lunedi` 28 settembre 2020
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
--int(0)
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Ecco che cosa pensano davvero gli arabi palestinesi


Clicca qui






Il Giornale Rassegna Stampa
03.03.2020 Netanyahu vince, la sinistra crolla, Lista Araba si rafforza: tutti contro Gantz
Analisi di Fiamma Nirenstein, Giovanni Quer

Testata: Il Giornale
Data: 03 marzo 2020
Pagina: 17
Autore: Fiamma Nirenstein - Giovanni Quer
Titolo: «Ha perso l'odio per Benjamin ma il governo resta un rebus - Netanyahu vince, la sinistra crolla, Lista Araba si rafforza: tutti contro Gantz»
Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 03/03/2020, a pag. 17 con il titolo "Ha perso l'odio per Benjamin ma il governo resta un rebus" l'analisi di Fiamma Nirenstein; a seguire, l'analisi di Giovanni Quer.

A destra: Benny Gantz, Benjamin Netanyahu

Ecco gli articoli:

IL GIORNALE - Fiamma Nirenstein: "Ha perso l'odio per Benjamin ma il governo resta un rebus"

Immagine correlata
Fiamma Nirenstein

Cresce il Likud a 36 seggi da 32, Gantz resta a 33. La coalizione di destra arriva a 60 seggi, Gantz arriva allo stesso numero per un eventuale coalizione, molto spuria, con Lieberman e il Partito arabo, in maniera quindi molto più contraddittoria e difficile, Lui, sempre lui, solo lui, nonostante un guerra che lo ha fatto sanguinare, che lo ha inseguito sul terreno giudiziario, politico, familiare, personale. Un attacco spietato che ha danneggiato anche i suoi nemici: a forza di puntare i riflettori sul PM dalla voce bassa, il passato nella migliore unità antiterrorista, l'economista che ha riportato il Paese alla crescita, lo stratega che l'ha mantenuto in pace nonostante i missili di Hamas e ha fatto crescere il consenso internazionale, Gantz ha dimenticato di disegnare un'alternativa politica. Può darsi che questo risultato liberi il Paese dall'incubo "quarte elezioni". Gantz non è fiorito come leader, l'odio per Netanyahu è stato protagonista e ha perso, ha preso in una rete Gantz e i suoi uomini. Bibi, duro, rabbioso, forse bugiardo e certo molto interessato alla sua immunità parlamentare di fronte alle incriminazioni, è rimasto tuttavia un protagonista churchilliano, diritto in mezzo della tempesta, fedele a se stesso e alla sua ideologia. I mandati del Likud in più nonostante l'incriminazione sono un risultato doppio. Semmai Gantz decidesse di legarsi al partito arabo che ha ottenuto grandi risultati con 15 seggi, dovrà cercare di arrampicarsi sugli specchi di una contraddizione profonda, magari persino tirando dentro l'ambiguo ma ultradestro Yvette Lieberman, che con gli arabi ha un rapporto ben peggiore di Netanyahu. Il Primo Ministro è stato esposto alla gogna dell'opinione pubblica per tre campagne elettorali consecutive, a aprile, a settembre, adesso. Il sole non si è levato su Gerusalemme e Tel Aviv senza che i giornali radio, le tv, i titoli non gridassero contro di lui dandolo per morto politicamente. E per contro, la sua furiosa, aggressiva, offensiva contro Gantz e i suoi non ha fatto prigionieri. Gantz non ha usato le armi ideologiche di sinistra, come: ripristinare il pacifismo, appellarsi alla popolazione più povera. Niente. Ha puntato su "tutto fuorchè Bibi", sul supporto oggettivo e soggettivo della magistratura, sui sigari e lo champagne. Adesso comincia la drammatica danza del governo. Netanyahu certamente sta già cercando nelle file di "Blu e Bianco" chi voglia defezionare e dargli quel voto in più. Gantz a sua volta può cercare di creare un governo se Lieberman rinuncia al suo giuramento di non formare un governo col partito arabo. Anche gli arabi sono galvanizzati dall'idea di poter far fuori Bibi. Gantz per altro potrebbe anche tentare di portarsi dietro un partito di estrema destra, promettendo il suo impegno nel piano Trump e nelle annessioni. Contraddittorio con le sue dichiarazioni precedenti? Sì, ma ognuno qui farà qualsiasi cosa per formare un governo. Nel Likud qualcuno disegna un ammutinamento per disegnare un governo di coalizione con Gantz. Estremo? Confuso? Nella notte di Gerusalemme, una cosa è certa: Bibi è sempre il primo leader.

