Riduci       Ingrandisci
Clicca qui per stampare

Il Giornale Rassegna Stampa
16.09.2020 Pace a Washington 1: ecco che cosa significa
Analisi di Fiamma Nirenstein

Testata: Il Giornale
Data: 16 settembre 2020
Pagina: 17
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Ivanka carta segreta per la rielezione. La 'first daughter' negli Stati in bilico»
Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 16/09/2020, a pag. 17 con il titolo "Ivanka carta segreta per la rielezione. La 'first daughter' negli Stati in bilico" l'analisi di Fiamma Nirenstein.

Immagine correlata

Fiamma Nirenstein

«Altri cinque o sei Paesi presto si uniranno a questo grande slancio di pace». Saranno l'Oman? Il Sudan? I loro rappresentanti erano alla cerimonia. Non si sa. Ma Trump ieri alla firma di pace è stato grandioso, ha promesso che più avanti l'Iran e finalmente anche i palestinesi capiranno che è tempo di pace e di prosperità. Vittorioso nonostante le consuete critiche, questa volta non è stato né sbruffone né bugiardo come lo vuole la lettura classica, ha invece portato a casa, poco prima delle elezioni, un risultato impensabile, la pace fra Israele e due Paesi arabi importanti come Emirati e Bahrein alla Casa Bianca. Costata uno sforzo ulteriore dopo mesi di lavorio incessante, concessioni, rinunce, voli notturni, segreti; quello di non darsi la mano in tempi di coronavirus. Lo slancio entusiasta dei partecipanti, senza mascherina, li ha quasi gettati gli uni nelle braccia degli altri durante l'incontro sulla porta dove li attendeva il presidente americano, poi nel corso dei colloqui preventivi e alla firma. Gli accordi sono brevi, specie quello col Bahrein, ancora da definire in molte parti, ma carichi di un futuro rivoluzionario. Trump è fiducioso persino sulla fornitura degli F-35 agli Emirati, sarebbe «una cosa facile» dice, nonostante le resistenze di Netanyahu. La cronista, che ha visto con lacrime di gioia anche la stretta di mano fra Rabin e Arafat sotto l'ala di Clinton (con Shimon Peres, che Rabin non voleva assolutamente portare con sé e poi dovette arrendersi, al contrario di Bibi che ha insistito per andare da solo fino in fondo, ed è stato criticato per questo) sul prato della Casa Bianca il 13 settembre '93, ricorda come le mani si strinsero ma tutto il linguaggio corporeo di Rabin, una persona intera e un patriota senza ombre, espresse la perplessità, il dubbio, persino la contrarietà verso il corpo fisico del nemico giurato del popolo ebraico, del terrorista armato. In effetti, dopo Oslo, il maggiore sforzo dei palestinesi è stato quello di negarlo tramite gli attentati. Qui ieri è stato provato che, pur mantenendo anche la prospettiva di una pace coi palestinesi richiamata dal ministro degli Esteri degli Emirati Abdullah bin Zayed, il desiderio di equilibrio di pace di progresso di tanti Paesi mediorientali va molto al di là. Antonio Guterres, il segretario generale dell'Onu, ha detto che il conflitto israelo-palestinese rimane la chiave della questione mediorientale. Niente di più falso: chi oggi firma la pace sa che i milioni di morti, dispersi, profughi, le rivoluzioni interne e le repressioni spietate, l'Isis, l'imperialismo iraniano, la politica di Erdogan, niente hanno a che fare con la vicenda palestinese. Ed è da questa maledizione che il Medioriente positivo vuole emanciparsi: non dimentica i palestinesi, ha anche ottenuto di bloccare la sovranità sui «territori» del primo piano Trump, ha spinto di nuovo a offerte e profferte di Israele e americane, ma se si guarda la sua stampa si capisce che per i palestinesi la porta si sta chiudendo, che tutte le accuse di tradimento di cospirazione rivolte ai Paesi arabi sono ritenute inaccettabili, i giornali arabi pubblicano articoli di dura critica ai palestinesi. Trump a fianco di Melania, prima della firma, accanto a Netanyahu, si è slanciato fino a prevedere che sia i palestinesi che perfino l'Iran alla fine accetteranno l'ingresso tramite «la porta intelligente», come l'ha chiamata. «Pace» ha ripetuto Trump con i rappresentanti degli Emirati e del Bahrein (Khalid bin Ahmed Al Khalifa) che hanno caldeggiato la soluzione «due Stati». E Netanyahu di nuovo ha parlato del «circolo della pace» e fa molto pensare che oggi questo circolo possa essere individuato a destra. Il mondo liberal o le istituzioni che ne sono dominate, come l'Onu o soprattutto come l'Ue, non sanno più festeggiare la pace, anche quando è storica. Fa male che non ci fossero rappresentanti europei alla cerimonia, solo l'Ungheria era presente. Come lo si può spiegare?

Per inviare al Giornale la propria opinione, telefonare: 02/85661, oppure cliccare sulla e-mail sottostante

segreteria@ilgiornale.it

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui