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La Stampa Rassegna Stampa
30.06.2020 Iran, l'accusa incredibile: 'Arrestate Trump per omicidio'
Cronaca di Giordano Stabile

Testata: La Stampa
Data: 30 giugno 2020
Pagina: 17
Autore: Giordano Stabile
Titolo: «L'Iran provoca: 'Arrestate Trump per omicidio'»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 30/06/2020, a pag.17, con il titolo "L'Iran provoca: 'Arrestate Trump per omicidio' ", la cronaca di Giordano Stabile.

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Giordano Stabile

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Qassem Soleimani

Donald Trump sulla lista rossa dell'Interpol per l'uccisione del generale Qassem Soleimani. La richiesta è arrivata ieri dalla procura di Teheran all'organismo internazionale con sede a Lione, in Francia. Per il giudice iraniano Ali Alqasimehr il presidente americano, assieme ad altri 35 dirigenti militari e politici, è colpevole di «omicidio e terrorismo». Per la Casa Bianca è soltanto «propaganda» ed è impossibile che il mandato di arresto possa avere valore legale. La stessa Interpol ha specificato che non lo prenderà in considerazione. La Repubblica islamica però va avanti e intende identificare anche gli operatori del drone che all'alba del 3 gennaio colpì con un missile l'auto del comandante dei Pasdaran, appena fuori l'aeroporto di Baghdad.
Soleimani, alla guida delle forze speciali Al-Quds, era da due decenni la spina nel fianco delle forze statunitensi in Medio Oriente.

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Responsabile delle "operazioni all'estero" dei Guardiani della rivoluzione, aveva trasformato le milizie sciite in Libano, Siria, Iraq e persino nello Yemen in formazioni inquadrate, ben addestrate, con armamenti di prim'ordine, in grado di tenere testa a eserciti di massimo livello, come quello israeliano nelle guerra libanese del 2006, o quello saudita sulle montagne yemenite. Nell'autunno del 2019 Trump, assieme al segretario di Stato Mike Pompeo, era arrivato alla conclusione che l'unico modo per ridurre la presa iraniana sulla regione era eliminarlo.
I servizi americani lo avevano pedinato dalla partenza da Damasco fino all'arrivo nella capitale irachena. Il fronte a Baghdad era caldissimo. Le milizie sciite avevano scatenato una campagna contro le truppe americane sempre più spregiudicata, con lanci di razzi quotidiani. Erano morti anche un contractor statunitense e una soldatessa britannica. Gli Usa avevano reagito con raid sulle caserme di Kataib Hezbollah, la più filo-iraniana delle formazioni irachene. La risposta era stata l'assalto all'ambasciata statunitense, che aveva fatto temere una replica della presa degli ostaggi a Teheran nel 1979. L'ultimo azzardo era costato la vita a Soleimani, e anche al comandante dei Kataib Hezbollah, Abu Mahdi al-Muhandis.
Trump, dopo il blitz, aveva spiegato che il generale era responsabile della morte di «centinaia di soldati americani». Per la Repubblica islamica era stato uno choc. I funerali si sono prolungati per giorni e giorni. Milioni di persone erano scese in strada dietro al feretro e gridato «morte all'America». La reazione dei Pasdaran è stata però alla fine contenuta. Nella notte fra l'8 e il 9 gennaio, una ventina di missili balistici hanno colpito la base di Ayn al-Asad nel deserto iracheno. Il comando Usa era stato avvertito due ore prima, non ci sono state vittime. Gli unici morti alla fine sono stati i passeggeri di un volo ucraino diretto in Canada. Nella tensione seguita al blitz, l'antiaerea di Teheran l'aveva scambiato per un velivolo nemico.
Una beffa che però non ha fermato i Pasdaran. Il nuovo comandante Esmail Ghaani ha continuato a battere in lungo e in largo la regione, pur senza il carisma di Soleimani. L'Iraq è rimasto un campo di battaglia, più politico però. La scelta del nuovo premier Mustafa al-Kadhimi piace sia a Teheran che a Washington, un compromesso. Anche per questo l'inviato speciale della Casa Bianca Brian Hook ha derubricato il mandato di cattura per Trump a «propaganda» in quanto «di pura motivazione politica».

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