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Corriere della Sera - La Stampa Rassegna Stampa
30.05.2007 Il ministero del Turismo invita i gay in Israele
proteste degli ultraortodossi

Testata:Corriere della Sera - La Stampa
Autore: Davide Frattini - Francesca Paci
Titolo: «Israele, invito ai gay «Venite in vacanza» La strana alleanza tra ebrei ortodossi e Hamas“Fuori dalla Terra Santa”»
Dal CORRIERE della SERA del 30 maggio 2007, un articolo di Davide Frattini: 

GERUSALEMME — Due ragazzi che si baciano, sullo sfondo il Monte Sion. Abbracciati, in groppa a un cammello. Mano nella mano, mentre galleggiano nel Mar Morto, coperti dal fango e poco coperti da costumi microscopici. Il ministero del Turismo ha lanciato una campagna per vendere Israele a un gruppo di clienti ricercato dal mercato internazionale: gli omosessuali. «Spesso sono benestanti, spendono, vanno nei locali e alle feste», commenta il quotidiano
Yedioth Ahronoth,
che ha pubblicato le foto in prima pagina.
Negli ultimi anni, Tel Aviv è diventata una delle città più accoglienti per i gay, assieme a Barcellona, Berlino, San Francisco. Questa volta la scommessa promozionale punta su tutto il Paese. Anche su Gerusalemme. In una delle immagini scattate nella città, i modelli indossano la kippah, il copricapo portato dagli ebrei osservanti. «Ho scelto i luoghi simbolici — spiega il fotografo Eitan Tal — e volevo mandare un messaggio anche alla comunità gay-lesbica religiosa. Sono stato contattato dal ministero del Turismo perché si sono resi conto di avere centinaia di foto di giovani coppie, ovunque in Israele. Sempre un ragazzo e una ragazza». I modelli sono stati selezionati tra i vincitori del concorso Uomo dell'anno.
La campagna è stata ideata assieme all'associazione omosessuale Aguda, che da tre anni collabora con il ministero. «Gli scatti verranno inseriti in una guida da distribuire negli alberghi di Tel Aviv o alle agenzie di viaggi all'estero», spiega Shai Doitsh, che ha seguito il progetto per Aguda. «Abbiamo deciso di usare Gerusalemme come sfondo per far vedere che esiste una realtà omosessuale anche lì. Queste foto non verranno usate per la brochure, solo negli uffici del turismo sparsi per il mondo».
Le immagini non gireranno per Israele, ma hanno già causato la reazione dei religiosi. «Gerusalemme non è Amsterdam — commenta il vicepremier Eli Yishai, del partito ultraortodosso Shas — e chiunque non riconosca la sacralità della città farebbe meglio a starne lontano. È una campagna ingannevole, per una minoranza deviata, non può essere sponsorizzata dallo Stato». Benyamin Elon (Unione Nazionale) minaccia di presentare un voto di sfiducia alla Knesset. «Israele non può essere presentata come un paradiso rosa — attacca il collega Yitzhak Levy —. Questo Paese è sempre stato famoso per i valori e la religiosità».
Le leggi israeliane per i diritti degli omosessuali sono tra le più avanzate. Una decisione della Corte Suprema, nel novembre del 2005, ha permesso a una lesbica di adottare ufficialmente il figlio nato da inseminazione artificiale della compagna. Le forze armate hanno cancellato nel 1993 la norma che espelleva chi si dichiarava apertamente omosessuale. La figlia del premier Ehud Olmert, Dana, non ha mai nascosto di essere lesbica. Vive con la compagna a Tel Aviv e «passati i vent'anni ne ho informato i miei genitori».
I partiti religiosi stanno lavorando in parlamento perché venga votata una legge che bandisce il Gay Pride da Gerusalemme. Nel novembre dell'anno scorso, gli omosessuali non avevano potuto sfilare per le vie della città e la manifestazione era stata relegata in uno stadio, dopo settimane di proteste e scontri tra gli ultraortodossi e la polizia.
La campagna per il turismo è stata decisa dall'ex ministro Avraham Hirschson. Il successore Yitzhak Aharonovitch promette di rivederla. «Non arriverà a fermarla — predice Shai Doitsh —. Sa che gli omosessuali sono degli ottimi clienti».

Due poster della nuova campagna del ministero del Turismo israeliano per invogliare i gay a visitare il Paese

 


Dalla STAMPA, un articolo di Francesca Paci:

Gerusalemme, probabilmente, non diventerà mai la «capitale rosa» sognata dall’Agudà, l'associazione nazionale degli omosessuali, che per pubblicizzare la gay parade del 21 giugno ha stampato centinaia di manifesti con due ebrei ortodossi che si baciano davanti alle mura antiche. Il titolo spetta di diritto a Tel Aviv, la San Francisco mediorientale dove ogni fine settimana si esibisce Dana International, la cantante transessuale che nel 1998 vinse il festival dell’Eurovisione e dedicò il successo al suo paese, Israele, scandalizzando all’unisono sinagoghe, moschee e chiese. Ma stamattina il piazzale davanti alla Knesset è coperto di bandiere arcobaleno.
Il parlamento vota oggi la proposta di legge presentata dai partiti religiosi per impedire ai gruppi omosessuali di organizzare manifestazioni nella Città Santa. La bozza è stata approvata tre giorni fa dalla Commissione Ministeriale per la Legislazione con quattro voti favorevoli, tre contrari e la benedizione del sindaco ultraortodosso di Gerusalemme Uri Lupolianski. È una storia che si ripete da tre anni, da quando il Gay Pride è sbarcato in Israele. Nel 2005 l’Agudà rinunciò a sfilare perché tutte le forze dell’ordine erano concentrate nelle operazioni del ritiro da Gaza e non potevano garantire la sicurezza del corteo. L’anno scorso ci si incontrò a metà strada: parata regolare, con parrucche multicolori e musica tecno sparata dai sound system, ma solo intorno alla vecchia università Givat Ram, un quartiere di uffici e ministeri con poche case e nessuna abitata da famiglie religiose.
Stavolta i militanti delle associazioni omosessuali non hanno intenzione di cedere, stanno raccogliendo adesioni da mezzo mondo, il sito Gaydar ha già pronti voli charter dall’Europa. L’economia è dalla loro parte, dice il portavoce di Agudà Shai Doatsh: «Oltre il 10 per cento del turismo israeliano è composto da gay, se tutto il Paese si aprisse a questa fetta di mercato come ha fatto Tel Aviv potremmo avere 400 turisti omosessuali ogni settimana».
E non gli importa che il rappresentante del partito ultraortodosso sefardita Eli Yishai intenda mettere al bando l’immoralità dalla Terra Santa, pronto ad allearsi in questa battaglia con gli estremisti islamici di Hamas. Tra gli iscritti ad Agudà ci sono molti palestinesi, cercano al di qua del muro l’amore proibito che a Gaza e in Cisgiordania può costare la vita.

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