venerdi 18 ottobre 2019
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

L'Isis non c'entra niente con l'islam? Un video per capire (con sottotitoli in italiano)


Clicca qui





Hai già visitato il sito SILICON WADI?


Clicca qui






Il Giornale Rassegna Stampa
09.07.2019 Tunisia verso le elezioni, ecco un candidato speciale: Mounir Baatour, omosessuale e pro Israele. Sopravviverà alla 'giustizia' islamica?
Commento di Chiara Clausi

Testata: Il Giornale
Data: 09 luglio 2019
Pagina: 12
Autore: Chiara Clausi
Titolo: «Omosessuale e pro Israele: il candidato sconvolge Tunisi»

Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 09/07/2019, a pag.12 con il titolo "Omosessuale e pro Israele: il candidato sconvolge Tunisi", il commento di Chiara Clausi.

Immagine correlata
Mounir Baatour

Beirut Quarantotto anni, avvocato, gay dichiarato e aspirante presidente della Tunisia. Mounir Baatour vuole rompere tutti i tabù nel mondo arabo e punta alla guida di un Paese dove l'omosessualità è ancora reato. Il brillante legale è presidente del principale gruppo di difesa dei diritti Lgbt in Tunisia, Shams, e leader del Partito liberale tunisino. Anche in questa veste combatte per questioni per lui importanti: «L'uguaglianza tra donne e uomini», «la difesa delle minoranze» e «il riconoscimento dei diritti degli Amazigh e delle persone Lgbt». Cancellerà anche l'articolo che «proibisce ai non musulmani di candidarsi alla presidenza». «Dopo tanti anni di lotta per i diritti delle minoranze, - puntualizza - ho capito che nessuno può fare il lavoro meglio di me». «Se diventerò presidente, avvierò un referendum per cambiare la costituzione e proclamare uno Stato secolare - ha precisato -, l'unica garanzia di rispetto per tutti gli orientamenti politici e religiosi». Baatour sa di doversi scontrare con settori della società ancora molto conservatori ma non ha paura di indicare i suoi nemici. «Considero il partito islamista Ennahdha un incubatore ideologico di estremismo - ha aggiunto - Non permetterò che sia associato a nessuna forma di governo». Baatour è stato in prigione per tre mesi nel 2013, accusato di sodomia, e le attività di Shams sono state sospese diverse volte. In Tunisia l'articolo 230 del codice penale condanna l'omosessualità a «tre anni di reclusione». Secondo Baatour prima «dell'arrivo degli islamisti al potere la persecuzione degli omosessuali era meno comune». Ora è un'urgenza. La sua candidatura ha scatenato reazioni negative sui social. È stato insultato e accusato di «svergognare» la Tunisia. Alcuni avvocati hanno chiesto la sua rimozione dall'ordine perché ne «comprometterebbe l'immagine». Anche sul suo programma politico ha le idee chiare. «Democratizzare il potere rafforzando il peso del Parlamento e dare più peso alle istituzioni locali». Mentre le sue idee in campo economico, mirano «alla crescita della produzione, alla creazione di posti di lavoro». Sorprendente anche la sua posizione su Israele. «Due anni fa, ha espresso il suo sostegno per l'instaurazione di relazioni normalizzate con Israele - ricorda il quotidiano israeliano Haaretz - e ha detto che sarebbe felice di visitare Israele se ne avesse l'opportunità». «È nel nostro interesse economico e per le relazioni internazionali, non possiamo rimanere prigionieri dell'ostilità verso Israele». Da allora, però ha raddrizzato un po' il tiro. «È necessario il riconoscimento dei diritti dei palestinesi - ha aggiunto - e un accordo di pace. Tunisi potrebbe fare da mediatore». Ma il suo cavallo di battaglia è la lotta per i diritti Lgbt. Nel gennaio 2019 ha dichiarato al francese Le Point: «Gli omosessuali sono cittadini senza diritti in Tunisia». Qui l'omosessualità è ancora un tabù. La maggioranza dei tunisini crede sia una malattia mentale e ci sono molti che chiedono l'uccisione degli appartenenti alla comunità gay.

Per inviare la propria opinione al Giornale, telefonare: 02/85661, oppure cliccare sulla e-mail sottostante


segreteria@ilgiornale.it

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT