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Il Foglio-La Stampa Rassegna Stampa
28.07.2018 GB: un governo laburista sarebbe una minaccia mortale alla vita degli ebrei
Daniel Mosseri intervista il rabbino Andrea Zanardo, cronaca di Alessandra Rizzo

Testata:Il Foglio-La Stampa
Autore: Daniel Mosseri-Alessandra Rizzo
Titolo: «Perchè gli ebrei sono tanto preoccupati per la deriva del Labour-I giornali della comunità ebraica inglese contro Corbyn»

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Sulla situazione dei ebrei inglesi abbiamo pubblicato ieri l'editoriale del Foglio http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=8&sez=120&id=71517
Oggi, 28/07/2018, due nuovi servizi, dalla STAMPA la cronaca di Alessandra Rizzo a pag.19 e dal FOGLIO, a pag.2, l'intervista di Daniele Mosseri al rabbino Andrea Zanardo, che i nostri lettori ben conoscono per i suoi graffianti, ironici articoli dal titolo "Il contadino di Galilea"

Il Foglio-Daniel Mosseri:" Perchè gli ebrei sono tanto preoccupati per la deriva del Labour"

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Daniel Mosseri                 Rav Andrea Zanardo

Berlino. Andrea Zanardo lo aveva scritto su Facebook già da alcune settimane. Quello che Jeremy Corbyn sta facendo per unificare l’ebraismo britannico non lo aveva mai fatto nessuno. Lo si è visto nell’appello firmato dai rabbini di tutte le correnti esistenti nel Regno Unito, coesi nel chiedere al Labour di adottare la definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra). Fra i firmatari c’era anche Zanardo che guida la Brighton & Hove Reform Synagogue, la più grande del Sussex. “Hanno firmato i rabbini delle comunità ultraortodosse nelle circoscrizioni più laburiste di Londra. Loro non si farebbero mai vedere accanto a colleghi riformati, men che mai se donne. Eppure hanno firmato assieme alle rabbine liberali, fra le quali c’è qualche fiera militante lgbt”, racconta Zanardo al Foglio. Un miracolo teologico-politico senza precedenti in un paese dove dal tempo dell’editto di riammissione degli ebrei voluto da Cromwell, le diverse comunità ebraiche hanno sempre marcato le differenze culturali (sefarditi, russi, tedeschi, romeni e mediorientali), ideologiche (più o meno sionisti, tory e laburisti) e dottrinali (ultraortodossi, ortodossi, conservative, reform e liberal). L’uscita in edicola, giovedì, dei tre principali magazine degli ebrei britannici con la stessa copertina – “United we stand” – è stato il passo successivo. Ma c’è davvero bisogno di allarmarsi tanto per la mancata adozione di un testo? Se si considera che la definizione dell’Ihra è stata fatta propria da decine di governi, compreso quello britannico e dall’Ue, forse sì. Un futuribile governo laburista a guida Corbyn, c’è da immaginare, la ripudierebbe. Sotto la guida della corrente corbiniana chiamata Momentum, “il Labour ne ha proposta una tutta sua secondo cui accusare gli ebrei europei di essere terze colonne di Israele oppure paragonare Israele alla Germania nazista non sarebbe antisemitismo”, spiega Zanardo. Sembra di essere tornati alla risoluzione dell’Onu del 1975 che equiparava sionismo e razzismo. “D’altronde il brodo di coltura di Corbyn è quello”, osserva il rav nel ricordare che il leader con la barbetta ha riciclato un bel numero di trozkisti messi in cantina dalla passata gestione. “Non a caso la leadership laburista di oggi ha in media dieci anni di più di quella precedente: sono i vecchi compagni di battaglia che tornano alla ribalta”. Quando negli anni Settanta il suo primo matrimonio entrò in crisi, Corbyn decise di farsi un giro in motocicletta con l’amante Diane Abbott nelle romantiche campagne della Ddr. Il suo è un ambiente politico che ha flirtato con i palestinesi negli anni ’70 e continua a flirtarci adesso; tant’è che il leader laburista è considerato vicinissimo a Hamas mentre la Abbot ricopre oggi l’incarico di ministro ombra dell’Interno. Troppo poco per dire che il nuovo ma così vecchio Labour è antisemita? Andrebbe chiesto al cancelliere dello scacchiere (ombra anche lui) di Corbyn. “Una volta per tutte: siamo un partito antirazzista e antisemita”, ha detto John McDonnell due giorni fa alla Bbc, per poi correggersi qualche secondo dopo. Un innocente slip of the tongue. Meno innocenti sono i progetti interni a Momentum. Ecco perché neppure gli esaltati rabbini antisionisti di Naturei Karta, famosi per le foto con l’iraniano Ahmadinejad, si farebbero vedere con Corbyn. Un conto è avercela solo con Israele, un altro è discutere se togliere la polizia davanti alle scuole ebraiche o vietare la circoncisione prima dei nove anni – un progetto su misure per colpire gli ebrei e non i musulmani. Chissà se i maschi di casa Windsor sono informati.

