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Libero-Il Giornale-Corriere della Sera Rassegna Stampa
24.07.2011 Oslo: i commenti del giorno dopo
IC redazione, Maurizio Belpietro, Magdi Cristiano Allam, Pierluigi Battista

Testata:Libero-Il Giornale-Corriere della Sera
Autore: IC redazione, Maurizio Belpietro, Magdi Cristiano Allam, Pierluigi Battista
Titolo: «Il killer non è di al Qaeda ma l'islam resta il problema- I razzisti nati dal multiculturalismo-Le società vulnerabili»

Il Ministro degli esteri norvegese  accolto con richieste di riconoscimento dello Stato Palestinese quando, giovedì, si è recato in visita al campo estivo della gioventù laburista a Utoya.



Il commento di Informazione Corretta

La rivendicazione islamista delle stragi norvegesi ha indirizzato i commenti dei quotidiani di ieri verso l'unica pista possibile. Credibile, per altro, come hanno confermato tutti i commenti. Anche IC si è comportata nello stesso modo.
Ma, dopo i TG dell'una, a differenza dei giornali, avremmo potuto fare marcia indietro, ne abbiamo discusso, per decidere dopo una attenta disamina, che era più corretto, sì corretto, lasciare le cose come stavano.
Abbiamo aggiunto un breve commento, titolandolo 'ultim'ora'.
E abbiamo fatto bene, perchè, come spiega molto bene Ugo Volli nella cartolina di oggi,
http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=40706

la dinamica di quell'attentato è simile a tutti gli altri, di matrice islamica, che hanno insanguinato il pianeta per realizzare il folle progetto del dominio islamico del mondo.
La strage, compiuta da Anders Behring Breivik, è diretta conseguenza della politica seguita da gran parte degli stati occidentali, di rinunciare alla difesa della civiltà giudaico-cristiana di fronte all'avanzata di quella musulmana. Che si propone, affermandolo chiaramente, quale prossimo potere sostitutivo.
La Norvegia, fra gli stati europei, è in prima linea in questa sottomissione, che non è soltanto politica, ma sociale e culturale.
Ci chiediamo infatti, come la strage dell'isola sia potuta avvenire ad opera di un solo uomo, armato, certo, ma che aveva di fronte a sè centinaia di giovani, la cui reazione è stata di chiedere pietà. Centinaia di giovani, non bambini, ma nel pieno vigore della forza fisica, che avrebbero potuto benissimo impedire che avvenisse una strage di quelle proporzioni. Non uno fra loro che abbia reagito, eppure erano centinaia. Come è potuto avvenire ?
Tutti hanno detto che la Norvegia era un piccolo paradiso, pacifico, benessere diffuso, porte aperte per chiunque volesse entrare, massima tolleranza verso l'islam che però non ne aveva alcuna verso la società norvegese.
A ciò si aggiunga una cultura pacifista, che ha non solo segnato la politica estera dello stato, ma invaso ideologicamente anche il sistema educativo nazionale, ottenendo un risultato opposto alle intenzioni.
Invece della pace, la guerra, invece della capacità di reagire contro il terrore, la resa più umiliante.
Niente di nuovo, così come si era sottovalutato nel secolo passato il nazismo, e aggiungiamo pure il comunismo, così adesso un atto criminale contribuirà a sottoestimare il pericolo islamista.
E' questa la linea dei commenti su gran parte dei quotidiani oggi, 24/07/2011. Con l'eccezione di GIORNALE e LIBERO, che riprendiamo. Di carattere generale, ovviamente condivisibile, quello di Pigi Battista sul CORRIERE della SERA, forse un po' troppo ecumenico per aiutare a capire quel che ci attende.
Per finire, non possiamo non condannare l'accostamento del killer, e delle motivazioni che l'hanno spinto a quel folle gesto, con Geert Wilders, il politico liberale olandese, che andrebbe visto, al contrario di come viene descritto, quale portatore dell'unica politica possibile nei confronti del terrorismo islamico,e, di conseguenza, verso qualunque altra forma di criminalità.
Ecco i commenti:

Libero-Maurizio Belpietro: " Il killer non è di al Qaeda ma l'islam resta il problema "


