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Il Giornale Rassegna Stampa
24.06.2019 A proposito del 'Progetto di Pace'
Commento di Fiamma Nirenstein

Testata: Il Giornale
Data: 24 giugno 2019
Pagina: 12
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Offerte e incognite tra Pasdaran e Hamas»

Riprendiamo dal GIORNALE di oggi,24/06/2019, a pag.12 con il titolo "Offerte e incognite tra Pasdaran e Hamas" il commento di Fiamma Nirenstein

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Fiamma Nirenstein

Tutto si muove a Gerusalemme. E' arrivato il consigliere strategico di Trump, John Bolton per l'inusitato summit USA-Russia-Israele che inizia oggi. I tre consiglieri strategici dei primi ministro parleranno di Siria, di Iraq, di Iran... E che affrontino, loro tre, l'assetto del Medio Oriente di certo non fa stare allegri gli Ayatollah, e nemmeno i palestinesi. Trump ha graziato l'Iran all'ultimo minuto dopo l'abbattimento del drone richiamando i suoi aerei, e ha detto che spera non solo nella pace, ma in un futuro prospero e stabile per l'Iran stesso. Una visione che si va disegnando sempre di più, quella di un uomo d'affari che intende fornire al mondo non una leadership militare, ma delle ragioni cogenti per capire che la vita deve essere vissuta per quello che ha da offrire oggi, e non come un disegno divino di predominio. Per quel che riguarda l'Iran, le buone intenzioni possono durare tuttavia fino a che le Guardie della Rivoluzione con la loro strategia imperialista non si servono di missili e bombe "contro gli USA e si suoi alleati", o gli ayatollah non mettano il turbo al disegno atomico. E' difficile prevedere se Khamenei ha interesse a insistere nelle provocazioni, bandiera d'onore nel mondo islamico, mentre la sua economia va a pezzi. Per ora quindi Trump non chiude la prospettiva bellica del tutto.

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Coi palestinesi, le cose sono negative come sempre: sta per iniziare il summit del Bahrain, 50 miliardi di dollari sono una cifra gigantesca a loro destinata in ospedali, scuole, affari che darebbero forza e potere, in strutture che unifichino Gaza e l'West Bank, passaggi agevolati, porti e aeroporti. E' un enorme progetto di "Pace e prosperità" come si chiama la parte economica del "Piano di Pace" di Trump che mette l'economia prima della dimensione territoriale. La ragione: quest'ultima ha fallito anche di fronte alla migliori intenzioni degli israeliani. Nelle 80 pagine di progetto si promette che: "La costa marina di Gaza, 40 chilometri sul mare mediterraneo, potrà diventare una moderna città metropolitana sul mare, come Beirut, Lisbona, Rio de Janeiro, Singapore e Tel Aviv". Il piano promette anche di "investire sul capitale umano" di Gaza e del West Bank, di stabilire almeno un'università che sia fra le prime 150 del mondo, di ridurre la mortalità infantilei, di allungare l'aspettativa di vita da 74 a 80 anni. E' interessante? Lo sarebbe come lo erano i piani territoriali di Oslo, ma i palestinesi hanno rifiutato quelli e così rifiutano anche questi, identicamente, allo stesso modo, con disprezzo e odio, accuse di mala fede e di ricatto. E il rifiuto appare stanco, ripetitivo, con uno sfondo di isteria politica che invita a proteste violente: Oslo è stato liquidato dall'Intifada che ha fatto più di 2000 morti israeliani per terrorismo. Abu Mazen, Jibril Rajoub, sono di nuovo in scena, quelli che hanno già detto di no a tutto, quelli per cui accettare da Rabin, da Ehud Barak, da Netanyahu, da Peres, da Olmert, non importa il colore politico o la dimensione dell'offerta che prevedeva sempre "due stati per due popoli" con piccoli "swap" territoriali, era impossibile. L'offerta è colossale, i Paesi sunniti dell'area sono pronti a contribuire, e di certo una partecipazione finalmente attiva dei Palestinesi disegnerebbe un futuro in cui si impongono come partner, non solo come un mondo arrabbiato, che conosce solo il rifiuto dell'esistenza di Israele, il terrorismo. Tutto si muove, eppure ancora è fermo.

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