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Libero-Corriere della Sera Rassegna Stampa
23.01.2011 Due antisemiti, uno defunto, l'altro vivo: Louis-Ferdinand Céline,Stephane Hessel
Articoli di Miska Ruggeri, Paolo Lepri

Testata:Libero-Corriere della Sera
Autore: Miska Ruggeri-Paolo Lepri
Titolo: «L'antisionista che piace-Céline, la logica del boicottare che dimentica le differenze»

Due antisemiti, uno defunto e uno vivo, uno cattolico e l'altro ebreo (succede), Su quello defunto, Louis-Ferdinand Céline, abbiamo già pubblicato diversi pezzi in questi giorni, qui riprendiamo oggi, 23/01/2011, l'editoriale di Paolo Lepri dal CORRIERE della SERA, mentre quello vivo, pubblichiamo il pezzo di Miska Ruggeri su LIBERO.
Ecco gli articoli:

Libero-Miska Ruggeri: " L'antisionista che piace "


Stepahne Hessel

Il 93enne Stéphane Hessel (nella foto) con un pamphletdi poche paginette, Indignez-vous! (Pour une insurrection pacifique), in cui denuncia tra l’altro le ingiustizie della globalizzazione, il trattamento inumano dei migranti e l’emergenza ambientale, ha venduto in Francia, da ottobre a oggi, circa 600mila copie. Ed è subito stato adottato dalla stampa progressista italiana, dal Fatto a Repubblica. Ma chi è questo ex partigiano e diplomatico franco-tedesco, nato a Berlino nel 1917 da una famiglia ebrea e capace di evadere durante un trasferimento da Dora (dopo essersi salvato a Buchenwald dall’impiccagio - ne assumendo l’identità di un ragazzo morto di tifo) a Bergen-Belsen? Beh, vicende belliche e impegno pro socialisti a parte, deve la fama soprattutto alla militanza in favore dei sans-papiers e della causa palestinese. In una parola, è un antisionista doc. Che non esita a firmare appelli contro Israele, ad accusarlo di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità, ad aderire alla campagna per il boicottaggio dei prodotti israeliani e a partecipare alla creazione del tribunale Russell per la Palestina. Per lui il governo israeliano «beneficia di un’impunità scandalosa», la Striscia di Gaza è «una prigione a cielo aperto» ed è impensabile «decidere del futuro della Palestina senza Hamas». Insomma, sempre la solita storia: guai a toccare gli ebrei morti, mentre i vivi possono (anzi, devono) essere bastonati senza pietà.

Corriere della Sera- Paolo Lepri: " Céline, la logica del boicottare che dimentica le differenze"


                                             Louis-Ferdinand Céline

«La letteratura non si censura: questo caso è assurdo, insensato» , ha detto lo scrittore Philippe Sollers dopo la decisione del ministro della cultura francese Frédréric Mitterrand di mandare al macero il volume che celebrava, tra molte altre glorie nazionali, anche Louis-Ferdinand Céline, accogliendo così le proteste del cacciatore di nazisti Serge Klarsfeld. Certo, i libri non si dovrebbero bruciare. Ma c’è da dire che nessuno ha «censurato» niente. Mitterrand si è limitato a ritenere non opportuna, «dopo una matura riflessione» , la scelta di inserire lo scrittore antisemita (autore di un grande capolavoro, Viaggio al termine della notte) tra le personalità cui rendere omaggio nel corso del 2011, da Georges Pompidou a Michel Foucault. Forse è giusto così, in fondo. Non tutti sono uguali, Bagattelle per un massacro, il pamphlet di Céline che incitava a battersi contro il complotto giudaico mondiale, «è un libro schifoso, con buona pace di chi ne apprezza certi passaggi» , ha scritto giustamente Alessandro Piperno. Il fatto che i pamphlet di Céline nulla tolgano a quella che sempre Piperno ha definito «l’esemplare magnificenza» del Viaggio e di Morte a credito non ci deve spingere a dimenticare nulla. È un elementare norma di moralità quando è in gioco il male assoluto. Detto questo, va sottolineato però che anche i Giusti non devono mai correre il rischio di apparire intolleranti o di promuovere campagne di boicottaggio contro le idee quando, come nel caso di Céline, le idee di odio convivono con la indiscussa genialità creativa. Dobbiamo essere capaci di distinguere. «L’arte va riconosciuta anche quando contraddice i nostri valori morali» , ha sostenuto proprio parlando di questa vicenda lo studioso francese Henri Godard. E servono sempre più lezioni di tolleranza. Soprattutto in un mondo in cui i boicottatori sembrano voler imporre la loro perversa ideologia di contrapposizione, in un mondo in cui Vanessa Paradis si rifiuta di fare un concerto in Israele e il regista Ken Loach minaccia gli uomini di cultura che accettano inviti dal governo dello Stato ebraico. Ha ragione Ian McEwan, che non ha mai pensato di rifiutare il Jerusalem Prize «perché una cosa è la società civile, un’altra il suo governo» . Ci piacerebbe che dedicasse il suo premio a tutti i non boicottatori.

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