venerdi 20 settembre 2019
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

1929-2019: 90 anni dopo l'orribile strage contro l'antica comunità ebraica di Hebron (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


Clicca qui





Hai già visitato il sito SILICON WADI?


Clicca qui






Il Foglio Rassegna Stampa
11.09.2019 Iran: vietato lo stadio alle donne, si dà fuoco per protesta e muore
La storia di 'Blue girl'

Testata: Il Foglio
Data: 11 settembre 2019
Pagina: 3
Autore: la redazione del Foglio
Titolo: «'Blue girl' è morta»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 11/09/2019, a pag.3, l'editoriale "'Blue girl' è morta".

Per approfondire, ecco il link alla pagina dedicata ieri da IC al regime degli ayatollah in corsa verso il nucleare: http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=6&sez=120&id=75892

Risultati immagini per blue girl
"Blue girl"

La chiamavano “Blue girl” perché era una tifosa dell’Esteghlal, la squadra tutta blu di Teheran (quella rossa è il Persepolis), e per andarla a vedere allo stadio Azadi si vestiva da uomo ed evitava i controlli: le donne, nella Repubblica islamica d’Iran, non hanno accesso allo stadio quando ci sono partite di calcio. A marzo, la Blue girl, cioè la trentenne Sahar Khodayari, esperta di tecnologia, era stata scoperta, arrestata, mandata in prigione per tre giorni e poi rilasciata in vista di una sentenza della corte prevista in questi giorni. Per paura di essere incarcerata per sei mesi, Sahar si è data fuoco tre giorni fa e ieri è morta in seguito alle complicazioni per le ustioni. Non era ancora stata stabilita la pena e i sostenitori del regime iraniano non fanno che precisare questo fatto, come a dire: è stata avventata lei, poteva aspettare e magari le cose si sistemavano. Ma sui diritti delle donne – sui diritti in generale – in Iran non si sistema mai nulla, anche se abbiamo smesso di parlarne e stiamo soltanto dietro alle minacce sul nucleare e ai posizionamenti dei vari paesi sull’arricchimento dell’uranio, sulle sanzioni, sui modi per continuare a fare affari. La morte della Blue girl ha causato nelle ultime ore cordoglio e buoni propositi: c’è chi, come Ando Teymourian, il primo cristiano a diventare capitano della Nazionale dell’Iran, chiede che lo stadio proibito sia dedicato proprio a Sahar e chi chiede alla Fifa di boicottare il calcio iraniano. Come abbiamo già scoperto in altre occasioni in passato, queste iniziative sono temporanee, il tempo dello scandalo e poi via: se la comunità internazionale è la prima a essere diventata cinicamente realista, non si può chiedere al mondo del calcio e dello sport di prenderne il posto. Ma intanto che la luce è accesa sulle immagini delle bende di Sahar e sui suoi selfie felici rubati allo stadio, segniamoci le parole della parlamentare Parvaneh Salahshouri: “Siamo tutti responsabili”.

Per inviare al Foglio la propria opinione, telefonare: 06/ 5890901, oppure cliccare sulla e-mail sottostante

lettere@ilfoglio.it

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT