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Il Foglio Rassegna Stampa
12.01.2019 'La bambina che guardava i treni partire', di Ruperto Long
Recensione di Alessandro Litta Modignani

Testata: Il Foglio
Data: 12 gennaio 2019
Pagina: 3
Autore: Alessandro Litta Modignani
Titolo: «La bambina che guardava i treni partire»
Dal FOGLIO di oggi, 12/01/2019, a pag. 3 con il titolo "La bambina che guardava i treni partire", la recensione di Alessandro Litta Modignani al libro di Ruperto Long (Newton Compton ed.).

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Alessandro Litta Modignani


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La copertina

Arriva dal lontano Uruguay un romanzo che si inserisce a pieno titolo e con forza nel filone della "letteratura della memoria". Ispirandosi a fatti e personaggi realmente esistiti, Ruperto Long esordisce nella narrativa con un romanzo storico corale e drammatico, che racconta vicende di guerra e di Shoah, di atrocità e resistenza, di eroi in battaglia e antieroi civili, spasmodicamente impegnati nella lotta quotidiana per l'esistenza. Protagonista principale è la piccola Charlotte, una bambina ebrea belga costretta a fuggire, a nascondersi, a spostarsi di continuo, protetta da un padre angosciato ma ben deciso a salvare la sua famiglia. Per un certo periodo, i Wins trovano un alloggio di fortuna presso una famiglia armena di Lione. Nei rari momenti di libertà, non potendo circolare nelle vie del centro, la piccola si porta a ridosso della ferrovia, e dalla massicciata trascorre i pomeriggi guardando i convogli in partenza. "Preferivo aggirarmi per i sobborghi più deserti e finivo spesso su una collinetta, da dove si vedevano i treni che lasciavano Lione (...) Finché un pomeriggio, al tramonto, un vecchio treno per il bestiame, che si spostava con lentezza, richiamò la mia attenzione. Lo osservavo distratta quando d'improvviso mi parve che tra le assi del vagone... spuntassero delle braccia e delle mani! (...) Tornai a casa degli armeni con il cuore in subbuglio. Non so perché, non riuscii a raccontare ai miei genitori quello che avevo visto". Fra i circa trenta personaggi che popolano il racconto, figurano uomini valorosi che si arruolano nella Legione Straniera, rispondendo all'appello del generale De Gaulle: ufficiali nazisti e collaborazionisti servili; avidi doppiogiochisti e sacerdoti coraggiosi; grandi eroi, donne emancipate, gente qualunque. Fra i tanti, un giovane volontario della Brigata Ebraica: "Gli inglesi ci avevano messo i bastoni fra le ruote. Prima non avevano voluto che ci arruolassimo nel loro esercito, poi - a partire dal maggio 1939-Chamberlain aveva firmato il Libro Bianco e l'emigrazione ebrea in Palestina era stata interrotta. Ma ugualmente non ci perdemmo d'animo. Volevamo esporci perla libertà (...) Non abbiamo fatto altro che seguire le direttive di Ben Gurion: combatteremo il Libro Bianco come se non ci fosse la guerra, e combatteremo in guerra co- me se non ci fosse il Libro Bianco". Ruperto Long rivisita molti episodi minori del Secondo conflitto mondiale, in particolare le decisive battaglie sul fronte africano. Le pagine del volume sono costellate da una cinquantina di foto d'epoca, che contribuiscono a ricostruire il clima cupo della Grande tragedia europea, e a ricordare l'orgoglio di chi ha saputo resistere e riscattarsi.

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