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Il Giornale Rassegna Stampa
12.09.2018 Doppio standard Onu: l'Italia segua l'esempio degli Usa
Analisi di Fiamma Nirenstein, Fausto Biloslavo

Testata: Il Giornale
Data: 12 settembre 2018
Pagina: 11
Autore: Fiamma Nirenstein - Fausto Biloslavo
Titolo: «Roma faccia come gli Usa. Si dissoci dalla follia - La cricca rossa ai vertici Onu ha dichiarato guerra all'Italia»

Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 12/09/2018, a pag.11, con il titolo "Roma faccia come gli Usa. Si dissoci dalla follia" il commento di Fiamma Nirenstein; con il titolo "La cricca rossa ai vertici Onu ha dichiarato guerra all'Italia", il commento di Fausto Biloslavo.

Ecco gli articoli:

Fiamma Nirenstein: "Roma faccia come gli Usa. Si dissoci dalla follia"

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Fiamma Nirenstein

 

Fa un certo perverso piacere che l'Italia assaggi l'Onu in tutta la sua sfacciataggine e doppio standard adesso che annuncia santificate spedizioni (non magari come i peacekeeper che sono accusati di stupro o come i distributori di fondi internazionali che lucrano sulle miserie umane) per verificare quanto l'Italia viola i diritti umani. Così magari comincerà un processo di revisione del suo rapporto con l'Onu, forse smetterà di votare o al massimo di astenersi mentre cerca di compiacere le maggioranze automatiche che condannano solo Israele (come quando il 23 dicembre 2016 Obama fece astenere gli Usa su una mozione-tradimento, che sovvertiva la cautela tradizionale che aveva sempre tenuto come punto di riferimento la risoluzione 242, e non la condanna palestinese unilaterale degli insediamenti), o si associano nelle organizzazione dell'Onu come l'Unesco a gesti inconsulti, come dichiarare il Muro del Pianto retaggio musulmano. Tutte le istituzioni legate all'Onu sono squalificate agli occhi di ogni buon senso, e fra di esse il Consiglio per i Diritti Umani, e persino la Corte di Giustizia Internazionale: l'associazione all'Onu di decine di organizzazioni diventa di anno in anno più imbarazzante. Il loro comportamento, che per altro costa un occhio della testa ai contribuenti di tutto il mondo, è sempre orientato verso la protezione dei tiranni e copre le loro violazioni dei diritti a discapito dell'atteggiamento occidentale, che certo non è perfetto ma che se non si accucciasse per ricevere una carezza dai suoi nemici forse riuscirebbe a ottenere qualche cambiamento. Perché? È semplice: su 193 stati membri, 119 appartengono al gruppo dei cosiddetti «Non Allineati», e di questi 57 sono parte del gruppo islamico. I Paesi che vengono classificati liberi dalla Freedom House sono meno della metà. Quindi, pensare che in assemblea si assista a un dibattito democratico è assurdo perché i delegati rappresentano Paesi che non sanno neppure dove la democrazia sia di casa. A giugno Nikki Haley, l'ambasciatrice americana, che dall'inizio del suo mandato è stata un'esemplare portatrice di verità, ha annunciato che il suo Paese lascia il Consiglio per i Diritti Umani, dove la situazione è marcia: i membri delle 47 nazioni elette allo scopo, sono elette per tre anni, Africa e Asia hanno 13 seggi, l'America Latina e i Caraibi 8, l'Europa Occidentale e altri, incluso il Canada, l'Australia, la Nuova Zelanda 6 e l'Europa dell'Est 6. Siamo in minoranza. La stragrande maggioranza ha pessimi record nei diritti umani, dal Venezuela, alle Filippine, all'Etiopia a Cuba... e via via fino a tutti i Paesi arabi che fanno centinaia di migliaia di morti o esercitano violenza e assassinii di massa senza che nessuno protesti. La lista delle follie è infinita: l'Iran nella commissione per i diritti delle donne, la Siria in quella per il disarmo, la mancanza di una risoluzione che definisca il terrorismo, Erdogan, cinesi, russi e iraniani passati indenni attraverso mesi e anni di riunioni, Rwanda e Sudan quasi ignorati e così altri stermini e eccidi di massa. E quindi non è che non ci sia da interrogarsi sui problemi dei rifugiati e dei migranti... Parliamone, è un tema difficile, ci muoviamo in un universo di domande in cui le risposte sono tentativi di rimediare in fretta decenni di indifferenza e di colpevole assenza. Ma vogliamo dire che la decisione della Bachelet è inquisitiva e sostanzialmente sciocca, una risposta politica al carattere del governo italiano che viene visto come ormai connesso ai grandi cambiamenti che investono tutta Europa. Non è questo il modo di discuterne. Non è l'Onu che può giudicare. L'Onu che con la conferenza di Durban «contro il razzismo» del 2001 ha dato il via a un'ondata di antisemitismo fino ad allora vergognosa, sconosciuta, contenuta. L'Onu promuove la polarizzazione, avalla la semplificazione, magnifica l'arretratezza. Bisogna rispondere con un sorriso di compatimento, un rifiuto, ma anche una grande discussione in cui l'Italia si ponga con complessità di pensiero, sincerità, larghezza di vedute. Come Nikki Haley.

Fausto Biloslavo: "La cricca rossa ai vertici Onu ha dichiarato guerra all'Italia"

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Fausto Biloslavo

Ai vertici dell'Onu si annida una «cricca» pro Ong di talebani dell'accoglienza con idee di sinistra, talvolta estreme, vicina a papa Bergoglio. La sparata dell'Alto commissario per i diritti umani, Michelle Bachelet, di inviare ispettori in Italia a caccia di razzisti è solo l'ultima mossa di una strategia ben precisa e anti italiana. Una serie di attacchi pro migranti iniziati con la nomina a segretario generale dell'Onu dell'ex premier socialista portoghese, Antonio Guterres. Lo scorso anno, a margine della giornata mondiale del rifugiato, Guterres ha fatto capire che secondo lui l'Italia non rispetta le norme internazionali sui rifugiati nell'accordo sulla Libia per tamponare il flusso di migranti. Il governo era quello di centrosinistra ed il ministro dell'Interno, Marco Minniti, che stava preparando il famoso codice di condotta per le Ong. Guterres, molto vicino a papa Francesco, soprattutto sull'immigrazione, punta ad azzerare la differenza fra rifugiati, che hanno diritto all'asilo e migranti economici, che dovrebbero essere rimandati a casa. Il segretario generale dell'Onu è sulla stessa linea delle Ong. Non c'è da stupirsi tenendo conto che Guterres ha ricoperto per dieci anni la carica di Alto commissario dell'agenzia dell'Onu per i rifugiati (Unhcr) ingigantita a dismisura sotto il suo mandato. Più o meno nello stesso periodo, dal 1998 al 2012, la portavoce dell'Unhcr in Italia era Laura Boldrini. Quando Guterres ha conquistato il vertice dell'Onu la pasionaria pro migranti era presidente della Camera. E ha commentato così la nomina: «Sono dunque più che felice del fatto che sia stato scelto. Avendo lavorato con lui, sono certa che farà molto bene». Gli attacchi della cricca dell'Onu all'Italia sul fronte dei migranti sono iniziati lo scorso anno, con la tacita approvazione del segretario generale, per bocca del predecessore di Bachelet. Il principino giordano Zeid bin Raad Al Hussein sparava a zero sull'Europa accusando la Ue di puntare al «blocco della rotta (dei migranti, nda) verso l'Europa» dalla Libia, come se fosse un reato e non una legittima decisione. Al Hussein accusava «in particolare l'Italia che appoggia la Guardia costiera libica, che ha sparato alla nave di una Ong con il risultato che le Organizzazioni umanitarie operano a maggiore distanza in alto mare». L'Alto commissario dell'Onu sposava la linea oltranzista di Medici senza frontiere facendo da stampella alle loro accuse e alla richiesta di aprire le porte a tutti. In contemporanea a casa nostra il portavoce del Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia, Andrea Iacomini, bollava sull'account twitter dell'Unicef come «idiota» e «fascista» chi si è schierato contro la legge sullo Ius soli. L'ex addetto stampa di un assessorato della seconda giunta capitolina del sindaco Walter Veltroni ha fatto politica per 20 anni diventando segretario giovanile del Partito popolare. Candidato per l'Ulivo, in quota Margherita, nelle elezioni comunali di Roma del 2006 non è stato eletto per un soffio. Sul solco di Laura Boldrini anche Iacomini vede come un incubo la linea di fermezza di Matteo Salvini sull'immigrazione. All'inizio di luglio in un'intervista al Mattino di Napoli ha svelato il piano di battaglia: «Adesso serve una grande alleanza che unisca Ong, mondo cattolico, società civile, per proporre a questo governo idee e progetti costruttivi». Bachelet, la nuova responsabile dei diritti umani per l'Onu, è socialista come il segretario generale Guterres. E anche più estremista per la sua benevolenza nei confronti di regimi comunisti come quello cubano, venezuelano e dell'ex sandinista Daniel Ortega in Nicaragua. L'Italia è un obiettivo prediletto per un Alto commissario del genere, alfiere della «cricca» sinistrorsa, pro Ong e talebana dell'accoglienza che ha in mano l'Onu.

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