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Il Giornale - Libero Rassegna Stampa
09.07.2019 Iran nucleare allo scoperto, perfino l'Europa chiede di fermare gli ayatollah
Commenti di Luigi Guelpa, Maurizio Stefanini e tre titoli pro Iran

Testata:Il Giornale - Libero
Autore: Luigi Guelpa - Maurizio Stefanini
Titolo: «L'Iran spinge ancora sull'uranio. Adesso l'Europa chiede lo stop - Anche l'Iran si vende gli organi dei condannati»
Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 09/07/2019, a pag. 12, con il titolo "L'Iran spinge ancora sull'uranio. Adesso l'Europa chiede lo stop", il commento di Luigi Guelpa; da LIBERO, a pag. 10, con il titolo "Anche l'Iran si vende gli organi dei condannati", il commento di Maurizio Stefanini.

A destra: gli "scopi pacifici" dell'Iran nucleare

Il FATTO QUOTIDIANO, a pag. 2, titola "Teheran sfida gli States e va avanti: uranio al 4,5%". In questo modo il quotidiano di Travaglio esulta per la corsa verso il nucleare del regime degli ayatollah. Analogo il titolo dell' OSSERVATORE ROMANO, a pag. 1, "L'Iran rilancia la sfida sul nucleare". Quella iraniana non è una sfida ma una minaccia su scala globale. Peggio ancora fa il MANIFESTO, a pag. 13, con il titolo "L'Europa abbandona l'Iran, Teheran perde la pazienza". Qui il rovesciamento della realtà è completo con l'Iran nel ruolo della vittima e gli Usa di Donald Trump in quello di aggressore.

Ecco gli articoli:

IL GIORNALE - Luigi Guelpa: "L'Iran spinge ancora sull'uranio. Adesso l'Europa chiede lo stop"

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Luigi Guelpa

È una guerra di nervi e di muscoli quella che si sta consumando tra l'Iran, gli Stati Uniti e l'Ue. La notizia dell'arricchimento dell'uranio da parte della repubblica islamica ha innescato un fuoco incrociato di dichiarazioni, rendendo il clima sempre più rovente nell'area mediorientale. L'annuncio choc è arrivato domenica per voce del viceministro degli Esteri Sayed Abbas Araqchi che ha rivelato lo sforamento della soglia del 3,67% di arricchimento dell'uranio (fonti ufficiali lasciano trapelare il 4,5%) imposto al Paese in base all'accordo raggiunto nel 2015 con il gruppo Cinque più Uno (Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania). Non solo, il prossimo passo dell'Iran potrebbe essere un incremento al 20%, se i partner europei non agiranno per contrastare le sanzioni Usa entro la scadenza del nuovo ultimatum di 60 giorni. A tredici mesi dal ritiro unilaterale da parte degli Usa, l'accordo nucleare con l'Iran si è sgretolato definitivamente sull'onda della mossa di Teheran pensata per costringere l'Europa a smarcarsi da Washington e dalle sue sanzioni. «L'Iran deve stare attento. L'uranio si arricchisce per una ragione. Non vi dirò quale, ma non va bene», ha risposto piccato Trump. La decisione di arricchimento sopra i livelli consentiti dall'accordo internazionale sul nucleare iraniano è motivata dalle «nostre esigenze di sviluppo economico e gli scopi sono assolutamente pacifici», ha scritto ieri pomeriggio su Twitter il portavoce del governo di Teheran, Ali Rabiei. Nel tweet c'è un riferimento alle indicazioni della Guida Suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, al quale spetta l'ultima parola nelle scelte strategiche. «La fatwa della Guida Suprema contro ogni forma di arma di distruzione di massa è il nostro credo per evitare la fabbricazione di armi nucleari nel mondo e nella regione», ha aggiunto Rabiei. Parole che però non confortano l'occidente e le reazioni europee non si sono fatte attendere. A Londra il ministro degli esteri Jeremy Hunt ha intimato all'Iran di «fermarsi immediatamente e invertire tutte le attività che esulando dai propri obblighi. Diversamente ci saranno serie conseguenze». Dalla Francia, il presidente Macron, che domenica aveva avuto una lunga telefonata col collega iraniano Rouhani, ha condannato la violazione dell'accordo, mentre la Germania, attraverso il portavoce del dicastero degli Esteri, si è detta «tremendamente preoccupata» e ha esortato l'Iran a «bloccare e invertire tutte le attività non in linea con i suoi impegni». Anche l'Ue ha manifestato una certa inquietudine dopo l'annuncio di Araqchi, lanciando un appello a Teheran a «fare marcia indietro su tutte le attività che non sono in linea con gli impegni dell'accordo sul nucleare». L'ha detto Maja Kocijancic, la portavoce del Servizio europeo di azione esterna diretto da Federica Mogherini. Israele da parte sua chiede ai Paesi dell'Ue di ripristinare le sanzioni. Il «tocca a voi» twittato dal ministro degli Esteri Zarif è eloquente. Anche gli alleati di Teheran, come la Cina, si stanno smarcando dalla mossa iraniana. Pechino chiede a tutte le parti coinvolte di «esercitare moderazione», ma al medesimo tempo denuncia gli Stati Uniti di «bullismo», ritenendo l'inquilino della Casa Bianca causa dell'attuale crisi con l'Iran. Mosca invoca «equilibrio» e chiede a Rouhani di «non essere impulsivo» e di «rispettare» l'accordo sottoscritto con l'Agenzia internazionale per l'energia atomica. L'Aiea tra l'altro ha ricevuto da Teheran campioni dell'uranio arricchito e domani si riunirà in sessione straordinaria.