 La Stampa-Alessandra Rizzo:" I giornali della comunità ebraica inglese contro Corbyn"

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Alessandra Rizzo            Jeremy Corbyn

Un governo laburista sarebbe «una minaccia esistenziale alla vita degli ebrei nel Paese». Con queste parole i tre più importanti giornali della comunità ebraica britannica hanno attaccato il segretario Jeremy Corbyn, gettando nuova benzina sulla questione dell’antisemitismo nel Labour. Solo la settimana scorsa, una deputata laburista di lungo corso, Margaret Hodge, signora ebrea settantenne di solito assai moderata, si era scagliata contro Corbyn nei corridoi di Westminster, chiamandolo «razzista» e «fottuto antisemita». Al centro delle accuse c’è la formulazione del codice di condotta del partito contro l’antisemitismo. Il codice riprende sì la definizione adottata dall’Alleanza Internazionale per la Memoria dell’Olocausto, ma omette alcuni esempi chiave di antisemitismo: per esempio quello di accusare gli ebrei di essere più leali ad Israele che non al proprio Paese; o di paragonare le attuali politiche israeliane al nazismo. Il Jewish Chronicle, il Jewish News e il Jewish Telegraph hanno pubblicato lo stesso titolo in prima pagina («United we stand») e lo stesso, durissimo editoriale. «Il partito che fino a poco tempo fa era la casa naturale della nostra comunità ha visto i suoi valori e la sua integrità erodersi sotto il disprezzo corbynista per gli ebrei e per Israele», hanno scritto. Le accuse di antisemitismo rincorrono Corbyn dai tempi della sua ascesa a segretario del partito nel 2015. Radicale di sinistra, anti-imperialista e anti-americano, Corbyn nel passato ha chiamato Hezbollah e Hamas «amici» e si è dovuto difendere per aver criticato la decisione di rimuovere un murale chiaramente antisemita a Londra, invocando la libertà di espressione. E ad aprile in tantissimi hanno manifestato accusandolo di essere insensibile alle loro preoccupazioni. Sebbene la comunità ebraica britannica sia limitata, circa 270 mila persone, la polemica è un disastro d’immagine per Corbyn, che si ritrova inaspettatamente avanti nei sondaggi mentre il partito conservatore si lacera sulla Brexit. Nel passato Corbyn ha ammesso l’esistenza di sacche di anti-semitismo nel partito, giurando di porvi rimedio, e ha incontrato i leader della comunità, senza alcun successo. Un suo portavoce ha detto che «un governo laburista non rappresenta alcuna minaccia di alcun tipo per gli ebrei» e ha promesso di tenere in considerazione i dubbi della comunità sulla definizione di antisemitismo. Ma, ha ammesso, «c’è molto lavoro da fare».

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