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Il Foglio - Libero - Il Giornale Rassegna Stampa
01.06.2010 Ecco chi sono i 'pacifisti' a bordo della flotilla: terroristi e simpatizzandi di Hamas
Analisi di Giulio Meotti, Andrea Morigi, Gian Micalessin

Testata:Il Foglio - Libero - Il Giornale
Autore: Giulio Meotti - Andrea Morigi - Gian Micalessin
Titolo: «Ecco chi sono i 'pacifisti' turchi che volevano entrare a Gaza - Telefonate e soldi ai terroristi. I falsi benefattori turchi - Quei terroristi votati alla distruzione di Israele»

Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 01/06/2010, a pag. I, l'articolo di Giulio Meotti dal titolo " Ecco chi sono i 'pacifisti' turchi che volevano entrare a Gaza ". Da LIBERO, a pag. 1-18, l'articolo di Andrea Morigi dal titolo "  Telefonate e soldi ai terroristi. I falsi benefattori turchi ". Dal GIORNALE, a pag. 2, l'articolo di Gian Micalessin dal titolo " Quei terroristi votati alla distruzione di Israele ". Ecco i pezzi:

Il FOGLIO - Giulio Meotti : " Ecco chi sono i 'pacifisti' turchi che volevano entrare a Gaza "


Giulio Meotti

Roma. Cantavano musiche dell’Intifada palestinese e inneggiavano al “martirio” i militanti turchi in partenza dall’isola di Cipro alla volta delle spiagge di Gaza. Lo dimostra un video diffuso ieri dal sito di informazione Memri dopo il grave incidente con le forze di difesa israeliane, costato la vita a numerosi attivisti per la pace a bordo delle navi. All’arrivo delle imbarcazioni di fronte a Gaza, i militanti turchi hanno inneggiato al “jihad”: “Khaybar Khaybar ya yahud, jaish Mohammed saya’ud”, gridavano dalle navi. In arabo significa:, “Ebrei, ricordate Khaybar, l’esercito di Maometto è tornato”. Il riferimento è alla città saudita dove l’armata del Profeta annientò una tribù ebraica avversa. Su quelle navi c’erano due tipi di “pacifisti”. I militanti occidentali della critica militante a Israele, che facevano capo al pacifico “Free Gaza Movement” dell’ex deputato inglese George Galloway e della cognata di Tony Blair, Laureen Booth. E’ una iniziativa sostenuta anche dal premio Nobel per la pace, l’irlandese Mairead Maguire, dal linguista americano Noam Chomsky, oltre che da molte altre personalità internazionali. Ma soprattutto la flottiglia era guidata e finanziata dall’Ihh. Si tratta di uno dei più potenti, estesi e influenti movimenti islamisti presenti in Turchia e che operano nell’ambito delle organizzazioni non governative umanitarie. Il viceministro degli Esteri israeliano, Danny Ayalon, ieri mattina ha denunciato i “legami con al Qaida” degli organizzatori della flotta della pace. Il loro scopo esplicito era quello di portare illegalmente aiuto e conforto ad Hamas, un’organizzazione terroristica fuori legge che persegue la distruzione d’Israele e che è nella lista nera dell’Unione europea. In turco si dice “Insan Haklary Ve Hurriyetleri Vakfi” (Ihh). E’ questo il nome dell’organizzazione radicale islamica fondata nel 1992. Un dossier dell’Intelligence and Terrorism Information Center israeliano ne ha delineato l’ideologia e le attività prima che partissero da Cipro alla volta del territorio sotto il controllo di Hamas. Come il movimento palestinese, l’Ihh è parte integrante del network dei Fratelli musulmani, la più vasta e influente organizzazione islamista del mondo che non riconosce legittimità all’esistenza d’Israele. Dopo il golpe a Gaza che ha estromesso i rivali di Fatah, l’Ihh ha appoggiato Hamas, invitandone i suoi leader a tenere un fitto tour di conferenze in Turchia. Israele ha risposto mettendo al bando l’Ihh due anni fa dopo aver dimostrato che i suoi aiuti umanitari finivano anche in armi e in materiale bellico (poi usato nella guerra del gennaio 2009). Il leader e ispiratore del gruppo, Bülent Yildirim, è persino accusato di legami con al Qaida e di aver inviato veterani jihadisti nei campi di battaglia, dall’Afghanistan all’Iraq. L’organizzazione turca appare nella lista nera delle formazioni terroristiche stilata dalla Cia. L’Ihh agisce anche come parte della nota Benevolence International Foundation, un ente di beneficenza islamico con sede in Illinois e che negli anni è stato al centro di numerose inchieste antiterrorismo che hanno portato all’arresto dei suoi leader e membri. L’ufficio dell’allora ministro della Giustizia americano, John Ashcroft, stabilì che membri di questa ong stavano cercando di ottenere armi chimiche per conto di Osama bin Laden. Tutt’oggi, l’Ihh figura tra i membri della stessa Union of Good, la multinazionale della carità islamica composta da cinquanta organizzazioni e fondata nel 2000, dopo l’inizio della seconda Intifada, per aiutare l’infrastruttura sociale di Hamas (scuole, strade, trasporti pubblici, aziende agricole e ospedali), ma non solo ovviamente. Nel 2003 gli Stati Uniti hanno messo fuori legge il gruppo. Persino la Turchia ha aperto una inchiesta sull’organizzazione Ihh che ieri ha cercato di sfondare il blocco navale di Gaza. Nel 1997 la magistratura di Ankara scoprì che il movimento aveva acquisito una grossa partita di armi semiautomatiche. Nel loro quartier generale a Istanbul, la polizia turca rinvenne “armi da fuoco, esplosivi e una bandiera del jihad”. Numerosi attivisti dell’Ihh avevano già preso la strada dell’Afghanistan, della Bosnia e della Cecenia, dove si erano uniti a gruppi terroristici. Durante lo spaventoso terremoto che devastò la Turchia nel 1999, il governo turco bandì l’Ihh dall’aiutare la popolazione civile colpita in quanto “organizzazione fondamentalista” che non poteva fornire garanzie sulla trasparenza dei propri conti bancari e suoi movimenti di denaro. Oggi c’è un altro governo in Turchia, molto più vicino alle idee dell’Ihh. Un rapporto del Danish Institute for International Studies ha rivelato che il movimento turco Ihh ha anche finanziato la guerriglia sunnita in Iraq attraverso donazioni e uomini, e che l’attuale leader del gruppo, Bulent Yildrim, è stato uno dei promotori in Turchia del sostegno alla “resistenza” antiamericana a Fallujah nelle piazze e nelle moschee. Il noto magistrato francese che si occupa di network terroristici, Jean-Louis Bruguière, ha testimoniato in una corte federale degli Stati Uniti che l’Ihh ha avuto un “ruolo centrale” nel tentativo di colpire con un grande attentato dinamitardo l’aeroporto internazionale di Los Angeles. “L’Ihh è una ong, ma si tratta di una facciata per falsificare documenti, infiltrare terroristi e trafficare in armi”, ha detto Bruguière, il più potente giudice dell’antiterrorismo europeo degli ultimi anni e già coordinatore per la Francia dell’insieme dei dossier sulla lotta al terrorismo jihadista. L’Ihh vanta oggi legami molto stretti con il regime di Teheran, da cui riceve fondi e assistenza. A dicembre, quando l’organizzazione non governativa turca ha avviato la campagna su Gaza, il governo iraniano elogiò e sostenne il “più grande convoglio umanitario della storia”. Quanto all’ideologia antisemita di cui questa Ong turca si macchia, qui è stata forte l’influenza dell’ex premier turco Necmettin Erbakan, il “padre spirituale” dell’alveo dei movimenti caritatevoli turchi. Erbakan è celebre per aver detto che “il batterio ebraico deve essere diagnosticato e bisogna trovare una cura”.

