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Il Giornale Rassegna Stampa
10.11.2019 Basta con la proposta di 'Israele in Europa'!
Questa volta lo propone Francesco Forte

Testata: Il Giornale
Data: 10 novembre 2019
Pagina: 7
Autore: Francesco Forte
Titolo: «Perchè Israele deve entrare in Europa»
Riprendimo dal GIORNALE di oggi, 10/11/2019, a pag.7, con il titolo "Perchè Israele deve entrare in Europa" l'analisi di Francesco Forte

Ci mancava Francesco Forte, valente esperto di economia, ma non altrettanto di cose politiche, a riproporre l'entrata di Israele nella UE. L'abbiamo scritto e spiegato innumerevoli volte perchè perchè Israele rifiuta.
Riprendiamo la risposta al Foglio di Cerasa uscita su IC il 2/11/ 2019:


Risultati immagini per eu against israel

Nessuno mette in dubbio la buona fede del direttore del Foglio quando si augura l'ingresso di Israele nell'Unione europea, così come era in buona fede Marco Pannella, quando per primo diversi decenni fa fece la stessa proposta. Smise di riproporla quando si rese conto che era proprio Israele a dire 'no grazie', per un semplice motivo: quando si entra in un club se ne accettano le regole, e la UE, da sempre schierata con i nemici delloStato ebraico, avrebbe costretto Israele a infinite battaglie interne a una istituzione che era nata dal progetto antisemita di Altiero Spinelli. Lo possiamo verificare ancora oggi per quanto concerne il rapporto commerciale.
Pazienza Amendola, del quale non conosciamo il quoziente culturale, ma Cerasa no, è mai possibile che non si sia informato prima? Israele è in Medio Oriente, non in Europa, tutta la sua politica estera è sempre stata impostata al miglioramento dei rapporti con i paesi vicini -lo confermano i trattati di pace con Egitto e Giordania- l'Europa ha la sua vicinanza ai regimi dittatoriali da modificare, semmai prenda esempio da Israele, qualche lezione di democrazia applicata le farebbero bene.

Ecco il pezzo di Francesco Forte:


Risultati immagini per francesco forte economista
Francesco Forte

Anziché fare norme penali per difendere Israele e gli ebrei dal razzismo meglio accogliere Israele in seno all'Unione europea, mediante un Trattato con cui Israele diventa uno stato (e una nazione) associata all'Ue, come per la Norvegia e in futuro per il Regno Unito. Si può stabilire un collegamento della Banca centrale e di Israele in una banda di oscillazione ristretta fra euro e shekel di Israele. Ragioni etiche, culturali, politiche, economiche rendono pressoché naturale questa «associazione». Gesù Cristo è sepolto a Gerusalemme, la capitale originaria del Cristianesimo ma anche della religione ebraica. E, non a caso, San Paolo ha poi trasferito la capitale del cristianesimo nella capitale politica, economica e morale dell'Europa di allora, Roma. L'Ue ha radici cristiane, nel Vangelo e nella Bibbia, ossia la fonte religiosa ebraica Queste radici, per malinteso laicismo, non sono state poste nel preambolo del trattato fondativo Ue, in cui, invece, in apertura, si riporta una frase riferita alla democrazia dell'antica Grecia. A Roma nacque, nel 1958, il Mercato comune europeo con la firma di Adenauer e De Gasperi, entrambi leader democristiani, regista il liberale De Martino. Il trattato Ue e l'euro sono stati concepiti sulla base dei principi neo liberali di Ordo e dell'economia sociale di mercato. Una teoria politico-economica neo liberale con ispirazione cristiana «irenica», perché unisce i valori comuni del cristianesimo, del socialismo umanitario e del liberalismo come teorizza Muller Armack, capo scuola storico dell'economia sociale di mercato. I vantaggi economici e scientifici reciproci sono enormi, dato che anche Israele ha tecnologie avanzate nel settore agro alimentare, nel risparmio energetico, nella sanità, nell'elettronica e nella gioielleria. Ed esporta solo prodotti di qualità producibili in una nazione piccola con limitate economie di scala e importa materie prime, di cui l'Europa ha una ampia produzione come il petrolio (in Medio Oriente) e prodotti di qualità di industrie di massa. Israele - secondo i dati di Economic complexity index (Eci) del 2017 ha un Pil di 350 miliardi di dollari, esporta per 49 miliardi e importa per 63. Dall'Europa importa per 13 e vi esporta per 4.il  volume e la qualità di scambi con fra Israele ed Europa e lo squilibrio che ne emerge a suo danno indica chiaramente che un raccordo stretto può dare reciproche opportunità economiche e tecnologiche, oltre che legami politici e culturali

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