LIBERO - Maurizio Stefanini: "Anche l'Iran si vende gli organi dei condannati"

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Maurizio Stefanini

«Se un detenuto offre volontariamente un suo organo prima o dopo l'esecuzione e non viene rilevato alcun ostacolo medico, allora il giudice può consentirlo in coordinamento con il ministero della giustizia e l'ufficio dei medico legale». È questo un nuovo articolo che è stato incluso nel codice penale iraniano, e che in pratica permette ai condannati a morte di rivendere i propri organi. Si presume, a vantaggio dei parenti. Voluta da quell'hojat-ol-eslam Ebrahim Raisi che dal 7 marzo 2019 è alla testa del sistema giudiziario dell'Iran, la nuova disposizione è in teoria più "garantista" rispetto alla normativa cinese che pure autorizzava l'espianto di organi dei condannati a morte, e che Pechino sostiene di avere abbandonato nel 2015: ma in molti dubitano che sia vero. La Cina, infatti, riutilizzava gli organi dei condannati contro la loro volontà. L'Iran chiederebbe l'assenso, e permetterebbe appunto di realizzarci un guadagno. L'Associazione dei Chirurghi Iraniani, però, è lo stesso furibonda, e definisce la misura «estremamente preoccupante, dannosa per la nostra professione e il prestigio dell'Iran agli occhi del mondo civilizzato». In una intervista all'agenzia semi-ufficiale Isna il professor Ali Jasfarian, a un tempo membro dell'unità per il trapianto del fegato dell'Ospedale Khomeini di Teheran e dell'American Society of Transplantation, ha annunciato che nessun chirurgo specialista iraniano si avvarrà di una legge «immorale e contro tutti i valori della nostra professione». «Chi è condannato a morte non è nel giusto stato d'animo per offrire il proprio organo in maniera volontaria, a meno che non sia costretto a farlo sotto una pressione enorme». In Iran c'è un enorme mercato per i trapianti di organi, per via del gran numero di pazienti sofferenti per problemi di reni, cuore e fegato. E poiché la vendita di organi è comunque già legale al di là delle condanne a morte, nelle cliniche private vengono anche molti bisognosi di trapianto dai Paesi arabi, per un giro di affari di vari milioni. La fornitura ufficiale però non basta. Secondo Katayoun Najafizadeh che si trova a capo della società di donazione di organi dell'Iran, attualmente più di 25.000 pazienti iraniani sarebbero in attesa di ricevere un trapianto. L'anno scorso, però, solo 926 organi sono stati messi a disposizione degli ospedali specializzati. Soprattutto vittime di incidenti automobilistici. La carenza ha portato all'emergere di un mercato illecito dove molti poveri pubblicizzano apertamente la vendita di un rene, a prezzi che posso abbassarsi fino all'equivalente di 250 dollari. E la misura ha avuto infatti l'approvazione della associazione dei donatori di organi, per bocca del presidente Katayoun Najafizadeh. «Uno strumento idoneo a salvare le vite di migliaia di persone che attualmente in Iran attendono un trapianto», la ha definita.

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