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Il Giornale Rassegna Stampa
05.01.2021 Modello Israele: ecco perchè il successo nella campagna di vaccinazione
Intervista di Gian Micalessin a Enrico Mairov

Testata: Il Giornale
Data: 05 gennaio 2021
Pagina: 8
Autore: Gian Micalessin
Titolo: «'Regole da privati e team di squadra. Ecco i segreti del successo di Israele'»
Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 05/01/2021, a pag.8 con il titolo 'Regole da privati e team di squadra. Ecco i segreti del successo di Israele' l'intervista di Gian Micalessin a Enrico Mairov.

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Gian Micalessin

Il sistema sanitario di Israele riferimento per una rete globale di  assistenza
Enrico Mairov

«Mia madre ha 86 anni e martedì scorso è stata convocata per la vaccinazione. All'ospedale l'attendevano all'ingresso per accompagnarla in sala. Quindici minuti dopo era di nuovo all'ingresso in attesa del taxi per tomare a casa. Questa rapidità ed efficienza sono il nostro segreto». Il dottor Enrico Mairov, 68 anni vissuti tra Israele e Milano, racconta così il segreto del suo paese. Un segreto che ha permesso ad Israele di vaccinare un milione 250mila persone in due settimane. Un record che nessun paese occidentale ha eguagliato. Una parte di quel segreto appartiene anche a lui. «Dal 1981 ai primi anni 90 ho lavorato con il Ministero della Sanità israeliano e con la Maccabi, una delle 4 grandi aziende sanitarie del paese. In quel periodo sono stato uno degli architetti responsabili della creazione delle cosiddette strutture intermedie ovvero di tutto quello che c'è tra ospedale e territorio. Poi da quando mi sono sposato con una collega italiana fino al 2019, ho lavorato a Milano con la Regione Lombardia contribuendo alla creazione del 118 sperimentando la realizzazione delle cure domiciliari a Milano e dintorni».

Chiusi locali, palestre, parchi pubblici Israele e la nuova ondata del  virus - Moked

Dunque come si vaccinano 1 milione 250mila persone in 14 giorni? «Bisogna disporre, come Israele, di un sistema socio-sanitario pubblico strutturato sul territorio, efficiente ed organizzato. Fondamentale è l'efficienza di Klalit, Maccabi, Meuhedet e Leumit le quattro grandi aziende sanitarie che - pur essendo pubbliche e dando lavoro a 45mila persone - vengono gestite con le regole del privato ovvero privilegiando competizione, meritocrazia e risultati. Senza quella struttura non sarebbe stato possibile vaccinare 150mi1a persone al giorno».

Anche l'Italia ha un sistema sanitario grande e pubblico, ma non funziona... «Perché l'avete diviso in 20 sotto-sistemi regionali organizzati ognuno a modo suo. E poi avete puntato su delle enormi strutture ospedaliere che - pur fornendo servizi medici di altissimo livello - restano lontane dal territorio. I vostri medici di base gestiscono esclusivamente i loro spazi, ma non creano sistema. Infatti contribuiscono poco o nulla al sistema di vaccinazione. In Israele i medici di famiglia forniscono le liste di tutti quelli che devono essere vaccinati e indirizzano agli ospedali o alle strutture territoriali dove riceveranno il vaccino».

E poi c'è il famoso spirito Israeliano... «Certo la solidarietà è estremamente diffusa e la gente è addestrata a vivere nelle emergenze. Quando si è deciso di combattere il virus e sconfiggerlo con l'arma del vaccino tutti gli israeliani si sono messi a disposizione. Ma non è stato necessario far lavorare di più il personale sanitario. La differenza l'ha fatta la digitalizzazione».

I computer non fanno le iniezioni... «Ma ti aiutano a sapere l'ordine e i tempi in cui farle. In Israele le cartelle cliniche sono tutte digitalizzate e gestite da un sistema unico che fornisce ai vertici della sanità, ma anche ai medici di base, tutti i dati sulla popolazione e sui loro pregressi sanitari. Ogni cittadino può inserire i dati o accedere alla propria cartella medica utilizzando la tessera sanitaria o le impronte digitali».

Ma senza le dosi dl vaccino non avreste combinato nulla... «A quello ci hanno pensato i vertici politici. Il premier Benjamin Netanyahu si è impegnato fin dall'inizio della pandemia per ottenere la disponibilità delle case farmaceutiche. II ministro dell'Economia ha trovato i fondi. Molti israeliani che girano il mondo e sono impegnati nel settore dell'alta tecnologia hanno contribuito alle trattative con la Pfilzer e con le altre aziende farmaceutiche. E hanno garantito le dosi in tutti i modi possibili. Perché quando si tratta di salvare le vite dei propri cittadini Israele non guarda in faccia nessuno».

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