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La Stampa-La Repubblica Rassegna Stampa
25.02.2016 Iran alle urne:come si vota nella dittatura degli ayatollah, l'unica libertà è non votare
Cronaca di Claudio Gallo, Shirin Ebadi intervistata da Vanna Vannuccini

Testata:La Stampa-La Repubblica
Autore: Claudio Gallo-Vanna Vannuccini
Titolo: «Teheran al voto per il nuovo parlamento. Khamenei chiama gli iraniani alle urne -Ma l'esito del voto non intaccherà il potere del Leader»

Elezioni in Iran: riprendiamo oggi, 25/02/2016, dalla STAMPA a pag.11, la cronaca di Claudio Gallo. Da REPUBBLICA, a pag.19, l'intervista a Shirin Ebadi di Vanna Vannuccini

La Stampa-Claudio Gallo: " Teheran al voto per il nuovo parlamento. Khamenei chiama gli iraniani alle urne "

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Claudio Gallo                           Ali Khamenei

Aun giorno dal voto, davanti ai cancelli dell'Università di Teheran, dove recitano la roboante preghiera del venerdl, scordatevi l'aria elettrica del 2009, quando il movimento verde riempiva le piazze. Gli anni sono passati, i due leader della protesta vivono agli arresti domiciliari, il primo presidente riformista, Khatami, non può parlare in pubblico. All'indomani dell'accordo nucleare, regna un pragmatismo che è facile scambiare per rassegnazione. Ma l'animo persiano ama il racconto più della realtà, tutto può diventare molteplice e imprevedibile. Nasreen («la prego, il cognome no») ha 23 anni, occhi verdi, capelli corvini in guerra col velo nero. Studia scenografia al Dipartimento di Arte. «A votare non ci vado - dice - cambia nulla». Estrae dalla tasca della giubba sobriamente attillata un iPhone 6: c'è posta su Telegram, la piattaforma di messaging più amata dai giovani, assieme a Instagram. «Devo andare», fa con un sorriso luminoso sotto il nasino alla francese, miracolo della chirurgia estetica che impazza da qui al Libano. La partecipazione La partecipazione sarà uno degli indicatori chiave del voto, specialmente dopo gli inviti della Guida suprema Ali Khamenei e del presidente Hassan Rohani. II primo chiede di votare «anche a chi non crede nel sistema». II secondo chiama la gente a votare, per allargare le basi della sua legittimità minacciata dai conservatori. Non credete troppo a chi dice che starà a casa, specialmente i giovani: la tentazione di far parte della narrazione collettiva è di solito più forte del pessimismo e una forte partecipazione favorirebbe i moderati. «Certo che voto, e riformista», dice Farad. Ventidue anni, occhiali Persol, giubbotto sportivo, corso di ingegneria informatica. «Non ci saranno rivoluzioni - aggiunge - ma anche un piccolo cambiamento è importante». Sembra di sentire Rohani. II presidente infatti non è un riformista doc ma un moderato: L'assemblea Domani si terranno anche le elezioni per l'Assemblea degli Esperti che probabilmente dovrà eleggere il successore dell'attuale Guida Suprema non promette rivolgimenti radicali, ma è l'unica alternativa alla visione imbalsamata dei falchi. Con questo leit motiv ha vinto le presidenziali del 2013. La giornalista americana Barbara Slavin sintetizza citando una canzone di Stephen Stills: «Se non puoi stare con chi ami, ama la persona con cui stai». Tra i nomi dei 1121 candidati a Teheran i riformisti non spiccano. D Consiglio dei Guardiani, l'organo che decide chi può presentarsi, li ha silurati in massa. II candidato di punta riformista è il sessantacinquen-ne Mohammed Reza Aref. Laurea in ingegneria a Stanford, ex ministro della Tecnologia, ex vicepresidente. Rohani gli deve un favore: nel 2013 si ritirò dalle presidenziali, spianandogli la strada. Ama farsi fotografare insieme con la moglie Hamideh, dermatologa, che porta un velo grigio griffato invece del manto nero di ordinanza. Un piccolo grande segnale. II capolista riformista ha appena parlato alla moschea di Shahr-e-Ray, estremo sobborgo proletario a Sud di Teheran. Siede un attimo per tirare il fiato, i suoi preparano il tè. Signor Aref, quale sarà la sfida cruciale in Parlamento? Capelli bianchi, barba curata, occhiali dalla montatura dorata sottile, risponde in persiano, nonostante parli benissimo inglese: «Sicuramente l'economia. Dobbiamo dirottare risorse per migliorare le infrastrutture, per il bene del popolo». Trump vola: se vince lui? «È un problema interno degli Stati Uniti. Noi abbiamo fatto un accordo con lo Stato americano e con l'Europa. Ci hanno dato la loro parola, ci fidiamo». Lui è uno dei più strenui sostenitori dell'intesa sul nucleare. Diventerà presidente del Parlamento? Sorride: «Dipende se avremo la maggioranza». L'Assemblea degli Esperti Più che sulle parlamentari, lo scontro politico si sta concentrando sull'elezione contestuale dell'Assemblea degli Esperti, organo composto da 88 teologi che dovrebbe controllare l'azione della Guida Suprema ma, nei fatti, si limita alla sua designazione. Con l'ayatollah Khamenei, 76 anni, forse non in ottima salutee l'Assemblea acquista peso. E anche l'ultima avventura politica di Rafsanjani che torna in scena a 81 anni come candidato, al fianco dello stesso Rohani. Anche qui i Guardiani hanno fatto strage di pretendenti: su 800 ne sono rimasti 161. Non è passato neppure il nipote di Khomeini, fuori tutte le 16 donne. A creare l'unica vera polemica è la voce che i riformisti stiano mobilitando le forze per impedire l'elezione nell'Assemblea dei tre ayatollah più conservatori, ormai diventati JYM.: Ahmad Jannati (89 anni), presidente del Consiglio dei Guardiani; Mohammad Yazdi (85 anni) presidente dell'Assemblea degli Esperti e Mohammad Taqi Mesbah-Yazdi (81 anni) anche lui tra gli Esperti. La loro sconfitta, poco probabile, sarebbe clamorosa. Il solo fatto che la Bbc persiana ne abbia parlato, ha fatto gridare alla congiura inglese. Parlando ieri a Najafabad, la Guida Suprema ha detto che i nemici del Paese «complottano inutilmente da 37 anni». Riferendosi al voto, ha sferzato il tentativo straniero di creare un «falso bipolarismo» tra chi è a favore e chi contrario alla Repubblica islamica. Ieri i pro-JY.M. si ritrovavano nel Salone dell'arte di via Halez. «È dall'inizio della rivoluzione che gli occidentali cercano di danneggiare il popolo iraniano», dice il giovanissimo hojatoleslam (il grado sotto ayatollah) Morteza. «Voi cercate solo le contrapposizioni - accusa Fatima, 32 anni, l'incarnato pallido del viso che illumina il chador buio - qui siamo tutti islamici, anche se qualcuno dà troppo credito agli ipocriti». II discorso di Najafabad ha già fatto scuola. II vero thrilling sarebbe una sorpresa all'Assemblea degli Esperti. D fatto che i voti saranno contati sia dal ministero degli Interni (controllato da Rohani) sia dal Consiglio dei Guardiani (controllato da Khamenei) alimenta un possibile conflitto. Se la gente avrà la sensazione che voto e risultato non coincidano potrebbe tornare in piazza. E' forse per questo che la maggior parte dei media stranieri dovrà lasciare il paese il giorno dopo il voto e molte figure pubbliche accettano di parlare solo da lunedl? Lasciamo le congetture ai complottisti, presto lo sapremo.

