sabato 17 aprile 2021
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
--int(0)
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Il doppio standard delle Nazioni Unite contro Israele: le parole di Hillel Neuer (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


Clicca qui






Il Foglio Rassegna Stampa
09.02.2021 Francia: minacciati gli insegnanti che ricordano Samuel Paty
Commento di Giulio Meotti

Testata: Il Foglio
Data: 09 febbraio 2021
Pagina: 1
Autore: Giulio Meotti
Titolo: «Gli ebrei furono i primi»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 09/02/2021, a pag.I, con il titolo "Gli ebrei furono i primi", l'analisi di Giulio Meotti.

Immagine correlata
Giulio Meotti

Risultato immagini per Didier Lemaire
Didier Lemaire

"Tutto è iniziato con l'incendio della sinagoga nell'ottobre 2000". Riecheggiando le parole del pastore tedesco Martin Niemöller sulle progressive repressioni e purghe del regime nazista, il professore di Filosofia Didier Lemaire sono anni che lo grida dai tetti di Trappes, negli Yvelines, da cui assiste alla disintegrazione della società e della scuola francesi. "Dopo che gli ebrei se ne sono andati da Trappes, niente più iscrizioni antisemite sulle mura della città. Non c'è più un parrucchiere misto. Le donne del Maghreb non possono più entrare nei caffè. Sulle donne il velo esercita una pressione fortissima. Poi i musulmani moderati e gli atei che se ne vanno. I fondamentalisti stanno completando con successo il loro processo di purificazione". Nel 2018, Lamaire inviò una lettera aperta al presidente della Repubblica Emmanuel Macron. Poi, dopo la decapitazione del collega Samuel Paty, ha lanciato un "appello alla resistenza contro la minaccia islamista" dalle colonne dell'Obs. In quel testo, il professore spiegava che chi ha ucciso Paty "è solo l'ala armata di un progetto portato avanti da migliaia di ideologi che, come in passato i nazisti, alimentano un sentimento di vittimismo per incitare all'odio e preparare il passaggio all'azione. Questi ideologi non sono affatto `separatisti', vogliono distruggere la Repubblica e la democrazia e il loro cuore, la scuola". E ancora: "Saturando lo spazio pubblico con i loro simboli e le loro pratiche, che sono tuttavia segni di crimini contro l'umanità, a partire dalla riduzione delle donne in schiavitù, infiltrandosi nelle scuole, nelle università, nella sfera politica, diffondendo ovunque il doppio discorso e l'ingiunzione ad `accettare l'altro nella sua differenza', paralizzano ogni desiderio di rispondere a queste uccisioni se non con parole, candele e fiori". Questo insegnante andava al cuore del progetto di soumission. I nemici della Francia non avrebbero dimenticato.

France and Macron Aren't Helping Solve Islam's Crisis. They're  Strengthening Extremists Instead.
Una manifestazione islamista contro la Francia e Macron

"Oggi sono accompagnato a scuola da agenti di polizia armati che seguono il mio veicolo", ha spiegato ieri Lamaire a Bfmtv, aggiungendo: "So che anche la scuola è protetta, a volte in modo visibile a volte in modo invisibile". Lemaire è tentato di gettare la spugna. "Possiamo come insegnanti supplire alla mancanza di una strategia statale per sconfiggere l'islamismo? Amo il mio lavoro, i miei studenti, ma mi è stato fatto capire che non ho futuro nell'istruzione". Nel 2000, l'anno in cui è arrivato al Lycée de la Plaine de Neauphle, la sinagoga di Trappes andò a fuoco e le famiglie ebraiche furono costrette all'esilio. "Gli ebrei hanno quasi tutti lasciato la città", raccontavano nel libro "La Communauté" due giornaliste del Monde, Ariane Chemin e Raphaëlle Bacqué. "Una dopo l'altra, le famiglie ebraiche di Trappes hanno lasciato la città per stabilirsi in altre più accoglienti. Una parte ha trovato rifugio a Montigny, l'altra a Maurepas, la cui sinagoga raccoglie, oltre a questi nuovi fedeli, parte delle pergamene strappate al fuoco. Il macellaio se n'è andato, come Ben Yedder, il fornaio. A Trappes non rimane più alcun ebreo". Lamaire aveva provato ad avvertire di quello che stava succedendo. "E' spaventoso! Tutto si sta accelerando, in due anni ho visto più trasformazioni nei giovani e nello spazio pubblico che negli ultimi diciotto anni", scrive il professore da questo "vivaio jihadista nel cuore della regione parigina", in una lettera firmata in collaborazione con l'ex ispettore generale dell'Istruzione nazionale, JeanPierre Obin. "Oggi gli attacchi alla laicità sono collettivi e molto ben organizzati. Molti giovani francesi, musulmani o no, oggi condividono valori anti democratici e anti repubblicani, aderiscono a un'ideologia regressiva e oscurantista". Oggi Lemaire è affranto: "Nessuna azione efficace è stata intrapresa per fermare questo fenomeno. Cari colleghi insegnanti, un professore, nostro collega, è morto semplicemente per avere insegnato i principi che hanno fondato la nostra Repubblica e la nostra storia: la libertà di pensiero e il suo corollario, la libertà di espressione". Solo a Trappes ci sono quattrocento fascicoli "S" di islamisti. Al liceo, dopo il caso Paty, Lemaire viene preso di mira dai suoi studenti: "Perché hai scritto un testo contro di noi?". "No, ho scritto un testo per voi!". Alla prefettura si prende la decisione di proteggere "questo professore che sta assumendo posizioni forti due settimane dopo l'assassinio di Samuel Paty". Sulla televisione olandese va poi in onda un servizio su Trappes. "II giornalista ha ricevuto messaggi scritti e orali da persone molto arrabbiate, che mi definiscono razzista e islamofobo", dice Lemaire. "La madre di una studentessa disse che se avessi continuato a parlare dell'islam sarei stato il `secondo Samuel Paty'. Prima abbiamo avuto attacchi individuali alla laicità, oggi abbiamo manifestazioni collettive. Le ragazze hanno rifiutato all'unanimità di farsi filmare senza veli. Siamo all'inizio di una guerra del terrore che si diffonderà e si amplierà perché gran parte dei nostri concittadini preferisce non vedere che è il nostro patrimonio a essere minacciato. Per riconoscerla bisognerebbe poi difenderla con coraggio". Lamaire vede ragazzi che "denigrano la Francia" e studenti che non lo "guardano più negli occhi".

