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L'infermiera di Gaza ammette: 'Io scudo umano di Hamas'. Altro che manifestante pacifica! (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)
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La Stampa - Il Foglio Rassegna Stampa
11.06.2018 Gaza: l'offensiva dei terroristi con aquiloni incendiari, Israele si difende con i droni
Commento di Giordano Stabile, analisi del Jerusalem Post

Testata:La Stampa - Il Foglio
Autore: Giordano Stabile
Titolo: «La battaglia dei cieli fra Israele e Hamas. Droni contro aquiloni incendiari a Gaza - Anche un solo asilo colpito è troppo»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 11/06/2018. a pag. 12, con il titolo "La battaglia dei cieli fra Israele e Hamas. Droni contro aquiloni incendiari a Gaza", il commento di Giordano Stabile; dal FOGLIO,  a pag. III, il commento "Anche un solo asilo colpito è troppo" tratto dal Jerusalem Post.

A destra: aquiloni incendiari con svastiche contro Israele

Ecco gli articoli:

La Stampa - Giordano Stabile: "La battaglia dei cieli fra Israele e Hamas. Droni contro aquiloni incendiari a Gaza"

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Giordano Stabile

Droni contro aquiloni. Lo scontro lungo la Striscia di Gaza mette in scena una sfida inedita, fra l’inventiva palestinese e l’alta tecnologia israeliana. La disparità di mezzi fra i militanti palestinesi e uno dei più potenti eserciti del mondo ha spinto Hamas e altri gruppi a utilizzare tecniche di guerra sempre meno convenzionali, come, ultima in ordine di apparizione, una galleria che sbucava nel mare, pronta per essere utilizzata dagli «incursori» palestinesi, distrutta dalle forze armate israeliane una settimana fa.

Ma ora, più che i tunnel d’attacco, sono gli aquiloni incendiari a mettere in difficoltà Israele. In un Paese arido basta poco ad appiccare incendi devastanti e gli aquiloni possono essere lanciati a sorpresa, da qualunque posto, richiedono una sorveglianza capillare lungo decine e decine di chilometri di confine.
Finora le «intercettazioni», con fuoco da terra o da droni armati, si sono rivelate poco efficaci e almeno un terzo degli aquiloni è riuscito a passare le linee e a causare incendi. Ieri per la prima volta l’esercito israeliano ha cambiato tattica e ha usato droni di sorveglianza, armati con un cannoncino, per individuare i lanciatori e bloccarli. Uno ha sparato «colpi di avvertimento» contro un gruppo che si preparava al lancio. Non ci sono state vittime ma i giovani hanno dovuto desistere. L’esercito ha avvertito che «le regole di ingaggio» sono cambiate e ora l’uso di aquiloni o palloni incendiari è considerato «una grave violazione» e pertanto «agirà di conseguenza». Che gli aquiloni si siano trasformati in armi lo hanno ammesso implicitamente le Brigate Salah al-Din, cioè «Saladino», che in un comunicato hanno denunciato l’attacco con «un tentato omicidio» e lo hanno definito «la prova del fallimento della strategia di Israele».

Anche se Hamas non ha mai incitato all’uso degli aquiloni è chiaro che dietro c’è un’organizzazione sempre più massiccia. Da marzo a oggi oltre 800 aquiloni sono stati lanciati verso Israele. Circa 500 sono stati abbattuti, secondo i dati del governo israeliano, ma gli altri hanno appiccato 300 incendi e distrutto due ettari e mezzo di coltivazioni e due ettari di zone protette. Gli abitanti dei kibbutz hanno chiesto al governo di intervenire con rappresaglie nella Striscia. Gli incendi causano notevoli perdite economiche e a volte bloccano il traffico per ore, come ieri sulla superstrada 34 fra Sderot e il kibbutz di Nirim. I danni più gravi li hanno subiti la foresta di Besor e la riserva naturale di Carmia, dove un terzo della vegetazione è finito in fumo a opera di un pallone carico di materiale incendiario.
Per i palestinesi l’uso di aquiloni incendiari è una forma di protesta contro il blocco imposto alla Striscia da parte di Israele e per la repressione delle «Marce del ritorno» al confine: dal 30 marzo oltre 120 palestinesi sono stati uccisi dal fuoco israeliano e circa 10 mila feriti. Gruppi come la Jihad islamica e altri salafiti spingono per «azioni militari», a cominciare dal lancio di razzi sulle cittadine israeliane al confine. Hamas non ha ancora dato appoggio esplicito a una salto di qualità nel confronto perché per ora preferisce incassare la solidarietà dei Paesi musulmani per le dimostrazioni al confine. Ma il gruppo continua a lavorare in vista di una possibile guerra aperta. Domenica scorsa l’esercito israeliano ha scoperto un tunnel che sbucava in mare, al confine con Israele, «unico nel suo genere». Hamas, secondo i servizi israeliani, ha addestrato 1500 combattenti per incursioni dal mare e quello rischia di essere il fronte più insidioso.

 

Il Foglio: "Anche un solo asilo colpito è troppo"

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Decine e decine di razzi e proiettili di mortaio hanno colpito le comunità israeliane, centrando fra l’altro una scuola d’infanzia fortunatamente poco prima che vi arrivassero i bambini. Il giorno precedente, diverse case di Sderot erano state bersagliate da raffiche di mitragliatrice esplose da Gaza”. Questo il commento del Jerusalem Post all’ultima tornata di attacchi da Gaza su Israele. “Nessuno si è veramente sorpreso per questa escalation. Hamas ha cercato in tutti i modi di imporre di nuovo la striscia di Gaza all’ordine del giorno della comunità mondiale. Ci ha provato con la ‘Grande marcia del ritorno’, ma con un successo relativamente limitato. Fomentare una guerra con Israele potrebbe fare al caso. Esiste una tendenza a considerare i colpi di mortaio e di mitragliatrice come pericoli ‘meno gravi’. E’ un grave errore. In passato i proiettili di mortaio da Gaza hanno ucciso degli abitanti dei kibbutz nel sud di Israele. A differenza del lancio di un razzo, per il quale di solito restano alcuni secondi di preavviso per cercare di mettersi al riparo, i proiettili di mortai colpiscono senza che possa scattare in tempo la sirena d’allarme. Le bombe di mortaio saranno anche considerate ‘primitive’, specie in confronto a razzi e missili a più lunga gittata, ma dobbiamo chiederci: forse che la vita di un abitante di Sderot o di un kibbutz come Nir Am ha meno valore della vita di un abitante di Ashkelon o Tel Aviv? Nel caso in cui un colpo di mortaio mutilasse o uccidesse qualcuno, la reazione d’Israele sarebbe per forze di cosa molto più seria e la situazione potrebbe rapidamente degenerare: uno sviluppo particolarmente problematico a fronte di un nemico come Hamas e Jihad islamico che usa sistematicamente la propria popolazione come scudi umani. Queste organizzazioni terroristiche fondate sul culto del martirio vogliono il sangue, che sia palestinese o israeliano. Sono felicissime se civili o militari israeliani vengono uccisi (ogni volta che accade celebrano la cosa con aperte scene di tripudio), ma considerano una vittoria anche una reazione israeliana che causi vittime fra i palestinesi di Gaza (non importa se membri delle organizzazioni terroristiche o innocenti colpiti per errore), giacché rappresenta la possibilità di riportare la ‘questione palestinese’ sotto i riflettori di tutto il mondo, di dipingere Israele come il cattivo e di invocare ulteriori finanziamenti internazionali. Quello che non si può chiedere a Israele, e che Israele non può permettersi, è di rinunciare alla sua deterrenza. Il mondo ha fatto spallucce quando i palestinesi hanno iniziato a lanciare da Gaza decine e decine di aquiloni incendiari che hanno appiccato vasti incendi, che causano danni economici e ambientali enormi e mettono a rischio beni e vite dei civili israeliani in tutta l’area. Questa settimana, dalla parte sud della striscia di Gaza è stato lanciato un drone carico di esplosivi. Martedì, i residenti hanno dovuto subire una pioggia di razzi e colpi di mortaio. Il mondo sarà anche distratto da altro, ma Israele semplicemente non può permettere che questo stato di cose continui. Israele non vuole la guerra, ma senza deterrenza la guerra prima o poi scoppia inevitabile”.

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