LIBERO - Andrea Morigi : " Telefonate e soldi ai terroristi. I falsi benefattori turchi "


IHH

Dieci vittime fra gli attivisti filo-palestinesi che volevano forzare il blocco navale su Gaza. Sapeva bene con chi aveva a che fare la marina israeliana che ha attaccato ieri mattina dopo essere stata bersagliata da colpi d’arma da fuoco partiti dalle navi di una flottiglia turca. Sotto la sigla innocua della “Fondazione per i diritti e le libertà umane e il soccorso umanitario”, che ha organizzato la Flottiglia Freedom, si nasconde la rete del terrorismo islamico internazionale. C’è anche un capitolo italiano nella vicenda, che parte dal legame fra il centro islamico milanese di viale Jenner e il gruppo turco colpito ieri. Si scopre, fra le carte di un’inchiesta francese su Al Qaeda, condotta dal giudice francese Jean-Louis Bruguière nel 1996. Da Istanbul, come risulta dai tabulati telefonici dell’epoca, chiamavano spesso i “fratelli” di Milano. Il periodo corrisponde proprio agli anni del passaggio di consegne, alla “moschea” di viale Jenner, fra l’imam-terrorista ucciso in Bosnia Anwar Shaaban e il suo successore Abu Imad, che attualmente sconta una pena a tre anni e otto mesi per terrorismo. Non è impossibile stabilire quali fossero gli interessi comuni. Nata nel 1992, ma registrata ufficialmente soltanto nel 1995, con lo scopo di fornire aiuti umanitari alla vittime musulmane durante la guerra in Bosnia, l’Ihh ha ottenuto lo status di osservatore al Consiglio economico e sociale dell’Onu ed è presente in circa 120 zonedi conflitto e di guerra tra cui la Cecenia, il Pakistan e i Territori palestinesi. Qualche sospetto nei loro confronti era sorto alle stesse autorità turche, nel 1997. Mancavano ancora cinque anni all’avvento al potere di Recep Tayyp Erdogan e delsuopartito islamicoenell’uffi - cio dell’Ihh a Istanbul erano state scoperte armi da fuoco, esplosivo, manuali per la fabbricazione di bombe e di una “bandiera della jihad”. Per gli inquirenti, alcuni membri del gruppo stavano per partire verso l’Afghanistan, la Cecenia e la Bosnia. Se non li avessero arrestati sarebbero andati a combattere. «Ma eravamo un’organizzazio - ne giovane», risponde il leader dell’Ihh Bülent Yildirim, spiegando che, all’epoca, «i nostri uffici erano aperti a tutti» e comunque, «a parte due colpi di telefono, non è mai stato provato nulla». Per cautela, durante il terremoto del 1999 in Turchia, le autorità della protezione civile avevano impedito all’Ihh di operare sui luoghi del disastro. Il governo di allora li riteneva un gruppo fondamentalista che non garantiva la necessaria trasparenza finanziaria. Ufficialmente l’Ihh si finanzia con la zakat, ovvero la tassa per il culto che i musulmani versano per opere di beneficenza. E fra queste ultime, la dottrina islamica non esclude la guerra santa. Anche se la loro copertura riesce a ingannare molti sprovveduti, i turchi di Ihh non hanno fondato un’organizzazione pacifista. Lo sa bene Israele, che nel 2008 l’ha bandita dal proprio territorio, con l’accusa di finanziare Hamas e il terrorismo islamico attraverso un’organizzazione-ombrello, l’Unione del Bene che, secondo un documento sequestrato dalle forze armate israeliane nel 2002, forniva indirettamente sostegno finanziario alle famiglie degli attentatori suicidi responsabili di almeno tre stragi ai danni della popolazione israeliana. Nel 2006 un rapporto dell’ana - lista americano Evan Kohlmann aveva messo tutti questi sospetti nero su bianco, accusando anche Ihh di aver finanziato l’insorgenza dei sunniti in Iraq. E l’esercito israeliano un mese fa aveva arrestato il responsabile della ong Izzet Sahin in Cisgiordania per poi consegnarlo alla Turchia. Ma era già riuscito a trasferire decine di migliaia di dollari dall’Ihh a due “enti di beneficenza”, la Società caritativa islamica di Hebron e la Al-Tadhamun di Nablus. E proprio quest’ultima che finanziava le famiglie dei kamikaze.

