giovedi` 28 maggio 2020
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Viaggio alla scoperta del Kotel (Muro occidentale) a Gerusalemme (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


Clicca qui






Il Foglio Rassegna Stampa
11.02.2020 Il politicamente corretto investe Prada
Commento di Giulio Meotti

Testata: Il Foglio
Data: 11 febbraio 2020
Pagina: 1
Autore: Giulio Meotti
Titolo: «L'autodafÚ veste Prada»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 11/02/2020, a pag.1, con il titolo "L'autodafÚ veste Prada", l'analisi di Giulio Meotti.

Risultati immagini per giulio meotti il foglio
Giulio Meotti

Risultato immagini per Prada Chinyere Ezie
Alcuni dei pupazzetti neri di Prada


Roma. In principio fu Guido Barilla. Il patron della pasta aveva detto alla radio di credere solo alla "famiglia tradizionale". Al rogo in effigie dei suoi pacchi blu di pasta segui l'annuncio dell'azienda: "DiversitÓ, inclusione e uguaglianza sono parte integrante del nostro codice etico". Barilla avrebbe creato un "Board per la diversitÓ" che avrebbe vigilato sulla promozione di politiche "inclusive"; un "Ufficiale per la diversitÓ" supervisore delle discriminazioni e la partecipazione al "Corporate Equality Index", che misura l'"indice di inclusivitÓ" di un'azienda. Ora tocca a Prada Chinyere Ezie, avvocato dei diritti civili, aveva postato l'immagine di un negozio Prada a New York con i "Pradamalia", pupazzetti da cinquecento dollari cadauno. Uno ha le sembianze di scimmia. Dopo le accuse di razzismo, Prada si cosparge di cenere e ritira i gadget. Ma non tutti sono soddisfatti. La commissione per i Diritti umani di New York, autoritÓ giudiziaria incaricata di sovrintendere alle leggi sui diritti che si applicano alle attivitÓ cittadine, entra in trattative con Prada. L'accordo Ŕ stato firmato il 4 febbraio. Il colosso della moda si impegna ad avviare una rieducazione interna e a sottoporsi a un monitoraggio esterno per due anni. Prada Ŕ "grata di essere stata in grado di collaborare con la Commissione per i diritti della cittÓ di New York". Chi non vorrebbe che tutto questo scomparisse in fretta? Ma l'accordo invia un segnale senza precedenti su come la "giustizia sociale" influenzi le aziende. William Kovacic, giÓ commissario della Federal Trade Commission e professore della George Washington University Law School, dice al New York Times che in gioco c'Ŕ la libertÓ di parola: "Oggi un indumento, domani un dipinto?". Prada ha annunciato l'istituzione di un "Consiglio sulla diversitÓ e l'inclusione", presieduto dalla regista Ava DuVernay. L'accordo impone a Prada un corso di "formazione sulla sensibilitÓ" ai dipendenti entro centoventi giorni dall'accordo. Prada nomina anche un "responsabile della diversitÓ e dell'inclusione" che si occupa anche della "revisione dei progetti di Prada prima che vengano venduti e pubblicizzati negli Stati Uniti". L'accordo, infine, chiede a Prada di fornire alla commissione "un rapporto sulla composizione demografica del personale Prada" e "prove del fatto che ha compiuto passi significativi per aumentare il numero di persone appartenenti a classi sottorappresentate nell'industria della moda, comprese le persone di colore". Il Wall Street Journal ha pubblicato un editoriale su "Prada e la nuova polizia della moda": "Fatti pi¨ in lÓ, Anna Wintour, i regolatori di New York ora hanno l'ultima parola su ci˛ che costituisce un passo falso nella moda". I dirigenti Prada sanno che, nel caso incespichino nella strada senza vie d'uscita della "diversitÓ", finiranno come l'ad di Mozilla, Brendan Eich, costretto a dimettersi per una donazione al referendum californiano contro le nozze gay. E' l'avvento del "mercato etico". Iniziammo con il burro danese boicottato per le vignette su Maometto nei supermercati della mezzaluna. Al tempo, solo spallucce islamofile. E si Ŕ finiti con il decidere cosa finisce nelle boutique dell'Upper West Side e di Via Montenapoleone. Pi¨ che fashion, follia.

Per inviare al Foglio la propria opinione, telefonare: 06/5890901, oppure cliccare sulla e-mail sottostante

lettere@ilfoglio.it

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT