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Il Giornale Rassegna Stampa
22.01.2021 Usa: gli Accordi di Abramo adesso sono a rischio?
Analisi di Fiamma Nirenstein

Testata: Il Giornale
Data: 22 gennaio 2021
Pagina: 14
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Patti di Abramo a rischio. E ora torna in gioco l'Iran»
Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 22/01/2021, a pag. 14 con il titolo 'Patti di Abramo a rischio. E ora torna in gioco l'Iran' l'analisi di Fiamma Nirenstein.

A destra: Joe Biden

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Fiamma Nirenstein

Alla fine in Medio Oriente il nome del gioco per John Biden si scrive con la maiuscola: Iran. In movimento, c'è un grande, bellissimo nuovo gioco che si chiama «Patti di Abramo», ma ce riè uno vecchio e difficile che Biden ha promesso di affrontare di nuovo. Non è in ballo Israele, ma una collana di Paesi che rifiutano l'arma nucleare, i missili balistici, le molteplici attività belliche e terroristiche iraniani nella zona: Biden sa bene che alcuni Stati musulmani e in genere sunniti alleati degli Usa hanno costruito un inusitato, nuovissimo rapporto di pace con Israele, ma non soltanto. Sono grandi gruppi etnici come i curdi, masse di diseredati in Siria, in Libia, in Yemen. Dalla parte opposta, i palestinesi si aspettano una spinta fondamentale da Biden perchè la loro palla torni a correre sul campo, e l'Iran è loro amico. E un intero sistema di potere e di forza scardinato da Trump che chiede di essere reinstaurato, e sarebbe un disastro. Ma Biden non è Obama, anche se il suo primo scopo è negare vigorosamente le politiche di Trump. Chi è il nuovo presidente? Biden si definisce «un sionista», ha incontrato tutti i primi ministri Israeliani, a Bibi ha detto: «Non siamo d'accordo, ma ti voglio bene». Come vice di Obama non ha mai obiettato però alle sue fallimentari politiche mediorentali: in Egitto a favore della Fratellanza Musulmana; il ritiro delle forze in Iraq; l'abbandono della Siria; l'insistenza su un accordo coi Palestinesi che non hanno mai voluto, la mozione antisraeliana all'Onu sostenuta dagli Usa nel 2016 e soprattutto l'accordo del 2015 con l'Iran, il Jcpoa. Biden può essere equilibrato ma certo terrà conto che nella sua «costituency» è presente il rifiuto della politica di Trump cosi filoisraeliana. I suoi nominati sono quasi tutti obamiani d.o.c, «ma con juicio»: il segretario di Stato Anthony Blinken ha detto che si, Gerusalemme è la capitale di Israele e che intende conservarvi l'ambasciata; che lui e il presidente sono contro il boicottaggio Bds; che «gli USA hanno la responsabilità di fare tutto ciò che si può per prevenire l'Iran dall'acquisire o creare armi o preparare sorprese». Gli Usa vogliono ricostruire il Jcpoa, ma «ci vorrà molto tempo». I Patti di Abramo hanno rotto lo schema: quattro Paesi musulmani hanno già firmato la pace, e ora essa è affidata alle cure di Biden. Richiamare i palestinesi nel ruolo di giudici e di interlocutori, richiederebbe da Abu Mazen un abbandono dell'estremismo e del terrorismo che per ora non è all'orizzonte. Il gioco è vasto, se gli Usa non lo giocano come si deve il Medio Oriente può di nuovo diventare una pentola ribollente da cui la gente fugge impaurita verso l'Europa, come ha fatto dalla Siria e dalla Libia. Altrimenti, i palestinesi possono diventar parte della nuova pace.

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