Maurizio Belpietro

Nichi Vendola, invece di occuparsi dei guai della Puglia di cui è governatore, ieri ha trovato il tempo di accusarci di aver compiuto una «triste e raccapricciante strumentalizzazione» sugli attentati in Norvegia, poiché li abbiamo attribuiti agli estremisti islamici. Su questa vicenda intendiamo fare chiarezza, non tanto perché ci preoccupino gli attacchi del capo di Sel, ma per rispetto verso i nostri lettori, gli unici di cui ci importi il giudizio. Abbiamo scritto che la responsabilità della tragedia nel Nord Europa ricadeva sui fanatici di Allah perché tutto lo faceva pensare, a partire dall’immediata rivendicazione di un gruppo jihadista. Solo nella notte le autorità norvegesi hanno fatto sapere che il sospettato numero uno è sì un fanatico, ma biondo e sedicente cristiano nemico dei musulmani. Dunque abbiamo offerto una lettura sbagliata, ma con qualche ragione. Intanto, la dinamica degli attentati, identica a quella tipica di Al Qaeda e vista in altri contesti drammatici, tra cui Mumbai, solo per citare un caso recente. E poi la rivendicazione da parte di una formazione non nuova a simili imprese. Non c’era motivo di dubitare che il massacro non fosse una punizione per gli infedeli, in un Paese che con l’islam è sempre stato tollerante al pari di altri Stati vicini, come a esempio la Danimarca, le cui ambasciate furono date alle fiamme dopo che un giornale osò pubblicare alcune vignette satiriche sul profeta Maometto. O ancora la Svezia, funestata nel 2010 da un assalto kamikaze. Senza dimenticate l’Olanda, nazione che ha pagato la tolleranza verso l’islam con l’assassinio del regista Theo Van Gogh e le minacce di morte alla politica Ayaan Hirsi Ali. Insomma, gli elementi a sostegno della pista musulmana c’erano tutti. Quando le indagini, nella notte, hanno dato credito ad altre ipotesi, il nostro giornale era già andato in stampa. Ma se, come sostiene Vendola, i quotidiani «berlusconiani » hanno strumentalizzato l’accaduto, lo stesso hanno fatto intellettuali scandinavi come la celebre scrittrice Anne Holt, intervistata sia dalla Stampa sia da Repubblica, cioè testate niente affatto vicine al centrodestra, le quali per altro avevano maggiore tempo a disposizione di noi per valuvalutare l’accaduto, visto che chiudono a un’ora più tarda. «Se fossi un capo di Al Qaeda certamente sceglierei la Norvegia come bersaglio di un attentato », ha detto la Holt a Repubblica, spiegando che l’impron - ta jihadista dietro l’orrore era tutt’altro che improbabile e dichiarandosi disposta a sopportare leggi più dure in cambio di maggiore sicurezza. Infine, c’è un ulteriore aspetto da considerare. Dall’11 settembre 2001 tutto l’Occidente vive nella paura di nuovi e sanguinosi attacchi da parte dei fautori della guerra santa. Purtroppo il clima di esasperazione e di angoscia - fomentato anche da chi finge di non vedere il pericolo islamico nascondendosi dietro il politicamente corretto e il buonismo, che celano in realtà odio per il liberalismo e il capitalismo - favorisce l’esplosione di altri estremismi. I criminali europei che sembrano aver realizzato gli attentati sono i prodotti della battaglia contro la nostra civiltà. Pensano di poter rispondere al sangue con altro sangue. Quindi il defunto Bin Laden e i suoi poco raccomandabili seguaci hanno vinto, anche se indeboliti e quasi distrutti dalla lotta al terrorismo, poiché ci hanno spinto a nostra volta sulla strada dell’odio? No. A differenza loro e di chi è sempre pronto a giustificare le peggiori violenze islamiche (ce ne sono anche nel partito di Vendola), noi sappiamo condannare chi commette crimini atroci, anche se lo fa in nome della civiltà occidentale. E sappiamo ammettere di aver sbagliato, quando accade. Tutto ciò ci permette di considerarci, se non superiori, almeno diversi da chi ci vorrebbe morti perché professiamo una religione differente. Questa è la forza, e la bellezza, della democrazia, che non smetteremo mai di difendere.

