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Ecco il volto dell' 'islam moderato' (sottotitoli a cura di Giorgio Pavoncello)


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Famiglia Cristiana Rassegna Stampa
28.05.2020 Rula Jebreal: quando la finta 'moderazione' è funzionale alla propaganda
La intervista Luciano Regolo

Testata: Famiglia Cristiana
Data: 28 maggio 2020
Pagina: 48
Autore: Luciano Regolo
Titolo: «'Bentornata Silvia, l'Italia vera è con te'»
Riprendiamo da FAMIGLIA CRISTIANA di oggi, 28/05/2020, a pag. 48, con il titolo 'Bentornata Silvia, l'Italia vera è con te' l'intervista di Luciano Regolo a Rula Jebreal.

I lettori di IC conoscono Rula Jebreal, che si presenta come "moderata" per meglio propagandare l'islamismo politicamente corretto. Nell'intervista di oggi non entra nel merito del terrorismo islamico e neanche della conversione all'islam di Silvia/Aisha Romano dopo 18 mesi di prigionia in Africa. Troppo comodo sostenere che si tratta di una scelta individuale da rispettare...

Ecco l'articolo:


Rula Jebreal

Silvia Romano adesso si chiama Aisha. “Io convertita, non ...
Silvia/Aisha Romano

Dal palco dell'Ariston di Sanremo ha commosso il mondo con il suo monologo contro la violenza sulle donne, in cui, con un'emozione e un riserbo vinti in ragione di una causa più grande, ha parlato anche della madre, morta suicida dopo anni di soprusi. Impulso e logica si fondono nelle analisi e nei commenti di Rula Jebreal e ce ne dà piena conferma anche in questa conversazione a proposito delle polemiche scatenatesi dopo la liberazione di Silvia Romano, la cooperante milanese rapita in Kenya nel novembre 2018 e liberata il 9 maggio scorso. Raggiungiamo al telefono Rula in Florida, mentre la giornalista palestinese, con doppia cittadinanza israeliana e italiana, si prepara a una diretta per Cnn. A sera l'attende un articolo per Newsweek. Ma trova il tempo per Famiglia Cristiana perché, ci spiega, è bello «che proprio una storica testata cattolica si mostri sempre aperta al dialogo interreligioso e attenta ai diritti degli ultimi».
Qual è il tuo stato d'animo nei confronti di Silvia Romano? «Gioia per il rientro di una nostra connazionale, finalmente liberata: bentornata Silvia! E un'occasione per celebrare la nostra umanità e il nostro senso di unità nazionale. Un invito all'unità nazionale».
Che effetto ti ha fatto vederla all'arrivo in aeroporto con quel barracano verde simbolo dell'islam? «Negli Stati Uniti lo scorso anno una donna somalo-americana che indossa il velo, Ilhan Omar, è stata eletta membro della Camera dei Rappresentanti per lo Stato del Minnesota, uno dei due rami del Congresso degli Stati Uniti. Ibtihaj Muhammad è stata la prima donna musulmana a rappresentare gli Stati Uniti nei Giochi Olimpici, indossando l'hijab anche in gara. Nei Paesi liberali e democratici il velo è segno di inclusione e tolleranza. Nei Paesi che invece lo rendono obbligatorio diventa un simbolo di oppressione».
C'era secondo te un modo per evitare un ritorno di immagine a favore dei terroristi? Il suo modo di presentarsi e le sue dichiarazioni avrebbero dovuto essere impedite o dissimulate? «Silvia andava protetta, le autorità e le istituzioni avrebbero dovuto farlo. Purtroppo così non è stato. Sono state divulgate anche informazioni sensibili che, per motivi di sicurezza, non avrebbero mai dovuto essere di dominio pubblico».
Don Ciotti sostiene che il linciaggio sui social e su molti giornali di destra nei confronti di Silvia Romano è indice di un Paese malato e che la pandemia non è servita a nulla, non ci ha reso più solidali. Tu come la pensi? «Don Ciotti ha ragione, penso anche io che sia un linciaggio a danno di un ostaggio liberato. L'incitamento all'odio e alla violenza sono sintomi di una malattia molto grave che può prendere nomi diversi: sessismo, razzismo e islamofobia. Silvia rischia di essere oggetto di violenza, è stata minacciata e girerà sotto scorta. Esattamente come viveva in Somalia. Penso tuttavia che questi sentimenti da condannare e da contrastare con assoluta fermezza siano espressione di una sola parte del nostro Paese, perché la maggioranza delle donne e uomini italiani non la pensa così».
