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Il Foglio Rassegna Stampa
16.11.2010 Israele si prepara alla guerra, costruendo un gigantesco ospedale-bunker
Libano e Hamas possono attaccare da un momento all'altro

Testata: Il Foglio
Data: 16 novembre 2010
Pagina: 1
Autore: La redazione del Foglio
Titolo: «Se Israele si trasferisce sotto terra»

Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 16/11/2010, in prima pagina, l'articolo dal titolo "Se Israele si trasferisce sotto terra".


Rifugio antiatomico

Roma. Ad Haifa, la terza città più grande d’Israele, sono iniziati i lavori per la costruzione del più grande ospedale al mondo sotto terra. Duemila posti letto “in caso di attacco chimico e missilistico”. Il bunker dell’ospedale Rambam sarà pronto in primavera. Haifa venne duramente colpita nel 2006 dai missili di Hezbollah e il progetto dell’ospedale rientra nei nuovi piani per la protezione dei civili israeliani in vista di un nuovo conflitto.
Su Israele è stata appena virtualmente eretta la “cupola di acciaio”, Iron Dome, un sistema di difesa che deve rispondere ai missili lanciati da Gaza e dal Libano e che da anni tengono in ostaggio i civili di Israele. Sono stati appena effettuati una serie di test nel deserto del Negev in cui la “cupola” ha distrutto razzi provenienti da più direzioni. Hezbollah ha appena ricevuto in regalo 40mila missili dalla Siria e anche Hamas dispone ormai di una pioggia di missili da usare al bisogno, se per esempio l’Iran dovesse innervosirsi alla prospettiva di un attacco alle sue strutture atomiche. Il capo di stato maggiore d’Israele, Gabi Ashkenazi, ha detto che nella prossima guerra “si dovranno evacuare i civili”. Fra le misure di difesa, Israele ha messo a punto un sistema Ericsson che invierà a tutti i cellulari l’allarme “in tempo utile”.
Dove per utilità, assicura il ministero della Difesa, s’intende il minuto necessario per raggiungere i rifugi antiatomici. Situato in un bunker nel deserto, il sistema utilizza sensori che calcolano con esattezza la traiettoria d’un missile e ne prevedono l’impatto. Un sms arriverà in contemporanea a stazioni radio e tv, siti web, tabelloni luminosi, sirene e altoparlanti. “E’ un sistema di difesa preventiva unico al mondo”, spiegano i militari. Anche i bunker della nuova stazione ferroviaria di Gerusalemme saranno in grado di accogliere cinquemila persone in caso di attacco.
Tre giorni fa nelle città di Ramat Hasharon, Kfar Saba, Ramla, Rehovot e Rishon LeZion si sono viste scene surreali di esercitazioni in caso di attacco chimico. Saranno installati anche filtri speciali per tutelare la popolazione “per lunghi periodi di tempo”. Come spiega il viceministro della Difesa, Matan Vilna’i, “i rifugi antimissili sono una cosa da Londra settant’anni fa. Ci passavi mezz’ora fino a che il pericolo era passato. Oggi le persone devono poterci trascorrere un mese”. Nel settembre di due anni fa, un team misto siriano e iraniano perse numerosi ingegneri nell’esplosione in Siria di una testata che conteneva agenti chimici patogeni, fra cui il “VX”, il gas sarin che brucia la pelle e soffoca. Israele sta mettendo appunto sirene speciali per i missili che possono portare armi chimiche.
Prosegue poi la distribuzione, seppur a rilento, delle maschere antigas. Secondo un rapporto militare, in caso di conflitto il bersaglio più a rischio sarebbe Tel Aviv. Così la capitale moderna d’Israele non si estenderà soltanto verso il cielo, con i suoi ormai tipici grattacieli, ma anche sotto terra perché sa bene di rappresentare un bersaglio per i missili provenienti da Iran, Siria, Libano o anche da Gaza. Persino il famoso Teatro Habima di Tel Aviv sta per essere dotato di quattro piani sotterranei con ingressi da ogni lato. Il prospetto di guerra è chiaro: decine di morti e centinaia di feriti, con il blocco dell’erogazione di acqua, gas ed elettricità. Nemmeno nel 1991, quando fu bersagliata da decine di Scud di Saddam Hussein, Tel Aviv fu costretta ad affrontare emergenze del genere.
Fra i consigli spediti alla popolazione civile in caso di attacco, Israele parla semplice: preparate in caso di emergenza una borsa con cibo secco, una radio, dei giochi per i bambini e qualche libro. E soprattutto: “Bevete molta acqua”. Servirà in caso di attacco biochimico.

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