Netanyahu vince, la sinistra crolla, Lista Araba si rafforza: tutti contro Gantz
Analisi di Giovanni Quer

Immagine correlata
Giovanni Quer

9 liste elettorali, più di 10.000 seggi, quasi 6 milioni di aventi diritto al voto e la più alta percentuale di votanti (71%) rispetto alle ultime due elezioni a tra le più alte percentuali degli ultimi trent'anni. La saga delle elezioni per la XXIII Knesset si è contraddistinta per la lotta tra Netanyahu e il generale Gantz, con Lieberman e la Lista Unita (la lista dei partiti arabi) che facevano da ago della bilancia per un governo di minoranza. Quasi 4000 persone hanno votato in seggi appositamente organizzati per chi è in isolamento a causa del virus corona (in tutto 5630 votanti) e aperti fino alle 19:00. Secondo le previsioni così sarebbe la divisione dei seggi alla prossima Knesset: Likud 36, Blu e Bianco 33, Lista Araba Unita 15, Shas 9, Yahadut HaTorah 8, Yamina 6, Labor-Meretz 6, Israel Beitenu 7. Netanyahu avrebbe 59 seggi con la destra religiosa e i haredim; Gantz avrebbe 54 seggi con la sinistra e la Lista Unita. Lieberman rimane in disparte e definisce la coalizione del Likud “il gruppo haredi-messianico” facendo capire che è un gruppo politico con cui non vuole aver a che fare per la presenza dei religiosi. La Lista Unita ha avuto un enorme successo, avendo attratto anche un maggior voto ebraico. Ahmed Tibi ha accusato Gantz di razzismo, sostenendo che nell’ultima campagna elettorale ha attaccato i partiti arabi. Ayman Odeh parla di un successo storico, descrivendo il partito come alternativa democratica arabo-ebraica e facendo intendere che si vede erede di una sinistra in completa crisi. Il pubblico arabo ha avuto un’altissima percentuale di votanti, dopo una campagna di incoraggiamento al voto che ha usato tutti i mezzi, digitali e più tradizionali (comprese le chiamate dalle moschee ad andare a votare). La decisione del pubblico israeliano è chiara: la maggioranza vuole Netanyahu, nonostante le accuse di corruzione e il mandato di accusa pendente. I voti in più che il Likud ha guadagnato sono stati in parte presi da altri partiti, in particolare dalla destra religiosa, come prova l’indebolimento di Yamina. In secondo luogo, un’intensificata campagna elettorale ha portato più voti per la destra: Netanyahu sarebbe riuscito ad aumentare la percentuale di voto nelle città dove il Likud è tradizionalmente forte. La destra religiosa ha perso i voti dei mizrahim (gli “orientali”, cioè provenienti dai Paesi arabi e islamici), che sono andati con Shas (il partito haredi che rappresenta il pubblico mizrahi) in continua espansione, forse per il programma sociale più accentuato. Secondo Shelly Yahimovitch, in passato a capo del Labor, Naftali Bennet e Ayelet Shaked avrebbero trasformato la destra religiosa in un partito capitalista, mentre in passato il socialismo economico avvicinava il sionismo religioso al Labor. Naftali Bennet (leader di Yamina) preferisce non parlare della perdita di voti e e mandati, concentrandosi sul successo della destra - già si vede al governo con Netanyahu. I partiti dei haredim si sono adoperati contro la percentuale molto bassa di voto tra i gruppi ortodossi, un fenomeno non comune (le comunità ortodosse sono compatte e votano solitamente per il partito in cui si rispecchia il gruppo di appartenenza). I due principali partiti dell’elettorato haredi, Shas e Yahadut HaTorah (il partito degli ashkenaziti) si sono rivolti all’elettorato dei sionisti religiosi più di destra, invitandoli a non votare per partiti che potrebbero non passare la soglia di sbarramento (e si riferivano al partito