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Il Foglio Rassegna Stampa
16.11.2019 Usa: tutti contro Trump
Analisi di Daniele Raineri, Paola Peduzzi

Testata: Il Foglio
Data: 16 novembre 2019
Pagina: 1
Autore: Daniele Raineri-Paola Peduzzi
Titolo: «Così finisce l'America»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 16/11/2019, a pag. 1, due commenti sugli Usa di Donald Trump di Daniele Raineri e Paola Peduzzi, entrambi con il titolo "Così finisce l'America"


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Il pezzo di Daniele Raineri ha questa introduzione: Un breve saggio spiega perchè alle prossime elezione il paese rischia di disfarsi se perde Donald Trump

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Daniele Raineri

Roma. La rivista americana Atlantic questa settimana ha pubblicato un breve saggio che è intitolato “How America Ends”, come finisce l’America. Lo ha scritto Yoni Appelbaum, è pieno di dati e di citazioni e parla dell’America ma, come spesso succede considerato che l’America è un laboratorio dove talvolta le cose succedono in anteprima, parla anche di quello che potrebbe accadere da noi in Europa. Se avete tempo andate a leggere la versione originale. La tesi di Appelbaum è semplice: la democrazia dipende dal fatto che chi perde le elezioni accetterà il verdetto e siamo ormai abituati a pensare che sarà per sempre così. Le sconfitte politiche in democrazia sono un fatto tollerabile e non sono permanenti, ci si riprende, si compete di nuovo e se gli elettori approvano le tue proposte si vince. E così via, è l’alternanza. Questa è la versione del mondo a cui siamo assuefatti. Il problema è che non è detto che sarà così per sempre. In America ci si sta convincendo che questo modello dell’alternanza non durerà e che sta per finire presto. Le elezioni potrebbero diventare per una parte – quella dei repubblicani – il giorno di un annientamento politico da cui non c’è possibilità di ritorno. Ci sono diversi fattori che possono spiegare perché l’alternanza fra democratici e repubblicani finirà, ma il più importante è il cambiamento demografico. Nel prossimo quarto di secolo i bianchi cristiani che storicamente sono stati la maggioranza nella nazione fin dal primo giorno saranno superati. I figli delle ultime ondate migratorie diventeranno i cittadini più numerosi. L’America è la prima a sperimentare una transizione che nessun’altra democrazia ricca e stabile ha conosciuto e il gruppo che è sempre stato dominante sta per diventare una minoranza politica. Per alcuni sarà un motivo di celebrazione, altri non se ne accorgeranno nemmeno e per molti sarà una causa di ansia che somiglia al panico. A questo punto dentro ai conservatori americani, che rappresentano come tutti sanno una grande parte dei bianchi cristiani, ci saranno quelli convinti che non cambia nulla e di poter ancora battagliare in politica con la forza delle idee come facevano prima. Per loro sono le proposte a contare e ad avere presa sugli elettori, se sono buone abbastanza si può andare avanti a competere all’infinito. E’ anche una questione di fiducia sul fatto che il modello americano è più forte di ogni singola ondata di immigrati, che portano nuove culture e alterano letteralmente il Dna della nazione ma finiscono per diventare americani e non per trasformare l’America. Ma ci saranno anche quelli convinti che alla fine sia soltanto una questione di matematica: se Loro sono più di Noi, non vinceremo mai più. A questo punto, la conseguenza è che una parte di americani potrebbe non accettare più le elezioni. Giochereste a un gioco che siete regolarmente destinati a perdere? E’ molto probabile che rifiutereste con rabbia. Questo concetto può suonare come un’esage - razione, ma andava forte nella base trumpiana già nel 2016. Michael Anton, un commentatore della destra, definì in questo modo la sua adesione totale a Trump al momento di votare tre anni fa: “Le elezioni 2016 sono come il volo 93 (uno dei quattro voli dirottati l’11 settembre 2001): sfonda la porta della cabina di comando o muori”. A sfondare la porta furono 63 milioni di elettori americani. Se funziona la prima volta, può funzionare anche la seconda. Quando Trump scrive su Twitter che l’impeachment “è un golpe, pianificato per portare via il potere al popolo, il loro voto, le loro libertà, il loro Secondo emendamento (quello del diritto alle armi), la religione, le Forze armate, il muro al confine e i diritti dati da Dio come cittadini degli Stati Uniti d’America”, sta veicolando precisamente questo messaggio. Lui è l’ultima cosa che si frappone tra gli americani che si sentono gli ultimi veri americani e l’abisso. E se non funziona, pensa chi vede il paese in quel modo, allora il sistema non merita di continuare