Il GIORNALE - Gian Micalessin : " Quei terroristi votati alla distruzione di Israele"


Hamas

Il suo nome in arabo significa «zelo» e proprio lo zelo dei propri militanti lo ha trasformato in una delle principali pedine dell’Iran di Mahmoud Ahmadinejad. Ma le cinque lettere della parola Hamas sono anche l’acronimo di «Harakat al-Muqawama al-Islamiya», ovvero Movimento di resistenza islamica. Come tale e come creatura dei «Fratelli musulmani», Hamas si prefigge di dar vita ad uno Stato islamico, cancellare dalla faccia della terra Israele e consacrare la Palestina «alle generazioni musulmane fino al giorno del giudizio».
Nel nome di questi obbiettivi l’organizzazione - creata nel dicembre 1978 dallo sceicco paraplegico Ahmed Yassin - ha da sempre una doppia anima. La dirigenza politica rincorre il consenso, quella armata delle Brigate Ezzedin Al Qassam colpisce al cuore Israele. Dopo il 1991 gli attacchi terroristici diventano il principale strumento per bloccare gli accordi di pace di Oslo. Per cancellarli la dirigenza di Hamas non esita, nell’aprile 1993, a dare il via libera agli attentati kamikaze e a definirli «gli F16 della rivolta palestinese». Quella retorica scaturisce direttamente dall’articolo 9 della carta fondante del movimento secondo cui «Allah è l’ obiettivo... la jihad il cammino e la morte in nome di Allah il più dolce dei suoi desideri». L’insieme degli oltre 350 attacchi, firmati da Hamas tra il 1993 e il 2008 causa oltre 500 vittime. Dopo l’eliminazione dello sceicco Yassin ucciso da Israele nel 2004 l’organizzazione passa nelle mani del segretario generale Khaled Meshaal e s’avvicina sempre più a Teheran. L’appoggio iraniano la trasforma dopo il 2005 in un vero e proprio esercito capace di attaccare in terreno aperto gli israeliani. Nel 2006 i suoi miliziani addestrati sull’esempio di Hezbollah mettono a segno il rapimento del caporale Gilad Shalit a tutt’oggi prigioniero. Ma il 2006 è anche l’anno in cui Hamas, incurante dell’etichetta di gruppo terrorista attribuitagli da Unione Europea e Stati Uniti, vince le elezioni per il parlamento palestinese e tenta di metter fuori gioco i laici di Fatah. Hamas continua a cercare la strage di civili anche dopo il ritiro da Gaza. Da quel momento abbandona gli attacchi suicidi, ma moltiplica gli attacchi a colpi di mortaio e missili Qassam contro le città israeliane. Nell’estate del 2007 non esita a regolare i conti con i cugini di Fatah decimandoli e costringendoli alla fuga dalla Striscia.
Da allora Gaza è il prototipo, non dichiarato, dello stato islamico di Hamas e una dependance iraniana. Per sopravvivere al blocco israeliano e ai tagli degli aiuti internazionali Hamas integra i 30/50 milioni di dollari annui passatigli da Teheran tassando i tunnel che collegano Gaza al Sinai egiziano. Grazie a quell’economia sotterranea e ai proventi della sua tassazione Hamas si fa beffe di una comunità internazionale pronta a ravviare gli aiuti internazionale in cambio della sua rinuncia alla lotta armata e ai progetti di distruzione d’Israele. La sofferenza dei civili gli è del resto indispensabile per dominare Gaza e i suoi abitanti. Le organizzazioni di carità finanziate con i 70 milioni annui convogliati dalle organizzazioni fondamentaliste di tutto il mondo gli garantiscono un capillare controllo della popolazione. Un controllo agevolato dall’assedio israeliano, dall’assenza di un’economia di libero mercato e dal costante clima di guerra in cui vive la Striscia. Una guerra più letale per i civili che non per i militanti, come dimostra il bilancio dell’offensiva israeliana del gennaio 2009 quando i caduti tra la popolazione di Gaza superarono il migliaio contro i 350 morti di Hamas. Tre settimane di sangue durante le quali miliziani privi di scrupoli usarono gli abitanti come scudi umani, si nascosero dentro scuole ed ospedali e utilizzarono ambulanze e divise infermieri per sfuggire ai rastrellamenti.

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