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La Stampa - Il Foglio Rassegna Stampa
12.01.2018 Boris Johnson, Federica Mogherini e gli altri amici della dittatura teocratica iraniana
Cronaca di Paolo Mastrolilli, commento di David Carretta

Testata:La Stampa - Il Foglio
Autore: Paolo Mastrolilli - David Carretta
Titolo: «Johnson guida la fronda Ue anti-Trump: 'L’Iran rispetta l’accordo sul nucleare' - Cecità europea»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 12/01/2018, con il titolo "Johnson guida la fronda Ue anti-Trump: 'L’Iran rispetta l’accordo sul nucleare' ", la cronaca di Paolo Mastrolilli; dal FOGLIO, a pag. 1, con il titolo "Cecità europea", il commento di David Carretta.

Boris Johnson afferma che "l'Iran rispetta l'accordo sul nucleare", ci chiediamo quale sia la base di queste parole, visto che fin dal primo giorno il regime degli ayatollah ha eluso i controlli - già molto deboli - previsti dall'accordo di Vienna.

Johnson si accoda a coloro che, come Federica Mogherini, difendono incondizionatamente l'accordo che consente di fatto al regime di Teheran di proseguire l'espansionismo in Medio Oriente e di dotarsi nel medio termine di armi nucleari. Paolo Mastrolilli, David Carretta ben evidenziano le contraddizioni di Johnson e Mogherini, e con loro dell'intera politica estera dell'Unione Europea.
P.S. con un ministro degli esteri come Johnson la Gran Bretagna ha il proprio futuro affidato alle mani peggiori.

Ecco gli articoli:

La Stampa - Paolo Mastrolilli: "Johnson guida la fronda Ue anti-Trump: 'L’Iran rispetta l’accordo sul nucleare' "

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Paolo Mastrolilli  

Se anche Boris Johnson abbandona Donald Trump, vuol dire che sull’accordo nucleare con l’Iran la Casa Bianca è davvero isolata. Fonti dell’amministrazione Usa, però, hanno anticipato all’agenzia «Ap» che oggi il presidente ripeterà le sue critiche all’intesa, imporrà nuove misure bilaterali contro Teheran legate ad altre questioni, ma non ristabilirà le sanzioni esistenti prima della trattativa, perché questo significherebbe la fine del Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa) negoziato da Obama.

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Boris Johnson             Federica Mogherini con il ministro iraniano Zarif

L’accordo nucleare non è mai stato ratificato dal Congresso come un trattato, ma ufficializzato sul piano legale attraverso una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Il Congresso Usa però ha riaffermato la sua rilevanza sulla materia attraverso l’Iran Nuclear Agreement Review Act (Inara), che obbliga il capo della Casa Bianca a certificare ogni 120 giorni il rispetto dell’intesa. Ad ottobre Trump aveva dichiarato che Teheran stava violando lo spirito del Jcpoa, attraverso azioni come i test missilistici, il sostegno del terrorismo, e il supporto di Hezbollah al regime siriano di Assad. Il presidente però aveva evitato di uscire formalmente dall’accordo e reimporre le sanzioni. Oggi scade nuovamente il termine dei 120 giorni e, in vista di questo appuntamento, la responsabile della politica estera della Ue Federica Mogherini ha riunito a Bruxelles i ministri degli Esteri di Gran Bretagna, Francia, Germania e Iran. Alla fine tutti hanno convenuto sul fatto che l’accordo sta svolgendo la sua funzione, cioè impedire la costruzione dall’atomica nella Repubblica islamica, ma il più pungente è stato proprio il rappresentante di Londra: «Noi – ha detto Johnson – pensiamo che l’intesa sia un considerevole risultato diplomatico. Non credo che qualcuno abbia avanzato un’idea migliore. Io ritengo che chi si oppone al Jcpoa abbia la responsabilità di presentare una soluzione più efficace, perché finora non l’abbiamo vista». Il ministro britannico non ha citato direttamente Trump, ma è chiaro a chi si riferisse, e questa presa di posizione arriva sullo sfondo di tensioni crescenti tra i due alleati, che finora hanno bloccato la visita del presidente Usa in Gran Bretagna.

Il capo della Casa Bianca vorrebbe uscire dall’accordo, in linea con le obiezioni avanzate anche da Israele, e le proteste iraniane dei giorni scorsi lo hanno incoraggiato a farlo; il segretario di Stato Tillerson, quello alla Difesa Mattis, e il consigliere per la Sicurezza nazionale McMaster ritengono che convenga salvarlo. Quindi hanno proposto questo compromesso: Trump oggi boccerà ancora il Jcpoa, e forse imporrà nuove penalità per punire i test missilistici e le altre violazioni del suo spirito. Per altri 120 giorni, però, non ristabilirà le misure esistenti prima dell’intesa, ad esempio contro la banca centrale di Teheran, per non ucciderla. Nel frattempo il Congresso lavorerà ad un inasprimento dell’Inara, per garantire che le sanzioni tornino in vigore automaticamente, se l’Iran violasse l’accordo, impedisse le ispezioni dell’Aiea, o facesse test missilistici e altre provocazioni. Trump, però, può cambiare idea fino all’ultimo.

