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Il Giornale - La Repubblica - La Stampa Rassegna Stampa
12.11.2012 Israele si difende dai razzi siriani e di Hamas
ma i quotidiani italiani fanno diventare aggressore lo Stato ebraico

Testata:Il Giornale - La Repubblica - La Stampa
Autore: Rolla Scolari - Fabio Scuto - Francesco Semprini
Titolo: «Da Israele cannonate sulla Siria e raid aerei su Gaza - Israele, dal Golan cannonate sulla Siria - Il crollo di Assad è ancora lontano»

Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 12/11/2012, a pag. 12, l'articolo di Rolla Scolari dal titolo " Da Israele cannonate sulla Siria e raid aerei su Gaza  ", preceduto dal nostro commento. Da REPUBBLICA, a pag. 17, l'articolo di Fabio Scuto dal titolo " Israele, dal Golan cannonate sulla Siria ", preceduto dal nostro commento. Dalla STAMPA, a pag. 14, l'intervista di Francesco Semprini a Sami Moubayed dal titolo " Il crollo di Assad è ancora lontano ", preceduta dal nostro commento.
Ecco i pezzi:

Il GIORNALE - Rolla Scolari : " Da Israele cannonate sulla Siria e raid aerei su Gaza  "


Rolla Scolari

L'articolo di Rolla Scolari è corretto. Peccato non si possa scrivere altrettanto del titolo. 'Cannonate sulla Siria' e 'Raid aerei su Gaza'? E lo specificare da che cosa sarebbero causate le reazioni israeliane? Per quello non c'è spazio nella titolazione ?
Ecco il pezzo:

È la prima volta dalla guerra di Yom Kippur, nel 1973, che Israele spa­ra in territorio siriano. Gli artiglieri han­no risposto ieri a colpi di mortaio arriva­ti dalla Siria non lontano da una posta­zione militare israeliana nella parte orientale del Golan. I due Paesi, anche se per decenni il confine è stato calmo, sono formalmente in guerra.
I vertici dell’esercito non sanno se il fuoco siriano fosse intenzionale o par­te di una battaglia tra ribelli e forze del regime. E non sanno neppure chi ab­bia sparato. «Abbiamo risposto, spa­rando in territorio siriano colpi di av­vertimento. Sappiamo infatti che lì c’è una battaglia interna e non vogliamo esserne parte»,ha spiegato un portavo­ce dei militari, mentre un altro ha detto ai giornali che hanno sparato in direzio­ne di una postazione dell’esercita siria­no. Gli artiglieri hanno lanciato in Siria un Tammuz, un missile anti-carro alta­mente tecnologico. Non si sa se ci sono state vittime o danni oltre il confine.
La decisione di rispondere al fuoco è arrivata dall’alto,dal capo di stato mag­giore Benny Gantz, proprio perché, spiegano i militari, nelle ultime setti­mane il fuoco siriano- originato presu­mibilmente da scontri locali- è finito ot­to volte oltre confine. Non ci sono stati feriti ma i residenti delle piccole comu­nità israeliane della zona temono che l’instabilità siriana possa oltrepassare la frontiera, come successo nel Sud del­la Turchia, dove civili sono rimasti ucci­si da colpi di artiglieria dell’esercito si­riano destinati alle forze ribelli.
Per Meir Elran, a lungo nell’intelli­gence
militare israeliano ed esperto dell’Institute for National Security Stu­dies, il confine resterà stabile «perché né i siriani né gli israeliani hanno inte­resse a un peggioramento della situa­zione ».I colpi di mortaio caduti in Isra­ele po­ssono essere stati causati più dal­l’incapacità dei siriani di maneggiare armi che dalla volontà di provocare, di­ce.
Elran spiega anche che la situazione lungo il confine Nord preoccupa Isra­e­le meno di quello che sta accadendo in queste ore al Sud, lungo la barriera con
la Striscia di Gaza. Più di 80 razzi in arri­vo da Gaza sono caduti sulla regione meridionale d’Israele da sabato pome­riggio quando, in risposta a un attacco contro un veicolo militare israeliano in pattuglia lungo il confine, l’artiglieria israeliana ha colpito la Striscia. Secon­do fonti mediche palestinesi almeno quattro civili sono rimasti uccisi e due miliziani del Jihad islamico sono morti durante un raid aereo. Da sabato, quat­tro soldati israeliani e almeno tre resi­denti delle comunità rurali del Sud d’Israele sono stati feriti.
Hamas ha rivendicato gli attacchi missilistici assieme ad altri gruppi ar­mati palestinesi. Si tratta di una mossa rara per il movimento islamista che controlla Gaza, che di rado rivendica i lanci, lasciando agire fazioni più picco­le. Il premier Benjamin Netanyahu ­sotto pressione da parte dei residenti del Sud per garantire la loro sicurezza, alza i toni a poche settimane dalle ele­zioni di gennaio. Israele, dice il capo del governo, «è pronto a intensificare la risposta il mondo deve capire che non rimarremo senza fare nulla davan­ti ai tentativi di attacco».

La REPUBBLICA - Fabio Scuto : " Israele, dal Golan cannonate sulla Siria "


Missili contro Israele

Per quanto riguarda la titolazione dell'articolo, vale la stessa critica mossa a quello di Rolla Scolari sul Giornale. Israele lancia cannonate sulla Siria, ma non viene scritto da che cosa sono state causate.
Ma il premio per la titolazione più assurda va all'Unità, che titola in questo modo il pezzo di Umberto De Giovannangeli (che non riportiamo) "Israele minaccia Damasco e lancia missili contro il Golan". Come sia possibile una cosa del genere, è un mistero. Per quale motivo Israele dovrebbe lanciare missili contro il Golan, cioè contro se stesso? Forse la titolazione è stata invertita e sarebbe dovuta essere : " Damasco minaccia Israele e lancia missili contro il Golan"?
Sostanzialmente corretto il pezzo di Scuto, fino alla parte finale, dove si legge : " Dalle postazioni dei miliziani integralisti sono partiti più di cento missili in 24 ore, in risposta a due attacchi “preventivi” israeliani.". Miliziani integralisti, che cosa saranno? Terroristi di Hamas, forse? E quali sarebbero gli attacchi preventivi israeliani? Sono giorni che, su Israele, piovono razzi dalla Striscia. Non è Israele ad aver attaccato per primo.
Ecco il pezzo:

GERUSALEMME — Per la prima volta dopo quasi quarant’anni le batterie israeliane sulle colline del Golan hanno sparato contro le postazioni siriane, in risposta ai missili vaganti che da giorni arrivano sul lato delle alture nelle mani dell’esercito israeliano. Ieri mattina un colpo di mortaio sparato dal lato siriano aveva colpito — facendo solo danni — un’area sotto il controllo israeliano lungo la linea del “cessate-il-fuoco” che attraversa queste alture dopo la guerra del Kippur nel 1973. Quasi immediata stavolta la risposta: gli israeliani hanno sparato un colpo solo di avvertimento, un missile anticarro Tamuz di grande precisione, che è andato a cadere a poca distanza dalle posizioni tenute dall’esercito di Damasco. «Li abbiamo appositamente mancati», commentava ieri sera il portavoce dell’Idf, annunciando che Israele risponderà «a ogni altra attività ostile». Della violazione del “cessate-il-fuoco” è stato informato anche il comando Onu dei caschi blu che presidia la regione; nella denuncia Israele avverte che «i colpi che arrivano dalla Siria non saranno tollerati e la risposta sarà dura, questi incidenti rappresentano una pericolosa escalation che potrebbe avere implicazioni importanti per la stabilità della regione». E in mattinata il governo ha affrontato gli sviluppi della crisi siriana. Il premier Benjamin Netanyahu ha fatto sapere che le autorità stanno «monitorando attentamente quanto avviene al nostro confine con la Siria e siamo pronti a qualsiasi dispiegamento». Da giorni si moltiplicano gli “incidenti” sulle colline del Golan, tre colpi di mortaio — apparentemente sparati durante una battaglia nelle zone vicine alla frontiera fra forze ribelli e esercito regolare — sono già caduti giovedì scorso in un area disabitata, lunedì scorso invece una jeep militare era stata invece centrata da diversi proiettili vaganti, sempre sparati dal lato siriano delle alture. Fra Siria e Israele c’è solo un accordo di “cessate-il-fuoco”, i due Paesi sono ufficialmente ancora in “stato di guerra”. Ma malgrado l’occupazione e l’annessione israeliana di una parte del Golan siriano — ci vivono 80 mila coloni — fra i due eserciti non si sono mai verificati incidenti lungo la linea di demarcazione, larga in media 4 chilometri, che è sorvegliata da un contingente dell’Onu forte di 1200 caschi blu. Ma l’attenzione del Capo di Stato maggiore Benny Gantz e del ministro della Difesa Ehud Barak è anche concentrata sulla fiammata di guerra che ha investito la Striscia di Gaza nelle ultime 48 ore. Dalle postazioni dei miliziani integralisti sono partiti più di cento missili in 24 ore, in risposta a due attacchi “preventivi” israeliani. Sanguinoso il bilancio, con sei palestinesi uccisi e oltre trenta feriti, mentre sul versante israeliano sono stati feriti quattro militari e 4 civili. Le batterie antimissile Iron Dome hanno intercettato una decina di razzi, quelli diretti contro i centri abitati circostanti la Striscia — Sderot, Ashkelon — i cui abitanti hanno passato l’intera giornata negli “shelters” i rifugi anti-bomba obbligatori in ogni casa israeliana. Pugno fermo del premier Netanyahu anche contro le milizie armate della Striscia che avverte: «Se cercano l’escalation, noi siamo pronti».

