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Il Giornale Rassegna Stampa
04.12.2018 Armi e prediche fanatiche: due cronache sull'islam in Lombardia
Servizi di Alberto Giannoni

Testata: Il Giornale
Data: 04 dicembre 2018
Pagina: 9
Autore: Alberto Giannoni
Titolo: «Voto choc a Brescia: il pakistano col fucile in consiglio di zona - Sopralluogo in moschea. Ma ad aprire c'è l'imam che difendeva i 'martiri'»

Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 04/12/2018, a pag.9 con il titolo "Voto choc a Brescia: il pakistano col fucile in consiglio di zona" la cronaca di Alberto Giannoni; dal dorso milanese del GIORNALE, dello stesso Giannoni, la cronaca dal titolo "Sopralluogo in moschea. Ma ad aprire c'è l'imam che difendeva i 'martiri' ".

Ecco gli articoli:

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Alberto Giannoni

"Voto choc a Brescia: il pakistano col fucile in consiglio di zona"

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Talat Chaudhry

Alla fine il candidato col mitra è stato eletto. Talat Chaudhry è a tutti gli effetti un consigliere del quartiere Porta Cremona, a Brescia. Preferenze non ne ha ottenute poi molte, solo 67, ma d'altra parte ha votato solo un bresciano su dieci e quei voti gli sono bastate a fari eleggere, nonostante contro di lui si fossero pronunciati un po' tutti, il centrodestra ma anche il sindaco, Emilio Del Bono, che dell'accoglienza, a Brescia, ha fatto una bandiera. Il Bresciano è una provincia a fortissima immigrazione, in cui vivono 13mila pakistani sui 38mila residenti in Lombardia. E Talat Chaudhry Sultan Tas, cittadinanza italiana, ha origini pakistane. E anzi proprio con un ritorno in patria veva spiegato quella foto, ben visibile sul suo profilo facebook, che aveva fatto inorridire un po' tutti. «È stata scattata cinque anni fa in occasione del matrimonio di mio fratello in Pakistan. Non sono un terrorista - aveva detto - e l'arma mi serviva per difendermi dai ladri». Forza Italia e Lega, ai primi di novembre, avevano protestato vivacemente e lo stesso sindaco aveva chiesto che l'uomo fosse escluso dalla competizione elettorale. Dopo la sospensione, però, la commissione comunale aveva emesso il verdetto favorevole alla sua presenza nelle liste elettorali. L'esito della vicenda, però, non è un lieto fine. Non per la consigliera regionale Viviana Beccalossi, che insieme all'attuale assessore regionale (ed ex vicesindaco) Fabio Rolfi (Lega) aveva chiesto provvedimenti. «Ha avuto il suo quarto d'ora di celebrità' grazie alle foto in cui appariva sorridente imbracciando un kalashnikov - ha detto ieri Beccalossi, peraltro artefice della nota legge lombarda anti-moschee - ma resto convinta che se questo signore avesse almeno un po' di dignità dovrebbe dimettersi ancora prima di insediarsi. «A Brescia ha proseguito l'ex assessore Beccalossi, oggi nel Grupo misto - siamo messi proprio bene. Con buona pace di chi ha scritto un regolamento comunale a dir poco discutibile. Se questo è il modello di integrazione e di società multirazziale della sinistra, voglio scendere subito da questo treno». «Anche il sindaco Del Bono ha concluso la bresciana Beccalossi - dovrebbe riflettere sulla debolezza della sua azione. Aveva promesso di battersi per far ritirare la candidatura ma non è nemmeno riuscito a convincere la commissione elettorale. C'è da augurarsi che almeno chieda a questo suo nuovo interlocutore di presentarsi disarmato agli appuntamenti ufficiali».