Il Giornale-Magdi Cristiano Allam: " I razzisti nati dal multiculturalismo "


Magdi C.Allam

La nostra condanna è netta e totale della doppia strage che ha massacrato oltre 90 norvegesi e ha fatto sprofondare in un devastante lutto un’intera nazio­ne. Nessuna giustificazione e nessuna attenuante per il terrorismo di qualsivoglia risma che viola la sa­cralità della vita di tutti, perseguendo l’imposizione del proprio pote­re attraverso l’uso della violenza.
Non sappiamo ancora se en­trambi gli attentati di Oslo e Utoya abbiano la stessa matrice. L’unica certezza è l’arresto di un trenta­duenne norvegese, Anders Behrin Breivik, qualificato come un «fon­damentalista cristiano », che trave­stito da poliziotto ha commesso lo sconvolgente massacrosull’isola di Utoya. In precedenza la potente esplosione che ha devastato il quar­tiere governativo nel centro di Oslo era stata rivendicata dai sedicenti Ansar al Jihad al Alami (Seguaci della Guerra santa islamica globa­le).
Ammettiamolo: in un primo tempo quando la pista islamica sembrava avvalorata, tutti ci senti­vamo come rincuorati, probabil­mente perché condividiamo la consapevolezza che questo gene­re di odiosi crimini contro l’umani­tà appartiene quasi naturalmente a dei fanatici votati a imporre con la forza ovunque nel mondo la sot­tomissione ad Allah e la devozione a Maometto. Mentre quando è sta­to arrestato e abbiamo visto il volto di un norvegese che sulla propria pagina di Facebook si presenta co­me «conservatore, di fede cristia­na, ama la musica classica e i video­giochi di guerra », siamo stati come colti dal panico. Perché per noi il cristianesimo è inconciliabile con la pratica della violenza finalizzata ad uccidere il prossimo, indipen­dentemente dalla diversità di et­nia, fede, ideologia o cultura.
La verità è che sia il terrorismo islamico sia quello neonazista, si fondano sulla supremazia della razza o della religione, nel caso di Anders Behrin Breivik indicata co­me «cristiana»,si equivalgono nel­la loro divisione faziosa dell’uma­nità dove loro, detentori di una veri­tà
assoluta che deve essere impo­sta con la forza, condividono sia il principio che chi non la pensa co­me loro non ha diritto di esistere sia la pratica della violenza per la re­alizzazione dei loro obiettivi. La dif­ferenza sostanziale è che mentre gli islamici che uccidono gli «infe­deli » sono legittimati da ciò che ha ordinato loro Allah nel Corano e da quanto ha fatto Maometto, i cristia­ni che uccidono per qualsivoglia ra­gione lo fanno in flagrante contra­sto con ciò che è scritto nei Vangeli.
Quanto alla causa di fondo di questi barbari attentati, essa risie­de nell’ideologia del razzismo che, nel caso specifico dell’Occidente che s’ispira alla fede cristiana,è l’al­t­ra faccia della medaglia del multi­culturalismo. Razzismo e multicul­turalismo commettono l’errore di sovrapporre la dimensione della religione o delle idee con la dimen­sione della persona. L’ideologia del razzismo si fonda sulla tesi che dalla condanna della religione o delle idee altrui si debba procede­re alla condanna di tutti coloro che a vario titolo fanno riferimento a quella religione o a quelle idee. Vi­ceversa l’ideologia del multicultu­ralismo è la trasposizi­one in ambi­to sociale del relativismo che si fon­da sulla tesi che per amare il prossi­mo si debba sposare la sua religio­ne o le sue idee, mettendo sullo stesso piano tutte le religioni, cultu­re, valori, immaginando che la civi­le­convivenza possa realizzarsi sen­za un comune collante valoriale e identitario.
La Norvegia, al pari della Svezia, Gran Bretagna, Olanda e Germa­nia, predica e pratica l’ideologia del multiculturalismo, concepen­do che l’accoglienza degli immi­grati e più in generale il rapporto con il mondo della globalizzazio­ne debbano portare a un cambia­mento radicale della nostra civiltà, fino a vergognarci delle nostre radi­ci giudaico- cristiane, a negare i va­lori non negoziabili, a tradire la no­stra
identità cristiana, ad antepor­r­e l’amore per il prossimo alla salva­guardia dei legittimi interessi na­zionali della popolazione autocto­na, al punto da elargire a piene ma­ni agli stranieri diritti e libertà sen­za chiedere loro l’ottemperanza dei doveri e il rispetto delle regole. Il razzismo che esplode nel con­testo d­el multiculturalismo proce­de in senso letteralmente opposto, emergendo come una brutale e ir­razionale reazione, assolutamen­te ingiustificabile e inaccettabile, da parte di chi arriva a legittimare il massacro di chi è considerato re­sponsabile della perdita della no­stra civiltà.
Noi condanniamo totalmente, non riconosciamo alcuna giustif­i­cazione e non concediamo alcuna attenuante a qualsiasi forma di ter­rorismo, compreso il terrorismo neonazista. Al tempo stesso am­moniamo che il multiculturalismo è il terreno di coltura di un’ideolo­gia razzista­che fa proseliti tra quan­ti hanno la sensazione di non risie­dere più a casa loro,
che presto si ri­durranno a essere minoranza e for­se a esserne allontanati. Ecco per­ché multiculturalismo e razzismo sono di fatto due facce della stessa medaglia. La mia conclusione? Se vogliamo sconfiggere questo razzi­smo d­obbiamo porre fine al multi­culturalismo.

