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Il Giornale Rassegna Stampa
03.03.2021 'Autobiografia' minore di George Orwell, sempre istruttiva
Una anticipazione del libro, che contiene alcuni inediti in italiano

Testata: Il Giornale
Data: 03 marzo 2021
Pagina: 20
Autore: George Orwell
Titolo: «È dura mendicare a Londra. Parola di George Orwell»
Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 03/03/2021, a pag.20, con il titolo "È dura mendicare a Londra. Parola di George Orwell", l'anticipazione del libro di Orwell, che contiene alcuni inediti in italiano.

13 Surprising Facts About George Orwell | Mental Floss
George Orwell

L'India, Parigi, Londra, la Spagna della guerra civile: nei saggi di Autobiografia per sommi capi, in parte inediti, George Orwell (pseudonimo di Eric Arthur Blair, 1903-1950), ricompone la sua vita. Ci sono gli anni in collegio, il periodo trascorso in Birmania, gli anni in cui frequentava gli indigenti di Parigi e di Londra per sperimentare la loro vita e poterla raccontare, il periodo di cui fu raccoglitore di luppolo e poi commesso in un negozio di libri usati. Ci sono i ricordi della Guerra civile spagnola, le riflessioni sull'antisemitismo e le tensioni tra il mondo anglosassone e quello sovietico. E poi la potenza della natura a emergere, e la forza della scrittura, che diventi una necessità. Un messaggio profondamente attuale, da un uomo che ha vissuto a pieno la vita sociale, politica e culturale della prima metà del Novecento, interpretandola magistralmente ne La fattoria degli animali e in 1984. Pubblichiamo, per gentile concessione dell'editore Mattioli 1885, uno stralcio del saggio inedito Mendicanti a Londra (titolo originale Beggars in London).

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La copertina (Mattioli 1885 ed.)

Chiunque abbia visitato Londra avrà notato il gran numero di mendicanti che si incontrano per strada. Quei disgraziati, spesso storpi o ciechi, si vedono in tutta la capitale. Si potrebbe dire che fanno parte del paesaggio. In alcune zone, ogni tre o quattro metri si vede un personaggio dall'aspetto malsano, lacero e cencioso che se ne sta in piedi sul bordo del marciapiede con un vassoio di scatole di fiammiferi che finge di vendere. Altri cantano un motivo popolare con voce stanca. Altri ancora emettono suoni disarmonici con un vecchio strumento musicale. Sono tutti, senza eccezione, mendicanti che hanno perso la propria fonte di sostentamento a causa della disoccupazione e adesso sono ridotti a chiedere la carità ai passanti in modo più o meno evidente. Quanti ce ne sono a Londra? Nessuno lo sa con precisione: probabilmente diverse migliaia, forse diecimila nei momenti peggiori dell'anno. In ogni caso, è probabile che ogni quattrocento londinesi ci sia un mendicante che vive a carico degli altri trecentonovantanove. In mezzo a questi poveracci ce ne sono alcuni che hanno subito infortuni in fabbrica, altri che invece di imparare un mestiere ben retribuito hanno perso anni della loro vita in quella guerra che avrebbe dovuto "porre fine a tutte le guerre" e poi hanno scoperto, una volta tornati a casa, che la patria riconoscente li aveva ripagati per il loro servizio offrendogli nient'altro che la scelta tra morire lentamente di inedia e chiedere l'elemosina. Non hanno un sussidio di disoccupazione e, se ce l'hanno, il periodo di ventisei settimane previsto dalla legge durante il quale possono riceverlo è passato senza che riuscissero a trovare lavoro. In questa confraternita in cui i vecchi stanno gomito a gomito con ragazzi poco più che adolescenti ci sono relativamente poche donne. I mendicanti, come i vagabondi di cui ho parlato nel mio ultimo articolo, sono diversissimi Ira loro quanto a origini, carattere e mestieri che svolgevano in tempi più propizi, ma si assomigliano tutti quanto a sporcizia, stracci e l'immancabile aspetto da derelitti. Come abbiamo detto, per evitare guai con la legge, il mendicante deve fingere di essere un artigiano o un artista... un povero ciarlatano che, in realtà, non inganna nessuno. Quella che abbiamo appena visto è la vita lavorativa di un musicista di strada; vediamo adesso che cosa fa un "madonnaro". Le strade di Londra in genere sono fatte di grandi pietre da lastrico, sulle quali con i suoi gessetti il nostro uomo disegna ritratti, nature morte e paesaggi dalle tinte vivide. Credo che "artisti" del genere non esistano in nessun'altra parte d'Europa. Come i musicisti, in teoria lavorano per intrattenere il pubblico, quindi, tecnicamente, nello svolgere la loro "professione" non infrangono la legge. Il madonnaro è impegnato dalle nove del mattino al calare della sera. Inizia con il disegnare in fretta tre o quattro figure, il re, il primo ministro, un paesaggio innevato o magari un frutto, dei fiori eccetera. Poi si siede per terra e chiede l'elemosina. A volte, come il suonatore di organetto, conta sull'aiuto di un amico che gira con il cappello non appena si raduna una folla abbastanza numerosa a guardare. Inutile dire che più il suo aspetto è derelitto, più suscita pietà. Quindi trascorre le giornate accovacciato sulla pietra fredda e dura. Uno sgabello o una sedia lo farebbero sembrare troppo "ricco", pregiudicandone il successo. Ovviamente il mendicante dev'essere un po' psicologo. Com'è facile immaginare, i suoi disegni sono tutt'altro che dei capolavori. Alcuni farebbero vergognare un bambino di dieci anni. Vestiti male e malnutriti, i madonnari, che passano intere giornate esposti al freddo e alle intemperie, prima o poi si ammalano di reumatismi o tubercolosi polmonare che alla fine se li porta via. I mendicanti si nutrono quasi esclusivamente di pane e margarina innaffiati con il tè. E raro che bevano birra o altre bevande alcoliche, perché a Londra la birra costa sei pence la pinta. Quindi il loro unico stimolante è il tè. Lo bevono a tutte le ore del giorno e della notte, ogni volta che se lo possono permettere. Come i vagabondi, anche i mendicanti londinesi parlano tra loro in una lingua speciale, una specie di slang pieno di strane espressioni che per lo più si riferiscono ai rapporti con la polizia. Tra loro osservano una sorta di etichetta: ognuno ha un tratto di marciapiede riservato e nessuno cerca di rubarglielo. Nessun suonatore di organetto o madonnaro sceglie un posto a meno di trenta metri da quello di un altro. Queste regole consolidate vengono infrante di rado. Il grande nemico è la polizia, che ha un potere quasi discrezionale su di loro. Un poliziotto può ordinargli di andarsene quando gli va e se solo ne ha voglia può persino arrestarli. Se ritiene che il disegno del madonnaro sia indecente, se un suonatore di organetto osa avventurarsi nelle strade di un quartiere "bene" dove la musica è proibita, il rappresentante della legge lo manderà via di corsa. Guai al mendicante che non se ne va; lo aspetta la prigione "per avere opposto resistenza a un agente nell'esercizio delle sue funzioni". A volte qualcuno di questi poveri diavoli cade ancora più in basso. Magari si ammala e non può uscire a guadagnarsi gli 8 pence che gli servono per pagarsi un letto perla notte. Ora, i proprietari degli asili notturni non fanno mai credito. Quindi ogni sera il mendicante deve pagare 8 pence oppure rassegnarsi a dormire all'aperto. A Londra passare la notte fuori non è affatto piacevole, specialmente per un povero coperto di stracci e malnutrito. Inoltre è consentito solo in una delle strade principali di Londra. Se lo desiderate, potete vagare di notte su e giù per tutte le strade che volete, potete sedervi su una gradinata, sul cordolo del marciapiede o altrove, ma senza dormire. Se un poliziotto di ronda vi trova addormentati, è suo preciso dovere svegliarvi. Questo perché si è scoperto che chi dorme soccombe più facilmente al freddo rispetto a chi sta sveglio, e l'Inghilterra non può certo lasciare che uno dei suoi figli muoia per strada. Quindi siete liberi di passare la notte in strada, ma senza dormire. Come ho detto, però, c'è una via in cui ai senzatetto è consentito farlo. Curiosamente è il Thames Embankment, non lontano dal palazzo di Westminster, sede del Parlamento. Lì vi sono infatti alcune panchine di ferro su cui ogni sera vanno a dormire sessanta o settanta persone, rappresentanti della povertà più abietta che esista nella capitale. Lungo il fiume fa un freddo pungente e i loro vestiti consunti e laceri non li proteggono affatto dai rigori del gelo. Quindi, dato che non hanno coperte, si avvolgono nei giornali vecchi. La scomodità delle panchine e la gelida aria notturna non inducono certo il sonno, eppure quei poveri diavoli sono così esausti che nonostante tutto riescono a dormire per un'ora o due, rannicchiati l'uno contro l'altro. Alcuni di loro da decenni non hanno avuto praticamente altro letto che le panchine dell'Embanlanent. Consigliamo a chiunque visiti l'Inghilterra e voglia conoscere il rovescio della nostra apparente prosperità di andare a vedere le persone che dormono abitualmente sull'Embanlanent, con i loro vestiti sudici e stracciati, il fisico devastato dalla malattia, i volti non rasati. Sono un'ammonizione vivente per il Parlamento all'ombra del quale dormono.

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