Quello di Paola Peduzzi: L'impeachement show fa pochi ascolti e Trump è contento. I tweet letti al Congresso e un colo di scena di nome Rudy Giuliani

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Paola Peduzzi


 Milano. L’“Impeachment Show” non fa ascolti e Donald Trump è contento: lo spettacolo va in onda da mercoledì e i dati mostrano un interesse moderato del pubblico. La prima motivazione è che si sa già come va a finire: i democratici votano a favore della messa in stato d’accusa del presidente americano alla Camera, i repubblicani bloccano tutto al Senato. In realtà, il finale non è scontato, anzi proprio queste audizioni in diretta dovrebbero formare l’opinione pubblica, e di conseguenza l’opinione dei senatori repubblicani per ora schierati con il loro presidente. Ma l’effetto non è questo: tutti ripetono che si sa già come finisce, e sbadigliano. La testimonianza al Congresso dell’ex direttore dell’Fbi Jim Comey l’anno scorso fece più ascolti degli ambasciatori dell’Ukrainegate oggi, e questo è un altro punto: l’assuefazione. Ne abbiamo viste tante di audizioni-da-fine-di-mondo, e Trump è sempre lì. Il presidente ha anche un altro motivo di sollievo: chi decide di seguire le testimonianze in diretta per lo più lo fa su Fox News, la tv dei Murdoch, che per spiegare i vari personaggi coinvolti nelle audizioni usa i tweet di Trump. Per i 2,9 milioni di spettatori che hanno visto l’“Impeachment Show” su Fox News, l’attuale ambasciatore in Ucraina Bill Taylor è “un NEVER TRUMPER” (in maiuscolo anche in tv); il presidente della commissione Intelligence della Camera, il democratico Adam Schiff, è il protagonista di “almeno cento tweet” dall’inizio dell’inchie - sta (tweet di Trump). Ieri ha testimoniato Marie Yovanovitch, ambasciatrice in Ucraina mandata via da Trump: ha un curriculum da urlo, per Fox è “legata a George Soros” e per Trump – via tweet – “ovunque è andata è stato un disastro”. Una nota importante sui tweet presidenziali: ieri Schiff li leggeva alla Yovanovitch e chiedeva: si sente intimidita? E lei rispondeva: sì. Trump rischia di essere accusato di intimidazione di testimone. Gli anchorman e i commentatori di Fox News continuano a definire l’impeachment “caccia alle streghe” o “golpe”; dicono che lo show è “una perdita di tempo”, “privo di scopo”, “un film dell’orrore”, “pornografia per democratici” (questo lo dicono di meno, rischia di attirare pubblico) o semplicemente “una noia”. Un anchorman, Greg Gutfeld, ha esordito: “Com - plimenti Mr Schiff, hai trovato argomenti che fanno sembrare sexy quelli di Mueller”, il procuratore speciale del Russiagate. Per riaversi da tanta rassegnazione basterebbe guardare le dirette o leggere le trascrizioni delle deposizioni – non una rivoluzione: una tv accesa, una lettura – ma questa sembra una pretesa sconcia. L’alternativa è aspettare un colpo di scena, che per molti potrebbe essere questo: Trump scarica le responsabilità su Rudy Giuliani, il suo avvocato personale che compare in tutte le deposizioni come l’uomo che guidava la diplomazia parallela in Ucraina per difendere interessi finanziari privati e interessi politici pubblici. Trumpiano della prima ora, Giuliani è molto fedele al presidente, ma il presidente non è fedele quasi a nessuno. I repubblicani vanno dicendo che l’impeachment riguarda solo Trump, se le accuse cadono anche solo a un centimetro da lui, ma non su di lui, è tutto a posto. In quel centimetro c’è di certo Giuliani, che con i suoi modi ubertrumpiani la prima volta che dovette rispondere alla domanda: hai chiesto agli ucraini di investigare Joe Biden?, rispose: “Of course I did”. Giuliani è il sacrificio perfetto, anzi molti si chiedono perché non sia già stato sacrificato. Il colpo di scena è qui. In un’intervista al Guardian ieri, Giuliani ha detto che Trump non lo sta gettando sotto l’autobus, “ma ho un’assicurazione molto molto buona, quindi se lo farà, tutte le mie spese mediche saranno già pagate”. E’ inter - venuto l’avvocato di Giuliani: “Sta scherzando”. E se Giuliani non stesse scherzando? Se Trump lo scarica si ritroverebbe in guai più grandi di quelli in cui è: meglio un pubblico che sbadiglia che un consigliere che confessa. I tradimenti hanno spesso a che fare con la noia, e a volte la noia vince

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