"Sopralluogo in moschea. Ma ad aprire c'è l'imam che difendeva i 'martiri' "

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La moschea di Cascina Gobba

Un ospite imbarazzante per la moschea di Cascina Gobba. Un imam discusso e controverso, Usama El Santawy, che ieri - insieme a un altro dirigente islamico - ha accolto i consiglieri comunali che fanno parte della commissione urbanistica del Comune, organismo che sta discutendo il piano delle attrezzature religiose inserito nel Pgt. Il piano prevede la sanatoria di quattro centri di preghiera: via Maderna, via Gonin, via Quaranta e - appunto - via Padova 366, che peraltro ha una storia particolare, essendo stato in passato al centro di un contenzioso legale fra due associazioni islamiche. Il centrosinistra ha pochi dubbi nel portare avanti il Piano. «Questa moschea - ha detto Angelo Turco (Pd) - diventerà completamente regolare: la grande sala che vedete nelle foto si riempie ogni venerdì di fedeli musulmani. Purtroppo la normativa regionale è assurdamente restrittiva e comporterà grosse difficoltà per molto altri luoghi di culto da regolarizzare, afferenti a ogni credo religioso». La norma regionale è restrittiva (guistamente, per qualcino), ma a sinistra troppi, partendo da un legittimo sì alle moschee sottovalutano un tema centrale: la credibilità degli interlocutori. Molto sorpreso nel trovare Santawy nel ruolo di Cicerone è stato, al contrario, Matteo Forte, il consigliere di «Milano popolare» (ex Pdl) che conosce bene l'islam politico e le sue discutibili ambiguità. Il personaggio Santawy è controverso, ma certamente non si può dire che figure simili siano un biglietto da visita che rassicuri. In uno studio curato per l'Ispi, uno dei massimi esperti di estremismo, Lorenzo Vidino (direttore di un programma di ricerca alla George Washington University) lo definisce fra i protagonisti della «scena autoctona salafita», anche se riferisce che lui «non si definisce un salafita puro». Grande oratore in arabo e italiano, conferenziere, telepredicatore, Santawy è stato protagonista di alcune clamorose dichiarazioni che adesso lui derubrica a malintesi o peggio. Dichiarazioni in cui, in sostanza- spiega Vidino - legittimava come «jihad legittimo» la partecipazione al conflitto siriano. E mostrava «comprensione» per i combattenti europei. «Nel Corano c'è scritto che la guerra è odiata dall'uomo, ma che a volte è costretto a farla» ha detto in un'intervista al Fatto, mentre in una lunga intervista a Linkiesta parlava in questi termini di Giuliano Delnevo, il genovese convertito e partito per la guerra in Siria, dove ha trovato la morte: «Noi lo vediamo come uno shahid, un martire, chi combatte sinceramente per la causa» diceva, e «appena finisce la guerra merita che gli si dedichi una via in tutti centri abitati siriani». L'esperto, Vidino, precisa che «non ci sono indicazioni che El Santawy abbia mai partecipato ad alcuna attività terrorista o che le abbia incoraggiate o ne sia venuto a conoscenza». E lui, l'imam, ha rivelato un anno fa di aver denunciato un reclutatore che lo aveva contattato nel 2015 quando era imam a Cinisello Balsamo. «Ho provato a spiegargli che la violenza non ha nulla in comune con la nostra fede» ha raccontato, spiegando il passo. Santawy ora è fra i protagonisti delle attività del centro di Cascina Gobba, che forse poteva trovare un testimonial migliore. Osserva Forte: «La qualità degli interlocutori che chiedono di essere riconosciuti e legittimati non può rimanere un tema evaso dal Comune nella discussione sul Pgt: El Santawy, che ho avuto modo di incontrare come imam nel sopralluogo di ieri è spesso entrato nell'occhio del ciclone per alcune frequentazioni (come quella con Musa Cerantonio (predicatore radicale e star della web-jihad, ndr) o certe dichiarazioni, come quella riportata in un'intervista sul presunto martirio di Giuliano Delnevo». «Lui - ha proseguito Forte - a mia domanda ha risposto che è stato fatto cadere in un tranello giornalistico», ma - ha osservato il consigliere - «ancora una volta il tema non è il mero rispetto di norme urbanistiche, ma capire che tipo di islam queste realtà intendono rappresentare. Non può essere confinato tutto ad una curiosità pruriginosa di un consigliere d'opposizione».

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