La Repubblica- Vanna Vannuccini: " Ma l'esito del voto non intaccherà il potere del Leader"

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Vanna Vannuccini          Shirin Ebadi

TEHERAN.•Se fossi in Iran non andrei a votare., dice l'avvocato iraniano Shirin Ebadi, Nobel per la pace nel 2003 per le sue battaglie legali in difesa dei diritti umani. Molti in Iran sperano in una affermazione dei riformatori, seppur decimati dal Consiglio dei Guardiani, in modo che il flituro Parlamento sostenga le riforme promesse dal presidente Rouhani. Lei in passato ha chiesto il boicottaggio del voto. Che consiglio dà oggi ai giovani iraniani? «Non mi pare che Rouhani abbia portato giovamento al Paese: non ha migliorato la situazione dei diritti umani né cambiato la legge elettorale. Perciò il mio consiglio non cambia.. Proprio per avere un Parlamento che cambi le leggi, molti considerano cruciali queste elezioni. In passato, il boicottaggio ha portato regolarmente alla vittoria dei conservatori •Posso solo ribadire che con la presidenza Rouhani nulla è cambiato. Ha firmato l'accordo sul nucleare sotto la pressione economica delle sanzioni con l'approvazione della Guida Suprema Khamenei. In Iran non accade mai niente senza.. L'attrice Simin Motamed Arya è stata aggredita nei giorni scorsi dal basiji mentre presentava un suo film a Kashan, ma subito dopo ha ricevuto al Festival Fajr, dalle mani del ministro della cultura Jannati, un importante riconoscimento. Non le pare il segno che qualcosa sta cambiando? •Mi pare il segno del dualismo che c'è all'interno del regime. Ci sono due gruppi che hanno posizioni differenti, alcuni sono più moderati e ahri più integralisti. Questi ultimi hanno maggior potere e maggiore influenza.. Per questo molti sperano in una vittoria dei riformatori, perché abbiano maggiore influenza. «Se anche i candidati riformatori venissero tutti eletti, resterebbero una minoranza nel Mains. E non potrebbero far nulla.. Domani si voterà anche per l'Assemblea degli Esperti, che ha il compito di nominare il Leader. Che cosa potrebbe cambiare per l'Iran se al poeto del prossimo Leader venisse nominato un Consiglio di Leadership di tre persone, secondo la proposta dall'e presidente Rafsanjani? •La Costituzione iraniana prevede che ci sia al vertice un solo Leader supremo, non un Consiglio di Leadership. Rafsanjani si riferisce alla possibilità, prevista dalla Costituzione, che l'Assemblea degli Esperti non riesca a mettersi d'accordo su un nome. In questo caso la leadership verrebbe affidata a un consiglio di tre persone composto dal presidente, dal capo del Consiglio per il discernimento e dal capo del potare giudiziario. Attualmente le prime due cariche sono occupate da Rouhani e Rafsanjani, che si troverebbero così in maggioranza nella designazione del Leader supremo.. *** Lei, come musulmana religiosa, non pensa che chi s'identifica con una religione abbia íl dovere di nominare tutto quello che in quella religione considera sbagliato, datato, astorico? .Penso di sì e credo di farlo, ma le persone come me non hanno potere politico e la loro voce non viene sentita. Il mondo islamico è privo di governi democratici, e i regimi autoritari interpretano slam secondo la loro convenienza.. Uscire dall'isolamento internazionale potrà finalmente caro blare qualcosa in Iran? Non credo. Non può accadere nulla senza che il Leader, che ha un potere assoluto, sia d'accordo. Del resto Khamenei stesso ha dichiarato che nulla cambierà ora nella politica estera e interna del Paese. Sono perfino aumentati gli aiuti e le ingerenze militari iraniane in Siria e nello Yemen, mentre la situazione dei diritti umani è rimasta la stessa.. In altre parole, la Repubblica islamica non è riformabile, lei dice. Nel suo ultimo libro racconta le angherie che ha subito, con tutta la famiglia. Qual è stato il momento pit] difficile? .Quando dall'estero vedevo le foto dei giovani iraniani ammazzati per le strade.. E il suo maggior successo? .Nei primi anni dopo la rivoluzione poche persone condividevano le mie posizioni, avevo l'impressione di parlare con me stessa davanti allo specchio. Con le attività svolte da me e dai miei colleghi vedo che invece oggi i diritti umani sono rivendicati da tutti in Iran. Nel 1999, quando insieme ad alcuni colleghi fondammo il Centro dei Difensori dei Diritti umani, eravamo l'unica associazione di questo genere in Iran

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