IL FOGLIO - David Carretta: "Cecità europea"

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David Carretta

Bruxelles. L’accordo sul nucleare iraniano non va sacrificato sull’altare di 22 iraniani morti mentre protestavano, di altri 4 deceduti in carcere e di oltre 3 mila arrestati nelle ultime settimane. Questo è il messaggio emerso ieri quando Federica Mogherini, l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, ha fatto una dichiarazione dopo un incontro con il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif. Da un momento all’altro Donald Trump potrebbe decidere di reintrodurre le sanzioni contro la Repubblica islamica facendo saltare il patto sul nucleare firmato nel 2015. “L’accordo sta funzionando”, ha risposto Mogherini: “E’un elemento chiave dell’architettura della non proliferazione globale ed è cruciale per la sicurezza della regione, ma anche dell’Europa”. L’Ue è impegnata “a dare attuazione piena ed effettiva dell’accor - do” e intende assicurare “un impatto positivo sulle relazioni commerciali ed economiche con l’Iran”. Nessuna condanna della repressione. “Ovviamente abbiamo anche discusso brevemente dei recenti eventi interni in Iran”, è stata l’unica frase a bassa voce. Il team Mogherini nega la portata delle proteste. Nathalie Tocci, direttrice dell’Istituto affari internazionali ma soprattutto consigliere molto ascoltato di Mogherini, ha pubblicato un tweet inequivocabile: “Appena tornata da un viaggio in Iran. Inquietante discrepanza tra la copertura internazionale e la situazione sul terreno nelle ultime settimane sulle proteste in Iran”. Mogherini e i suoi temono che le eventuali sanzioni di Trump forniscano ai falchi del regime un alibi per abbandonare l’accordo e riprendere il programma atomico, infliggendo un colpo mortale al presidente Hassan Rohani, che l’Ue considera un moderato pragmatico da proteggere.

L’argomento è condiviso dai 28: “Nessuno ha prodotto un’alternativa migliore” al - l’accordo, ha detto il britannico Boris Johnson. Ma, a differenza di Mogherini, Johnson ha sottolineato che anche l’Iran ha delle responsabilità per “costruire sostegno mondiale per questo accordo”, dimostrando di essere “un buon vicino nella regione” e di voler “aiutare a risolvere” le crisi che alimenta in Siria, Yemen e altrove. Mogherini invece mostra una deferenza che a molti osservatori appare ingiustificata e controproducente. “E’ come se Mogherini credesse che i manifestanti iraniani stiano arrestando e silenziando membri della milizia Basij”, ha scritto Eli Lake, commentatore di Bloomberg View: “La diplomazia è uno strumento per realizzare un obiettivo specifico nelle relazioni internazionali. L’unico esito che Mogherini sembra ricercare è la preservazione dello status quo”. Con l’Iran, la dottrina Mogherini è pericolosa perché l’Ue rischia di commettere lo stesso errore del 2011: non vedere e dunque subire la primavera araba e i suoi seguiti. Dalibor Rohac, ricercatore dell’American Enterprise Institute, parla di “cecità”. Che “non è limitata all’Iran e al medio oriente”; si estende a Cuba e Russia. A Bruxelles alcuni sostengono che Mogherini voglia diventare l’anti Trump e l’erede di Obama nella diplomazia globale. In un recente discorso all’Avana, dove non ha incontrato dissidenti o militanti dei diritti umani limitandosi al regime, Mogherini ha detto di essere consapevole “che in questo momento alcuni stanno cercando di isolare Cuba. Noi europei vogliamo dimostrare che vi siamo più vicini che mai”. Le sue parole hanno provocato una dura reazione dell’ex presidente estone, Toomas Hendrik Ilves: “Lei non sta parlando per noi europei, Madame Alta rappresentante. Lei parla sulla base di convinzioni ideologiche che gran parte d’Europa rigettò nel 1989-91”. Secondo Rohac, Mogherini dovrebbe ricordarsi che “la vera minaccia all’Ue non è costituita da Washington, ma da regimi autocratici che includono la Russia, l’Iran e per certi aspetti la Cina”. Per Lake, “se Mogherini non esistesse, gli autocrati del mondo cercherebbero di inventarla”.

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