La STAMPA - Francesco Semprini : " Il crollo di Assad è ancora lontano "


Sami Moubayed

Pubblichiamo l'intervista per il divertimento dei lettori. L' 'esperto' di Siria del Carnegie Enndowment, infatti, fornisce un'analisi assurda. Tutto è il contrario di tutto, non c'è un dato certo, nessuna previsione sicura. Aria fritta, insomma. "«Il regime non può vincere, ma non è certo sull’orlo del collasso. I ribelli non possono vincere ma non sono certo sull’orlo della sconfitta" E questo sarebbe l'esperto ? mavalà..
Ecco l'intervista:

Sami Moubayed, esperto di Siria del Carnegie Enndowment, che pensa dell’intesa tra i gruppi dell’opposizione?

«Sarei piuttosto cauto. Per anni abbiamo detto che non c’era traccia di Al Qaeda in Siria e il regime ha esaltato questa bugia per imporre al mondo intero la scelta “O noi, o caos e islamisti”. Oggi i partiti laici devono fare i conti non solo con Al Qaeda, ma con tantissimi gruppi e schegge impazzite che si riconducono, in qualche modo, al pensiero qaedista, e questo non solo in Siria, ma in tutto il Medio Oriente».

C’è il rischio che di infiltrazioni in questa alleanza?

«Potrebbe essere un deterrente o al contrario un coagulatore. C’è senza dubbio un’influenza qaedista tra alcuni combattenti nella compagine dell’Esercito libero siriano. Anche se questo non vale per l’intero Fsa. Comunque c’è un po’ di tutto: salafiti, qaedisti, laici, nazionalisti arabi, combattenti veri, veterani, teppisti, truffatori, criminali, ex baathisti e persino comunisti».

Si rischia un’escalation ai confini o un intervento esterno?

«Grazie all’alleanza con la Russia non ci saranno escalation ai confini, a partire con Turchia e Israele. Così come non ci saranno “no-fly zone” o aree cuscinetto. Non assisteremo a un collasso come quello visto in Libia o in Iraq poiché l’Occidente non ha appetiti di avventure militari in Siria, e non ha i soldi per farlo. La Nato non si muoverà a causa del sostegno di Mosca e Teheran ad Assad, tanto meno lo faranno gli “Amici della Siria”».

Neanche una reale intesa delle opposizioni sbloccherà l’impasse?

«Il regime non può vincere, ma non è certo sull’orlo del collasso. I ribelli non possono vincere ma non sono certo sull’orlo della sconfitta. È necessario che le pressioni e le influenze esterne diventino vitali per convincere tutte le parti coinvolte a sedersi attorno a un tavolo e procedere a reciproche concessioni con l’obiettivo primario di fermare le violenze. Quando questo accadrà si potrà avviare la transizione politica».

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