Otzma Yehudit). Apparentemente anche il gruppo hassidico “Chabad”, conosciuto per le comunità presenti in ogni parte del mondo e principalmente ashkenazita, avrebbe votato per Shas. La vera crisi è nella sinistra israeliana, che è completamente crollata: ha perso circa 5 mandati dalle precedenti elezioni, e senza l’unione tra Labor e Meretz è presumibile che uno dei due partiti sarebbe sparito dalla politica israeliana. Secondo altra opinione, è proprio l’unione tra i due partiti che avrebbe fatto perdere i voti del Labor, passati a Gantz, mentre alcuni voti di Meretz sono passati alla Lista Unita. Gantz rimane l’unico vero rivale di Netanyahu. Finora nessuno era riuscito a metter in difficoltà il Likud, né a trascinare il voto della destra moderata e della sinistra moderata. Nonostante la sua immagine pulita, il suo passato di alto esempio morale, e colpi bassi da parte del Likud, Gantz è rimasto al proprio posto, anche sporcandosi le mani (associare Netanyahu a Erdogan, per esempio, non è stata una grande trovata). Ma Gantz, che in molti prendono in giro per le sue poche comparse in TV, rimane estraneo al gioco politico, senza le frasi pompose né le frecciate ai rivali. L’inesperienza politica gli è costata cara a queste elezioni. Durante la giornata la lotta elettorale Netanyahu ha pubblicato sul proprio account Twitter una parte di video in cui si sente Gantz che inviterebbe a non votare per il proprio partito. “Non mettere blu e bianco nel seggio” dice Gantz nel video, che per intero aveva detto: “Non mettere blu e bianco nel seggio significherebbe andare a un quarto turno di elezioni”. Il partito di Gantz ha depositato un appello contro il Likud alla Commissione Elettorale, sostenendo che attraverso il video Netanyahu ha diffuso fake news danneggiando Blu e Bianco e alle 20:00, due ore prima della chiusura dei seggi, la Commissione ha ordinato il blocco del video. Nonostante la giornata di voto sia stata piuttosto tranquilla nei seggi, anche in quelli dove di solito ci sono scontri tra i supervisori dei diversi partiti, ci sono stati alcuni casi di condotta elettorale anormale. Alle 14:00 Facebook ha bloccato, su ordine della Commissione Centrale, sette profili che operavano sotto falso nome, per l’attività sui media finalizzata a danneggiare il voto della minoranza araba. Nella settimana precedente alle elezioni altri 30 profili Facebook dello stesso tipo sono stati bloccati. Il partito Israel Beitenu, che da tradizione si rivolge a un elettorato russo, ha minacciato di prendere provvedimenti legali contro il sindaco di Petah Tikva, che dopo il voto nel proprio seggio si sarebbe espresso contro il partito di Lieberman con anche uscite offensive come “qui non è Moldova” (di dove Lieberman è originario). La destra non ha ancora una governo, nonostante il relativo vantaggio su Gantz. Si conta ora su probabili defezioni da altri partiti verso il Likud, per guadagnare quei pochi seggi che potranno garantirgli la maggioranza in Parlamento, come l’esempio di Gadi Yevarkan, che da Gantz è passato a Netanyahu. La destra festeggia come se già avesse un governo, mentre tutti guardano a Gantz come un perdente. In realtà il voto per Bianco e Blu rimane compatto, mentre la destra non avrà una definitiva maggioranza. Nessuno vuole un quarto giro di elezioni e la strada per il governo passa per la Corte Suprema che dovrà decidere tra due settimane sull'immunità contro Netanyahu.

Per inviare al Giornale la propria opinione, telefonare: 02/85661, oppure cliccare sulla e-mail sottostante

segreteria@ilgiornale.it

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT