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Nazione/Carlino/Giorno Rassegna Stampa
05.12.2017 Usa: la Corte Suprema conferma il bando dai sette Paesi islamici collusi con il terrorismo
Una vittoria sul politicamente corretto

Testata:Nazione/Carlino/Giorno
Autore: Giampaolo Pioli
Titolo: «La Corte Suprema è con Trump: 'immigrati islamici, sì al bando'»

Riprendiamo da NAZIONE-GIORNO-RESTO DEL CARLINO di oggi, 05/12/2017, a pag.11, con il titolo "La Corte Suprema è con Trump: 'immigrati islamici, sì al bando' " il commento di Giampaolo Pioli.

Il provvedimento di Donald Trump per limitare l'immigrazione da sette Paesi collusi con il terrorismo islamico non ha niente di discriminatorio. Lo ha confermato la Corte Suprema americana con solo due voti contrari. Il politicamente corretto, in questo caso, non è riuscito a fermare un provvedimento giusto per limitare l'ingresso negli Usa di musulmani provenienti da paesi dove l'antisemitismo è molto diffuso.  

Ecco l'articolo:

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Donald Trump

LA CORTE Suprema da ragione al presidente Trump. Il bando voluto dal presidente contro l'ingresso di cittadini provenienti da sei Paesi a maggioranza musulmana come Ciad, Libia, Iran, Somalia, Siria e Yemen, ai quali si aggiungono forti restrizioni per Venezuela e Nord Corea, può essere applicato nella sua interezza anche se sono ancora in corso dispute legali in diversi tribunali locali. Trump aveva emendato le versioni precedenti oggetto di opposizione da parte dei tribunali locali in settembre, e questa ultima versione esaminata dalla Corte Suprema con due voti contrari, stabilisce che il presidente ha agito esercitando il suo diritto di controllare l'immigrazione nel Paese senza violare principi costituzionali. I visti già emessi e le condizioni precedenti resteranno, ma la decisione della Corte Suprema stabilisce però che ci sarà una fortissima restrizione per i visti di cittadini provenienti dal Venezuela e Nord Corea e Somalia.

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La Corte Suprema americana

DUE GIUDICI, Ruth Ginsburg e Sonia Sotomayor hanno votato contro il disco verde all'amministrazione Trump ma ha prevalso il giudizio che il presidente non ha agito con effetti discriminatori, ma solo far valere il suo diritto di controllare l'immigrazione nel Paese. Gli avvocati difensori delle associazioni che difendono i diritti civili, sostengono che questi bandi bloccano l'ingresso negli Stati Uniti per oltre 100 milioni di persone espressione del mondo musulmano e questa rappresenta una limitazione senza precedenti. Il giudice Darrick Watson del distretto federale di Honolulu ha bloccato il bando sostenuto da Trump sostenendo che questo era motivato in base alla nazionalità e violava i principi di costituzione della nazione americana. «Invece di una temporanea restrizione all'ingresso di certi gruppi di individui — scrivono gli avvocati dei diritti civili —l'amministrazione Trump ha reso queste restrizioni permanenti senza alcuna motivazione». Per tutta la giornata Trump si è limitato a valutare gli effetti delle grandi manovre militari fra Usa e Seul che si stano svolgendo al largo delle coste nord coreane e che vedono la mobilitazione dei più sofisticati mezzi navali e aerei americani affiancati a quelli di Seul. Non c'è dubbio che il semaforo verde sul bando degli immigrati da fiato ai sostenitori del presidente sotto schiaffo da giorni per le ricadute del Russiagate e l'ammissione del generale Flynn ex consigliere per la Sicurezza nazionale che ha ammesso sotto giuramento di aver menti all'Fbi sul suo rapporto con i russi.

MA IERI sera un altro colpo di scena nell'inchiesta contro i russi. Anche l'ex direttore della campagna elettorale di Trump Paul Manafort in libertà vigilata fino al processo dietro il pagamento di una garanzia di 11 milioni di dollari sarebbe stato accusato di aver continuato a mantenere rapporti con la Russia e con l'Ucraina filo russa preparando per loro materiale di commento giornalistico. A Manafort era stato proibito di avere alcun contatto con russi o altri paesi stranieri perché di fatto si trovava agli arresti domiciliari. La sua collaborazione rischia adesso di farlo finire immediatamente in galera fino al processo per violazione della libertà vigilata.

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