Corriere della Sera-Pierluigi Battista: " Le società vulnerabili"


Pierluigi Battista

L a tragedia norvegese sta facendo esplodere, anche, una grottesca e mediocre guerra delle attribuzioni contrapposte. Alla smania frettolosa, compiaciuta e spaventosamente disinformata con cui i cantori dello scontro di civiltà hanno subito gridato al terrore di marca islamista si replica con altrettanta sicumera sulla pista della cospirazione nazista: con obbligatoria venatura di fondamentalismo bianco razzial-cristiano, perfetta antitesi di un’immaginaria pista musulmana. Prima ancora di accertare i fatti, scoppia la febbre dell’identificazione del Nemico, della ricerca di spiegazioni rassicuranti, di semplificazioni che diano ordine a ciò che appare privo di senso, una logica all’orgia di sangue e di morte che ha sconvolto in poche ore una nazione passabilmente tranquilla come la Norvegia. Ma l’inferno norvegese rischia di diventare il paradiso di ogni dietrologia e di ogni più dozzinale complottismo. Il Nemico identificato con aprioristica certezza regala una trama alla follia pura e all’insensatezza. È un meccanismo di autodifesa, è la segnalazione di un pericolo che, con un volto ben riconoscibile, si può arginare. Chiude la società in una fortezza rassicurante: indica e isola i colpevoli, e contemporaneamente spinge chi è assediato alla massima coesione. Identificare all’Islam, senza il beneficio del dubbio, la colpa della strage favorisce infatti la messa sotto accusa della società delle frontiere aperte. Richiama all’ordine una società accusata di aver abbassato la guardia. Militarizza gli animi e le menti contro il pericolo musulmano sempre in agguato. Gridare invece al complotto neonazista alimenta la guerra contro il nuovo mostro interno che inquieta l’Europa. Alimenta un meccanismo ideologico di segno contrario, ma formalmente identico: dirotta l’allarme sociale su un bersaglio preciso, su un’organizzazione segreta che nella parte più buia e ottusa della nostra società cospirerebbe contro la democrazia con una diabolica strategia stragista. E non occorre nemmeno menzionare gli studi con cui etnologi e antropologi hanno studiato il meccanismo del «capro espiatorio» per capire come il bisogno di un Nemico chiaro e identificabile serva alle società per elaborare il lutto e distribuire la colpa. Nella guerra delle interpretazioni, a venir scartata subito finisce così per essere l’ipotesi più perturbante e sconvolgente, e cioè che il delirio dei singoli, la follia delle menti bruciate dalle ossessioni da un morbo paranoico resti pur sempre la chiave per comprendere un gesto catastrofico, segno di una psicopatologia che si ammanta di una veste mistico-ideologica apparentemente coerente. Le indagini appureranno la dinamica della strage, l’identità dell’assassino, i comportamenti di chi avrebbe dovuto tutelare la vita di giovani orrendamente massacrati in un’isola dove erano riuniti per un convegno politico. Se l’autore della strage ha avuto dei complici, ciò naturalmente corroborerebbe l’ipotesi di un criminale disegno stragista. Ma se invece, come parrebbe, il killer avesse fatto tutto da solo, meditando e compiendo un’ecatombe senza appoggi e complicità, sia i dietrologi antislamici, sia quelli che già nel web fantasticano di un’internazionale nera pronta a mettere a ferro e fuoco l’Europa, avrebbero perduto un’occasione preziosa per tacere. In poche ore e con informazioni ancora sommarie hanno già messo i fatti al servizio dei loro pregiudizi e un terribile massacro a disposizione dei loro schemi ideologici, delle loro paure e soprattutto del loro modo di alimentarla e dilatarla, la paura collettiva. Senza considerare però che la paura più vera è quella dell’inspiegabile, della nostra vulnerabilità nei confronti del gesto di un folle. Nemmeno nobilitato dalla grandezza di un complotto.

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