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La Nazione Rassegna Stampa
08.10.2019 DDR: il fallimento del comunismo nella Germania orientale
Commento di Roberto Giardina

Testata: La Nazione
Data: 08 ottobre 2019
Pagina: 25
Autore: Roberto Giardina
Titolo: «Germania rossa. Parentesi fallita»
Riprendiamo da NAZIONE/RESTO del CARLINO/IL GIORNO di oggi 08/10/2019, a pag.25, con il titolo "Germania rossa. Parentesi fallita" il commento di Roberto Giardina.

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Roberto Giardina

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Un tratto del muro di Berlino ancora oggi visibile

LA DEUTSCHE Demokratische Republik, la Ddr, avrebbe compiuto oggi settanta anni, ma visse come sotto una tenda a ossigeno, protetta dal "muro", solo per quaranta anni, un mese, e un giorno, fino al 9 novembre dell'89, quando si apri la barriera di cemento. Intervistai l'ultimo premier, Lothar De Maziére, che era cristianodemocratico, il regime lasciava in vita tutti i partiti per garantire una parvenza di democrazia, e mi disse: «Quando i miei nipoti mi chiederanno che cosa fosse la Ddr, risponderò: una breve nota nel libro della storia».

GORBACIOV giunse a Berlino Est per le celebrazioni del quarantesimo anno. Lo acclamarono al grido di "Gorby, Gorby, salvaci tu". Era l'inizio della fine, dopo un'estate inquieta che aveva visto la fuga dei tedeschi dell'est, poche decine, poi centinaia, migliaia. Passavano dall'Ungheria, e per tenerli si sarebbe dovuto erigere un altro muro verso est. Gli altri paesi fratelli si andavano aprendo, per la Ddr era impossibile cambiare, diventare come l'altra Germania, sarebbe stata la fine. «Chi tardi arriva, la vita lo punisce», ammonì Gorby. A Lipsia, ogni lunedì, dopo la funzione alla Nikolaikirche, i manifestanti uscivano chiedendo il cambiamento: a fine ottobre divennero mezzo milione. Come a Budapest, a Praga, sarebbero intervenuti i panzer dell'Armata Rossa? Gorbaciov non impartì l'ordine, e la rivoluzione pacifica vinse. Ma fino alla vigilia nessuno lo aveva previsto, neppure il Cancelliere Helmut Kohl. Chi lo sostiene oggi, mente. Il muro crollò per il richiamo del Deutsche Mark. Non è cinico riconoscerlo. Il benessere è un ingrediente vitale della libertà. E fu costruito sempre a causa del Deutsche Mark.

NACQUE in segreto in un notte il 21 giugno del '48, figlio di nessuno perché non era emesso da alcuna banca centrale, stampato negli Usa. Ma era valido solo a Berlino Ovest, i sovietici reagirono, emisero l'Ostmark, e misero la metropoli sotto assedio. I berlinesi occidentali sopravvissero grazie al ponte aereo, ma le due valute sancirono la divisione. Capitalismo contro marxismo. Non ci fu partita. E nell'agosto del '61, a Berlino fu eretto un muro che divise la città, l'Europa, e il mondo. Per superarlo si moriva, da est a ovest. In senso contrario si fingeva che il confine non esistesse, perché la Ddr non era riconosciuta dalla Germania di Bonn, anche quando fu ammessa all'Onu. Varcare "Die Mauer", femminile in tedesco, era come una macchina del tempo.

DALL'ALTRA PARTE si piombava negli anni Cinquanta. Sparivano le insegne, la pubblicità, le auto erano scarse, persino l'aria era diversa, impestata dalle Trabant, le vetturette simbolo della Ddr, e dal riscaldamento a carbone. La Stasi controllava i 17 milioni di Ossis, quelli dell'est, 400mila informatori, quasi uno per famiglia, cinque milioni di dossier. «Ma quando si vuol sapere tutto, si finisce per non comprendere nulla», mi disse Markus Wolf, il mitico capo del controspionaggio. La Ddr fu un laboratorio del socialismo reale, il più riuscito. Ognuno ebbe un alloggio, l'affitto era il 5 per cento del reddito, un professionista guadagnava un centinaio di Ostmark più di un operaio. Tutti potevano studiare, ma a decidere cosa, era il regime. All'Università andavano i giovani fidati. Nessuno fece di meglio, eppure perfino il paradiso rosso alla tedesca fallì. Ora nelle ex regioni rosse trionfano i populisti, eppure non è vero che si viva male. Il paese è stato ricostruito e trasformato, sia pure con inevitabili errori. Si è voluto dimenticare quei quaranta anni di separazione, i ricordi di due generazioni. Gli Ossis, bene o male, rossi o ribelli, avevano una loro identità, un loro orgoglio. E si sentono sempre trattati da fratelli minori, sotto tutela. In un libro di storia non si possono saltare le note.

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