Gilles Kepel lo chiama "jihadismo d'atmosfera" nel suo ultimo libro, "Le Prophète et la Pandémie" (Gallimard): "Ho lavorato molto sulle diverse fasi del jihadismo: ogni volta c'erano operazioni pianificate in anticipo, con individui che avevano ricevuto istruzioni", diceva ieri Kepel a France Inter. "Ecco, non è più così: nessuna rete, nessun obiettivo, ma un'atmosfera. Come il padre di uno studente nel caso dell'attacco a Conflans Sainte-Honorine. Creano questa atmosfera di rabbia e un individuo decide di agire". A Trappes l'atmosfera è cupa. E dopo vent'anni di impegno, Lemaire vuole gettare la spugna. Costretto ad andare a scuola con la scorta della polizia, l'insegnante ora non si aspetta altro che la propria "esfiltrazione" dall'istituto, come accadde quindici anni fa a un suo collega di Tolosa, Robert Redeker. "Ogni volta che entro in macchina, controllo che le portiere siano ben chiuse, che non venga seguito. Non voglio vivere nella paura". Come risulta da una recente indagine Ifop, commissionata dalla Fondazione Jean-Jaurès e da Charlie Hebdo, il 49 per cento degli insegnanti interrogati afferma di essersi già autocensurato sull'islam. A gennaio, i riflettori erano puntati sul Collège les Battières di Lione, dove un insegnante ha chiesto di cambiare scuola dopo essere stato aggredito da un padre. Poco dopo, Fatiha Agag Boudjahlat, professoressa di Storia e Geografia di Tolosa, nota per il suo impegno per la laicità, è stata a sua volta oggetto di attacchi e messa sotto scorta. Poi insegnanti, genitori e studenti rifiutano in massa di ribattezzare la propria scuola col nome di Samuel Paty. La proposta del sindaco è "nata morta". Doveva essere discussa in consiglio comunale sabato 30 gennaio, ma prima di proporre di ribattezzare la scuola Les Eucalyptus, il sindaco Robert Beneventi si era premurato di condurre un'indagine fra docenti, studenti e genitori. Un brivido: il 100 per cento degli insegnanti ha votato contro, così come il 90 per cento dei genitori e il 69 per cento degli studenti. La città ha una Rue Gabriel Péri, dal nome del comunista giustiziato dai nazisti. Péri non prese le armi contro gli occupanti. Scriveva per il giornale Humanité. La sua resistenza era ideologica. Péri e Paty condividevano lo stesso coraggio morale. "Come prendono forma le vittorie e le sconfitte? In `Guerra e pace', Tolstoj descrive `il momento terribile di questa esitazione morale che decide il destino di una battaglia"'. Etienne Gernelle sul Point scrive che quel momento sembra essere arrivato in Francia. E la definisce "la seconda morte di Samuel Paty". "Se l'America non osa più brandire il nome di Lincoln e la Francia quello di Paty, è difficile vedere come le democrazie liberali potrebbero impressionare la Russia di Putin, la Turchia di Erdogan o la Cina di Xi Jinping", scrive Gernelle. "11 `terribile momento di questa esitazione morale' descritto da Tolstoj potrebbe essere arrivato". E la situazione è esondata anche nel vicino Belgio. Nadia Geerts, insegnante di Filosofia all'HauteEcole di Bruxelle-Brabant, è oggetto di minacce di morte dopo aver scritto "Je suis Samuel Paty". "Come posso ancora essere sicura che la mia integrità fisica e morale sia garantita, come insegnante e come cittadina?", si è chiesta. Subito dopo la pubblicazione del post di solidarietà con il professore decapitato, Nadia è stata accusata di "islamofobia" e "razzismo" dagli studenti. Ieri, in un'intervista a Midi Libre, anche l'ex giornalista di Charlie Hebdo minacciata di morte, Zineb El Rhazoui, ha dichiarato: "Se vedo il confinamento? Ebbene, sono confinata dal 2015. Ho continuato a combattere contro qualcosa che diventava sempre più forte. Il destino che gli islamisti vogliono riservarmi è inaccettabile, ma io voglio seppellire l'ascia di guerra. Sono arrivata in un momento del mio viaggio in cui sento l'urgente bisogno di uscire dalla guerra". Significa che la guerra la stiamo perdendo. Per dirla con la sorella di Samuel Paty, che domenica ha parlato per la prima volta dalle colonne del Journal du dimanche: "Se tutti si rassegnano, non siamo più un paese libero".

Per inviare al Foglio la propria opinione, telefonare: 06/5890901, oppure cliccare sulla e-mail sottostante

lettere@ilfoglio.it

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT