentre l'utente Massimiliano Zanobi (simbolo di Forza Nuova) condivide il post di "laziale fascista": la fotografia di una saponetta con la marca "Segre". "Riapriamo i forni" Sul blog antisemita Altreinfo.org si sostiene che Wikipedia sia uno «strumento di potere ebraico-sionista». Di «voialtri nasoni che sapete solo frignare», scrive il 12 luglio il negazionista Riccardo Schiesaro, già responsabile del blog "Osservatore nazionale". La rabbia cieca spurga su canali Youtube. Come "Buffington Post": video antisemiti, un milione di visualizzazioni. Follia. O come il sito nazisatanista "La gioia di Satana": ecco i Protocolli dei savi di Sion e liste di proscrizione. «Covi di odio che prima o poi esploderà». Li definisce così la presidente delle comunità ebraiche italiane, Noemi Di Segni. La «vastità del pericolo estremista» è fatta di raduni, cerimonie, date quasi liturgiche. Un classico va in scena il 27 gennaio, Giorno della Memoria. Che diventa il "giorno della menzogna". «Bisogna fermare quelle merde sioniste. A costo di una seconda Shoah». «Riapriamo i forni». Gli hater neonazisti vengono bloccati da Fb. Ma riemergono. «Trovati un lavoro perché il lavoro rende liberi», hanno scritto a un ebreo fiorentino. «Sionisti usurai e sfruttatori degli esseri umani». «Meglio russi che ebrei pedofili pagati da Soros». «Ebreo sanguisuga». «La democrazia è il male assoluto creato dal giudeo internazionale».

Tra i banchi a scuola Gli odiatori delle "zecche" sono giovani, giovanissimi e meno giovani. Se un gruppo di hater adolescenti pugliesi invita gli ebrei a «spararsi» per «fare un favore all'umanità» (16 aprile), nelle scuole e nei licei di Arezzo e Assisi si irride la Shoah: «Aggiungi un posto a tavola», canticchiano gli studenti della città di San Francesco inneggiando ai forni crematori. Avrà apprezzato l'insegnante veneziano di Storia dell'Arte, Sebastiano Sartori, ex segretario veneto di Fn, che il 19 aprile dedica questo post a Liliana Segre: «Sta bene in un simpatico termovalorizzatore». Tra i manganellatori on line non è raro trovare nomi noti. Il 30 luglio il critico musicale Paolo Isotta si lancia: «il  razzismo venne inventato dagli ebrei verso tutti in popoli». L'8 agosto 2019 è la volta dell'ex senatore M5S Bartolomeo Pepe: «Hanno crocifisso Dio e si sono inginocchiati ad adorare il suo avversario — scrive su Fb — Hanno i giorni contati». Curve nere La serialità degli insulti e delle minacce è il terreno di coltura di chi passa alle vie di fatto: il 26 gennaio, a Roma, Alessandra Veronese, docente di storia ebraica all'Università di Pisa, viene aggredita davanti alla libreria Feltrinelli di largo Argentina: un uomo le sputa addosso e sulla borsa sulla quale sono stampate scritte in caratteri ebraici. A volte per scatenare l'odio basta una kippah.

14 febbraio 2019: Prunetto, provincia di Cuneo. Il signor Isaac cammina col figlio piccolo. Un uomo gli ruba il copricapo ebraico e lo insulta: «Ritorna al tuo paese giudeo di merda». Quanti di questi episodi arrivano sui verbali delle forze di polizia? Le statistiche ballano. Nel paniere dei reati discriminatori la normativa non distingue le specifiche finalità: è difficile, dunque, aggregare i dati sull'antisemitismo. Le ultime statistiche le ha elaborate l'Osce sulla base delle segnalazioni dell'Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (un organismo interforze): nel 2017 i reati sono stati 828. Il doppio di quelli del 2013 (420) e in netta crescita rispetto ai 494 del 2016. La Polizia ha istituito corsi specifici per gli agenti a cui è stata anche fornita una "guida all'ebraismo". Si definiscono nazionalsocialisti. Festeggiano ogni 20 aprile il compleanno di Hitler e organizzano convegni con la bandiera della svastica sul tavolo dei relatori. Sono i militanti della Comunità dei dodici raggi di Varese, già sotto inchiesta dall'antiterrorismo dopo una lunga serie di provocazioni («siamo pronti a imbracciare le armi», ha detto il capo Alessandro Limido). I Do.Ra. rappresentano la testa della galassia neonazista italiana. Un'area nella quale operano diversi gruppi, in molti casi collegati alle curve ultrà nere (Verona, Lazio, Roma, Inter, Juventus, Padova, Varese): il Veneto Fronte Skinhead, il Manipolo d'Avanguardia Bergamo, Rebel Firm di Ivrea e le romane Militia e Rivolta Nazionale. Poi c'è Lealtà Azione, che si ispira al generale nazista delle Ss Leon Degrelle e a Corneliu Codreanu. I lealisti sono il volto "metapolitico" del circuito Hammerskin, antisemiti, nati da una scissione del Kkk. Il 27 ottobre a Genova hanno marciato nel cimitero Staglieno per rendere omaggio alle camicie nere di Salò. Sul cippo era posata una corona di fiori del Comune.

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