Se a essere rapito al posto di Silvia Romano fosse stato un uomo, pensi che l'atteggiamento di chi l'ha condannata o insultata sarebbe stato diverso? «Sì! Le donne sono le prime vittime dell'odio. Oggi il mondo celebra i leader donne, ma non nel nostro Paese. La ex presidente della Camera Laura Boldrini e la senatrice a vita sopravvissuta all'Olocausto Liliana Segre sono entrambe costrette a girare sotto scorta. Silvia Romano rapita per 18 mesi e poi liberata sarà costretta a fare altrettanto».
Pensi che la sua conversione sia stata autentica? «Non spetta a nessuno mettere in discussione le scelte personali di una giovane donna. Silvia ha il diritto di elaborare in serenità non solo i suoi traumi, ma anche le sue scelte».
C'è chi ha criticato il pagamento di un riscatto. Che ne pensi? «Considerare uno "spreco" di soldi quelli spesi per salvare una vita è, a mio avviso, un'argomentazione di chi ha perso la propria umanità».
Pensi che ci si debba attendere una nuova azione terroristica in nome della jihad? «La retorica dello scontro di civiltà è da tempo sfruttata dai jihadisti. Gli estremisti in Occidente e in Oriente sono due facce della stessa medaglia».
Come hai reagito davanti al senatore che ha chiamato Silvia neoterrorista nell'aula parlamentare? «Il senatore leghista ha chiamato una nostra connazionale "neoterrorista". I terroristi vengono imprigionati o uccisi. Chi visita i musei dell'Olocausto legge sempre una frase: "La Shoah non è iniziata con gli assassini ma con le parole'; parole di odio, di divisione, parole di violenza come quelle di Alessandro Pagano. In America il parlamentare leghista sarebbe stato denunciato per discriminazione religiosa».
C'è persino chi ha detto che se l'era andata a cercare in Africa, che per aiutare il prossimo bastava restare in Italia, dove i bisognosi non mancano. «Chi sostiene questo è responsabile di una campagna di disinformazione e di qualunquismo allarmanti. Gli oscurantisti e i jihadisti hanno una cosa in comune: vogliono mantenere la popolazione in stato di ignoranza, perché in questo modo è facile controllarla. Quando, invece, le popolazioni sono istruite e informate i cittadini hanno menti aperte, libere e sono in grado di formulare opinioni e idee proprie. Per questo gli jihadisti hanno sequestrato spesso studentesse e cooperanti volontari, basti pensare a quanto è accaduto in Nigeria, Kenya e Somalia. Chi critica Silvia per la sua umanità e per il suo impegno deve vergognarsi della propria scarsa moralità e profonda ignoranza».
Tu sei nata nella fede musulmana, hai una figlia cattolica e un marito ebreo: la convivenza religiosa è così difficile? «Sì, sono nata musulmana, ho una figlia cattolica e ho sposato un ebreo. La nostra famiglia crede in un Dio solo che rappresenta tutti i valori universali di tutte le religioni. Da musulmana potrei pregare nella Chiesa guidata da papa Francesco. Tanti musulmani, e penso anche molti non credenti, si riconoscono nel messaggio universale umanista del Santo Padre. Un messaggio di compassione e di fratellanza verso il prossimo, verso il diverso che spesso ha il volto di un rifugiato, un escluso, un discriminato. La profonda tolleranza e lo spirito di carità di papa Francesco arrivano al cuore delle persone».
Che messaggio daresti a Silvia? «Bentornata, cara Silvia! Il tuo cammino verso la liberazione è stato lungo e doloroso... hai la stima, il rispetto e l'affetto di tanti italiani. L'Italia liberale, tollerante e multiculturale appartiene alla tua generazione. Bentornata».

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